Il tennis come esperienza religiosa

David Foster Wallace

Traduttore: G. Granato
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 7 febbraio 2017
Pagine: 89 p., Brossura
  • EAN: 9788806233129

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Sport - Giochi con la palla - Giochi con la racchetta

pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Descrizione

Negli anni della giovinezza e ben prima di diventare il più grande innovatore della letteratura americana contemporanea, David Foster Wallace si è a lungo dedicato al tennis, entrando nelle classifiche regionali e sfiorando la fama che ha saputo costruirsi altrove, e con ben altri esiti. Il tennis è rimasta una delle sue grandi passioni, tradotta nelle pagine di "Infinite Jest" e "Tennis, TV, trigonometria e tornado". Ma soprattutto in due saggi, qui raccolti insieme per la prima volta, e dedicati rispettivamente a Roger Federer e a un'epica edizione degli U.S. Open. Ma anche a mille altre cose: lo scontro omerico tra il talento e la forza bruta, tra la bellezza apollinea di una volée perfetta e gli interessi economici "sporchi" che ruotano intorno a ogni sport. Il tutto, nella lingua immaginifica e inimitabile che i fan di David Foster Wallace hanno imparato da tempo a conoscere e amare.

€ 8,50

€ 10,00

Risparmi € 1,50 (15%)

Venduto e spedito da IBS

9 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Carlo

    27/08/2018 12:08:54

    L’indimenticato D.F. Wallace fu promettente tennista a livello giovanile, esperienza di cui si parla diffusamente nella splendida biografia scritta da D.T. Max, “Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi”. La passione per questo nobile sport proseguì anche nella maturità, estrinsecandosi non attraverso la pratica agonistica bensì divenendo punto di riferimento della produzione letteraria: è il caso di “Infinite jest”, capolavoro in cui spiccano il personaggio di Hal Incandenza e la Enfield Tennis Academy, di “Tennis, trigonometria e tornado”, resoconto della sua attività di tennista juniores e del complicato rapporto con i forti venti condizionanti le partite nell’Illinois, ed ovviamente dei due saggi costituenti il presente libro, “Democrazia e commercio agli US Open” del 1996 e “Roger Federer come esperienza religiosa”, già edito singolarmente nel 2006 e diventato rapidamente di difficile reperibilità fino alla benvenuta ristampa per Einaudi. Il primo è un reportage apparso su “Tennis” (supplemento del NY Times Magazine) concernente l’edizione 1995 degli US Open, uno dei 4 principali tornei del circuito professionistico, i cosiddetti slam; Wallace disseziona la manifestazione in ogni aspetto, cogliendo con il suo formidabile occhio clinico particolari riguardanti l’organizzazione, l’invadente apparato pubblicitario, la variegata umanità presente sugli spalti e intorno agli stadi, senza tralasciare squisite dissertazioni socio-tecniche (non saprei definire altrimenti le osservazioni sul match Sampras - Philippoussis) relative alle partite visionate. Il pezzo seguente su Federer si può riassumere nel seguente modo: un prodigio della letteratura descrive le peculiarità di un prodigio del tennis, un genio della penna che va in estasi ammirando un genio della racchetta e ricorre a mix di fisica, metafisica ed estetica per spiegare l’onnipotenza dell’elvetico. Da cultore del tennis, di King Roger e di DFW non posso che consigliare caldamente questo volume.

  • User Icon

    RobyPozz

    27/02/2014 13:06:54

    condivido il giudizio di Michael. Metto il max perché DFW è riuscito a mettere per iscritto tutta una serie di sensazioni che anche io provo quando ammiro Federer e, in generale, quando guardo il tennis, sport del quale sono appassionato e che ho giocato a livello anche agonistico

  • User Icon

    Arciduca

    19/10/2012 08:10:59

    Non avevo mai pensato alla definizione di una partita di tennis come una di scacchi in movimento. L'autore, con la sua penetranta capacità di analisi, mi porta scoprire cose e minuzie che lui fa emergere. Tennis e letteratura un ottimo binomio. Si veda il match fra i due greci di origine (Sampras e Philippousis) che diventa una guerra fra Atene e Sparta.

  • User Icon

    Michael Moretta

    07/09/2012 17:37:11

    Per chi ama il tennis e per chi ama Roger Federer questo è un piccolo capolavoro. Il libro si compone di due brevi scritti, uno sugli US Open e su tutto ciò che di commerciale ci ruota intorno, ed uno su Roger Federer e su ciò che David Foster Wallace chiama i " Momenti Federer ". Il titolo è assolutamente azzeccato ed il grande DFW, che ha giocato a tennis a buoni livelli e che di tennis era un grande appassionato, ci trasporta in un mondo metafisico per farci capire quanto questo sport sia soprattutto un confronto con sè stessi più che un misurarsi con un avversario. Naturalmente non manca l'ironia tipica di DFW con la quale ci descrive alcuni momenti degli US Open del 1995, le persone che affollano gli stadi e l'atmosfera che si respira in quelle fatidiche due settimane. Solo un grande della letteratura, purtroppo scomparso così presto, poteva scrivere un piccolo pamphlet sul tennis in un modo così competente ed al tempo stesso accurato ed ironico. L'amore di DFW per questo sport è poi confermato dal ruolo che il tennis assume in tutti i suoi più importanti romanzi. Una lettura piacevole e sfiziosa insomma.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

