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Il tramonto di una nazione. Retroscena della fine - Ernesto Galli Della Loggia - copertina

Il tramonto di una nazione. Retroscena della fine

Ernesto Galli Della Loggia

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Editore: Marsilio
Collana: I nodi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 1 giugno 2017
Pagine: XXI-323 p., Rilegato
  • EAN: 9788831727082
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Il tramonto di una nazione. Retroscena della fine

Ernesto Galli Della Loggia

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Ernesto Galli della Loggia ha raccontato negli ultimi vent’anni la crisi del nostro paese in tutte le sue forme: la politica scossa dalla fine delle appartenenze e dal trionfo dell’antipolitica, la società incapace di conciliare multiculturalità e salvaguardia della tradizione nazionale, i valori cristiani indeboliti sotto il peso di innumerevoli tensioni.

«Senza una grande operazione di verità, di tutta la verità, sul proprio passato e sul proprio presente, l'Italia non potrà mai cambiare strada. E quindi non potrà mai salvarsi»

«Una nazione al tramonto è un paese che non riesce più a crescere, che si smaglia e si disunisce, e che consuma una frattura con il proprio passato, non riuscendo neppure più a immaginare un futuro. Smarrito il filo della sua vicenda novecentesca, l’Italia odierna è in una condizione siffatta». Ernesto Galli della Loggia ha raccontato negli ultimi vent’anni la crisi del nostro paese in tutte le sue forme: la politica scossa dalla fine delle appartenenze e dal trionfo dell’antipolitica, la società incapace di conciliare multiculturalità e salvaguardia della tradizione nazionale, i valori cristiani indeboliti sotto il peso di innumerevoli tensioni. Passando in rassegna senza sconti tutti i sintomi di un malessere quotidiano –assenza di visione della politica, ristagno dell’economia, una giustizia piena di ambiguità e dai tempi esasperanti, un sistema d’istruzione che non riesce più a fungere da ascensore sociale, il divario Nord-Sud che si aggrava –, queste pagine restituiscono oggi un impietoso ritratto politico e sociale dell’Italia incapace di essere protagonista del proprio tempo. Una metamorfosi tale da indurre l’autore a una considerazione solo apparentemente paradossale: «Sono nato italiano ma mi viene da chiedermi, a volte, se morirò tale. Nella mia generazione, quella che ha visto la luce durante o a ridosso della guerra, sospetto proprio di non essere il solo che più o meno consapevolmente si pone una domanda come questa».
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    Francesco Gazzuola

    09/09/2018 23:25:10

    Ernesto Galli Della Loggia indaga con minuzia e criticità il panorama italiano fornendo un quadro politico, economico, sociale e culturale ben dettagliato dell’ultimo ventennio del nostro paese, seguendo un percorso tematico grazie all’impiego degli editoriali pubblicati sul Corriere della Sera. L’Italia sta lentamente disfacendosi: dilaga la violenza, l’incoerenza, l'incapacità di trasmettere un messaggio civile giusto; la classe politica non sa cosa significhi essere italiani; è una società dal fragile spirito civico, abitata da interessi privati furiosamente indisciplinati dove si pensa unicamente alla leadership. Intanto il Bel Paese è immerso nella modernità di facciata che scherma la crisi e che fa dormire sonni pacifici e fiduciosi. Solo poche persone cercano di far chiarezza e di portare alla luce questo silenzioso male interiore che logora e quando ciò accade sono appellate come false e voltagabbana. Tuttavia è proprio la cultura della patria che è stata estirpata alle masse popolari, costringendole a rimanere nude di fronte alla storia. Agli italiani manca un’idealogia nazionalistica che faccia resuscitare i valori condivisi, i legami identitari e il senso dell’appartenenza che fanno fronte alla decadenza. Si vive una vera e propria crisi d’identità: il malessere del presente, l’oblio della propria storia e la nebbia del domani diventano la premessa di una perdita di fiducia e speranza. Il tramonto che l’Italia sta vivendo può diventare una nuova alba solo se ammetterà i suoi errori passati e presenti, compiendo una grande operazione di verità e se avrà la capacità di operare con un occhio rivolto al passato e uno teso al futuro. Magari l’Italia sta solo cercando di conoscere la peggior parte di sé e già da domani si potrà notare una progressiva ricrescita, perché ora il nostro paese sa da dove ripartire e dove fondare nuove solide basi. L’Italia da domani cambierà, sperando che questa non sia soltanto la visione disincantata di un ragazzo...

