Editore: Einaudi
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 272 p., Brossura
  • EAN: 9788806173852
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Recensioni dei clienti

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    ely

    01/06/2016 20:04:43

    un lungo epilogo al primo libro. un respiro di sollievo dopo aver letto linverosimile ke hanno dovuto patire tutte quelle povere persone. lento ma coinvolgente.

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    Hyeronimus52

    19/12/2015 21:46:56

    Non all'altezza, secondo me, del più sofferto "Se questo è un uomo" questo romanzo autobiografico narra, in modo avventuroso ma anche introspettivo, le vicissitudini di un gruppo di prigionieri sfuggiti alla morsa del lager di Auschwitz e desiderosi soltanto di riprendersi fisicamente e moralmente e tornare al più presto in seno alle rispettive famiglie: non sarà semplice né rapido il ritorno a casa ma, nonostante la lentezza della macchina burocratica russa, avverrà pur nella consapevolezza che quanto sofferto nel periodo di prigionia non sarà mai del tutto dimenticato

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    taty854

    07/10/2015 12:37:40

    ottimo seguito al più celebre "se questo è un uomo". toccante e profondo

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    cesare

    23/07/2013 13:58:17

    Un libro che ho letto, ma non divorato come "Se questo è un uomo". Non è un libro scritto di getto: dalle prime pagine ci si accorge del lavoro di revisione fatto dall'autore, che racconta del suo viaggio di ritorno a casa post liberazione dal Lager. Da leggere sicuramente ma con la dovuta calma, in quanto poco avvincente e a tratti noioso.

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    Gondrano

    10/04/2013 10:24:22

    Seguito di "Se questo è un uomo", dove Levi racconta le peripezie passate durante l'insperato viaggio di ritorno da Auschwitz. Intimista e sofferto, ma a tratti sinceramente divertente.

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    umberto73

    23/01/2013 21:27:35

    Un autentico capolavoro,racconta l'olocausto con una semplicita pazzesca!La storia raccapricciante di tantissime persone segnate x sempre,una vegogna per l'umanita intera!!Da non dimenticare mai.

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    Antonino

    09/11/2012 11:14:15

    Ho appena finito di leggere La Tregua subito dopo aver finito "Se questo è un uomo". Sono diventati la mia Bibbia personale. Fantastico.Grazie Primo Levi.

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    Renzo Montagnoli

    08/11/2012 10:40:51

    Raramente mi è capitato di imbattermi in un libro come questo, così avvincente e così facile da leggere, nonostante l'intensità e la complessità del tema trattato. La tregua è il naturale seguito di Se questo è un uomo, che termina con l'arrivo delle truppe sovietiche nel campo di concentramento, là dove inizia La tregua, una descrizione, pure autobiografica, del lungo e tortuoso viaggio di ritorno, quasi un pellegrinaggio durato diversi mesi, attraverso un'Europa distrutta dalla guerra, devastata dalla furia inconsulta degli uomini, una piccola Odissea in cui il nostro novello Ulisse, cioè l'autore, reimpara a vivere. Il viaggio è quello di un'umanità violata, di poveri esseri frastornati dall'analoga esperienza e perciò fratelli loro malgrado. Sono tanti i personaggi, vari e finemente descritti, per cui è anche possibile considerare La tregua un romanzo corale, in cui ognuno porta i segni della sua sventura e il contributo per la rinascita. Talune vicende raccontate possono sembrare picaresche, ma sono il frutto di una certa incoscienza più che giustificabile in individui che cercano di riappropriarsi dell'esistenza, e come tutti i rinati hanno anche il candore dei bambini, la loro simpatia, le loro bizze. Il libro, scritto fra il 1961 e il 1962, beneficia indubbiamente di un lungo periodo in cui l'autore ha potuto essere finalmente fuori dall'incubo del lager e infatti la narrazione ha dei notevoli benefici, non è ansiosa, né, soprattutto, angosciante, pur se la memoria della prigionia non viene mai meno. Questo consente di stemperare i toni, di arrivare in alcune pagine a vertici sublimi, cosa che il lettore non potrà che apprezzare, con un solo dispiacere, quello di arrivare troppo velocemente alla fine. La tregua è un libro bellissimo, da leggere e rileggere più volte, e che sempre lascia un'intensa sensazione di serenità.

