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Ingrid Warburg Spinelli

Traduttore: K. Tenenbaum
Editore: Il Mulino
Collana: Storia/Memoria
Anno edizione: 1994
Pagine: 228 p.
  • EAN: 9788815046260

recensione di Frezza, D., L'Indice 1994, n.10

Il libro di memorie di Ingrid Warburg Spinelli, uscito presso la casa editrice Dölling und Galitz Verlag di Amburgo nel 1990 con il titolo "Erinnerungen, 1910-1989", è stato finalmente pubblicato anche in Italia per la casa editrice Il Mulino. Katya Tenenbaum ha saputo con grande sensibilità riportare nella versione italiana il timbro molto personale della narrazione dell'autrice.
Una prima considerazione riguarda la particolare "tensione morale" che è alla base della scrittura del libro e che nasce da un tipo di coscienza civile, etica, che è per Ingrid antecedente al gusto stesso del narrare. L'autrice non si guarda indietro per il piacere del ricordo, o pensando di aver accumulato esperienze straordinarie, ma spinta dalla necessità morale di tramandare esperienze, avvenimenti e idee che vanno oltre la propria storia personale e che non devono essere dimenticati. Ma affinché la memoria possa trasformarsi in un patrimonio condiviso da altri, essa ha bisogno di questo atto di volontà che la trasferisca da un piano più strettamente privato a uno pubblico. Su questo nesso importante tra memoria, privata e pubblica, così come sui continui processi di costruzione ed elaborazione della memoria nel suo farsi storia, si è riacceso in questi ultimi tempi un forte interesse che investe non soltanto gli ambiti più specialistici degli storici, ma riguarda più in generale l'opinione pubblica italiana ed europea, e che rimette in discussione il significato da dare agli anni del fascismo e del nazismo e alla lacerante esperienza della guerra. Il tema della memoria è del resto un tema di grande rilievo nella cultura ebraica, e lo era in particolare per Aby Warburg, lo zio di Ingrid, che ne aveva fatto uno degli assi centrali della sua ricerca storico-artistica. Si potrebbe arguire, da questo punto di vista, che il libro si ricongiunga alla tradizione familiare, anche se l'autrice declina questo tema secondo un'ottica in base alla quale la memoria deve assolvere principalmente a un ruolo di educazione civile.
Il libro ripercorre le principali vicende di questo secolo secondo il punto di vista di una donna ebrea e tedesca, la cui identità si è costruita articolando questi due dati in modo tale da continuare a far fede all'uno e all'altro anche quando gli eventi storici rendevano questo processo drammaticamente e dolorosamente arduo. È il processo che Ingrid descrive come "l'inferno dell'identificazione con il proprio paese". L'aspetto sul quale vorrei porre l'accento, riprendendo il titolo del libro, "Il tempo della coscienza", riguarda dunque una particolare accezione di coscienza morale e civile.
La vita di Ingrid Warburg si situa al crocevia delle questioni e degli eventi più importanti che hanno attraversato il nostro secolo: la questione ebraica, il nazismo, la seconda guerra mondiale, la resistenza; questioni ed eventi coi quali ella si è sempre confrontata in prima persona, affrontandone in modo critico le conseguenze. In questo senso è significativo che una delle figure centrali nella vita di Ingrid sia Adam von Trott, uno dei cospiratori coinvolti nell'attentato a Hitler del 20 figlio 1944. Di questo Junker prussiano l'autrice rievoca la tormentata dimensione umana e intellettuale, ma anche il confronto aspro sui temi cruciali che li dividono, come la scelta di Adam di iscriversi al partito nazista, e che tuttavia non infrangono un vincolo di amicizia e di amore che resterà vivo fino alla separazione della guerra. Nell'aver dato fede alle idee di Adam sulla possibilità di formare una resistenza interna, e nell'averlo attivamente aiutato, in America, dove Ingrid era giunta in esilio nel '36, a stabilire contatti con le autorità americane per dare credibilità al suo progetto, nell'aver condiviso dunque emotivamente e intellettualmente le idee del gruppo di resistenza del 20 luglio, risiede la possibilità per Ingrid Warburg di riallacciare, molti anni dopo la fine della guerra, un legame con la Germania.
