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Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: XVI-206 p., Brossura
  • EAN: 9788804668091

49° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Classica (prima del 1945)

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Recensioni dei clienti

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    Manus78

    23/07/2017 11.35.23

    Le caratteristiche per potermi affascinare ci sarebbero state tutte ( tematiche trattate, ambientazione storica, lotta partigiana),eppure non è stato così. La scrittura monotona ,lo stile quasi elementare, i dialoghi scontati ,dovuti forse ad esigenze di realismo ,( mah!), non hanno incontrato i miei gusti, pur riconoscendo l'elevato valore letterario dell'opera.

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    sandro landonio

    09/11/2014 23.33.00

    La lotta partigiana ambientata a Milano perde un po' la connotazione di sporca e faticosa guerriglia tipica dei racconti di Fenoglio: come dei travet della Resistenza i personaggi rischiano quotidianamente la vita, ma vivono in incognito in un ambito urbano e sembra soffrano meno fame e freddo rispetto alle brigate sulle colline delle Langhe. Le particolarità formali del testo come le stesse frasi ripetute più volte, i dialoghi a botta e risposta con accenni di surrealismo, gli inserti in corsivo sia onirici, sia di dialogo fra lo scrittore ed il protagonista mi sono sembrati solo degli aspetti esteriori del testo. Il cuore di quanto ci trasmette Vittorini va aldilà della pura contrapposizione concreta fra i due gruppi, anzi sottolinea come forse gli "eroi" della Resistenza potrebbero loro stessi diventare aguzzini spietati e che é riduttivo credere che siano solo gli "altri" capaci di compiere atti atroci. Posto che letterariamente il libro mi é piaciuto, questo messaggio, non banale, ma che accomuna carnefici e vittime, non mi convince: "Noi vogliamo sapere se é nell'uomo quello che noi, di quanto essi fanno, non faremmo". Mi sembra infatti troppo intellettualistico chiedersi se quanto scritto da Hitler sia anche in ognuno di noi, in quanto uomini. Se anche tutti i nazisti fossero stati "in potentia" dei sadici assassini, ma nessuno poi lo fosse stato "in acto", quanti milioni di vite si sarebbero salvate !

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    derfel

    26/08/2014 17.10.59

    Un lucido spaccato della lotta armata antifascista in una Milano che cerca di risollevarsi dalla distruzione provocata dalla guerra. Un romanzo di non facile lettura ma da cui traspare tutta l'umanità dei personaggi e l'eterno dualismo tra bene e male. Una grande opera di Vittorini che merita sicuramente di essere letta!

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    Fabio Di Marco

    28/02/2013 19.00.17

    Care amiche e amici, questo non è un libro d'avventura o sulla Resistenza. Per favore, non chiedetegli questo! "Uomini e no" è un libro tragicamente candido: ci dice che per essere uomini non basta scegliere la parte giusta. E' necessario approfondire i problemi della propria storia, della propria esistenza, e a volte, toccarne le parti più estreme. Elio Vittorini ci ha consegnato un'ineguagliabile lezione estetica ed esistenziale; non mettiamola da parte.

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    Paola C.

    31/10/2012 19.50.20

    ho letto il libro e dopo ho voluto confrontare il mio giudizio con gli altri lettori di IBS. Da questo confronto ho dedotto che questo romanzo si può amare molto oppure per nulla:io appartengo a quest'ultimo gruppo. L'ho trovato pesante e sconclusionato,il linguaggio continuamente ripetitivo per me non ha nulla di poetico anzi, per quanto mi riguarda mi ha molto annoiato.

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    Antonio

    15/09/2012 23.25.08

    Ermetico, come prevedeva lo stile di quei tempi. Ipercelebrato, sovradimensionato. Probabilmente se l'autore non fosse stato un protagonista della Resistenza probabilmente questo libro sarebbe passato nel dimenticatoio, perchè, diciamo la verità, in molti passaggi è lleggibile. Avrei optato per due ma ho dato uno per abbassare la media, considerati i numerosi ed entusiastici cinque assegnati. Mi chiedo se questi lettori abbiano avuto la possibilità di leggere Il partigiano Johnny di Fenoglio, oppure La luna e i falò di Pavese o, tra gli ultimi, La misteriosa fiamma della regina Loana di Eco. Tutti libri che parlano della Resistenza ma in maniera comprensibile....