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    monica

    02/03/2012 12:56:43

    Sempre il grandissimo Primo Levi. Il suo viaggio di ritorno verso casa dopo aver vissuto un anno in Auschwitz da peportato solo perche' nato ebreo. Un lunghissimo viaggio imprevedibile attraverso l'Europa devastata da una assurda ed inutile guerra sanguinaria. Primo Levi non si libero' mai della sua prigionia in Auschwitz nonostante la sua vita non fosse piu' minaccata dalla follia nazista. Come per altri sopravvissuti anche per Primo Levi il ritorno alla vita da libero cittadino fu per tempo seganato dalle abitudini acquisite in Lager, la ricerca del cibo nonostante la sazieta', la sensazione di oppressione nel sognare ogni notte il comando sveglia del suo Kapo. Non si libero' mai della scritta all'ingresso del Lager "il lavoro rende liberi", perche' come scrisse in "Se questo e' un Uomo" quella scritta per pochi fortunati fu la salvezza perche' ritenuti abili al lavoro e non alla camera a gas. Non si dimentico' mai dei compagni persi nel campo, una tregua quella del tempo trascorso per il suo rimpatrio e poi l'impegno di una vita per far conoscere agli uomini quello che veramente era stato Auschwitz. Un libro importantissimo.

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    lorenzo

    13/02/2012 14:34:49

    uno dei libri più umoristici che abbia mai letto! sembra che scherzi, ma il suo stile riesce spesso a unire il normale al grottesco, con le sue descrizioni caricaturali, esagerate, o anche vere, ma che nel contesto stonano così tanto che non puoi trattenere una risata. Come non sorridere quando ti dice che incontra un barbiere altissimo, con la faccia quadrata e che tiene al petto un mitra? :D un barbiere!! o meglio, non lo era di professione, era un barbiere di fortuna, date le condizioni... però che uno così "grottesco" sia lì per lì pronto a tosarti, nel vederti in Levi-cliente, io mi spaventerei!

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    Giovanni Miano

    15/09/2011 19:15:15

    Viaggio di ritorno dai lager, dai quali, l'autore esce vivo per una serie di coincidenze favorevoli. Inevitabilmente il testo perde consistenza narrativa descrivendo minuziosamente l'infinita epopea priva di logica geografica. Tuttavia l'opera è di livello altissimo e riesce a regalare momenti di ilarità, malgrado lo sfondo amaro lasciato dalla guerra fatto di distruzione e povertà.

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    moreno

    20/06/2011 16:07:08

    Non a livello di "se questo è un uomo" .. ma sarebbe stato difficile ripetersi. In ogni caso è bellissimo e intenso come il precedente.

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    sandro landonio

    21/04/2011 01:42:34

    "di seicentocinquanta che eravamo partiti ritornavamo in tre." La frase che ho preso dal libro sintetizza con un dato numerico, l'immane tragedia che é accaduta in quegli anni, sottolineata ancor di più dal fatto che, nel 1944, quando Primo arriva ad Auschwitz, causa scarsità di manodopera, la direzione del lager fece lavorare gli ebrei giovani e sani, non mandandoli direttamente alla camera a gas. Sopravvisuto allo sterminio Primo ne esce smarrito, senza sapere più se é in grado di tornare uomo, per fortuna nel suo cammino verso la speranza é affiancato da tante "picari" che afferrata la vita per i capelli, se la prendono indietro, Cesare e Mordo fra tutti, ma anche l'umana varietà del popolo russo. Quest' ultimo sembra, in certi punti del libro, suscitare un senso di ammirazione nel protagonista. Letterariamente non é perfetto, a mio parere un pò ripetitivo e prolisso, ma il suo valore di testimonianza é straordinario.

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    OskarSchell

    02/09/2010 14:17:54

    La storia di un viaggio, il ritorno a casa dopo l'inferno attraverso l'Europa dell'Est. Consiglio la lettura anche e soprattutto di "Se questo è un uomo".