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    Mirko Denza

    09/09/2018 16:45:59

    Il quadro, raffigurante il nostro paese, che lo storico presenta al lettore è dominato da tonalità scure le quali, in modo triste ed inesorabile, avvolgono l’Italia in un crepuscolo dal suono eterno. L’assenza di fiducia, che poggia su solide basi quali quelle del ragionamento storico-scientifico, mostra la disperazione sul volto della società italiana, in perenne attesa del ritorno di uno spirito rinascimentale che possa muovere ed ispirare una visione politica volta a ricucire il rapporto tra cultura e propensione alla programmazione ed al superamento di quelle fratture createsi all’interno del tessuto sociale. L’autore del libro, attraverso un ragionare lucido e disincantato, affronta i nodi problematici che hanno aggrovigliato la vicenda storica del nostro paese a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso. La rottura della trasmissione valoriale, lo svuotamento funzionale delle istituzioni pubbliche, la disintegrazione qualitativa dell’istruzione scolastica, la frantumazione del regime partitico a cui non sono subentrate nuove forme aggreganti quali veicoli di nuove visioni politiche, rappresentano alcuni sintomi del decadimento italiano il quale trova la sua massima espressione figurativa nel profondo scollamento tra le classi sociali ed un vertice politico incapace di guidare le complessità esistenziali. La cultura cattolico-cristiana, schiacciata da una imperante visione laica, ha dovuto imboccare la strada della resistenza dogmatica a cui si è affiancata un’apertura alle nuove sfide lanciate dallo spirito modernizzatore incarnato nel verbo progressista. L’Italia si trova incapsulata in un Occidente che mostra tutta la sua debolezza nel rinunciare ad un confronto culturale, senza dubbio tormentato e difficoltoso, con l’Islam moderato e la sua imperdonabile non volontà di condannare il fanatismo islamico e le sue proiezioni terroristiche. Da leggere per capire le ragioni su cui si fonda questa pericolosa assenza di una guida politica nel nostro paese.

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    Spock

    07/09/2018 20:30:38

    L’Italia, un autoritratto. Come un pittore, Ernesto Galli della Loggia, riesce attraverso il suo saggio “Il tramonto di una nazione – retroscena della fine” a creare un ritratto dell’Italia odierna e della sua società. Si dice che Leonardo impiegò circa dieci anni per completare “La Gioconda”. Anche questo libro è frutto di attente osservazioni del mondo italiano durate ben 17 anni. Anni, percorsi da crisi, decadenza e stasi del sistema economico, politico e sociale, attraverso i quali disponiamo di un’immagine nitida della fine del Bel Paese. Il libro è suddiviso in tre parti: identità, fratture e legami. In loro si analizzano le cause dell’inizio della fine. L’identità è come uno schizzo sulla tela, sul quale poi andranno i colori. Rappresenta il motivo principale dell’avaria del sistema Italia. Tanto è vero che gli italiani sono un popolo senza un passato come italiani. L’autore evidenzia ripetutamente, che i confini torbidi tra storia e politica sono stati decisivi per l’instabilità di quest’ultima, che dopo un’egemonia prevalente della sinistra si è ritrovata nel pasticcio attuale. Le fratture sono i colori che si stanno sgretolando. Sono le spaccature ritrovabili nel sistema scolastico, che ha perso gli ideali dell’umanesimo occidentale. Queste crepe le troviamo anche nella società, nell’integrazione e nel territorio stesso, dove “frana tutto ciò che può franare”. Infine i legami, uno strato di lacca per mantenere insieme il dipinto. Il motivo: gli italiani hanno ancora forti connessioni con la Chiesa e il Cristianesimo (elementi basilari della cultura italiana), ma una grande parte non vuole accettarlo. Proprio quando gli scontri con l’Islam si stanno inasprendo. Non c’è un lieto fine, sta quindi agli italiani scegliere cosa fare: guardare il dipinto con indifferenza o negare l’evidenza, oppure ripartire da capo, rimboccandosi le maniche, consapevoli del tramonto di un’era.

