Tutti i racconti - Flannery O'Connor - copertina
Tutti i racconti - Flannery O'Connor - 2
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Descrizione

"Quelle della O'Connor non sono rappresentazioni realistiche della scena sociale in cui è nata la vittima, ma rappresentazioni del divino come appare a chi abbia una visione antropocentrica del mondo: i suoi personaggi la vivono come una violenza, un'offesa, un intervento distruttivo che sconvolge l'equilibrio del mondo umano. A tal punto che la visione religiosa che si ricava dai racconti è spesso opprimente. D'altra parte, morte, sofferenza, disordine, sono invece i mezzi attraverso i quali un personaggio passa da una comprensione meschina, superficiale, dell'esistenza al mistero nel quale l'uomo vive e muore." (Dall'introduzione di Marisa Caramella)
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7
2015
Tascabile
XXII-604 p., Brossura
9788845262753

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AdrianaT.
Recensioni: 4/5

Bella la struttura di questi racconti 'a staffetta'. Non sono proprio tutti a sé stanti; alcuni sono come lo spin-off uno dell'altro. Più facili da seguire, perciò, perché la mia difficoltà nei racconti che, seppur brevi ti costringono ogni poche pagine ad un reset di luoghi e personaggi che cambiano, sta proprio nella loro frammentazione e discontinuità. Qui invece mantengono un collegamento, un leitmotiv, patterns ricorrenti che restituiscono lo stesso mood aiutando nella fidelizzazione; in pratica, si passano il testimone l'un l'altro, si richiamano tenendo bene l'interesse, fra concetti quali "arte fonetica" e descrizione del processo creativo. Mi è venuta voglia che da ogni raccontino avesse sviluppato un romanzotto più corposo su questa umanità realistica e perversamente distorta soprattutto nei rapporti strettamente famigliari, in cui il sublime e il demoniaco si esplicitano e confliggono catastroficamente; un'umanità spesso pervicacemente soccorevole, compassionevole e, allo stesso tempo, inesorabilmente letale. Niente da dire: la signora Flannery aveva un eccezionale talento nel capovolgimento e nello stravolgimento dell'ovvio, nella rottura violenta dei canoni morali e sovvertimenti comportamentali. Graziata ['gifted' renderebbe di più], da un linguaggio fenomenale, in particolare nelle descrizioni fisiche, scolpisce fulminea e impietosa a colpi di sgorbia visi, corpi ed espressioni da lasciare divertiti e meravigliati: lei non scriveva proprio come una donna: "Era una ragazza alta, giallo chiaro, con la bocca come una grossa rosa rossa scurita e avvizzita. Aveva i capelli raccolti in cima alla testa a strati sovrapposti che prendevano da una parte, come la torre di Pisa." "Un agglomerato di edifici, appena visibile, sorgeva sulla collina alla loro destra come uno sfogo di foruncoli." Da una NON appassionata di racconti e di scrittrici, una lettura consigliata.

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n.d.
Recensioni: 4/5

Un insieme di capolavori, uno dopo l'altro. Non per niente parliamo di una donna!

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Giuseppe Russo
Recensioni: 5/5

Al di là della presenza di componenti cattolico-penitenziali tipiche delle aree culturali del Sud degli USA, la sensazione che si ricava dalla lettura dei racconti della O'Connor è che sia riuscita meglio dei suoi contemporanei a trattare la cattiveria umana senza filtri né attenuanti. Alcune trame sono estremamente crude, tanto che oggi sarebbero considerate politicamente scorrette. Un ragazzino povero cerca un riscatto sociale minimo esibendo un tacchino selvatico trovato nei boschi, finché non incontra un branco di ragazzini che glielo sottraggono e lo minacciano senza scrupoli. Una ragazza insicura si porta il nonno centenario alla cerimonia di consegna dei diplomi per mostrarlo come se fosse un trofeo, e nemmeno si accorge che lui è morto nella carrozzella. Uno storpio furbo e cialtrone manipola una donna con una figlia handicappata in una fattoria dimenticata da Dio per estorcere alla donna un'automobile e dei soldi e poi abbandonare la ragazza in un diner. Nessuno di questi episodi è trattato con moralismo, non vengono impartite lezioni se non quella che ricorda all'essere umano le sue possibili bassezze. Negli anni '50, in pieno maccartismo e trionfo del modello borghese di vita urbana celebrato anche dal cinema, questa era una posizione decisamente scomoda.

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Flannery O'Connor

1925, Savannah

Scrittrice americana.Figlia unica di Edward F. O'Connor e Regina Cline O'Connor, al padre fu diagnosticato un lupus eritematoso sistemico per il quale sarebbe morto quando Flannery aveva solo 15 anni.La ragazza si trovò quindi ad affrontare il peso della perdita del padre e contemporaneamente dovette prendere coscienza delle conseguenze della malattia, che si trasmette per via ereditaria.All'età di sei anni, Flannery era riuscita ad insegnare a un pollo a camminare all'indietro. Esiste un filmato che documenta l'esibizione pubblica, che fu per la ragazza una prima occasione - seppure decisamente sui generis - di notorietà. Un'occasione, quella, a proposito della quale la scrittrice avrebbe avuto a dire, anni dopo, "C'ero anch'io con il pollo. Ero là solo per assisterlo,...

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