Trattato del ribelle - Ernst Jünger - copertina

Trattato del ribelle

Ernst Jünger

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Traduttore: F. Bovoli
Editore: Adelphi
Edizione: 10
Anno edizione: 1990
In commercio dal: 28 maggio 1990
Pagine: 136 p., Brossura
  • EAN: 9788845907586

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    leo68

    21/09/2020 23:35:02

    Questo libro dice la verità e nientaltro che la verità, ovviamente bisognerebbe essere quei 2 individui su 100 che sono definibili ribelli secondo questi termini per godersi la lettura di questa opera, secondo il mio parere uno scritto imprescindibile di junger

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    Otto

    17/05/2020 18:07:41

    Non sorprende che quest'opera sia tra le più lette di Junger. Nei diversi studi sullo scrittore tedesco si individuano solitamente tre "tipi umani" che hanno segnato la sua riflessione e scrittura (anche nelle opere narrative): il soldato, l'operaio e l'anarca. Questo saggio enuclea quest'ultima figura, probabilmente la più attuale - o come tale così percepita. E' difficile non vedere in questa riflessione matura il percorso autobiografico dello scrittore nella Germania nazista (nella quale era idolatrato ma anche avversato e addirittura sospettato di avere ordito nell'attentato contro Hitler), ma anche la distanza (se non avversione) verso il mondo occidentale successivo alla seconda guerra mondiale - una scelta di emigrazione interna e interiore, quella perseguita dall'Autore, che potrebbe aver posto le premesse per la maturazione di questo scritto. Tra i vari temi del libro, merita particolare considerazione la concezione "sostanzialista" della libertà dell'uomo. E' enorme la distanza rispetto alla concezione liberale: solo formalistica e legista. In sostanza, un libro che va letto e consigliato.

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    alberto90

    12/05/2020 21:34:30

    C'è molta confusione intorno a Junger, sicuramente una figura ambigua fino al nocciolo per le sue idee e per le sue posizioni nella Germania del suo tempo. Le tesi che lascia come risposte alla catastrofe dell'età moderna sono piuttosto valide; resta purtroppo un errore di fondo: quello di credere che l'anarchia possa essere una cosa di destra. Il drammatico ritorno al bosco, luogo della pura angoscia e della redenzione della forza, ove ritrovare il senso della vita e della morte di fronte al pervasivo e subdolo dilagare del controllo. Un prontuario profetico per diventare roccia avverso la volontà livellatrice del potere contemporaneo, che concede catene in cambio della connivenza. La coscienza della sconfitta è il preludio di ogni vittoria. Consigliato.

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    luciano

    18/11/2019 09:00:55

    Il Ribelle è colui che sceglie di dire "No" ad una società in cui l'individuo è manipolato, dove le libere elezioni sono un inganno, dove la libertà è avvelenata dalla paura, dove " le istituzioni divengono equivoche o sospette, e persino nelle chiese si sente pregare ad alta voce non per i perseguitati bensì per i persecutori", allora, quando succede tutto questo, "la responsabilità morale passa nelle mani del singolo, o meglio del singolo che non si è ancora piegato." Il Ribelle è come un lupo che si nasconde in mezzo al gregge: "Tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos'è la libertà. E non soltanto i lupi sono forti in se stessi, c'è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. E' questo l'incubo dei potenti." E il Ribelle per organizzare la resistenza decide di "passare al bosco". E il bosco è ovunque, "è nel deserto, è nella macchia, è in patria, è in ogni luogo...". Ma il bosco, il vero bosco, è un luogo quasi mistico dove avviene "l'incontro con il proprio io." Scrive Junger: "nel bosco troviamo il giardino dell'Eden, i vigneti, i gigli, il granello di frumento delle parabole cristiane... nel bosco troviamo le foreste dei Germani e dei Celti e il boschetto di Glasur, dove gli eroi hanno sconfitto la morte e ancora, il Getsemani e i suoi ulivi."

