Il teatro di Sabbath

Philip Roth

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
In commercio dal: 18 ottobre 2006
  • EAN: 9788806172961
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Recensioni dei clienti

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    AdrianaT.

    14/06/2017 08:50:39

    Lo scrittore al culmine del suo potere: questo è ciò che Philip Roth esprime in questo romanzo. Un potere quasi diabolico, perverso. Una forza distruttiva; uno schiaffo che ti appiccica al muro. Di Roth ho letto tanto, quasi tutto, ma un effetto dirompente del genere ancora, con lui, non l'avevo subìto. Questo il potere 'deviato' della scrittura e della mente del "narcisista egemonizzante" Roth; Roth Mangiafuoco, predatore da cui, fin'ora, avevo tratto 'solo' un grandissimo ma distaccato godimento intellettuale e letterario: non sono mai stata tanto permeabile ad una lettura così feroce - sovvertimento di categorie, schizzi di dissacrazione ovunque - cortocircuito inevitabile. Meglio di Portnoy, meglio di Pastorale; bisogna essere masochisti per mettere cinque stelle a questo romanzo - un po' sì.

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    LeoDingi

    08/01/2015 14:17:26

    Roth conferma in questo libro la sua forza, estrema e spregiudicata. Bellissimi i personaggi. Per mia natura avrei risparmiato un centinaio di pagine, troppo interlocutorie. Comunque uno dei suoi che ho preferito.

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    Stefano

    11/12/2014 15:25:02

    Ho voluto provare a leggere un romanzo di un'autore contemporaneo dopo essermi dedicato alla lettura di romanzi classici Il teatro di Sabbath pareva perfetto per lo scopo prefissato: un libro molto popolare di un'autore decisamente acclamato. Ahimè ne sono rimasto decisamente deluso. Libro pasticciato, manca totalmente di gusto ed è una storia arruffata per i capelli. Se Roth è un gigante della letteratura mondiale contemporanea, credo proprio che ritornerò a leggere gli autori classici con più assiduità.

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    joe roberts

    29/06/2014 08:59:15

    Romanzo disturbante sull'infelicità connaturata all'esistere come esseri pensanti. Sabbath è pura vitalità, è il dio Pan incarnatosi, ma quando un dio invecchia comincia a pensare e a dolersi. Pensare o vivere, questa è l'alternativa, ma il pensiero genera sofferenza. Questo è un romanzo sull'assenza, sulla solitudine, sulla morte. La grandezza di Roth è nel farci commiserare un personaggio fastidioso come Sabbath in pagine tra le più belle che abbia mai letto(la visita a Fish,le scene al cimitero).

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    Giuseppe Russo

    17/04/2014 13:57:25

    Mickey Sabbath è tra i personaggi più mostruosamente riusciti di Philip Roth, sia quando opera sul piano dialettico (dove, come altri suoi precursori, può scatenare la sua foga di self-hating jew) sia quando l'autore lo lascia andare sulla strada delle sue numerose perversioni. L'enorme stridore fra la sua età avanzata e la sua grottesca erotomania viene sviluppato lentamente ma incessantemente nel corso di queste 400 pagine, facendone di volta in volta un personaggio patologico, autoironico, kierkegaardiano, digustoso. Si nota un certo piacere flaubertiano, da parte dell'autore, nell'insistere sui limiti psicologici di questo "demi-monstre" e nel farli constrastare con un'iperattività sessuale che appartiene inesorabilmente al passato, ma da cui Sabbath vorrebbe ancora ricavare quel che resta della propria, patetica identità. Ho trovato molto interessante anche la scelta di non permettere a Sabbath di stabilire come morire e di costringerlo a continuare a vivere dopo il finale del romanzo, presumibilmente in modi che faranno di questo ex burattinaio il burattino dei propri tristi ricordi. A condannarlo è soprattutto la sua incapacità di comprendere i propri errori, sui quali alla fine ammette che «è un miracolo, se non moriamo tutti per questo nostro capire sempre troppo tardi. Ma in effetti moriamo di quello, di quello soltanto» (p. 378).

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    Claudio

    04/02/2014 15:55:49

    In assoluto il suo più bel romanzo, di una potenza e una profondità devastanti. Sesso e morte, le due colonne portanti della produzione letteraria di Roth, trovano qui la loro massima espressione. Un libro che si legge tutto d'un fiato e che ti trascina come pochi altri. Da leggere assolutamente.

