Bennie Salazar è un ex musicista punk e ora discografico di successo; Sasha è una giovane donna tormentata ma piena di passione che Bennie sceglie come assistente. Bennie e Sasha non conosceranno mai il passato l'uno dell'altra, ma ciascuno di loro ha una storia, e Jennifer Egan la racconta attraverso un mosaico di scene e vicende che, come le canzoni di un concept album, finiscono per dare forma a una vita intera. Tra San Francisco e New York, passando per l'Italia e il Kenya, dagli anni Settanta a oggi, e fino al prossimo futuro, le tredici storie che compongono Il tempo è un bastardo mettono in scena una serie indimenticabile di coprotagonisti i cui percorsi intersecano quelli di Bennie e Sasha. Scandito da una pulsante colonna sonora, Il tempo è un bastardo ha vinto il Premio Pulitzer, consacrando l'autrice tra le grandi voci della narrativa americana contemporanea, capace di unire satira e sentimento. Definito dal «Los Angeles Times» «il libro più intelligente che potreste leggere», è un grande romanzo che parla di ricordi, affinità, autodistruzione e redenzione. E mostra come sopravvivere alla catena di trasformazioni e cambiamenti inesorabilmente messa in modo da un incrocio di destini.
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
È difficile riassumere la trama di questo bellissimo libro perché si tratta di un romanzo corale, dalla struttura simile a un concept album – l’indice stesso è suddiviso in lato A e lato B, come se fosse un disco in vinile – un romanzo costruito attraverso un susseguirsi di racconti che ruotano attorno a due figure principali: Bennie Salazar, ex musicista punk diventato produttore discografico seguendo le orme del suo mentore, e la sua assistente Sasha, ex tossicodipendente e ladruncola che si è sforzata di redimersi dal suo passato pur conservando il suo spirito ribelle. Ad eccezione dei primi due capitoli che li vedono protagonisti, la storia di Bennie e Sasha viene a delinearsi attraverso il racconto degli altri personaggi, attraverso frammenti di spazio e tempo passati, presenti e futuri in cui nessun dettaglio è lasciato al caso. È un libro difficile, che chiede attenzione, perché tutto torna e ritorna aggiungendo nuovi tasselli e nuove sfumature alla storia. I veri protagonisti, in fin dei conti, sono il tempo e la perdita: il tempo, col suo fuggire inesorabile, col suo implacabile moto in avanti che cancella, crea e trasforma; e la perdita, che è la conseguenza diretta del passare del tempo. Una nota di merito va anche al modo in cui questo romanzo è stato scritto: mi è piaciuta moltissimo l’alternanza degli stili e dei registri – meravigliosa l’intuizione del capitolo di slide per inserire una pausa nella narrazione classica – e soprattutto l’avvicendarsi della terza, della prima e addirittura della seconda persona singolare per dare voce a tutti i personaggi, per lasciare a ciascuno la possibilità di raccontare questa storia a modo suo.
Una lettura imperdibile per i contenuti e per la prosa (impeccabile la traduzione). L'immagine dei tatuaggi che perdono vigore e contorni sulle pelli ormai mature sono la perfetta metafora della vita e del trascorrere del tempo che provoca stupore in coloro che vedono inevitabilmente modificarsi i corpi e le sorti. Poetico e ironico il modo in cui i cambiamenti portati dal "bastardo" tempo acquistano concretezza con l' avanzare dell' età dei protagonisti.
La Egan mi ha rovinato un mese di lettura, l'ho presa molto male e la sera preferivo dedicarmi a qualunque attività piuttosto che leggere il suo romanzo. Di cosa parla il libro? Meglio chiederlo a chi, sicuramente piú competente ed intelligente della sottoscritta, gli ha assegnato il Pulitzer.
Trama un po' ingarbugliata ma di piacevole lettura