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Henry Miller

Traduttore: L. Bianciardi
Editore: Feltrinelli
Collana: Vintage
Anno edizione: 2005
Pagine: 261 p. , Rilegato
  • EAN: 9788807830136

Recensioni dei clienti

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    Manuel

    02/12/2015 17.29.11

    Ha senza dubbio ottime parti, ma non basta solo la f**a a tenere viva l'attenzione di un lettore. Almeno non la mia. Le 260 pag. più lunghe della mia vita. In genere evito i libri così, ma ogni tanto può capitare di inciamparci

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    ivo59

    28/11/2015 23.12.59

    Sono del parere che i due Tropici, Cancro e Capricorno, siano libri da leggere per l'originale approccio alla scrittura derivata da una sfrenata voglia di mettersi in gioco, sfidando le convenzioni, vivendo la vita con curiosità e humour anche nelle fasi più difficili. consiglio di leggere anche 'Big Sur e le arance di Jeronymus Bosch' e 'Il Colosso di Maroussi' nonché "Lettere a Anaïs Nin', 'L'incubo ad aria condizionata', 'Ricordati di ricordare' ...

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    Edward M.

    13/07/2015 12.55.57

    Un'aggressione verbale che ha la stessa forza di un montante in piena faccia. Miller non si limita alla superficie ma scava nella profondità dell'essere umano e delle sue miserie per arrivare a abbracciare quella cosa che in molti hanno dimenticato , ossia la libertà.

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    luca

    24/09/2012 15.58.33

    Non mi sento di definirlo un capolavoro, ma lo ritengo un buon libro, ambientato nella Parigi degli anni 20/30. La storia anche autobiografica racconta la vita di questo personaggio che vive in modo disordinato e disadattato nella società, tra bordelli, avventure sessuali, innamoramenti e difficoltà lavorative. Si trovano riflessioni filosofiche sulla vita alternate ad episodi divertenti. Presenti anche frasi che a volte possono risultare volgari per chi vive di bigottismo, in realtà questa irriverenza è uno dei punti di forza del testo. Per aprezzarlo bisogna ambientarsi nella Parigi di quel periodo ed amare una vita fuori dagli schemi.

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    Francesco

    04/09/2009 21.41.25

    è imbarazzante come un personaggio letterario possa apparire intelligente, scanzonato, irriverente, simpatico anche al perbenista più agguerrito mentre nella vita reale lo stesso personaggio scandalizzerebbe chiunque. Sarà la forza della letteratura, ma certo è che se non si hanno doti da affabulatore e una gran penna, qualsiasi critica ci pioverebbe addosso come grandine. Questo è Henry Miller: un misto di lucida anarchia, uno tsunami ormonale e un grande omaggio alla poesia. Sì, poesia! perché già Tropico Del Cancro è fatto di rime segrete, romanzo che ha le fattezze di un anti-romanzo, immaginazione, realtà, note dolci e ironiche, verità e bugia, tutto assieme. Credo che sia questo il segreto, dietro l'ipocrisia dell'età moderna, dietro la felicità dell'era dei consumi ("felicità statistica" dice Miller), dietro l'io e il super-io, sta questo magma incadescente di passioni, odi, pulsioni: pulsioni creative che solo un grande autore poteva far germinare per dire a tutti, infine, Ecce Omo! C'è un passo nel libro che in particolar modo colpisce, proprio all'inizio. Certo non lo si leggerà mai nei libri di scuola, ma è un omaggio alla vagina che andrebbe letto e riletto, se non altro perché in prosa esprime poesia quanto l'elogio della rosa di Borges. Ma il linguaggio di Miller è forte, irriverente, iconoclasta; è ancora il linguaggio di un letterato che si mette a nudo e più che a costruire l'elogio romantico del fiore pensa a un'altra cosa (lascio a voi immaginare), evitando che la nevrosi si impossessi di uomo e donna. A chi ha già letto questo questo libro consiglio vivamente Tropico Del Capricorno, vero auto-esame di coscienza di Henry Miller (e di tutti gli uomini) non dinanzi a Dio, ma di fronte all'umanità. Ancora più goliardico e più spassoso. Comunque immenso.

