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Yukio Mishima

Traduttore: L. Origlia
Editore: Feltrinelli
Edizione: 9
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
Pagine: 160 p.
  • EAN: 9788807809941

In una casa sul mare circondata dai fiori vivono una breve e tragica estate Yuko, che si prende cura del marito semiparalizzato e muto, e il giovane e vigoroso Koji.Quest'ultimo è appena uscito dal carcere dopo aver scontato una condanna a due anni proprio per aver ferito gravemente al capo il marito di Yuko, della quale il giovane si era perdutamente invaghito.Alcune settimane trascorrono in una crescente tensione perché gli amanti, apparentemente padroni della situazione, in realtà sono ossessionati dalla presenza silenziosa e rassegnata del marito, che suscita in loro sentimenti misti di pietà, rimorso e odio: non sopportano il sospetto di essere guardati come due animali che si trastullino, innocentemente felici. Il monologo col quale Koji si rivolge all'invalido, come per rimuovere la maledizione che grava su quell'amore, fa precipitare il trio verso il compimento di un delitto che sembra rispondere a un segreto desiderio di espiazione e di morte.Vissuta sullo sfondo di una natura idilliaca, tra le spiagge e le pinete della penisola di Izu, questa storia di un eros appassionato che conduce irragionevolmente alla rovina acquista un'aura di essenzialità e fatalità che è stata paragonata da molti a quella propria della tragedia greca.Mishima indugiò nel comporre il fortissimo epilogo: la notte del capodanno del 1961, a Milano, dopo aver ascoltato il "Fidelio" di Beethoven alla Scala, scrisse di getto l'ultimo capitolo, degno di coronamento di uno dei suoi romanzi più significativi.

Recensioni dei clienti

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    alida airaghi

    01/01/2017 16.12.04

    Prescindendo dal titolo, piuttosto infelice e ammiccante, ma allusivo ai caratteri poco razionalmente controllati dei tre protagonisti, e ai loro ruoli assunti con fisicità istintiva, questo romanzo di Mishima conferma la maestria dell’autore: non solo nell’introspezione psicologica dei personaggi, ma soprattutto nella costruzione a incastro degli avvenimenti, nella rivelazione imprevista di cause precedenti e di effetti susseguenti al loro agire. Il paesaggio gentile e luminoso del paesino di pescatori nella penisola di Izu fa da contrasto con le ombre che avvolgono l’esistenza dei protagonisti, riassunta icasticamente in una frase all’inizio della narrazione: “Anzitutto c’era una donna infelice e disperata. Un marito egoista e crudele. Un giovane compassionevole, pieno di vigore. E con ciò la storia sembrava già compiuta”. Tre, dunque, gli attori sulla scena. Ippei, intellettuale quarantenne amante del lusso e delle donne; sua moglie Yūko, fragile e tormentata; il giovane Kōji, loro dipendente, invaghito della padrona. Accecato dalla gelosia, rabbioso per le umiliazioni continue che il marito-padrone impone a tutti, gli fracassa la testa procurandogli un’emiparesi afasica. Dopo due anni trascorsi in carcere, Kōji viene accolto nuovamente dalla stessa coppia, a perpetuare una penosa convivenza accanto all’uomo disabile – trasformato in una inespressiva maschera tragica – e alla sposa infermiera: in tre prigionieri della stessa plumbea atmosfera fatta di rimorso, dedizione e odio. Rapidamente il romanzo si avvia verso la sua inevitabile e sconvolgente conclusione, sempre mantenendo un’attenzione e una sensibilità quasi fotografica alla descrizione dei particolari. E lo scavo nelle emozioni profonde delle loro anime, nei rovelli dei sentimenti, nell’inevitabilità di un destino che sembra sopraffarli e decidere per loro, ci restituisce il pathos della grande narrativa, quando si confronta con i temi eterni della colpa, della morte, dell’amore.

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    patrizia balit

    22/03/2015 16.49.06

    Grande talento evocativo dell'Autore, nel difficile triangolo tra Yuko, Ippei e Koji, sensualità, desiderio carnale, erotismo, lealtà, voglia di vita, ineluttabilmente non riescono a coniugarsi con l'amore ma con la sofferenza, l'umiliazione, l'incomunicabilità. "Ciò che realmente aveva desiderato di vedere era l'atto in cui risplende la tortuosa verità di un essere umano, l'attimo in cui una pietra falsa emana la luce di un gioiello autentico, quella gioia, quella realizzazione di un irrazionale sogno, l'attimo della metamorfosi, in cui la stupidità si trasforma spontaneamente in qualcosa di solenne". C'è tutto Mishima, in questo. E pieno di emozione, l'Epilogo.

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    Jiro

    14/10/2010 15.14.32

    Bellissimo libro di Mishima..peccato per la traduzione. Non rende affatto merito alla bella prosa dell'autore.

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    Gabriele77

    12/03/2009 17.41.30

    Concordo con L, dal titolo me lo aspettavo molto più spinto,comunque un altro capolavoro di questo autore

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    Filippo N. - W2M.it

    01/08/2005 11.31.38

    Mishima (il cui vero nome era Kimitake Hirakoa) è stato un grandissimo protagonista della letteratura giapponese del secolo scorso, un personaggio trasgressivo, inquieto, che viveva il rapporto tra l'amata cultura del suo paese e la propia omosessualità in modo ovviamente molto sofferto. Innumerevoli sono le opere che ci ha lasciato - oltre 400 - dal primo racconto scritto a soli 7 anni fino al proclama che volle leggere il 25 novembre 1970, data in cui si suicidò praticandosi il seppuku, il tradizionale taglio del ventre rituale con la katana. Tra tutte le opere di questo straordinario poeta del Sol Levante, questo Trastulli d'animali è una delle mie preferite. Il breve romanzo - edito in Italia da Feltrinelli - racconta la subdola storia di un triangolo i cui protagonisti sono la bella e giovane Yuko, il suo povero marito - reso semiparalizzato e muto da un'aggressione subita qualche tempo prima - e il baldo Koji, proprio colui che per amore di Yuko si era avventato sul di lei consorte. Dopo aver scontato un paio d'anni di prigione per aver inferto i colpi quasi mortali all'uomo, Koji va a passare l'estate proprio a casa di Yuko, ma la vita - nonostante lo scenario paradisiaco dipinto dalle spiagge e pinete della penisola di Izu - non è tutta rose e fiori per gli amanti: la presenza silenziosa e apparentemente incoscente del marito li ossessiona, suscitando in loro sentimenti contrastanti, dalla pietà al rimorso, dal fastidio all'odio. Non sopportano infatti l'idea che l'invalido, senza esprimere opinioni, senza tradire alcun barlume di lucidità, possa invece pensare che essi si trastullano come animali, incapaci di provare vergogna per il crimine di cui si sono macchiati. Una storia di passioni travolgenti, di bassi istinti sublimati da elevati sentimenti, un vortice che cattura i protagonisti dapprima lentamente, risucchiandoli via via sempre più rapidamente in un epilogo che sa di sangue, d'espiazione e di morte. Uno stile letterario unico, eccelso, immenso: SUBLIME!

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    L

    27/04/2005 18.14.14

    a mio avviso la migliore opera di Mishima; uno spaccato d'un rapporto fra un uomo ed una donna in cui tutto concorre alla loro unione tranne l'assenza d'amore e la presenza del marito di lei ridotto alla demenza. un libro magnifico, degno anche di Dostoevskji. certo il titolo lascia molto a desiderare ma vale la pena di leggerlo.

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