Curatore: G. Nicoletti
Editore: Garzanti Libri
Collana: I grandi libri
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
In commercio dal: 06/03/2008
Pagine: XXXII-105 p., Brossura
  • EAN: 9788811364276
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    Cristiano Cant

    24/04/2018 05:57:32

    Penso che avrei amato tantissimo questa bottega di libri, questo mondo di stampe e vecchie edizioni che è al centro della vicenda. Attorno c'è tutta Siena col suo sfondo di alture e di borghi, di piazze, di osterie, di distese di verde, di caffè e di negozi, un universo di colori e suggestioni dove però, nell'inevitabile contrasto che anima le cose, non tarderà a infilarsi anche l'ombra della tragedia. Tre fratelli, tre diverse malinconie, tre inconsci maneggiati con bravura magnifica dall'autore, sotto una coltre di echi balzacchiani che rende lievito potente ogni rigo che infittisce la trama. La libreria non va bene, ma bisogna sopravvivere. L'espediente trovato salva e riesce a dar fiato, ma fino a che punto? E' in questo sfrenato e indomabile crescendo che ci si deve orientare, un passo di lento declino e di sorte senza ritorno nei quali i morsi della morale alzeranno supreme pagine di bellezza, di vergogna uguale a chiodi infissi nel cuore, e che sarà sempre più complicato tenere a bada quando le mosse contrarie di chi deve esigere quelle cambiali smaschereranno il tutto nei duri colpi della pratica reale. In un flusso di delirio Giulio "vide la sua firma falsa saltellare sul pavimento. Si chinò per chiapparla. Invano. Pare che la nostra memoria sparisca e poi si faccia anche più viva di quel che non ci aspettiamo". Tre vite avvolte in un suono di oziosità immatura e di responsabilità come tardiva, e una contesa interna fra i fratelli che spinge le sue dosi di rancore a punti veramente estremi. Forma e rispetto sociale, difesa di un contegno e irreparabile svelamento si alternano nella storia come tarli in agguato dentro ogni rifinitura, il guasto necessario a torcere in letteratura l'involucro di fatti altrimenti senza nervo. Indubbiamente il miglior romanzo di Tozzi, le rotte del dolore economico dentro destini di indecisi, di volontà troppo sognanti, trafitte anzitutto da loro stesse. Finale commovente, indimenticabile.

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    M. C.

    26/03/2015 16:04:49

    Tozzi è uno scrittore eccezionale ma difficile, tragico, frontale: la sua spiritualità profonda si addice a pochi, fortunati lettori. Tre croci è una discesa agli inferi, senza conforto né salvezza. La lingua di questo scrittore è potente, antica, aspra e tagliente come una lama di rasoio. Magnifiche le descrizioni di Siena, sfondo di tutta l'opera tozziana. Freschi e vivi i dialoghi. Scrittore che merita ancora di essere riscoperto.

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    Arya

    02/01/2008 13:55:20

    Premetto che l'ho letto per scuola, e raramente un libro che mi obbligano a leggere mi piace. Comunque, direi che questo libro non è che non mi sia piaciuto, ma proprio non ne ho trovato il senso. In sintesi, dove vuole andare a parare? Perchè non è storico, e quindi non mi fornisce nessuna documentazione, ma non è un romanzo, e non mi conforta con una bella storia. Se fosse un saggio, ma non penso sia nemmeno quello. La mia prof. mi ha anticipato che avrei provato emozioni leggendolo, e invece, calma piatta. E' per questo il voto così basso: non mi ha trasmesso nulla, se non un po' di noia.

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Federigo Tozzi vede la stampa del suo ultimo romanzo, Tre croci , nel febbraio del 1920: nel mese seguente, a seguito di una dormita con la finestra aperta, lo scrittore senese si ammala di polmonite e muore. Verrà sepolto con una copia di Tre croci nella bara.
Il romanzo dei tre fratelli di Siena, proprietari di una libreria, coinvolti in un vortice di cambiali false e fallimento, quindi di morte (il più sensibile finisce suicida, il secondo schiantato dall'"apoplessia reumatica", il terzo sfinito dalla gotta all'ospizio), è considerato generalmente meno originale del folgorante Con gli occhi chiusi , in quanto sembra ritornare a moduli ideativi, narrativi, descrittivi del romanzo realista ottocentesco. In effetti gli ingredienti sono quelli: la ragione economica come motore della rovina, la tara familiare, le malattie "scientificamente" perlustrate nei momenti finali della decomposizione psico-fisica dei personaggi, la struttura rigorosa e implacabile del tracollo, la bestialità umana nelle sue funzioni primarie (il ventre protagonista), la follia, l'ipersensitività che soccombe, l'analisi delle motivazioni di un suicidio (Alfredo Oriani vi aveva dedicato un romanzo intero, Vortice , uscito nel 1899).
Però. Siamo sicuri che la "regressione naturalistica rispetto a Con gli occhi chiusi " (parole di Giacomo Debenedetti) sia qualcosa da valutare in modo storicamente così involutivo? Non corriamo cioè lo stesso rischio di quando consideriamo Senilità inferiore al capolavoro modernista La coscienza di Zeno , o di quando deprimiamo i grandiosi Vecchi e giovani alla luce corrosiva del Fu Mattia Pascal , o del pulviscolare Uno, nessuno e centomila ? Un'occasione per rinnovare queste riflessioni ci è offerta oggi da un'ottima edizione di Tre croci , curata da Carlo Serafini. Il quale ci mette a disposizione un'intelligente introduzione, un profilo biografico dell'autore, una vasta bibliografia (più di venti pagine fitte di titoli), un testo accuratamente annotato negli aspetti non soltanto linguistici ed esplicativi ma anche in quelli interpretativi.
Lo stesso Debenedetti indicava che "il breve dramma naturalistico e piccolo-borghese" di Tre croci si complica angosciosamente per l'emergenza dello psichismo inconscio, per l'influsso continuo dell'"emisfero d'ombra" sul dominio diurno realistico. Inoltre la "scoperta" pre-suicidale di Giulio, il più delicato e colto dei tre fratelli, cioè che non si ha certezza piena di vivere, che la realtà è convenzionale , e che in essa insiste come invariabile perenne la morte, anzi desiderio di morte, costituisce un documento squisitamente "novecentesco": basti pensare, di lì a poco, all'umanità sedicente viva cui si affilia Montale.
Ma ci preoccupa qualcosa d'altro. E cioè l'equivoco di reiterare l'equazione storico-critica per cui all'alba del XX secolo un romanzo di struttura classica e geometrica sia reazionario, mentre uno aperto, liberato e franto sia necessariamente novità novecentesca, quindi superiore. Il punto non è opporre un modello all'altro, esaltare un tempo di edificare o, al contrario, un tempo di distruggere. Il punto è rinunciare a uno schema di teleologia letteraria e leggere i processi nella loro complessità, piuttosto che seguendo un solo trend evolutivo. L'autore di Con gli occhi chiusi e di Tre croci modula in forme narrative diverse, in capolavori diversi, una analoga strepitosa modernità lacerata, sempre proficua per noi che, storicamente se non ideologicamente, siamo postmoderni.

Roberto Gigliucci