David Foster Wallace è considerato uno dei massimi esponenti della letteratura postmoderna americana, autore di culto ben prima del suicidio nel 2008 che ha lasciato un vuoto incolmabile nei suoi lettori. A patto che abbia ancora senso parlare di “postmoderno” in letteratura, Wallace è sicuramente lo scrittore che, nella sua breve ma originale carriera, ha esasperato la commistione dei generi e dei temi, rompendo e andando oltre i confini del testo letterario. Con i suoi romanzi e le raccolte di racconti, Wallace ebbe un successo quasi immediato e paragoni illustri (De Lillo, Pynchon, Barth, giusto per fare qualche nome, anche se spesso non incontrarono il favore dell’autore). Troppo spesso, però, si dimentica che Wallace è stato anche un grande scrittore di articoli sportivi, di critica letteraria e di puri reportage di costume, editi in raccolte (come Una cosa divertente che non farò mai più, Tennis, tv, trigonometria, tornado, Considera l'aragosta) o pubblicati sulle più influenti riviste americane. Un genere che non si riduce mai a puro e semplice giornalismo, ma cerca di farsi continuamente anche critica sociale, attraverso uno stile che somma intellettualismo e comicità, ironia e reale trasporto, surrealismo e ricostruzione iperrealistica .
La scrittura di Wallace è diventata un modello di lettura del reale in cui lo sguardo dello scrittore, spesso compiaciuto e appassionato, è inserito perfettamente nella realtà che descrive, senza la volontà di elevarsi al di sopra di essa. Questo è forse il segno distintivo del suo fare critica, che lo ha sempre tenuto lontano da chi denuncia prendendo le distanze dalla realtà, e anche l’origine della sua fortuna, che deriva dal trovarsi proprio lì, in prima fila, dove la vita accade. Uno stile che in America ha avuto capiscuola come Thomas Pynchon e John Barth, ma che in Italia non ha mai avuto un seguito altrettanto illustre.
Roger Federer come esperienza religiosa è un breve saggio narrativo edito originariamente in Italia presso Casagrande Edizioni, pubblicato per la prima volta sul New York Times il 20 agosto 2006. Wallace fu infatti il corrispondente d’eccezione inviato dal quotidiano americano in Inghilterra per l’edizione 2006 di Wimbledon. La passione di Wallace per il tennis non è certo una novità e lui stesso lo ha praticato per anni a livelli agonistici. Il tennis, inoltre, è per Wallace termine di paragone per descrivere la complessità della società americana (si pensi ad Infinite Jest, considerato il suo capolavoro, o alle già citate raccolte di saggi). E tutto il trasporto di Wallace è palpabile in questo saggio, che non è solo il resoconto di una partita storica, ma soprattutto l’incontro perfetto tra un genio della letteratura e un genio del tennis.

Winbledon 2006: Roger Federer e Rafael Nadal si incontrano per la prima volta sulla terra rossa a Londra. Una finale epica, in cui si contrappongono due dei più grandi giocatori di tutti i tempi, ma anche due personalità diversissime, “le due facce dell’Europa a confronto: il machismo passionale del Sud contro la clinica e intricata maestria del Nord”. Per la cronaca, la partita si concluse con il trionfo dello svizzero Federer su Nadal in quattro set.
Il titolo dell’opera, che tratta “dell’esperienza che uno spettatore ha di Federer, e il suo contesto”, si ispira al commento di un autista londinese, che così descrive la sensazione che si prova osservando Roger Federer dal vivo: “una maledetta esperienza quasi religiosa”. Un’esperienza da cui non si può prescinedere, perché “il tennis in televisione sta al tennis dal vivo più o meno come un film porno sta alla reale sensazione dell’amore umano”.
Il saggio si apre con la descrizione dei “momenti Federer”: “gli attimi in cui, mentre guardi il giovane svizzero in azione, ti cade la mascella, strabuzzi gli occhi ed emetti suoni che fanno accorrere la tua consorte dalla stanza accanto per controllare che tutto sia a posto”. Un incontro che mette in campo le abilità incredibili di Federer, l’intelligenza, la capacità di leggere l’avversario, il senso dell’anticipo e della posizione, insieme a un eccezionale gioco di gambe e una spaventosa potenza. Federer ha qualcosa di ultraterreno, la sua grazia appartiene a “un tipo particolare di bellezza”, che Wallace definisce “bellezza cinetica”. È una bellezza che esercita un fascino ormai universale, che non ha niente a che vedere con il sesso e le norme culturali, ma “sembra essere strettamente legata alla possibilità per un essere umano di riconciliarsi con il fatto di avere un corpo”, alla gloriosa consapevolezza di interagire con la materia e di muoversi nello spazio. Wallace ne trae delle conclusioni: “Ci sono tre spiegazioni valide per l’ascesa di Federer. La prima ha a che vedere con il mistero e la metafisica ed è, a mio avviso, la più vicina alla verità. Le altre sono più tecniche e funzionano meglio come giornalismo”. Ecco lo stile di Wallace, che scavalca il semplice giornalismo e sconfina senza esitazioni nella metafisica. Dotato di un occhio instancabile che indaga cose e personaggi da ogni angolazione possibile, partendo dalla superficie delle cose, dagli eventi, dai comportamenti, Wallace ricostruisce alla perfezione l’esperienza nel suo complesso e trova le esatte parole per comunicarla. Così, al di là di una partita, Wallace descrive la magnifica sensazione di sentirsi ispirati e riconciliati con la bellezza attraverso la vulnerabilità della nostra umanità.

Recensione di Sandra Bardotti a Roger Federer come esperienza religiosa, a cura di Wuz.it