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    Francesco Altavilla

    07/09/2018 14:00:19

    Ne “Il tramonto di una nazione”, raccolta di editoriali pubblicati in tempi diversi sul Corriere della Sera, si ritrova tutto Ernesto Galli della Loggia, con la sua penna affilata e il suo pensiero profondo. Anzi, messi in prospettiva e sfogliati uno dopo l’altro, i suoi interventi mostrano un ulteriore tratto distintivo: la capacità di colpire con spietatezza persone e azioni, ma in modo onesto intellettualmente, senza badare a colori e casacche, con la sola volontà di resistere di fronte al ‘pensiero di moda’. Galli della Loggia, come evoca il titolo, ha cercato negli anni di spiegare i perché del declino di un Paese, l’Italia, che all’inizio degli anni Ottanta era la settima economia mondiale, e che oggi si ritrova a maneggiare una serie infinita di record negativi. Il suo sguardo è di pessimismo critico, convinto com’è che già nella pars destruens ci siano i presupposti per invertire la tendenza (ammesso che ancora si sia in tempo). Nel discorso sulla politica italiana molto ruota attorno, inevitabilmente, alla controversa figura di Silvio Berlusconi. Ma Galli della Loggia, da liberale garantista, mette in guardia da un altro male del Paese: l’arbitrio ormai senza controllo della magistratura. Una domanda serpeggia lungo buona parte del libro: dobbiamo avere più paura del Cavaliere o delle aberrazioni prodotte dai suoi detrattori? E soprattutto, si può attaccare un certo sistema di potere (politico e intellettuale) senza essere tacciati di Berlusconismo? D’altro lato, Galli della Loggia non ha dubbi sui responsabili del tramonto attuale: la colpa è delle scelte politiche (non della politica in quanto tale), come ad esempio testimonia l’incisivo e puntualissimo editoriale sul declino dell’istituzione scolastica. Ma, in qualche misura, è anche colpa di ognuno di noi.

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    Alberto Rivelli

    06/09/2018 15:39:21

    E’ un testo non facile da commentare a causa della vastità dei temi trattati. L’autore, attraverso i suoi editoriali pubblicati sul Corriere della Sera negli ultimi vent’anni, cerca di dare una spiegazione alla situazione di decadimento in cui si è venuto a trovare il nostro Paese. Non sempre mi sono trovato d’accordo con le conclusioni cui è arrivato, ma le tesi sono sempre trattate con argomentazioni ben ragionate (talvolta del tutto controcorrente) e mai con soluzioni preconfezionate e semplicistiche cui l’attuale “classe dirigente” politica e non ci ha abituati. Vengono affrontati i temi dello scadimento della classe politica e il suo appiattimento su un livello qualitativo molto basso; dell’identità nazionale; del rapporto tra Stato e Chiesa e interno alle istituzioni; del gigantesco problema dell’immigrazione. Ma anche la scarsa scolarizzazione dei cittadini e l’altrettanto scarso acculturamento passando per il decadimento della scuola. Tali argomenti richiederebbero ampie e articolate discussioni, ma in alcuni passi credo che sia racchiusa l’essenza di questo “medioevo” della società tutta e del Paese in generale: "Che sarà mai se in questo 2017, forse per la prima volta da sempre, non ci sarà un film italiano in concorso a Cannes; se da anni non si pubblica più un libro, un romanzo importante […] se da tanto tempo il nostro paese non assiste a una discussione vera e appassionata […] circa il suo presente o il suo futuro. Ma sì, certo, non è proprio il caso di preoccuparsi”. A queste problematiche viene fornita però una via d’uscita con la quale concordo appieno: ”Per risalire la china abbiamo bisogno innanzitutto di verità. Che si dica come stanno le cose, che si parli dei molti errori che abbiamo commesso e delle vie senza uscita in cui ci siamo cacciati”. Ecco, forse con una vera e sana operazione di verità, spazzando via la mediocrità di chi è chiamato a decidere, si potrà risalire la china e uscire dal pantano maleodorante in cui il Paese è caduto.

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    Arianna

    06/09/2018 13:21:18

    "Il tramonto di una nazione” è una operazione editoriale redditizia nella sua semplicità. Ovvero, raccogliere gli ultimi 17 anni di attività di Ernesto Galli della Loggia come editorialista del “Corriere della Sera”, dando alla narrazione un percorso tematico, e non cronologico, che dà il senso di un lungo discorso intellettuale liberale che Galli della Loggia ha portato avanti negli anni dalle colonne del quotidiano di via Solferino. I temi entro cui sono ‘incasellati’ i suoi interventi sono in sostanza i grandi temi della discussione nazionale e internazionale, allargando il compasso dalle vicende di casa nostra al grand’angolo delle questioni internazionali. Ecco allora riflessioni sulla memoria e l’identità occidentale (perdute); sull’anomalia politica rappresentata da Berlusconi, e sulla controanomalia distorta dei suoi nemici giurati, le procure; sulla nascita e l’avanzata dell’antipolitica e dei partiti populisti; sul mondo intellettuale e del giornalismo, scandito dall’egemonia culturale della sinistra; sui principali mali che hanno prodotto l’evidente declino dell’Italia; sul rapporto tra religione cristiana e politica, e tra religione e temi etici; infine sull’incontro/scontro di civiltà tra Occidente e Islam. Insomma, un lungo viaggio nel cuore del nostro sistema di valori attraverso una voce magari anche criticabile, ma sicuramente fuori dal coro.

