Teoria generale della politica

Norberto Bobbio

Editore: Einaudi
Anno edizione: 1999
In commercio dal: 19 ottobre 1999
  • EAN: 9788806145538
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recensioni di Ferrajoli, L. L'Indice del 2000, n. 07

Norberto Bobbio è sicuramente, come filosofo e teorico del diritto e della politica, un pensatore sistematico. Nella sua sterminata produzione è facile rintracciare l'unità, la coerenza e la completezza così di una teoria del diritto come di una teoria della politica e della democrazia. Questa sistematicità è il frutto di due aspetti inconfondibili del suo stile di pensiero: da un lato il metodo empirico-analitico delle distinzioni concettuali e delle ridefinizioni delle principali categorie teoriche, sperimentato prima nella teoria del diritto e poi in quella della politica; dall'altro la "storia 'analitica' del pensiero politico", come l'ha chiamata lo stesso Bobbio, cioè il metodo storiografico dell'analisi delle medesime categorie nel pensiero dei classici, nonché delle loro molteplici connessioni e opposizioni entro le diverse concezioni, teorie e istituzioni nelle quali sono state messe alla prova.
Il fascino dell'insegnamento di Bobbio è in questa sostanziale unitarietà del suo pensiero, pur nella straordinaria molteplicità dei temi affrontati, derivante da questo intreccio fecondo non solo tra teoria giuridica e teoria e filosofia politica, ma anche tra approccio teorico e approccio storico, tra teoria analitica e storia analitica delle idee. "La
teoria politica senza storia è
vuota, la storia senza teoria è cieca", scrive Bobbio, giacché i temi della prima sono i "temi ricorrenti" nella seconda, e la loro identificazione serve da un lato a individuare le "grandi categorie che permettono di fissare in concetti generali i fenomeni che entrano a far parte dell'universo politico" e, dall'altro, a "stabilire fra le diverse teorie politiche, sostenute in tempi diversi, affinità e differenze".
Bobbio, tuttavia, non ha mai voluto raccogliere in opere sistematiche le sue teorie. Non lo ha fatto per la teoria del diritto, che pure ha elaborato organicamente soprattutto negli anni cinquanta e sessanta. Né l'ha fatto per la teoria della politica. Dobbiamo ora a Michelangelo Bovero il merito di aver organizzato in sistema una selezione ragionata dei suoi scritti nel grosso volume Teoria generale della Politica.
Non era facile superare "l'imbarazzo della scelta", come scrive Bovero, nel "labirinto della bibliografia bobbiana", per comporre in sistema gli innumerevoli saggi che lo stesso Bobbio ha chiamato "i frammenti di una teoria generale della politica, ancora da scrivere". Bovero vi è riuscito utilizzando da un lato le mappe metodologiche e tematiche della filosofia politica che lo stesso Bobbio ha ripetutamente disegnato e precisato nei suoi scritti meta-teorici, dall'altro applicando ai suoi scritti teorici un metodo tipicamente bobbiano: quello delle simmetrie nelle partizioni e nelle connessioni - ora per opposizione, ora per affinità o complementarità - tra i tantissimi temi e problemi trattati da Bobbio nell'arco di oltre quarant'anni. Ne è risultata una teoria generale della politica strutturata in sei parti, articolate ciascuna in due capitoli, distinti ciascuno in tre sezioni: le prime due parti, meta-teoriche, sulla filosofia politica e sui rapporti tra politica, morale e diritto; la terza dedicata ai valori politici della libertà, dell'uguaglianza e della giustizia e alle ideologie politiche, antiche e moderne, liberalsocialiste e comuniste; la quarta ai fondamenti e alle tecniche della democrazia; la quinta ai diritti umani e alla pace; la sesta alle forme del mutamento politico e alla filosofia della storia. Entro questa architettura Bovero ha collocato ben quaranta saggi, scegliendoli in base a un duplice criterio: la loro "esemplarità", perché compiutamente significativi in relazione all'argomento trattato, e la loro "novità", perché poco noti o difficilmente reperibili, non essendo stati ristampati nelle diverse raccolte tematiche curate da Bobbio.
La pubblicazione di questo volume offre perciò l'occasione per una riflessione - agevolata dalla lucida introduzione premessa da Bovero e dal prezioso indice analitico - sugli straordinari contributi teorici e meta-teorici recati da Bobbio, con la sua infaticabile opera di studioso, alla filosofia politica e alla teoria della democrazia.