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    Giorgio

    25/01/2019 22:18:30

    Riflessioni che oscillano tra il politico e l'esistenziale; la critica del mondo post-bellico, con i suoi apparati democratici e totalitari, simile a quella della Scuola di Francoforte ma per certi versi persino più acuta, come quando si scaglia contro le libere elezioni che in realtà sono questionari per rafforzare il sistema di controllo del macchinismo moderno. Per Junger bisogna passare nel bosco, compiere il salto, gettarsi nell'Essere, affrontando la paura della morte, per diventare se stessi, anti-sistemici, potenti perché poetici. Un bel mix tra Nietzsche e Heidegger. Tra le righe si legge la nostalgia per la Germania del Primo Novecento, mentre la disfatta della II guerra mondiale la configura come il concentrato di tutte le catastrofi, dove Unione Sovietica e Usa stringono patti sulla pelle degli umani. Probabilmente l'opera è troppo densa, troppo breve, trasuda di concetti e intuizioni davvero preveggenti, ma che avrebbero bisogno di una maggiore articolazione. Lettura consigliata, voto 7.

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    Rosaria Alessia

    29/12/2018 19:20:44

    Capolavoro.

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    Andrea Scasso

    25/11/2016 18:00:24

    Gran bel libro, a tratti veramente incisivo e penetrante. Non lo ritengo un capolavoro assoluto ma vale la pena di leggerlo.

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    Francesco Persiani

    11/07/2015 07:27:29

    Fantastico. A mio avviso dovrebbe essere letto dagli studenti a scuola quale libro di testo per aprire loro la mente e iniziare a rifondare una società' di uomini liberi.

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    Carlo

    09/01/2015 14:04:30

    poco da aggiungere ai commenti già scritti. Linguaggio potente e visionario, ogni frase scava nel profondo

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    hjorvardr

    15/09/2014 17:12:47

    rileggo sempre questo libretto con immenso piacere, traendone ogni volta preziosi insegnamenti ed una carica immensa per sopravvivere allo squallore del mondo moderno... Capolavoro!

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    armando

    29/12/2011 18:01:35

    Bisogna riconoscere al libro una certa capacità di preveggenza rispetto a quelli che, di lì a pochi anni, sarebbero stati i grandi problemi che affliggono (oggi ancora di più) il rapporto tra individuo e istituzioni. "Passare al bosco": è questo il gesto coraggioso richiesto al Ribelle, sconfitta la paura e riaffermata la propria capacità di resistenza. Il libro è un pò complesso, dal che la mia difficoltà di comprenderlo fino in fondo (e, a tratti, la tentazione di lasciarlo ad altro lettore più "attrezzato").

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    Grif

    15/02/2010 18:20:18

    Il passaggio al bosco è il simbolo nobile della ribellione a qualsiasi forma di oppressione fisica o mentale, un luogo dove l'uomo "incontra se stesso nella propria sostanza indivisa e indistruttibile". Un libro prezioso e sorprendentemente attuale.

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    Colella Fausto

    03/12/2007 18:03:06

    Trattato straordinario per comprendere qualcosa in più dell’animo umano. La via del bosco, una via introspettiva per scoprire attraverso la sofferenza la libertà. Junger ci offre una delle vie possibili attraverso sentimento , ragione e coraggio. Il ribelle che comprende le sofferenze del genere umano perché riesce a comprendere la propria debolezza ha bisogno di lucidità e coraggio.

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    Fabio

    09/12/2006 21:04:36

    Un inno alla libertà e alla capacità di dire no da parte di alcuni individui che al vivere secondo i dettami del sistema "tecnopolitico"preferiscono "passare al bosco"e da li cercare una nuova via all'esistenza dell'essere umano recuperando antichi valori dimenticati. Junger è un pensatore che ha fatto nelle sue opere una "diagnosi"del suo tempo e del tempo a venire veramente "azzeccata". Bisognerebbe ,solo, che fosse portato alla conoscenza del "grande pubblico"perchè le sue analisi,forse,potrebbero aiutarci a riflettere sul "nostro tempo"senza piangerci troppo addosso ma cercando nuove prospettive di indagine.