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    iperteo

    06/09/2018 13:15:24

    La raccolta di articoli scritti negli ultimi 17 anni da Ernesto Galli della Loggia oggi confluiti nel volume “Il tramonto di una nazione” ha un pregio e un difetto formale, un pregio e un difetto sostanziale. L’aspetto formale. I testi sono divisi per temi, senza un percorso cronologico stabilito, e ciò permette di spiluccare ciò che interessa, magari facendosi guidare dalla curiosità per un titolo, senza necessariamente seguire la continuità della narrazione. D’altro lato però dà la sensazione di essere un lavoro senza reale spina dorsale: tale scelta editoriale rischia infatti in molti casi di decontestualizzare gli interventi rispetto alla discussione dalla quale sono stati originati. L’aspetto sostanziale. Su molte questioni le riflessioni di Galli della Loggia, mai banali, sempre trasversali, lontane dal pensiero ideologicamente o culturalmente omologato, sono ampiamente condivisibili. Resta però, leggendo “Il tramonto di una nazione”, la medesima sensazione che spesso aggredisce l’attento lettore del “Corriere”: ovvero che sia difficilissimo avere la forza di leggere dall’inizio alla fine un articolo di Galli della Loggia.

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    Giancarlo Lupi

    03/09/2018 18:34:21

    Dalla sua unificazione (1861) fino agli Anni Sessanta del ‘900, l’Italia si consolidò come Nazione ed entrò nel novero dei Paesi più sviluppati. Ciò accadde per merito delle élites che unificarono il Paese (e di quelle che lo ricostruirono dopo la seconda guerra mondiale) e per un contesto internazionale favorevole. Negli Anni Ottanta inizia invece un progressivo declino italiano, le cui radici sono di origine sia interna che internazionale. Fra le principali, Galli indica “la progressiva secessione dall’Italia delle classi dirigenti e il relativo abbandono, da parte loro, del presidio della statualità”. Questo fenomeno, che ha indebolito il senso dello Stato (e il civismo) di ampie fasce di opinione pubblica, ha avuto anche radici istituzionali, come la progressiva sottrazione di poteri alla classe politica e la loro devoluzione ora verso la Ue, ora verso le regioni (col federalismo) e, si potrebbe aggiungere, verso le Autorità indipendenti. Ma esiste uno iato anche fra il senso comune di larga parte del Paese (spesso conservatore in senso lato) e le sue élites culturali, tutte tese ad imporre un “sentiment” progressista e modernista. Poi hanno rilievo l’endemica arretratezza del Mezzogiorno (al punto che oggi “il gap economico fra la Lombardia e la Calabria è maggiore di quello fra la Germania e la Grecia”) e, naturalmente, gli imponenti fenomeni migratori, speculari alla crisi demografica europea e italiana, che non sono stati governati da politiche di accoglienza capaci di produrre integrazione. Migrazioni e globalizzazione economica sfidano le culture civiche nazionali e i tradizionali modelli organizzativi del lavoro e generano ansia sul versante securitario. Persino la perdita di centralità dell’Italia nella Chiesa cattolica (che da tempo non esprime un Pontefice italiano) è un sintomo del declino italiano. Sono poi di grande interesse le analisi sull’Islam e la serrata critica che Galli della Loggia svolge all’idea che esista un Islam “moderato”.

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    Leonardo

    26/08/2018 14:11:18

    L’autore descrive in quadro attuale della società italiana nel pieno di una crisi incapace di cogliere le sfide per l’inefficienza della politica e i limiti della giustizia dove il decadimento dei valori cristiani ha sferrato un colpo che impedisce di vedere un futuro. Il tramonto non è solo la fine di un’epoca ma apre all’incertezza di scenari non prevedibili in un Paese che soffre di tensioni populiste e di divisioni accentuante per la mancanza di saper accogliere quel pluralismo necessario a fondare una identità nazionale. L’esasperazione di atteggiamenti e scontri che aumentano il divario tra ricchi e poveri, tra benestanti e le fasce più deboli, segnalano l’inutilità di tanti tentativi di fare i conti con la modernità e presentare il Paese agganciato all’Europa e al mondo.