Una seconda considerazione riguarda il modo con il quale l'autrice si pone rispetto all'atto stesso dello scrivere. C'è un aspetto del suo narrare, come una forma di pudore, grazie alla quale nessuna di queste esperienze, nel modo in cui sono narrate, è indagata oltre un certo limite sul piano personale, coerentemente del resto all'impianto stesso del libro che non ha nessuna finalità di tipo psicologico intimista. C'è una distanza che l'autrice mette tra gli eventi drammatici, nei loro aspetti più coinvolgenti, e la narrazione, che dà un timbro particolare a quest'ultima, spesso così vivace e colorata nei particolari ma scarna quando tocca o evita i momenti e le situazioni più intense. In questo sta, a mio avviso, anche il fascino di questo libro, che ci offre uno spaccato di vita quotidiana di una famiglia ebrea appartenente all'élite della società tedesca nei primi anni del secolo, con la sua solidità, sia economica che culturale, e al tempo stesso con una grande apertura verso i problemi più generali della società. Molti dei membri della famiglia avevano avuto importanti responsabilità pubbliche sia in Germania che negli Stati Uniti, dove si trovava un ramo dei Warburg. Ricordando la sua vita al Kösterberg dove era situata la loro proprietà, vicino ad Amburgo, l'autrice scrive: "Quando ripenso al Kösterberg, alla vista che dalla finestra si godeva sul fiume e sulle navi di passaggio dirette in tutto il mondo, anche verso l'Inghilterra e l'America dove erano i miei parenti, allora quel luogo oggi mi appare come un'isola, un punto di riferimento, stabile e sicuro in un frammento di eternità". Vorrei fermarmi su questo ricordo così sereno per cogliere un altro elemento ricorrente nel libro: il fiume dove scivolano le navi dirette in tutto il mondo, sentito come familiare, abitato da persone note; il fiume, l'acqua come elemento che congiunge.
Quando nel '36 Ingrid arriva a New York, osserva: "Per me che sono cresciuta nella città portuale di Amburgo, in una casa sull'Elba, l'acqua è sempre stata un elemento di unione, il simbolo dell'unità del mondo. Davanti a New York si estendeva lo stesso mare che io conoscevo ad Amburgo, mi collegava al mondo in cui non vi era più terraferma, ma solo isole". L'immagine dell'acqua rimanda dunque all'idea di legame. L'importanza di non relegarsi in una situazione di chiusura o di isolamento, l'importanza di istituire legami tra le persone, così come a livello mentale tra i concetti, è dunque un altro tratto importante della figura di Ingrid. Spregiudicatamente aperta verso gruppi e idee di tipo socialista o comunista, legati alla resistenza europea, così come a figure di rilievo nella vita pubblica della sinistra americana, l'autrice rende, attraverso i suoi ricordi, l'atmosfera di grande fermento culturale che si respirava in quegli anni nella metropoli americana, primo approdo della diaspora intellettuale europea (l'"upper west side" veniva denominato "il quarto Reich").
L'emigrazione intellettuale rappresentò un fenomeno forse unico nella storia della cultura del nostro secolo, per il numero di personalità coinvolte per il livello culturale e al tempo stesso per l'estrema varietà degli interessi dei protagonisti. Di questo clima del tutto eccezionale Ingrid era in grado di usufruire e a esso partecipò attivamente con la formazione dell'Emergency Rescue Committee, che aiutò l'espatrio di scrittori, musicisti, scienziati, pittori: tra gli altri Chagall, Breton e il gruppo dei surrealisti accompagnati da "donne... che avevano le unghie dei piedi laccate di verde e al collo... sgargianti collane surrealiste disegnate dai loro mariti". La figura che aiuta dall'alto e alla quale Ingrid fa soprattutto riferimento è quella di Eleanor Roosevelt, sia per questo tipo di attività, sia per quanto riguarda la realtà interna americana, con i suoi gravi problemi di razzismo, di povertà, di disoccupazione, ben lontani dal clima scintillante di New York, ma che Ingrid conosce da vicino grazie ai suoi continui viaggi nelle piccole città della provincia, segnate da un'arretratezza e da un razzismo che scandalizzano questa donna vissuta nel clima ben più aperto della Germania weimariana. Nell'ambiente Internazionale di New York Ingrid incontra Veniero Spinelli, antifascista, reduce dalla guerra di Spagna. Sarà un incontro decisivo, che modificherà radicalmente la sua vita. Da allora ella sceglierà di dedicarsi completamente alla vita familiare, vissuta intensamente con Veniero e con i figli, a Roma.