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    Cristina72

    30/07/2012 14.54.03

    Una ragazza costretta dal padre a sposare un uomo ricco e anziano, un giovane squattrinato rammollito dalla vita di provincia, una donna segregata in casa dal marito morbosamente geloso. E poi patrimoni dilapidati, rancori mai sopiti, sentimenti ostacolati. Questo breve romanzo avrebbe tutti gli elementi del dramma, eppure, fin dalle prime battute, rivela un umorismo che strappa più di una risata. Questo perché Pirandello è specialista nel cogliere il lato comico di certe situazioni tragiche, da un matrimonio contratto con la forza ad una veglia funebre, muovendo le fila dei suoi personaggi come fa il destino con gli uomini. Destino beffardo, che si diverte a scompaginare i piani di tutti, incurante di dolori, gioie e speranze. Il ruolo dei protagonisti muta inaspettatamente col mutare delle circostanze, dal momento che nessuno di loro è fino in fondo come crede di essere, né come gli altri credono che sia. Il giovane Pepè Alletto per esempio, ce la mette tutta per apparire dignitoso ed elegante agli occhi del paese, ma è spesso preso alla sprovvista dagli eventi. Chiamato "pulcinella" da un tizio nel corso di una lite "d'onore", per reagire non trova di meglio che prendere l'avversario a colpi di bastone. Ironia sottile e spietata, quella di Pirandello, che fa compiere al "giovane d'oro", proprio nel momento in cui avrebbe potuto mostrare un po' di coraggio, il gesto tipico della famosa maschera. Pepè vedrà il suo sogno realizzarsi, anche se a prezzo di amari disinganni, quando ormai ci aveva rinunciato. Solo un personaggio, nel libro, si ribella a ciò che la sorte ha in serbo per lui e non accetta di piegarsi al corso degli eventi. Ma alla fine diventerà più ridicolo degli altri, spingendo la sua forza fino all'autodistruzione. Non abbiate fretta, non affannatevi, sembra dire lo scrittore: il vostro turno, se deve arrivare, arriverà. Ma non sarete voi a decidere quando, né come.

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