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Anna Ascenzi

Editore: Vita e Pensiero
Anno edizione: 2004
Pagine: XIV-625 p. , Brossura
  • EAN: 9788834310854

In tempi di ventilate riduzioni e modificazioni dell'insegnamento della storia nella scuola secondaria giunge opportuno il libro di Ascenzi, che ricostruisce in un quadro ampio e dettagliato le alterne fortune di questa disciplina nel corso dell'Ottocento. Per gli italiani la storia come insegnamento dotato di un'autonomia e di una specifica identità nei curricula d'istruzione primaria e secondaria è un fatto relativamente recente. Solo con il Risorgimento insegnare storia smise infatti di essere quella pratica limitata al commento erudito dei classici e alla lettura degli storici latini vigente nelle rationes studiorum, elaborate dagli ordini religiosi d'antico regime, che l'età della Restaurazione aveva riproposto quasi ovunque dopo la parentesi laicizzante e modernizzatrice dell'età rivoluzionaria e napoleonica. Nel Piemonte cavouriano, e poi con l'unità d'Italia, la storia assunse una forte impronta politica, dal momento che la classe dirigente liberale le affidò "l'educazione civile degli allievi", intendendo con questa espressione la formazione di una comune identità e di un condiviso sentimento di appartenenza nazionale. L'importanza della disciplina crebbe notevolmente, ma dovette subire anche, e in maniera diretta, l'influenza dei progetti di governo via via elaborati dagli uomini della Destra e della Sinistra storica, fino a che, con Crispi e il positivismo, per sostenere l'espansione coloniale italiana, finì con il comprendere lo studio delle razze umane. La storia, insomma, fu al centro di intuizioni moderne e di errori fatali, una lezione che oggi non dovremmo dimenticare, presi tra le esigenze della costruzione di un'identità europea, l'impatto delle migrazioni di massa e gli orrori della guerra.

Silvano Montaldo