Il tamburo di latta

Günter Grass

Traduttore: B. Bianchi
Editore: Feltrinelli
Edizione: 4
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 604 p., Brossura
  • EAN: 9788807880339
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    AdrianaT.

    25/11/2017 11:11:44

    Personaggio estremo dai tratti malaussèniani. Improbabile e imprevedibile, il grottesco Oskar dal tamburo incorporato col suo canto vetricida - micidiale arma di offesa e di difesa - tiene alla larga chiunque voglia porre distanza fra lui e l'inseparabile latta. Volontariamente fermatosi ad un terzo della statura normale, Oskar ha però in sé una diversa grandezza: quella del suo creatore. Linguaggio e scrittura pop - così mi viene da definirla - fortissima e faticosissima; acuta, ironica, intelligente, strampalata, rocambolesca, picaresca, brillante, impegnativa ma trascinante. Da lettore bisogna farci i conti, prima o poi, con questo surreale protagonista che si narra contemporaneamente in prima e terza persona in un incessante entrare e uscire da sé stesso che sa di follia; la lucida follia di una storia e di personaggi resi con stile, struttura e contenuti unici.

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    Gaia

    11/10/2015 23:21:30

    Di solito non commento le recensioni degli altri, ma in questo caso non riesco a trattenermi, dare 1 a un capolavoro è veramente aberrante e presuntuoso, manca la capacità di andare un pò oltre gli schemi. Detto questo mi concentrerò sulle mie sensazioni. Il titolo non mi ha mai ispirato perciò ho tardato a leggerlo, ma quando l'ho fatto l'esperienza è stata faticosa ma appagante. Le tragedie storiche della prima metà del novecento si intrecciano con la tragedia familiare e personale di Oskar. Attraverso il suo personalissimo punto di vista di psicotico recluso in manicomio riscrive più e più volte le sue tristi e interessantissime esperienze di vita in un caleidoscopio in cui gli eventi si rimescolano e cambiano impedendo al lettore di raggiungere una verità certa. Mi chiedo se il grande psichiatra francese Racamier l'abbia letto e se facendolo abbia ritrovato traccia della sua incestaulità, abbia sentito l'odore di zolfo emanato dalla famiglia di Oskar, i prodromi ci sono tutti, la sparizione dello zio, l'incertezza dei rapporti familiari che intercorrono tra i personaggi...Una caratteristica del pensiero di Oskar è l'onnipotenza, lui pensa di essere colpevole della morte di tutti i suoi cari: la madre, il padre presunto, il padre leggittimo; è anche convinto di aver smesso di crescere e di aver ripreso a crescere per sua decisione, tutto dipende da lui. Più che un dramma di denuncia sociale mi sembra una tragedia molto individuale e familiare aggravata dal contesto storico tragico.

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    Manu

    29/06/2015 23:10:35

    Forse non lo avrò capito,ma è uno dei pochissimi libri che non sono neppure riuscita a finire... e vi assicuro che ne ho letti tanti e non mi "arrendo" facilmente! Ripetitivo ed inconcludente.

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    Maria Luisa Valeri

    20/03/2013 11:32:55

    Questo romanzo è sicuramente il capolavoro assoluto del più originale e visionario scrittore tedesco del secondo dopoguerra.

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