Categorie

Ronald Harwood

Curatore: M. D'Amico
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2002
Pagine: VIII-69 p.
  • EAN: 9788806161347

La pièce si svolge a Berlino tra il febbraio e il luglio del 1946. Il maggiore americano Steve Arnold è incaricato di condurre gli interrogatori di cittadini tedeschi inquisiti per prossimità al regime nazista. Molti sono gli indagati o i testimoni che, chiamati a deporre, ripetono al maggiore Arnold le "solite storie" riguardanti la loro vita di sudditi del Terzo Reich. Il militare statunitense, informato da un'apposita commissione inglese dei contenuti dell'archivio Hinkel (generale delle SS e commissario di stato per la musica), ha il preciso obiettivo di incastrare un "pezzo grosso", dimostrando così che tutti i tedeschi rimasti in Germania dopo il 1933 furono docili "amici" di Hitler. Il "pezzo grosso" è Wilhelm Furtwängler, direttore d'orchestra e altissimo simbolo della cultura musicale tedesca: dopo tre brutali e umilianti interrogatori i due protagonisti si dividono, né vincitori né vinti.

Da un punto di vista tecnico, la pièce di Harwood è ineccepibile per forma, ambientazione, scelta dei personaggi, rispetto delle fonti storiche e uso del linguaggio. Nella sua notevolissima prefazione, Masolino d'Amico spiega i motivi che l'hanno indotto a tradurre Taking Sides in La torre d'avorio, analizza il testo e i suoi personaggi; fa anche notare, non senza malizia, il richiamo dei drammaturghi britannici all'episodio storico "ricreato" di cui fu campione Shakespeare: eppure proprio qui sta la debolezza della pièce.

Siamo davvero sicuri che, per un argomento come questo, l'interesse stia nel "dopo" e non piuttosto nel "prima"? Ossia: sono più interessanti i cadaveri che il maggiore Arnold ha visto a Bergen-Belsen o i pianificatori dello sterminio? Se dobbiamo occuparci di indagare a fondo le cause, perché incentrare l'attenzione sugli effetti? Il revisionismo degli ultimi vent'anni si basa su quella che si potrebbe chiamare una "retorica degli effetti": Arnold (e milioni come lui) è sconvolto dalle "cose" che ha visto, ma si è mai chiesto chi fossero Martin Bormann e Karl Adolf Eichmann? Forse è comodo non sapere che due ragionieri falliti abbiano pianificato lo sterminio di una dozzina di milioni di persone fra cui qualche migliaio di grandi musicisti di allora e futuri; altrettanto comodo non voler sapere che l'entrare in rapporto con il Gotha della dirigenza nazionalsocialista non fosse una bella esperienza. Il maggiore americano, impegnato fino al giorno prima a fiutare i raggiri a danno della sua compagnia assicuratrice, è il ritratto di un ignorante che va a giocarsi una partita complicata senza neanche conoscere il gioco, mettendosi nei panni di un inquisitore senza conoscere i fatti né le persone: a suo scorno, la pièce è un "uno contro tutti", ossia Arnold contro Furtwängler, ma anche contro tutti coloro che ringraziano il maestro per non averli umanamente e musicalmente abbandonati, vale a dire Emmi Straube (segretaria per gli interrogatori e figlia di un ufficiale della Wehrmacht che prese parte al complotto contro Hitler nel 1944), Tamara Sachs (moglie di un musicista ebreo salvato da Furtwängler) e il tenente ebreo David Wills (ex Weill con tanto di genitori assassinati); si scosta un po', ma non di molto, Helmut Rode (violinista assunto nei Berliner Philharmoniker nel 1935 al posto di musicisti ebrei emigrati o fatti sparire).

