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La tirannia del merito. Perché viviamo in una società di vincitori e di perdenti
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La tirannia del merito. Perché viviamo in una società di vincitori e di perdenti 190 punti Effe Venditore: IBS
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La tirannia del merito. Perché viviamo in una società di vincitori e di perdenti Michael J. Sandel
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Descrizione

Viviamo in un'epoca di vincitori e di perdenti, nella quale è destinato a vincere chi nasce con più mezzi. Chi perde, invece, non ha che da incolpare se stesso. Il grande filosofo americano spiega perché la tirannia del merito sta uccidendo la democrazia, anche in Europa.

C'è un'idea molto radicata su entrambe le sponde dell'Atlantico: chi lavora sodo e gioca secondo le regole avrà successo, sarà capace di elevarsi fino a raggiungere il limite del proprio talento. È una retorica dell'ascesa, che anche il Partito democratico americano e i partiti della sinistra moderata europea hanno scelto come soluzione ai problemi della globalizzazione, primo fra tutti la disuguaglianza. Se tutti hanno le stesse opportunità, allora chi emergerà grazie al proprio talento o al proprio sforzo se lo sarà meritato. Se invece non riuscirà a emergere, la responsabilità sarà soltanto sua. È questo il lato oscuro dell'età del merito. Le élite che pretendono di interpretare la tradizione della sinistra moderata hanno in realtà voltato le spalle a chi dell'élite non fa parte. In una società nella quale l'uguaglianza delle opportunità rimarrà sempre una chimera, il contraccolpo populista degli ultimi anni è stato una rivolta contro la tirannia del merito, che è umiliante e discriminatoria. Da questa ondata populista, dimostra il filosofo Michael Sandel, dobbiamo imparare: non per ripeterne gli slogan xenofobi e nazionalisti, ma per prendere sul serio le richieste legittime che ne sono all'origine. Sandel risponde così alla Brexit, al fenomeno Trump e all'avanzata inarrestabile dell'estrema destra in Europa, offrendo una strategia teorica e politica per ripensare il bene comune.

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2021
8 aprile 2021
288 p., Brossura
9788807173943

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Michael Young, nel coniare il termine “meritocrazia” a fine anni ’50, ne intravide anzitempo l’arbitrarietà etica e la palese ingiustizia. A questo e a quanto avvenuto negli Usa nei decenni seguenti si riallaccia Sandel secondo il quale, in una società divisa rigidamente in classi, dove dilaga una forte disuguaglianza e l’ascensore sociale è sostanzialmente bloccato, la retorica con la quale si sbandierano “merito”, “ascesa” e “opportunità” fa parte delle carte truccate dai benestanti che in questo modo tramandano i propri vantaggi ai figli, e la meritocrazia altro non è che un’aristocrazia ereditaria che spesso disgrega il tessuto sociale. Da un lato genera superbia in chi si afferma e dall’altro umiliazione in coloro che arrancano nella scala sociale e che accumulano frustrazione e risentimento, così da renderli facile preda dei populismi e di un pensiero semplificato; lo dimostrano la Brexit e più ancora l’elezione di Trump. L’ossessione meritocratica – ribaltata nell’ultimo capitolo che propone una diversa ipotesi – poggia sulla tesi secondo cui oggi il prestigio sociale è in proporzione al reddito individuale (e non al contributo al bene sociale), dunque l’unico obiettivo dell’istruzione universitaria – come viene inculcato nelle menti degli studenti privilegiati e dei loro genitori, e in fondo il nucleo del “sogno americano” – è quello di sgomitare per ottenere accesso ad alti livelli di benessere economico. E alla fine nel lettore può affermarsi l’idea che bisognerebbe mettere in discussione non tanto la meritocrazia ma la società classista nel suo insieme.

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Poi dicono che uno...
Recensioni: 3/5

Michael Sandel (1953) è un filosofo statunitense. "La tirannia del merito" (2020) nonostante l'intrigante titolo e l’argomento trattato lascia perplessi per il minimalismo e le banalità. Altri hanno detto meglio e con meno parole (il libro è occupato anche da 35 pagine di note e 16 per l’indice analitico). Il confronto con l’ottimo “Contro l’ideologia del merito” Mauro Boarelli e, soprattutto, con il discorso di Papa Francesco, del 27 maggio 2017, agli operai dell’Ilva di Genova, è decisamente a sfavore dell’opera di Sandel. “Questo modo meritocratico di pensare genera atteggiamenti crudeli verso coloro che patiscono la sfortuna. Più acuta è la sofferenza, maggiore il sospetto che la vittima se la sia procurata.” E ancora: “Più consideriamo noi stessi come individui che si sono fatti da sé e autosufficienti meno è probabile che ci preoccupiamo per il destino di quanti sono meno fortunati di noi”. Il sogno americano si sgretola, anche se questi argomenti li aveva descritti con meno parole e più chiaramente, oltre cento anni fa, il filosofo Friedrich Nietzsche. “Nessun vincitore crede al caso”.

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Michael J. Sandel

Professore di Filosofia politica e Teoria del governo alla Harvard University. I suoi corsi ad Harvard sono molto famosi e in particolare quello popolarissimo anche all’estero intitolato Justice (visibile online: www.justiceharvard.org). Sandel è spesso ospite di università in Europa (tra cui Oxford e la Sorbona) e in Asia, e le sue opere sono state tradotte in ventuno lingue. Dal 2002 al 2005 è stato membro del Council on Bioethics, un organismo che dipende direttamente dalla presidenza degli Stati Uniti e che esamina le implicazioni etiche delle tecnologie biomediche. Per l'eccellenza del suo insegnamento, gli è stato conferito lo Harvard-Radcliffe Phi Beta Kappa teaching Prize. In Cina è stato definito “il più influente straniero dell’anno”...

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