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    Jo

    14/08/2018 11:12:25

    Ernesto Galli Della Loggia accompagna il lettore in una riflessione riguardante la crisi che ha colpito l'Italia negli ultimi quindici anni. Una crisi economica ma non solo; anche di valori, pensiero e libertà. Il dubbio e la confusione regnano sull'universo sconclusionato di opportunità ed eventi che attraversano il nostro tempo. L'insoddisfazione come sfondo di un'Italia che arranca, incapace di guardarsi dentro. Per cambiare bisogna essere consapevoli, non solo del proprio passato, ma anche del presente. Una consapevolezza che non esclude aree di pensiero, ma le mette in luce per capirle. Questa è l'unica via per salvarsi. "Il tramonto di una nazione" è il ritratto duro ma realistico dell'Italia da cui tutti prima o poi abbiamo pensato di fuggire.

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    Giovanna

    08/08/2018 14:15:29

    Lo storico Enrico Galli Della Loggia nel suo saggio “Il Tramonto di una nazione” indaga sulle cause che hanno portato alla crisi di una nazione che ormai sta andando, come sottolinea nel titolo, verso il tramonto. Attraverso la sua visione per molti pessimista, per altri realista, lo storico propone varie esegesi sulla politica italiana, mostrando il ruolo svolto sul sistema da vari partiti e dalla Chiesa. Un libro schietto, d’impatto, che non offre soluzioni ma si limita ad interpretare, a far sorgere dubbi, a cercare risposte in un paese di certo malconcio ma ancora in piedi, poiché il tramonto nella sua vivace bellezza, ci avverte che un giorno sta per finire, ma un altro giungerà.

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    Anna

    27/07/2018 15:50:53

    Un libro che è un fotografia dell'Italia degli ultimi 20 anni, con tutti i suoi malesseri e le sue tensioni. Un libro che fornisce pagina dopo pagina delle risposte, ma che fa porre anche molte domande. Si prospetta il tramonto del nostro Belpaese, ma l'immagine del tramonto porta immediatamente a pensare anche ad una nuova alba.

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    ILLUMINANTE

    21/06/2018 13:32:00

    Il tramonto del nostro Bel Paese... Un tramonto evitabile?... Una paura già certezza? Scorrendo le pagine ci si domanda come ancora sia possibile essere qui a poterne discutere... Quando tutto diventa troppo, e l'essere umano diventa niente.. Incapace di curarsi dei suoi sbagli... Incapace di reggere lo scontro.. Incapace di mettere a disposizione la propria intelligenza...I N C A P A C E. E ci si ritrova nel solito bailamme di discorsi senza senso, a gettare colpe addosso a chiunque ci passi accanto e che provi a fare una seppur piccola differenza... Perché lo abbiamo capito bene, lo abbiamo insegnato a tutti... La differenza, non saremo noi a farla. Noi bigotti avanzi di una socialità distrutta, dove l'egoismo regna sovrano in un'apocalittico scenario di prepotenza..dove ciò che mio è MIO e tu non vali niente. Dove non sarà l'amore a salvarci, perché sarà proprio quell'amore a pugnalarci nel bel mezzo delle nostre false convinzioni. Uno spaccato illuminante che riesce a far emergere patriottici valori pronti a farci cominciare una "guerra"... Peccato che, chiusa l'ultima pagina, il tramonto è già arrivato. Un libro che grida alla speranza, che scuote la mente. Puoi ancora fare la differenza, anche se ti sei detto di no... Anche se te lo hanno ripetuto tutti, che non vali niente! se ti senti lacerare dentro di te, scendi in piazza! Riprenditi ciò che è TUO realmente.

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  • Ernesto Galli Della Loggia Cover

    Studia a Roma presso l'Università La Sapienza e nel 1966 si laurea in Scienze Politiche. A Torino, dove svolge l'attività di ricercatore presso la Fondazione Einaudi, approfondisce la tematica del rapporto tra banca e industria nello sviluppo economico italiano. Dal 1972 al 1975 insegna Storia Economica Italiana presso la facoltà di Scienze Economiche e Bancarie dell'Università di Siena. Nel 1987 è nominato professore di Storia dei Partiti e Movimenti Politici presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Perugia. Nel 1978 è membro della direzione di "Mondoperaio" e tra il 1984 e il 1985 dirige il mensile "Pagina". Nel 1990 entra nel Consiglio direttivo della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea... Approfondisci
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