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    Piero

    09/06/2010 17:31:40

    Il libro narra delle peripezie e avventure di Primo Levi dopo la liberazione, da parte dei russi, del campo di Buna-Monowitz , campo satellite di Auschwitz, fino al suo ritorno a casa, a Torino, dove finalmente potrà realizzare il proprio sogno di "raccontare", sognato tante volte "nelle notti feroci", durante il suo anno di prigionia. Dovrebbe quindi essere una storia fondamentalmente carica di ottimismo, di speranza eppure...ecco come si chiude la storia: "Non ha cessato di visitarmi, ad intervalli ora fitti, ora radi, un sogno pieno di spavento. E' un sogno entro un altro sogno...Sono a tavola con la famiglia...: in un ambiente placido e disteso, apparentemente privo di tensione e di pena; eppure provo un'angoscia sottile e profonda, la sensazione definita di una minaccia che incombe. E infatti, al procedere del sogno...tutto cade e si disfa intorno a me...e l'angoscia si fa più intensa e precisa...ed ecco, io so che cosa questo significa, ed anche so di averlo sempre saputo: sono di nuovo in LAGER, e nulla era vero al di fuori del LAGER. Il resto era breve vacanza, o inganno dei sensi, sogno: la famiglia, la natura in fiore, la casa. Ora questo sogno interno, il sogno di pace, è finito, e nel sogno esterno, che prosegue gelido, odo risonuare una voce, ben nota; una sola parola, non imperiosa, anzi breve e sommessa. E' il comando dell'alba in Auschwitz, una parola straniera, temuta e attesa: alzarsi, "WSTAWAC'". Ed è come se l'autore, in modo angoscioso e agghiacciante ci dicesse che non ci potrà più essere redenzione per lui, che non potrà più uscire da Auschwitz, dove rimarrà imprigionato per sempre. Povero Primo! Morì suicida nel 1987: Auschwitz aveva portato a compimento la sua opera.

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    AL3

    14/06/2009 20:23:38

    Completamente d'accordo con Stefania: manca la verve del primo libro. E' molto interessante per chi si è appassionato alla storia di Primo Levi, poichè racconta ciò che avvenne dopo la liberazione dal campo da parte dei russi. Sballottato di città in città, di situazione in situazione, Primo ci metterà un bel pò di tempo a tornare in Italia. Purtroppo superata la metà del libro sembra un banale elenco di avvenimenti e viene quasi voglia di riporlo per sempre nella libreria. Peccato perchè Primo Levi scrive molto bene e, per i fatti avvenuti, non dovrebbe per niente essere un libro noioso. Magari una riaggiustatina e un taglio qua e là non sarebbero stati male, anzi lo avrebbero fatto arrivare QUASI a pari di "Se questo è un uomo".

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    Alex

    30/01/2008 01:27:30

    A differenza di "Se questo è un uomo", il quale si fa leggere con una certa inquietudine dalla 1a all'ultima pagina, "La Tregua" si rivela molto meno "atroce" e non può per forza di cose coinvolgere il lettore ai livelli del primo libro di Levi. La prima parte del viaggio, da Auschwitz fino a Starye Doroghi, è descritta molto bene ed è piena di personaggi interessanti. La seconda parte, da Starye Doroghi a Torino, è un po noiosa ma si fa leggere comunque in quanto Levi non è mai pesante nella sua scrittura.

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    Stefania

    21/10/2007 09:16:49

    Bello, molto ma manca la verve del primo libro, se questo è un uomo, la sua urgenza biografica e il pathos che lo percorre interamente e che , durante la lettura, ti fa comprenetrare con il personaggio!Se questo è un uomo, l'ho letto molti anni fa ma ancora lo porto nel cuore. La tregua è un libro più stanco, rassegnato, di un uomo nel viaggio di ritorno al suo paese che nel turbinio post bellico mette pace dentro di sè, in un percorso fisico e mentale. Non nego che ho fatto molta fatica a leggerlo. Interessante ma poco avvincente

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    Alessandro

    05/06/2007 09:43:36

    Un libro che bisogna assolutamente leggere.Io però ho fatto fatica a superare la lettura di una pagina, quella di Hurbinek.

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    domenico

    29/05/2007 10:43:36

    Bellissimo libro, un inno alla vita, quella normale, quella che ti fa godere di ogni minuto della tua esistenza, sol perche' sei libero e puoi viverla. Ambientata nel limbo temporale tra la disfatta dei tedeschi e il riassetto degli equilibri europei, e' la storia del poverissimo ma felice viaggio di Levi nella disorganizzazione dei vincitori per ritrovare l'agognata via di casa. In una attualita' di sofisticazione, incontentabilita' e ricerca parossistica dell'effimero ci sarebbe da concludere che forse abbiamo bisogno di una guerra per capire il valore vero dell'esistenza.

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