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    Spegglet

    30/06/2004 19:58:44

    La prima volta che l'ho letto l'ho subito accantonato..Mi stava inquietando,turbando..mi stava umiliando,stava umiliando me e la mia esistenza.. Dopo un po' di mesi di riflessione,studio e preparazione,l'ho ripreso. Beh,ha cambiato la mia vita..

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    LUCA

    13/05/2004 17:49:03

    Puo' essere che vi cambi la vita!Puo' essere che vi troviate la risposta alla domanda "che cos'é la libertà".Prima pero' chiedetevi se siete pronti.Passare al bosco puo' essere pericoloso,devastante,sublime.Allacciatevi le cinture,buttate Moravia e Verga nell'immondizia e buon divertimento!

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    Antonio Gentilucci

    23/01/2001 14:39:34

    Il Trattato del Ribelle, di Ernst Junger, è per pochi: bisogna avere un amore viscerale per la libertà. Non tutti lo hanno. La libertà totale, assoluta, la libertà ancestrale che è insita nell’uomo e non gli è donata da nessuna elucubrazione filosofica, né da un principio di diritto. Il suo Ribelle è uno che ha scelto di essere UOMO. “Se avere un proprio destino o essere considerato un numero: è questa la decisione che oggi sta di fronte a tutti, ma che ciascuno deve prendere da solo”. Quella che Junger sbatte in faccia al suo lettore è una sfida: vediamo se sei capace di riprenderti te stesso. Quando nasci vieni assorbito dalla società circostante: sei una figura sociale, sei una categoria professionale, sei un cittadino di un Paese, sei parte di una comunità religiosa. Sei inscatolato, bollato e spedito verso destinazioni ben precise che tu non hai scelto. Qualsiasi indagine di mercato prevede come ti comporterai, conosce i tuoi desideri e i tuoi sogni, se ne hai ancora. Vediamo allora se sei capace di ribellarti, vediamo se esci dalla scatola e riprendi in mano la tua vita, la tua testa, la tua morale. Tu sei un figlio di Dio. Vediamo se sei all’altezza! Tu eri un uomo, te lo ricordi?

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    Alberto de Sanctis

    09/08/2000 16:00:07

    Prendendo le mosse dal pensiero di Nietzsche, il testo rappresenta una sintesi illuminante della volontà tragica di accettare non passivamente la modernità. L'uomo moderno - consapevole della fase avanzata del nichilismo contemporaneo, dell'assenza di valori comunitari - può "sopravvivere" alla tecnica e, usando un termine oggi di moda, alla "globalizzazione" tenendo saldo un piede nella Foresta, simbolo dell'irrazionale e dell'ancestrale. E' la figura dell'"Anarca" che Junger delinea con una rettorica asciutta, cristallina ed efficace. Lettura obbligata per i "ribelli" emancipati dalle ideologie di destra e sinistra.

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  • Ernst Jünger Cover

    (Heidelberg 1895 - Riedlingen, Alta Svevia, 1998) scrittore tedesco. Volontario nel primo conflitto mondiale, idealizzò la guerra come prova di coraggio e presa di coscienza di ignote dimensioni psichiche, nel diario di guerra Tempeste d’acciaio (In Stahlgewittern, 1920), nei racconti di Fuoco e sangue (Feuer und Blut, 1925) e Ludi africani (Afrikanische Spiele, 1936), nei saggi La lotta come esperienza interiore (Der Kampf als inneres Erlebnis, 1922) e Il cuore avventuroso (Das abenteuerliche Herz, raccolti nel 1929). Nel saggio L’operaio (Der Arbeiter, 1932) polemizzò con il romanticismo politico e identificò nel lavoratore-soldato il rappresentante dell’epoca moderna, che ha distrutto in sé ogni individualità. J. fu nazista, ma già... Approfondisci
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