Per conoscere l'uomo Furtwängler non occorre cercar lontano: che lo si voglia o no, la simil-biografia Über Wilhelm Furtwängler (Brockhaus, 1979; Fogola, 1980) scritta dalla moglie Elisabeth rimane un documento fondamentale, e per sapere tutto quel che successe a Furtwängler fra il 1933 e il 1945 esiste un solo libro: Kraftprobe: Wilhelm Furtwängler im Dritten Reich, autore Fred K. Prieberg (ancora Brockhaus, 1986; a tutt'oggi non tradotto in italiano). Basta un'occhiata all'indice per rendersi conto dell'importanza del volume: Il capro espiatorio; "La forza dinamica del Movimento Nazionale"; Le mosse; Al passo, fuori tempo; Ospite in Germania; Attacco alle spalle; ...tacere in avvenire. A corollario di tutto ciò, mette conto segnalare che nel 1986, centenario della nascita del maestro, Brockhaus ha ripubblicato Musik im Schatten der Politik (Atlantis, 1945) di Berta Geissmar, segretaria personale prima di Furtwängler e poi di Sir Thomas Beecham.

Qual era il valore della musica per i tedeschi suicidi che trascinavano nella catastrofe l'Europa intera? Basterebbe ricordare che Hitler, pittore fallito, era un esperto di cose musicali... Mysterium Criminis? Chi erano, anche musicalmente parlando, i tedeschi "al quadrato"? Sicuramente gli ebrei... Chi era Furtwängler negli anni della "denazificazione"? Di certo un artista che si era accorciato la vita di almeno dieci anni per la sua "prossimità" con la Macchina della Morte; val la pena, a tal proposito, ricordare come Oswald Kabasta (uno dei più grandi direttori d'orchestra di sempre, virtualmente sconosciuto oggi) si suicidò insieme alla moglie dopo un interrogatorio simile a quelli condotti dal maggiore Arnold: "nazista" per puri motivi di lavoro, non riusciva più a capire né tanto meno a tollerare ciò che era successo. Così, la Germania e il mondo si ritrovarono Herbert von Karajan, né nazista, né antisemita, ma ex-membro del servizio di sicurezza vicino alla Gestapo, "educato" in seguito dal filo-nazista Walter Legge, manager plenipotenziario della Emi londinese negli anni cinquanta.

Non è finita. Berlino, FilmFest, febbraio 2002: István Szabó presenta Taking Sides, film basato sulla pièce di Harwood (uscito in Italia col titolo A torto o a ragione). Nonostante l'accoglienza più che discreta riscossa dal suo lavoro, Szabó non è riuscito a ripetere il successo di Mephisto (1981), film incentrato sui rapporti fra l'attore tedesco Hofgen, amatissimo dal Führer, e la classe dirigente nazionalsocialista. In Mephisto Szabó aveva avuto vita facile: soggetto ben circoscritto, argomenti e problematiche gestibili senza troppe difficoltà, una certa libertà di manovra; ma con l'uomo e l'artista Furtwängler le cose non potevano non complicarsi dal momento che, per i tedeschi, un direttore d'orchestra vale mille volte un attore di prosa.

Dato atto a un musicofilo come Harwood di aver toccato un argomento scottante, sottolineato l'impegno di Harold Pinter (regista della première di Taking Sides a Chichester nel 1995) e di Szabó, qualcosa continua a non convincere. Vorremmo artisti che andassero al di là del lancio del sasso nello stagno; a tal proposito, ci piace segnalare un film come Moloch (1999) di Aleksandr Sukurov: ambientato nel "nido delle aquile" sui monti bavaresi, analizza con acutezza la figura di Eva Braun nei suoi rapporti con Hitler, Bormann, Goebbels e consorte. Quasi elemento pietrificato della natura, Sukurov scruta tutto ciò che pone al di là della macchina da presa: poche parole e tante immagini, la ricetta di ogni grande film.

In conclusione, ci preme far capire che a giochi fatti non c'è mai molto da dire; per ricordarsi di una tragedia tanto grande gli anni cruciali sono quelli tra il 1930 e il 1945: di lì non si scappa. Ha ragione Frau Elisabeth quando contrappone Toscanini "servito dall'arte" a Furtwängler "servitore dell'arte": il musicista berlinese fu certo un idealista, estraneo com'era alla realtà del suo tempo, contemplatore estasiato delle forme dell'arte classica conosciuta attraverso il padre archeologo; ma ebbe in sorte dal suo tragico destino un potere sciamanico spesso irresistibile, persino in quella sua gestualità direttoriale buia e quasi incomprensibile. Sì, Wilhelm Furtwängler faceva parte di quella particolarissima genia di grandi uomini che il nostro tempo non vedrà mai più.