Il trono di legno

Carlo Sgorlon

Editore: Mondadori
Edizione: 8
Anno edizione: 1995
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788804401162
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Recensioni dei clienti

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    giugi

    08/07/2013 15:06:40

    Premetto che non amo i romanzi di formazione. L'unico letto che mi ha entusiasmato è stato "L'isola di Arturo" della Morante. Quello di Sgorlon, pur riconoscendo che sia scritto con competenza di stile, non l'ho trovato per nulla scorrevole, lento, e non è riuscito a coinvolgermi. I personaggi mi sono sembrati soltanto abbozzati, privi di respiro. L'ho trovato quindi un romanzo ben scritto ma poco comunivativo, senza lasciarmi dentro nemmeno la voglia di finirlo. A un terzo della lettura, nonostante l'impegno prodigato, ho desistito e mi sono accontentato di leggerne il riassunto.

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    maria

    12/09/2012 16:23:21

    Oggi la mia carissima amica Liliana mi ha ricordato che quest'estate ho letto il libro gioiello del quasi dimenticato Carlo Sgorlon: ''il trono di legno.'' Lo commento volentieri, purtroppo brevemente perchè il libro è rimasto al mare con gli altri che ho letto a giugno E' la ricerca di un idendità, di un equilibrio, di un progetto di vita serio da parte di un giovane ragazzo orfano cresciuto con amore e senso di libertà da Maddalena. Aveva vissuto a lungo come correndo con uno straccio a coprirgli la faccia finchè nella corsa colpi violentemente un palo. Forse cosi vivono anche i nostri figli, ciechi alla ragione, al senso di responsabilità, all'idea che nella vita progetti seri sono indispensabili,vivono cosi seminando delusioni e brutali prese di coscienza. L'essenza del libro è questa ricerca, ahimè lenta, ed è questa lentezza che fa molto soffrire me, altri genitori probabilmente e la mia cara Liliana che ringrazio ancora per avermi ricordato questo splendido libro.

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    rainbow

    27/01/2007 19:48:24

    Grande, una spanna oltre altri romanzi di Sgorlon, alcuni anche di sucesso. Prosa scioltissima, maturo, avvincente, per nulla 'moralistico' come altri scritti di Sgorlon, affascinante per ambienti, eventi e personaggi. Un romanzo come pochi, merita di essere letto.

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    Bartolomeo Di Monaco

    01/06/2002 13:11:52

    Non mi era mai successo di sottolineare la prima riga di un romanzo: "Da ragazzo vissi sempre con la testa piena di vento". Non è bella? Non ci fa già assaporare promesse intriganti? Il primo capitolo ci dice che il protagonista narrante, Giuliano, in quel tempo che rammemora, viveva da solo con una certa Maddalena, che s'intuisce possa rappresentare ciò che resta della sua famiglia, ma non si sa niente, se sia una sorella, la mamma, una parente qualsiasi o una donna generosa che ha preso con sé quest'orfano sventurato. Il protagonista ci racconta solo che ogni tanto la vede sparire dentro un calesse "che l'aspettava in luoghi solitari, dietro una macchia di acacie o di ontani". Si accenna a un "Danese", di cui crede di udire la voce, quando scende in cantina, "miracolosamente ricomparso nella casa che aveva abitata tanti anni prima", che deve essere stato un avo importante, al quale immagina appartengano vecchie carte geografiche e libri e quaderni scritti in una lingua incomprensibile. È la storia di un viaggio verso la conoscenza, ma si delinea una sua peculiarità: non si tratta di una conoscenza ordinaria quella che il ragazzo va cercando, ma una conoscenza più profonda, rivelata e stimolata dall'intuizione che le cose più importanti, più vere, stanno dietro la realtà, che è quindi soltanto un'apparenza, una maschera. Ci si sta, a quell'età così giovane, per avvicinare ad un limite che spesso è del tutto ignorato dai grandi, e così viene spontaneo pensare a Giuliano come ad un ragazzo speciale; grazie a lui il viaggio che stiamo facendo insieme al protagonista ci aprirà la porta segreta di una realtà di cui non si sospettava l'esistenza. Non poteva Sgorlon creare per noi, viaggiatori pronti ad annoiarci, un'attrattiva migliore di questa. Nel suo viaggio, Giuliano si ferma a Cretis, un paesino sperduto sulla montagna. Qui conosce un vecchio, Pietro, che racconta sempre delle storie, e in un modo che sembra farle rivivere. Credo che nessuno abbia mai elevato, come in questo romanzo, a così sublime livell

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