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    Anna

    27/10/2010 15.50.12

    Un libro che non saremmo, oggi, più in grado nemmeno di concepire. Non concede nulla e denuncia con insolita abilità quanto di peggio può esservi nell'uomo. Scarno ed essenziale, non è certo una lettura semplice bensì immortale. Eccezionale l'autore che dialoga coi suoi personaggi e i suoi lettori negli inserti in corsivo.

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    Luciano Stolfi

    15/02/2010 18.47.52

    Gran bel libro questo di Vittorini. In esso si affronta la guerriglia partigiana compiuta all'interno di una città: Milano. Di solito siamo abituati alle storie partigiane ambientate in montagna, in collina, tra i boschi: qui Vittorini invece sceglie di ambientare la sua storia all'interno di una metropoli. Il linguaggio è lirico, con ripetizioni di frasi, il che rende poetico tutto il romanzo. L'autore di "Conversazione in Sicilia" in questo libro affronta la resistenza senza retorica, con un linguaggio forbito, che rende in maniera molto commovente i passaggi dolorosi della violenza compiuta tra gli uomini. E quando analizza la violenza Vittorini analizza non solo quella compiuta dai tedeschi e dai fascisti sui partigiani, ma anche quella compiuta da questi ultimi sui primi.

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    Katanoce

    13/11/2009 19.50.11

    Maledetto vizio che ho di portare a termine tutto ciò che inizio a leggere, questa volta è stata una vera sofferenza. In più di 40 anni di letture è decisamente la cosa peggiore che abbia mai letto, l'unica cosa positiva è che siccome ho 50 anni, in termini di probabilità, se dovessi vivere fino a 100 anni, mi può capitare di leggere qualcosa di simile solo un'altra volta, va bene, per uno che legge molto è una buona media.Di tutto il libro si salvano solo le pagine da 160 a 183, tutto il resto non è noia è vera sofferenza. Mi è sembrato di leggere una telenovela sudamericana, dove una stessa cosa viene ripetuta cento volte, fino all'esaurimento. Ma come si fa a scrivere in quel modo. Questo libro è stato pubblicato solo perchè l'autore si chiamava Elio Vittorini, se si fosse chiamato Pinco Pallo col cavolo che avrebbe trovato un editore disposto a pubblicarlo, poi se vogliamo atteggiarci ad intellettuali dell'ultim ora, beh.......fate voi, io dico quello che penso.

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    sonia

    19/06/2009 12.29.10

    semplicemente bellissimo..

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    denise

    05/02/2009 11.29.10

    Un classico del dopo guerra che racconta la storia di un uomo che fa parte della resistenza, che prepara attentati, che uccide in nome della libertà ma che ha anche nel cuore un grande amore, una grande stanchezza e tanta malinconia. Un libro strano e intenso.

