Traduttore: D. Fink
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1995
Pagine: XIV-345 p.
  • EAN: 9788806126483
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recensione di Bertini, M., L'Indice 1995, n. 9

Ci sono libri che attraverso una sovrapposizione inedita, un accostamento imprevisto, modificano bruscamente, in una sorta di corto circuito, la nostra visione del passato. Ren‚ Girard, in "Menzogna romantica e verità romanzesca" (1961) coglie la coincidenza tra il desiderio di don Chisciotte e quello di "Madame Bovary, e la storia del romanzo moderno non è più la stessa; Carlo Ginzburg, in "Spie" (1979), sovrappone i gesti del critico d'arte Morelli a quelli di Sherlock Holmes, e alla luce del paradigma indiziario il XIX secolo si mostra in un'ottica nuova. "Trame" di Peter Brooks, ora disponibile in un'ottima versione italiana, appartiene allo stesso genere: quello dei testi che ci impongono una cura salutare di momentaneo disorientamento. Brooks ci mette di fronte a una serie di interrogativi sinora elusi dalla teoria letteraria perché l'intreccio di una storia ci costringe a seguirlo sino in fondo? Che rapporto c'è tre la nostra esperienza di lettori e quella dell'eroe del romanzo, per cui intreccio e destino coincidono? Mediante quali artifici il romanziere riesca a trasformare in una ricerca di significato e di verità il percorso dell'eroe e del lettore verso le rivelazioni dell'ultima pagina, verso lo scioglimento dell'ultima riga? La tesi Brooks è che il disegno della trama letteraria vada decifrato sovrapponendovi il modello della dinamica psichica messo a punto da Freud in "Al di là del principio di piacere": il nostro desiderio di arrivare alla fine di un intreccio è lo stesso desiderio per cui "l'aspirazione universale di tutti gli esseri viventi è quella di ritornare alla quiete dell'inorganico". La tensione che ci spinge verso la conclusione di un racconto si identifica dunque con quel bisogno di quiete che guida ogni creatura verso la morte. Ma si identifica anche al tempo stesso, con la pulsione contraria; con il desiderio di giungere alla meta della morte soltanto per il cammino più digressivo, più indiretto, più lungo, quello che Freud colloca sotto il segno dell'eros. Da Stendhal a Balzac, a Dickens, a Flaubert, a Conrad, a Faulkner, Brooks dipana intorno a questa sua tesi centrale una successione di esempi, che la sfumano e la complicano in un continuo emergere di interrogativi stimolanti e di soluzioni interpretative di grande fascino. Da Barthes a Todorov, dai formalisti russi a Genette, strutturalismo e narratologia gli forniscono molti spunti, la sua prospettiva però rifiuta ogni feticizzazione del testo, ogni segregazione asettica della letteratura dal contesto storico che solo permette di decifrarne il senso.