Unità a Mezzogiorno. Come l'Italia ha messo assieme i pezzi

Paolo Macry

Editore: Il Mulino
Collana: Intersezioni
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 30 settembre 2012
Pagine: 155 p., Brossura
  • EAN: 9788815239907
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Descrizione
Se l'anniversario dell'Unificazione ha ricordato agli italiani l'importanza del processo che nel 1861 riunisce i territori della penisola in uno stato nazionale, molto c'è ancora da fare per giungere a una sua valutazione spassionata. Soprattutto per quanto riguarda il ruolo del Mezzogiorno. Com'è possibile che il Regno delle Due Sicilie si sia liquefatto davanti a mille volontari guidati da un pittoresco generale in poncho e camicia rossa? Che parte hanno, negli avvenimenti, le iniziative delle popolazioni meridionali o, piuttosto, gli errori dell'élite borbonica? E cos'ha significato, per la storia lunga del paese, la fusione di realtà molto diverse come il Nord e il Sud? Il saggio mette a fuoco i punti salienti di questo sofferto percorso, interpretando in modo innovativo una "questione meridionale" che, dopo aver condizionato fortemente lo stesso Risorgimento, resta tuttora un argomento primario dell'agenda politica italiana.

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Recensioni dei clienti

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    Andrea Falcone

    12/11/2018 20:37:06

    Bel libro!! Siamo nel 1859 con al centro dell’attenzione la figura di Cavour e il problema dell’unificazione italiana.

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    Antonio

    05/12/2017 20:33:07

    Libro eccellente che illustra con brillante compattezza il peculiare rapporto di interdipendenza strategica tra Nord e Sud Italia. Macry lo definisce il patto Centro-periferia, patto di scambio e di legittimazione reciproca, dove, in sostanza, si fa di necessità virtù.Credo che sia una delle chiavi di lettura più interessanti della storia italiana, anche perché ad essa sono estranei moralismi e giudizi prevenuti. Il punto è che il patto Centro-Periferia non è più sostenibile e quello che è stato un modello di sviluppo degli assetti politici e istituzionali italiani, soprattutto del periodo repubblicano, va riformulato. Ma sono almeno vent'anni che non ne veniamo a capo.

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    Antonio D'Agostino

    26/08/2013 13:39:50

    La prima parte ispira un certo interesse. Il capitolo conclusivo lascia aperte molte questioni. Interessante la linea interpretativa.

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Il libro presenta una rivisitazione critica del moto risorgimentale e della successiva storia italiana. Tale ricostruzione, però, non è funzionale a una rilettura pessimista della vicenda nazionale, modulata sul ben noto canovaccio dell'antistoria dell'Italia unita alla Mack Smith. Al contrario, l'approccio prescelto fa emergere per contrasto quanto di positivo ha significato l'unificazione rispetto alla condizione della società italiana del tempo e quanto ha reso possibile nei successivi centocinquanta anni. La rinuncia a un pregiudiziale pessimismo non scade in una visione idilliaca, ma serve a un apprezzamento realistico del Risorgimento e delle sue conseguenze. La diversità meridionale emerge con caratteri assai definiti al momento della spedizione di Garibaldi. Di essa l'autore individua le diverse modalità nella Sicilia (autonomista e antinapoletana e per questo patriottica), e nel Meridione continentale (dove la spinta liberale viene metabolizzata in termini di trasformismo virtuoso). In sostanza, il crollo del regno delle due Sicilie viene spiegato come il combinato disposto dell'egemonia liberale piemontese e della fragilità strutturale del sistema di governo borbonico. La diversità meridionale viene poi seguita in un rapido schizzo di storia italiana. Anche in questo brillante excursus non c'è deprecazione moralistica, bensì un'analisi del particolarismo italiano interpretato dal punto di vista meridionale. Gli interrogativi finali sull'esaurimento del compromesso tra centro e periferia, a lungo efficace ma negli ultimi decenni diventato quasi insostenibile, rimandano alle prospettive politiche future. La ricostruzione storica incontra così l'attualità senza dare risposte sul che fare, ma offrendo un'importante traccia interpretativa. Maurizio Griffo