L' uomo dello schermo. De Gaulle e i media

Riccardo Brizzi

Editore: Il Mulino
Collana: Studi e ricerche
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 14 aprile 2011
Pagine: 357 p., Brossura
  • EAN: 9788815147288
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Descrizione
Protagonista della storia politica europea del Novecento, Charles de Gaulle è stato anche un pioniere nel ricorso ai mass media. Dopo essersi ampiamente servito della radio durante la seconda guerra mondiale (guadagnandosi il soprannome di "Général-micro"), una volta tornato al potere nel 1958 avvia un sodalizio intenso e fruttuoso con la televisione, denunciato dai suoi oppositori come "telecrazia". Questo volume ricostruisce le modalità di utilizzo e di ferreo controllo del mezzo televisivo adottate dal generale de Gaulle tra il 1958 e il 1969, mettendo in luce il ruolo che l'associazione tra potere carismatico e televisione ha svolto nel legittimare la leadership gollista e nel determinare un'evoluzione in senso presidenziale delle istituzioni della V Repubblica. Dagli esordi stentati davanti alle telecamere, corretti grazie ai consigli di pubblicitari ed esperti del settore, alle magistrali apparizioni nei momenti drammatici della guerra d'Algeria, sino alla campagna presidenziale del 1965 e alla crisi del Maggio 1968, quello che si delinea è un avvincente affresco della prima leadership televisiva della storia europea contemporanea.

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    Daniele

    23/05/2014 20:40:06

    Nonostante io consideri la storia contemporanea un ossimoro, ho davvero apprezzato questo saggio. In primo luogo, nonostante tratti argomenti recenti, lo fa con un approccio sociale/sociologico che descrive i fatti per quello che sono e le interpretazioni per quanto riferite al contesto di appartenenza, senza fughe in avanti o improbabili similitudini (rischio che incombe su tutti i saggi di cosiddetta storia contemporanea); in secondo luogo, l'argomento trattato, l'uso dei media da parte del Generale De Gaulle (e non solo) negli anni della IV e della prima V Repubblica, mi aveva incuriosito in quanto a me per nulla conosciuto. Infine, e soprattutto, il linguaggio dello scrittore è freschissimo, attento a farsi capire dal lettore e lontanissimo da certo storicismo italiano (mi viene da pensare, anche se riferito a tutt'altra storia, alle costruzioni efficaci e sintetiche di alcuni libri di Claudio Azzara). Forse gli studiosi italiani hanno capito che farsi comprendere dai lettori è motivo di vanto, non di vergogna.

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