Editore: Garzanti Libri
Collana: I grandi libri
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 7 settembre 2017
Pagine: 336 p., Brossura
  • EAN: 9788811811688
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    alida airaghi

    12/01/2018 07:17:24

    Nelle poesie di “Umana gloria” troviamo ripetuto il simbolo del muro: scrostato, “strappato”, che più che a proteggere serve a imprigionare. Intorno, erbe, sassi, campi da dissodare, la fatica di un lavoro pesante e senza parole. L’infanzia è malinconia e stupore, un domandarsi impauriti perché si è sulla terra, a fare cosa e come, maldestri nei gesti e nell’espressione: «non so come dire», «Dove sono? / io dove sono?», «perché sono qualcuno?». Se il poeta si allontana dal paese per andare altrove, rimane comunque estraneo ai luoghi, in attesa di una identificazione che non arriva mai, senza alcuna volontà introspettiva o di scavo psicologico. Il lessico semplicissimo, lo stile volutamente dimesso, la sintassi sconvolta, con frequenti anacoluti e tautologie, sottolineano l’incapacità di adeguarsi alle aspettative di chi legge. Questa volontà spiazzante e provocatoria della lingua è tanto più evidente in “Pitture nere su carta”, in cui Benedetti approda a una scrittura sincopata, scarnificata, che denuncia l’assurdità del vivere, poiché è la morte che alla fine vince, e tutto si dissolve nel turbinoso rincorrersi di anni, secoli, millenni, di cui solo i musei, i cimiteri e i reliquari manterranno testimonianza. La riflessione sul tempo cede il passo, nell’ultima raccolta “Tersa morte”, al pensiero ossessivo della morte, al disfacimento dei corpi che diventano ossa, teschi, putridume, assediati in ospedali e case di riposo. Il poeta si muove come sonnambulo, in una incomunicabilità totale con gli altri per pudore e vergogna della propria fisicità, aspettando una liberazione o una condanna. Siamo sostituibili, irrilevanti, e nemmeno la poesia ci salva, come ammoniscono questi versi testamentari e purtroppo profetici: «Ma io nella mia vita non ho scritto nessuna poesia, / io nella mia vita non ho letto nessuna poesia. / E questa nessuno l’ha scritta, nessuno l’ha letta».

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