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    Cristiano cant

    04/02/2014 12:53:32

    Gli anni nei quali sdegnosamente rifiutavo di incontrare le pagine di Roth, gli anni in cui avevo stupidamente e bambinescamente recluso quest'autore unicamente nelle "iniziatiche solitudini" del Portnoy, come a trarre da queste non solo la disincantata faciloneria di un racconto compiaciuto e monotono, ma anche e soprattutto una vaga intuizione sulla stessa sua omnia, come cioè tarlata dalla fissità stancante del sesso, tutte queste ridicole congetture sono di colpo crollate davanti a tanta formidabile trama. Siamo davanti a un romanzo eccezionale, una di quelle trovate rarissime dove la scrittura è luce anche nei suoi pori più fetidi, negli antri più beceri e strazianti, penosi e amari, perché la meraviglia di un realismo anche estremo sa e riesce a fondersi con una grazia di fondo che non tarda mai a sgorgare, a farsi traccia, ferita, sincerità autentica, vita. Un doloroso capolavoro del 900, un vertice di vite smaccate e di perdenti al sommo della poesia.

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    Pietro vitiello

    23/09/2013 14:46:28

    Dopo le prime pagine avrei voluto fermarmi. Non l'ho fatto e mi sono trovato a leggere uno dei romanzi più intensi, più profondi -nell'affascinante dissacrante linguaggio di Philip Roth - che mi sia capitato di leggere.

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    Mara Regonaschi

    07/03/2013 11:16:55

    Libro possente, travolgente, spiazzante e così complesso, dove Roth affronta in modo estremamente cinico, perverso, crudele e scandaloso le sue ossessioni attraverso il protagonista Sabbath: il matrimonio, le scelte di vita e la morte. Inaspettata e impetuosa la parte finale in cui Sabbath rincorre una morte che non riesce ad afferrare, neppure dopo aver sistemato tutto: la propria tomba, la posizione, l'epitaffio, le modalità.... Toccanti ed indimenticabili alcune riflessioni: "Lo avevano liberato da un pezzo dalla falsità della ragione; e questo avrebbe dovuto consentirgli di affrontare meglio le perdite. Il che dimostra semplicemente quello che prima o poi impariamo tutti: l'assenza di una presenza può stroncare la persona piùà forte". Lucide e potenti altre: "Le emozioni, se vai a risvegliarle, non cambiano, sono sempre le stesse, fresche e crude". Esilaranti e spiazzanti: "Nonostante tutti i miei problemi, continuo ad avere ben chiaro che cosa conta davvero nella vita: l'odio profondo. Una delle poche cose che ancora prendo seriamente. Una volta ho provato a farne a meno per una settimana. A momenti ci restavo". Dolci e rivelatrici altre: "Il peso della vita, la semplicità per reggerlo, la gratitudine per non essere stato ancora schiacciato dal tutto, la fiducia innocente e salda: tutto ciò si leggeva ancora sul suo viso".Inesorabili ..."Se questa era la morte, la morte non era altro che vita travestita. Tutte le delizie che rendono questo mondo un luogo tanto divertente si presentano in modo altrettanto ridicolo anche nel non-mondo".

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    serena belli

    12/06/2012 09:18:35

    Mi unisco pure io al coro di approvazione: è un gran romanzo, anche se non è per tutti. Storia abbastanza improbabile (questi amplessi all'aperto, a 64 anni, un po' difficili), ma comunque non impossibile. Una storia di amore vero, al di là della vita stessa. Sofferte e commoventi le pagine nelle quali Sabbath accudisce di nascosto la sua amante in ospedale. Grandissimo scrittore, come al solito Roth stupisce, incuriosisce e non delude.

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    alfonso

    11/04/2012 12:33:06

    Non più di 6. Un periodo buio per Roth, prima di risorgere con PASTORALE AMERICANA

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    Raffaele

    21/03/2012 11:17:09

    Solo dopo aver chiuso il libro, ti rendi conto di aver letto qualcosa di grandioso che non pensavi nemmeno potesse essere concepito, sicuramente tra i migliori romanzi di uno tra i più grandi scrittori del dopoguerra; ma anche tra i più "scomodi", come, d'altronde il suo personaggio e il suo Autore.

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    Ant.74

    20/01/2012 09:53:24

    Libro immenso! Tra i migliori di Roth. Credetemi!

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    Giorgia Di Porto

    09/01/2012 05:49:32

    Si tratta semplicemente del libro piu' importante scritto negli ultimi vent'anni!

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    Stef85

    05/01/2012 22:11:16

    Pura vita. Mickey Sabbath vi accompagnerà per sempre. Beati voi che avrete il piacere di leggerlo per la prima volta.

