Il tempo di una canzone

Richard Powers

Traduttore: G. Caraci
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
Pagine: 835 p., Brossura
  • EAN: 9788804595625
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    Lee66

    22/02/2015 17:18:54

    Un romanzo che forse aveva l'ambizione di essere un capolavoro letterario ma che alla fine non convince a causa delle prolissità a volte inutile e per l'argomento di fondo che non si manifesta a pieno. Sicuramente altri romanzi del genere riescono a essere più efficaci pur nella loro brevitá. Un libro che non affascina di certo, ma rappresenta comunque un buon tentativo.

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    Giuseppe Russo

    09/12/2014 15:09:50

    Il problema di questo romanzo è che vuole essere troppe cose: grande saga familiare, analisi del problema razziale negli USA durante tutto il XX secolo, territorio di confluenza tra fisica teorica e urgenze sociali e altro ancora. La narrativa americana ci ha abituati all'esplorazione di colossali trame familiari, così come i serial TV, ma in genere occupandosi solo di quelle. Le 835 pagine del libro non bastano a contenere così tanti elementi, e alla fine se ne ricava la sensazione che l'opera sia complessivamente superiore all'insulso «Operation Wandering Soul» ma inferiore allo splendido «Gain», affresco familiare borghese ottimamente riuscito. La componente migliore resta comunque la riflessione su come chiunque si ostini su posizioni oltranziste riguardo al problema della razza, e da qualsiasi angolazione, finisca per partecipare ad una faida dalla quale non si torna indietro. L'amara riflessione conclusiva di Joey sull'assenza di differenze sostanziali tra bianchi e neri è molto chiara: «Un uomo e una donna uniti per decenni, la loro nazione, la loro razza e l'esperimento dei miei genitori li aveva divisi. Non era rimasto nessuno cui chiedere perdono» (p. 778). L'odio è più naturale dell'amore e quindi prevale nelle relazioni sociali.

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    Andrea

    15/09/2011 12:11:04

    Non mi sento di definire questo libro un capolavoro nè di attribuirgli le 5 stelle. I lati positivi sono nello sviluppo della vicenda, fino ad un finale molto affascinante; nel disegno dei personaggi (soprattutto l'io narrante è molto vivido); nella ricostruzione storica che fa scorrere dietro il tema principale della discriminazione razziale, tutti i fatti più importanti del ventesimo secolo; in alcune pagine veramente commoventi. I lati negativi sono però una smisurata prolissità nelle descrizioni e nel numero di pagine, una grana un pò grossa della scrittura; un abuso quasi incredibile di periodi di tipo comparativo o metaforico: a volte una sola pagina contiene una quantità assurda di "come se....." (mi chiedo se il traduttore e l'editor ci abbiano fatto caso..). Il libro mi ha ricordato un pò il tipico ristorante americano di buon livello, dove l'arredo e l'eleganza sono sempre in bilico con il kitsch..! In sostanza un buon libro, che però non lascia la voglia di essere letto una seconda volta.

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    matteo croci

    29/01/2011 12:07:02

    non un capolavoro compatto e minuzioso come "gain" e nemmeno un capolavoro sfilacciato e ca-us/su-ale come "the echo maker" ma un capolavoro mastodontico e...quantistico (quelle righe di dialogo nel pre finale sul volo di linea tra la madre (terza generazione) ed il figlioletto (quarta generazione) sono quasi più emozionanti di tutte le altre mille pagine : come la soluzione di un'equazione dopo l'avventura del calcolo-ricerca-scoperta-vita : un...significato..?). Il termine capolavoro non s'inflaziona con Powers.

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