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    Lorenzo Catania

    26/01/2007 21.09.48

    Qualche mese dopo la pubblicazione di "Uomini e no", un breve articolo di Fabrizio Onofri su "l'Unità" del 12 settembre 1945 definiva il romanzo di Vittorini "il libro di un intellettuale che porta con sé tutti i difetti e le incongruenze della società in cui è vissuto, una società di privilegiati in cui la stessa cultura è stata oggetto e strumento di privilegio". Anni dopo la stroncatura di Fabrizio Onofri,nel 1976, Giorgio Amendola rivelò che lui aveva avuto nei confronti di Vittorini "un rapporto di rottura morale, perché durante la guerra partigiana egli si era imboscato" e poi aveva presentato "un romanzo,"Uomini e no",che forniva un quadro falso e retorico dei gappisti". Amendola e Onofri, legati alla Resistenza intesa come grande guerra di liberazione nazionale e non,come in effeti fu, movimento di minoranze formato anche da uomini che si erano nascosti per sfuggire alle retate repubblichine, liquidano i tentennamenti di Vittorini come disimpegno. Non attrezzati a percepire l'amarezza e il disincanto, la mancanza di ottimismo storico che aleggiano nella scrittura sperimentale di "Uomini e no", che sonda gli avvenimenti collettivi e l'animo degli individui per portare alla luce verità che sfuggono alla politica totalizzante, i due esponenti comunisti reputano il romanzo dell'artista un'opera fallita. Complice anche l'immaturità estetica dell'intellighenzia di sinistra del dopoguerra, le sbavature moralistiche di Amendola e Onofri accompagneranno a lungo il romanzo di Vittorini, che con la sua rappresentazione non edificante della guerra partigiana intuita anche come civile e fratricida e il problematicismo del suo protagonista, Enne2,documenta le contraddizioni, la fragilità e le sofferenze degli uomini che hanno partecipato a quella esperienza collettiva. Mal si presta a celebrare o a fondare il mito della Resistenza che avrebbe dovuto permettere al popolo italiano di rimuovere le sue responsabilità e il suo passato, e rendere così meno traumatico il passaggio dal fascismo alla nascita della Repubblica

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    Giovanni

    24/01/2007 21.37.56

    Libro unico: la resa d'immagini ed emozioni da parte dello scrittore attraverso artifici come la ripetizione di battute, che a primo impatto può sembrare del tutto insensata, risulta invece parecchio impressionante. Ne salta fuori un incredibile quadro da cui balzano fuori umanità e disumanità. Certo, lettura non evidentissima e facilissima, ma simbolica, come da realismo '900. Secondo me, è sottovalutato anche dalla critica, che lo ritiene inferiore a Conversazioni In Sicilia.

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    giovy

    06/12/2006 18.32.23

    penso k debba essere letto in una giusta chiave,all inizio anche io l ho trovato un po noioso poi cn l aiuto della mia prof di lettere che ci ha munito di giuste spiegazioni e delle recensioni!ho allargato la mia visione ed ho scoperto che è un buon libro!soprattutto fate quest operazione quando leggete immagginate cio k state leggendo renderà tutto piu bello!poi penso che sia molto interessate!spero k voi k l avete ritenuto noioso lo rileggiate,ne vale la pena!

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    sara

    11/11/2006 12.43.09

    caro angelo e allealfa(?), credo che il vostro giudizio sia stato parecchio supeficiale! UOMINI E NO rappresenta comunque uno dei più grandi capolavori della letteratura. Il fatto è che mi sento molto legata a questo romanzo, aiutatevi con un qualsiasi manuale di letteratura italiana e cercate di seguire la la giusta chiave di lettura. E' un peccato che voi lo abbiate giudicato così superficialmente!!!

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    Marco

    28/08/2006 13.17.22

    libro stupendo; dove viene vista una visione totale della resistenza non solo nell'ambito storico ma anche in quello fisico e psichico delle persone che hanno vissuto queimomenti

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    oetzi

    14/05/2005 23.53.49

    Non è facile da leggere, però mi ha fatto capire la differenza tra chi ha combattuto il nazismo e il fascismo e chi lo ha sostenuto fino nei momenti piu atroci. Illuminante.

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    Angelo

    07/05/2005 23.23.46

    Semplicemente orrendo...sconsclusionato!

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    Mik

    15/04/2005 17.40.23

    Splendido!Letto tutto d'un fiato!La letteratura partigiana antifascista incontra il tema dell'amore...ne nasce un capolavoro.

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    allefava

    09/02/2005 09.15.15

    brutto brutto, sconclusionato, disarticolato, non ha un serio filo conduttore capace di coinvolgere, ho dovuto abbandonarlo, con la solita amarezza che mi prende quando non riesco a finire un libro

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