Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
Pagine: 113 p., Brossura
  • EAN: 9788806209032
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Recensioni dei clienti

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    Lina

    22/10/2014 19:05:42

    meno male che, alle tante cantonate prese finora, il comitato per l'assegnazione del premio Nobel non abbia aggiunto anche quella di conferirlo a Roth! questo libricino abbonda di inutili morbosità sessuali e brancola nel buio.

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    Giuseppe Russo

    04/06/2014 15:01:24

    Può esserci una condanna peggiore, per un uomo che ha trascorso la vita ad interpretare ruoli, di quella che lo costringe ad essere il primo notaio del proprio fallimento, il soggetto che più di ogni altro è costretto a riconoscere di non poter interpretare più nulla? Qualsiasi tentativo da parte di Simon Axler di provare ad essere anziché a simulare - dal sesso nella sua ultima epifania fino all'isolamento dal mondo - si rivela inesorabilmente fallimentare. «La strada di un uomo è disseminata di trappole» (p. 105), ed Axler è caduto nella trappola peggiore per un soggetto come lui. L'uscita di scena è cechoviana: c'è un fucile che fa la sua irruzione tra le pagine, maneggiato un paio di volte dal protagonista, e quel fucile ad un certo punto deve sparare. Tra l'altro, se la memoria non mi inganna, credo che questo sia l'unico caso in cui il protagonista di un libro di Roth si suicida, pur non essendo quello che è venuto a trovarsi nella situazione peggiore in assoluto, il che rende particolarmente interessante questo romanzo breve.

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    Giuseppe Russo

    02/06/2014 08:49:40

    Per chi ha vissuto di interpretazioni, per chi ha trascorso la propria esistenza a giocare con la propria e le altrui identità, per chi ha ottenuto grazie a quest'arte un riconoscimento sociale, l'improvvisa e irreversibile perdita del proprio talento è peggio della morte fisica. Questo è il motivo per cui Simon Axler (inconcepibilmente presentato in quarta di copertina come "autore" anziché "attore": un errore di enorme gravità per un editore dagli standard di Einaudi) trascorre gli ultimi mesi del suo passaggio su questa terra nel vano, disperato tentativo di dimostrare a se stesso che esistono ancora altre possibilità, che passano attraverso il sesso, l'isolamento e altre pulsioni primarie. Ma questo è anche il motivo per cui Axler è - se non ricordo male - l'unico protagonista di un romanzo di Roth che si suicida, e lo fa in modo cechoviano: c'è un fucile nella sua casa, egli lo maneggia più e più volte, ad un certo punto quel fucile deve sparare. «La strada di un uomo è disseminata di trappole» (p. 105), egli ripete a se stesso, e lui è caduto proprio in una di quelle da cui non si esce.

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    Carlo

    02/02/2014 08:21:19

    Un'opera minore di Roth, non molto coinvolgente e in parte inverosimile (mi riferisco alla co-protagonista, che lesbica, si innamora di un uomo ultrasessantenne).

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    Stefania

    17/04/2012 09:33:26

    È un magistrale quadro di un uomo finito e di una donna molto forte, che si incontrano e si danno reciproca gioia e appagamento, pur nei meandri di una relazione contorta e difficile. Due personaggi molto umani, che si prendono l'un l'altro felicità. Vivissimi. Un libro difficile e duro, come spesso è Roth, quando guarda con disincanto la condizione umana. Con disincanto ma senza giudizio alcuno. E' per questo che mi piace tanto: per la sua capacità di raccontare gli essere umani così come sono, senza pretenderli migliori o peggiori. Semplicemente guardandoli e amandoli.

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    Raffaele

    03/04/2012 12:27:02

    Resta sempre un piacere leggere Roth che continua a scrivere benissimo romanzi di altissimo livello, tuttavia questo lo ritengo inferiore (e di molto) a tutti quelli scritti negli ultimi vent'anni.

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    Michael Moretta

    03/02/2012 12:20:37

    Il massimo dei voti per il più grande autore vivente. Ogni suo libro è un capolavoro. Una storia tipica del Roth maturo, tra morte, identità e sesso come modo di fuggire alla depressione. Ma quanta delusione in Simon Axler quando la sua amante quarantenne lo lascia per una nuova compagna di giochi. Ed allora la decisione di tornare a fare, per l' ultima volta, la parte del protagonista nel Gabbiano di Cechov, con una interpretazione magistrale, che però non lascia spazio a possibili repliche. Altro libro magistrale di Philip Roth. Ed ora mi diletterò nel leggere la nuova edizione di Goodbye Columbus! Lunga vita a Philp Roth!