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    Gianluca

    21/02/2011 18:12:35

    Ecco uno di quei libri da custodire come un tesoro nella propria biblioteca, da leggere, rileggere, da portare in un'isola deserta, se fossero concessi non più di 5 libri. Assolutamente consigliato, a chi ama quel tipo di scrittura feroce e diretta, che scava nel profondo della natura umana. Roth riesce a trascinarti e travolgerti nelle sue storie come pochi autori. Forse, a un certo punto, si fa un po' fatica a seguirlo, specialmente quando si va troppo a fondo nella mente del protagonista, ma l'autore, nel corso delle 479 pagine, ti ricompensa facendo entrare in scena nuovi personaggi, sempre così ben rappresentativi di una delle tante sfaccettature della natura umana e poi ti regala un finale geniale, che ti vien voglia di rileggere subito. La scrittura di Roth, si caratterizza per i continui salti temporali e per i frequenti passaggi dalla narrazione in prima persona a quella in terza persona. La vita del protagonista, Mickey Sabbath, è scandita da momenti di ordinaria follia e da altri che invece lasciano il posto alla commozione. Lui, è un uomo di 64 anni: cinico, bastardo, erotomane, egoista, perverso... ma con Roth, ciò che può sembrare pura pornografia, può arrivare addirittura a commuovere, e non basterebbero 10 premi letterari per premiare la capacità dell'autore di sfidare così sfrontatamente il senso del pudore, di essere così osceno e nello stesso tempo così pieno di umanità e sempre a livelli così alti di Letteratura. La lettura del "Il teatro di Sabbath" di Philip Roth, è un'ESPERIENZA unica e insolita, per chi ama la lettura, difficile rimanere indifferenti e trovare altrove qualcosa di simile.

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    OLIVIA ZILIOLI

    30/08/2010 15:52:58

    Un uomo che si masturba sulla tomba dell’amante fa storcere il naso? e se a seguire un altro amante ripete l’operazione, si sfiora il grottesco? Non con Roth, con Roth ci si commuove, senza lacrime. Sabbath 64enne un tempo direttore teatrale ora burattinaio, Sabbath manipolatore perverso “così realista, così ferocemente realista da aver quasi rinunciato ad entrare in contatto con i vivi”, Sabbath depravato e promiscuo amatore che “mentre scopava sentiva aleggiare sua madre sopra la sua spalla tanto da chiedersi se fosse saltata fuori dal suo stesso sesso” è la causa persa di Roth all’eligibilità di nobel per la letteratura. Perché Sabbath apparentemente è orrore, Sabbath è mostro, Sabbath è la rappresentazione perfetta del rifiuto umano, del fallito, dell’uomo finito o – per meglio dire – mai iniziato, Sabbath è disumano. Attenzione però nobili ed educati occhi, sotto la disgustosa apparenza – abile Roth nell’attirare la nostra morbosità sugli eccessi – c’è un uomo, il dolore, il male di vivere. E allora torniamo sulla scena, torniamo a quella masturbazione sulla tomba di un’amante decennale, sua complice dei più abbietti triangoli amorosi e dei più promiscui giochi sessuali, morta improvvisamente non senza aver dichiarato ad ultimo il suo amore. Lì vediamo Sabbath con il suo arrogante sesso consumare sulla terra fresca il suo ultimo atto di depravazione “l’estrema perversione di un libertino, essere fedele”. Lì vediamo un uomo svelare a sé stesso con disperazione, stringendosi a quella stessa terra fresca mista ai suoi umori, di averla amata e di non poter vivere senza di lei. E da quel punto, da quel pianto di coscienza e abbandono, seguirete Sabbath nel suo esercizio di memoria dove si riveleranno a lui come a noi i cardini della sua solitudine. Ma lo seguirete anche nella sua inesauribile volontà di autodistruzione e annientamento come se l’orrore da lui creato da sempre avesse come unico scopo “l’essere imprudente" e "non riuscire a morire, cazzo".

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    corrado

    13/07/2010 13:01:10

    l'egoismo del sesso, dell'arte, del realizzare i propri desideri o capricci fregandosene delle convenzioni e a discapito degli altri. Qualcosa ti resta addosso e ti marchia con la diversità del non omologato, la spirale ti inghiotte.

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    gelsomina

    02/06/2010 09:06:48

    Immenso.

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    Paolo

    11/03/2010 06:44:50

    Meno conosciuto della "Pastorale americana", è in realtà il vero capolavoro di Roth, quello capace di riassumere tutta la sua visione del mondo. Libro denso, sicuramente di non facile lettura, alza l'asticella dell'arte del romanzo verso livelli quasi irraggiungibili. Struggente, cinico, spiazzante, disperato, dissacrante, pieno di un'umanità dolente. Giudizio complessivo: un capolavoro. Uno dei dieci migliori libri di sempre.

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