Tutto potrebbe andare molto peggio

Richard Ford

Traduttore: V. Mantovani
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2015
Pagine: 215 p., Brossura
  • EAN: 9788807031403
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    Giuseppe Russo

    18/07/2016 09:51:21

    Non sono convinto che questo sia l'ultimo romanzo che ha per protagonista l'alter ego di Ford, Frankie Bascombe, dal momento che alcune questioni della sua vicenda biografica sollevate nei lavori precedenti sono rimaste aperte. Molti nodi stanno venendo al pettine ma non tutti, e in particolare non quelli che riguardano i rapporti con i figli e le conseguenze di tali rapporti sul piano inclinato del disincanto e della disillusione, terreno privilegiato dell'autore. «Let me be Frank with you» (titolo che in italiano non poteva essere reso senza la perdita dell'anfibologia di "Frank" come aggettivo e come nome proprio) sviluppa la resa dei conti con la prima moglie, in parte con la seconda, in misura maggiore con le persone che hanno costellato la vita di Bascombe quando ancora era un agente immobiliare. L'uragano Sandy ha distrutto, lungo la costa del New Jersey, sia molte abitazioni che numerose vite, e la parabola biografica di Bascombe è legata sia alle prime che alle seconde, ma ha solo lambito il patrimonio emotivo dell'uomo. «Il mondo diventa più piccolo e più concentrato quanto più a lungo vi resistiamo» (p. 146), pensa Bascombe, e questo libro racconta tale ridimensionamento, ma anche l'oltranza del proseguire e vedere cosa ancora può accadere. Credo che non abbiamo finito di leggere la sua storia.

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    Cristiana

    11/07/2016 17:10:04

    Scritto bene ma che noia... anche se breve. Che noia un uomo vecchio che sarà anche everyman, ma una donna, o almeno una donna come me (gli altri recensori sono maschi), spererebbe in qualcosa di più anche se non deve necessariamente succedere qualcosa. Gli altri libri di Ford mi erano piaciuti molto di più

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    enrico.s

    19/10/2015 11:17:07

    Questo è (forse) l'ultimo volume della "saga di Frank Bascombe", - una quadrilogia composta anche da "Sportswriter", "Il giorno dell'indipendenza" e "Lo stato delle cose" - ed è il più breve e, a mio parere, il meno riuscito dei quattro, anche se si rimane a livelli altissimi di qualità letteraria. Si tratta, in buona sostanza, di una meditazione sulla "evidenza della cosa terribile", per dirla con Proust, cioè la vecchiaia; e la malattia e la morte; senza, però, la poderosa energia, la vastità di respiro e di temi che caratterizzano gli altri tre romanzi, molto più ampi non solo per numero di pagine. Il voto massimo va inteso quindi come assegnato all'intera quadrilogia, modello esemplare del meglio della narrativa nord americana, quella di stampo realista, che riesce a raccontare, nello stesso tempo, i mutamenti che si succedono nella vita di un uomo e di una nazione, mostrandoci dell'uno e dell'altra pregi, difetti, umanità e disumanità che, inevitabilmente, convivono fiano a fianco. E, come è tipico di questa generazione di autori (Roth, Updike, McCarthy, ad es., tutti eredi, ciascuno con le proprie peculiarità, dei vari Bellow, Malamud, Dos Passos, Steibeck, -Faulkner no, è un unicum senza discendenti-),il lettore si trova squadernati temi esistenziali, morali, metafisici e politici, di assoluta profondità con apparente nonchalance o comunque senza retorica o vanesia (e vuota, di solito) pensosità, come tipico di gran parte degli autori europei, i quali, notoriamente, si sentono prima maitre a penser che narratori, anche se non hanno né pensiero né altro da insegnare. Un consiglio: leggete la quadrilogia tutta d'un fiato, come ho fatto io riprendendo anche "Sportwriter" dopo più di vent'anni; così l'esperienza di lettura avrà il valore aggiunto di comprendere tutta l'evoluzione delle vicende narrate, senza soluzione di continuità e senza "buchi di memoria"; in tal modo anche quest'opera diventerà meglio comprensibile e si potrà apprezzare e comprendere appieno.

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    gianni

    07/07/2015 19:41:42

    Disillusione della vecchiaia, autoironia, intuizioni profonde ma non seriose, sempre sul filo di un sarcasmo arguto e, qualche volta, nero. Un'America amara alle prese con un disincanto compiuto, come se non ci fosse più nessun american dream, ma solo una presunzione che conduce a "torti globali", miserie e paranoie collettive. Gran bel libro.

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    stefano

    18/06/2015 18:03:19

    Romanzo breve, delicato e profondo. R. Ford è un maestro nel saper trattare argomenti complessi con elegante maestria, talvolta con ironica leggerezza, altre con maggiore intensità drammatica. E' un vero piacere leggerlo, perché non c'è mai nulla di banale. La storia è semplice, ma il contenuto è di quelli importanti. La vecchiaia incombe, e cominciano i resoconti, e le rivelazioni, altri tipi di sofferenza e di riflessioni. Gli effetti dell'uragano sono lo spunto per R. Ford per scrivere un piccolo gioiello che ha per tema la vita.

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