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    Andrea Malaguti

    25/01/2012 05:09:08

    Non di tenuta narrativa così forte come nel caso di altri romanzi (e con un paio di pagine di sesso in sé noiose), ma sempre di grande profondità di fronte ai temi forti: l'identità, la morte.

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    ant

    29/08/2011 22:17:31

    Libro che si legge tutto d'un fiato, la trama e il personaggio principale catturano subito, e questo è un gran pregio a mio parere, l'attenzione del lettore e cmq il prodotto nel complesso non è niente male. Do adesso la mia chiave di lettura del testo, che assolutamente non è quella oggettiva, ma solo personale e buttata così tra le righe. Roth attraverso queste pagine mette al centro dell'opera un attore di successo, in un primo momento affermato, ricercato, idolatrato, insomma la classica persona realizzata senza sbavature e... poi gli scava il vuoto intorno. Il succo del romanzo è proprio il decadimento sia intellettivo che fisico, tutto questo supportato nella trama poi anche da una storia d'amore impossibile, che avrebbe dovuto tirare fuori il malcapitato attore dal vuoto di cui sopra , invece... Ho trovato molto calzanti e profonde alcune digressioni a riguardo della vecchiaia, in particolar modo mi hanno colpito le pagine in cui Roth descrive di come agli occhi di un genitore possa sembrar strano che un proprio figlio stabilisca legami affettivi profondi con persone molto più grandi di età. Intense e toccanti anche le pagine in cui il protagonista, ricoverato per depressione in un istituto di salute mentale, si confida e si apre con un'altra degente. Un libro che a mio parere ha un suo perché e lo considero interessante Bello

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    Patroclo

    13/01/2011 22:26:07

    non il migliore Roth, la trama é sí avvincente ma un pó sconnessa, lo scrittore deve ogni tanto affidarsi a qualche "trucco del mestiere" (es. premendo il pedale dell´erotismo), il romanzo é pure molto breve e alcuni temi non sono sviluppati a fondo; detto questo rimangono due personaggi potenti e il fatto che Roth semplicemente scrive meglio...beh...meglio di chiunque altro?

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    Renato

    23/07/2010 12:41:11

    Un Roth minore, poco profondo. Un'antologia distratta di se stesso: manie sessuali, fobie, problematici rapporti tra genitori e figli, la vecchiaia. Manca l'affresco, manca totalmente il panorama (solo un opossum tra la neve!), manca l'America come di solito sapeva raccontarci. Resta comunque sempre un piacere leggerlo ma non si rimpiangono i soldi spesi.

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    sordello

    20/04/2010 17:08:24

    Dispiace dare un voto così basso a un romanzo di P. Roth, ma questo libro sembra scritto per onorare qualche impegno contrattuale, non ha la profondità, l'intensità degli altri lavori dello scrittore americano.Capita anche ai migliori, peccato.

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    gio72

    19/04/2010 17:06:22

    L'umiliazione di un applauso che non arriva e quella, ancora più pesante, dell'abbandono della scena per opera di altri. Niente brucia di più di un altro attore che ci leva la scena se la scena è la camera da letto. L'umiliazione meno sopportabile. Lo sa la Preside, alla ricerca di dolorosi particolari della nuova scena. Lo sa Axler, alla ricerca di complotti di famiglia per non immaginare un altro protagonista. Lo sa Roth che la descrive cosi' bene e forse..ahimè!. anche chi la riconosce....