Il primo contributo è rappresentato proprio dal metodo, al tempo stesso empirico-analitico e storico-analitico, proposto e sperimentato da Bobbio nell'elaborazione, tramite l'anali-
si linguistica delle sue categorie fondamentali, di una teoria della politica informata, al pari della teoria del diritto, a finalità conoscitive e descrittive anziché propositive. In opposizione a quello che nella sua introduzione Bovero chiama il "modello egemone" dell'odierna filosofia politica, inaugurato trent'anni fa dalla Theory of Justice di John Rawls - che è una teoria tipicamente normativa sui principi che devono informare una giusta società -, Bobbio ha rivendicato lo spazio per una teoria analitica della politica, essenziale non solo per le sue autonome finalità conoscitive, ma anche quale presupposto delle stesse teorie o filosofie politiche normative: innanzitutto per la costruzione e il controllo razionale dei concetti e dei giudizi di valore da queste impiegati; in secondo luogo per l'analisi teorica e l'indagine empirica in ordine alle tecniche e alle procedure richieste per raggiungere gli scopi da queste prefissati.
Il secondo contributo, anch'esso epistemologico, è costituito dalla costante distinzione sostenuta da Bobbio, a scanso di indebite fallacie naturalistiche, tra fatti e valori, e perciò tra approccio descrittivo e approccio prescrittivo o valutativo: il primo proprio della scienza e della teoria, delle quali Bobbio rivendica l'avalutatività quale costume intellettuale e morale, il secondo proprio della filosofia della giustizia e della pratica politica. Bobbio ha ovviamente recato contributi decisivi non solo alla teoria descrittiva ma anche alla teoria normativa della politica. Ma ha sempre messo in guardia contro le cadute ideologiche che provengono dalle loro spesso inconsapevoli confusioni.
L'attitudine alla distinzione è del resto il tratto caratteristico del metodo bobbiano, non solo a livello meta-teorico ma anche a livello teorico, sia descrittivo sia normativo. È ovviamente impossibile elencare tutti i grandi temi della filosofia politica con riguardo ai quali le categorie e le distinzioni elaborate da Bobbio sono divenute un patrimonio acquisito della cultura giuridica e politologica. Mi limiterò a ricordare, perché emblematico del metodo analitico-storiografico a esso applicato, il tema della libertà, in ordine al quale si deve a Bobbio la classica distinzione - risalente a Benjamin Constant quale contrapposizione tra "libertà dei moderni" e "libertà degli antichi", ma da lui riformulata con cristallina chiarezza fin dal saggio del 1956 in polemica con Galvano Della Volpe - tra libertà negativa quale "non impedimento", che è un predicato dell'azione, e libertà positiva quale "autonomia", che è un predicato della volontà: che sono poi le due libertà associate rispettivamente da Bobbio al filone della dottrina liberale, da Locke a Montesquieu, il quale definisce la prima come "diritto di fare tutto ciò che le leggi permettono", e a quello del pensiero democratico espresso da Rousseau, che definisce invece la seconda come "obbedienza alla legge che ci si è prescritta". Ma un discorso analogo può farsi per le altre grandi categorie della politica - l'uguaglianza, la giustizia, la legalità, la pace, i diritti, la democrazia - analizzate e ridefinite volta a volta da Bobbio con il metodo analitico delle distinzioni e delle comparazioni tra i diversi significati a esse associati nelle opere dei classici.
C'è infine un ultimo insegnamento del pensiero di Bobbio, sottolineato da Bovero come la migliore espressione della sua intera filosofia politica e oggi più che mai fecondo. La dicotomia meta-teorica tra fatti e valori viene da Bobbio applicata - nella forma dell'opposizione tra "gli ideali e la rozza materia", secondo il titolo di un suo celebre saggio - quale chiave interpretativa dei due divari che hanno segnato la storia del nostro secolo: quello vistoso e radicale tra i valori e le speranze suscitate dal pensiero marxista e i fallimenti dei socialismi reali, ma anche quello, certamente meno profondo, "tra gli ideali democratici e la democrazia reale"; l'"utopia capovolta" realizzata dai regimi comunisti, ma anche le "promesse non mantenute della democrazia". Anche per questo, in tempi di crisi e di disorientamento della cultura politica democratica, la pubblicazione di questa grande opera bobbiana rappresenta un contributo prezioso sul quale tutti siamo chiamati a riflettere.