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    TroyMcLoore

    22/10/2006 00.07.12

    La migliore definizione se l'è scritta lui stesso ipotizzando come l'avrebbero definito postumo: un surrealista. E infatti di reale, alla fin fine, c'è sicuramente meno di quello che vuole far intendere. Fin qui, nulla di strano: ad uno scrittore non si può chiedere onesta autobiografia. Neanche interesserebbe. Però a volte, lo stupore si desta anche raccontando lati più umani, meno anarchici, che invece nel testo si nascondono un po troppo. Ma per quelli sarebbe servito un altro linguaggio, non per forza un altro estro, che invece gli appartiene. Ad ogni modo è un libro che alterna passaggi di immediata godibilità, grazie ad un linguaggio diretto e impulsivo, ad altri di surreale e difficilmente oggettiva interpretazione, colpa di un linguaggio diretto e impulsivo. Tuttavia, straordinariamente coinvolgente. Anzi, non provate a leggerlo nella pausa pranzo a lavoro: per fine serata è possibile che vi sarete licenziati

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    Gaetano

    04/09/2006 09.18.34

    scritto negli anni '30...ispirato dal vojage di Celine...e sinceramente oggi sono in pochi a scrivere come Miller purtroppo! Primavera nera resta il mio preferito ma il Tropico del cancro è una pietra miliare della letteratura americana del '900....chi non ha mai solo per un istante pensato di vivere secondo le strampalate regole del nostro bohemien scagli la prima pietra! certo, forse Miller si "atteggia" un pò, esagera, neanche io credo a tutto ciò che dice di aver vissuto in quel di Parigi, anche il linguaggio vuole quasi affascinare a tutti i costi, come fa del resto il nostro Piperno!ma ci era un pò costretto Miller ad inventarsi periodi funambolici e frasi ad effetto, se è vero che avrebbe fatto di tutto per spostare l'ATTENZIONE dal grande Hemingway su di lui!....comunque il poeta è un fingitore, come di ce Pessoa!

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    g@sp

    17/04/2006 17.36.42

    Mi piace. Questo libro mi piace. Non rientra nelle mie corde. Ho sempre amato la letteratura casta, i sentimenti dichiarati sottovoce, i pensieri lasciati solamente intuire. Ma ho deciso di mettere via i miei preconcetti e entrare in questo libro mettendoci l'anima, portandomela dietro come un bagaglio. All'inizio non lo capivo. Cercavo una trama più netta, meno personaggi, una storia che si dipanasse come un gomitolo attraverso sentieri definiti. Poi ho capito che dovevo solo accettare queste pennellate (così mi sono apparsi i personaggi di questo libro) solo come facenti parte di un affresco, senza collegarli per forza tra di loro. Da quel momento in poi ho iniziato veramente ad apprezzarlo. Delle belle immagini, di cruda poesia. Ringrazio di tutto cuore chi me l'ha consigliato.

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    mira

    01/03/2006 10.48.20

    Trasgressivo e anticonfromista lo scrittore si lancia in un viaggio alla ricerca di sè dove, fra le altre cose, ha un'innumerevole serie di donne, di cui racconta le abitudini e gli incontri sessuali, secondo me molto noioso...

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    raffaele turturro

    02/11/2005 19.11.32

    L' anticonformismo, la trasgressione, non approdano all' abbrutimento, alla degenerazione che riempie di vuoto le nostre esistenze. La rottura degli schemi, il superamento dei condizionamenti sociali e culturali, la fiducia nella propria indipendenza, regalano un messaggio di gioia e di libertà, che squarcia il grigio dell'omologazione e della paura di vivere, e che forse non sarà mai raccolto.

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