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    Nicola Intrevado

    03/04/2010 21:06:20

    Di questi tempi, la fretta regna sovrana in ogni ambito sociale. Si legge in fretta, se solo si legge, ancora. Ed e' gia' molto. E, sempre di fretta si vogliono ottenere risultati concreti e sicuri e graificanti, che poi questi, vengano comunque dati in tempi piuttosto brevi ma di qualita' almeno scadente e' altro e piu' complesso discorso che ci porterebbe lontano. Ma la psicanalisi ha tempi lunghi, anzi lunghissimi, e, persino : interminabili appilicazioni , sia pure raramente. Quindi, poco adatta alle richieste attuali di mercato e poco appicabile in virtu' del bassissimo, talvolta infimo livello culturale che ci e' dato osservare in giro e atraverso il video. Roth, non solo si rivolge ad un lettore di un alto grado culturale, peggio, si pone anche in modo intertestuale nei suoi confronti. In altre parole i suoi livelli di lettura sono direttamente rapprtabili e quindi oggetto di profitto culturale, in funzione del grado di acculturazione del suo interlocuotore ideale. Roth non fa sconti al lettore, non concede immediate conclusioni alle sue offerte accadimentali, non assolve gli incolti, non perdona l' incapacita' di rapportarsi al suo cospetto, inteso come offerta di letteratura d' impegno, di alto impegno. E quindi niente Nobel. Solo la gloria di chi lo ama. Il piu' grande romanziere vivente e' un' icona della creazione artistica letteraria, lontano miglia e montagne dalla produzione media, e medio - alta contemporanee. Distante e scostante con la sua aura di aristocrazia ed il suo austero isolamento dagli organi di stampa e dai talk-show. Una sua intervista non ha prezzo : chiunque lo sa. Roth e' altrove. E' oltre. E' altro. Non diverso, non piu' difficile, non dissimile. Solo piu' grande, piu' profondo, piu' intelligente e quindi meno intellegibile di chiunque altro. Di chiunque si azzardi a proporsi a produttore di romanazi. Leggere Roth e' rendersi conto con consapevolezza di quanto siamo stati furbi a non occuparci di letteratura senza provare, poi, una devastante,nera vergogna. Meglio il critico.

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    ugo

    30/03/2010 11:45:40

    concordo pienamente con quanto scritto vittorio stagnitta. non è questo certamente il romanzo che consiglierei a chi vuole avvicinarsi a philip roth. "pastorale americana" magari..."ho sposato un comunista" pure....lo splendido "patrimonio - una storai vera" certamente. ma non questo. superficiale, fiacco, noioso.

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    claudio

    28/03/2010 08:32:09

    Ennesimo libro di Philip Roth, forse il più grande romanziere esistente. Ed ennesimo bel libro, che si legge in fretta: pessimistico, se vogliamo, ma non più degli ultimi suoi scritti.

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    Francesco

    26/03/2010 12:41:58

    Grande Roth!! Parla della vecchiaia, ma sopratutto della decandenza dell'individuo. Un Roth che si confronta con lo stadio finale della vita, sempre con quel pizzico di pessimismo e quella vena erotica ( forse eccessiva nel libro) che lo caraterizza. E dopo l'indignazione e l'umiliazione, cosa dobbiamo aspettarci!?

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    vittorio stagnitta

    26/03/2010 11:30:29

    Letto rapidamente,senza emozioni particolari, un Roth minore, forse al tramonto, come creatività, la trama appare scontata e i personaggi sono descritti senza troppa profondità e raffinatezza. Se già conoscete Roth vi potete risparmiare i soldi, se dovete iniziare, fatelo con "Pastorale americana"

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    massimo r.

    25/03/2010 16:28:07

    A confronto con i libri del Roth giovane e quello della maturità si nota una progressiva semplificazione della forma e dei contenuti in questo uomo che fa i conti col tempo che passa, quasi che l'itinerario della scrittura seguisse quello della vita.Perchè la vita in fondo è appunto questo,a chi è dato di viverla fino alla vecchiaia, tornare progressivamente nudi ed essenziali come si è nati.E alla fine puoi trovare la serenità o la disperazione. Grande libro.

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    Aléxandros

    24/03/2010 21:04:20

    Pur con qualche colpetto a vuoto, un gran libro e un Roth finalmente in forma. Un ritratto della decadenza umana (è questa, più che la vecchiaia, la vera "protagonista" del libro, a mio parere) spietatamente vero e angosciante. Stonano a mio avviso i morbosi riferimenti al sesso nella terza parte, mentre in altri punti aveva trattato la sessualità in maniera più soft e si capiva perfettamente quanta importanza aveva nel percorso umano del protagonista. Come di ognuno di noi. Da leggere, da consigliare. Un tantino dietro ad Everyman, fin ora il capolavoro dell'ultimo Roth.

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