Traduttore: S. Basso
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 302 p., Brossura
  • EAN: 9788806229054
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Descrizione
"Dear life", cara vita... Il titolo originale della tredicesima raccolta di storie di Alice Munro sembra la consueta formula epistolare di un pacificato congedo. Ma ha anche, nel contesto narrativo e nell'espressione idiomatica da cui proviene, il senso di un pericolo appena scampato. Scrivere alla vita, dunque, per uscirne vivi. Con l'urgenza di ogni fuga, un'impazienza nuova che si manifesta in un inedito nitore. Quello della narratrice di "Ghiaia", il cui disincanto e tormento esistenziale sembrano raccontati dalla prospettiva raggiunta di una lucidità imperturbabile. O del protagonista fuggiasco di "Treno", che attraversa le stazioni della propria esperienza e di quella altrui con lo sguardo di un semplice passeggero a bordo della vita. Quello che segue i percorsi mentali della vecchia di "In vista del lago" e del suo sconclusionato viaggio verso un passato irrecuperabile. Un nitore che connota anche la lingua di pagine nelle quali Munro concede alla sua prosa un'ulteriore, estrema libertà, asciugando le proprie frasi come pietre, spolpandole fino all'osso. Ossa di storie, voci lontane e ancora vive, sguardi, una parsimonia di parole, ellittica e più che mai essenziale. Ecco che cosa resta da dire, ecco che cosa trova il lettore in "Uscirne vivi": tracce di materiale radioattivo, lo stesso, pericoloso e potente, che ha attraversato, illuminandole, tutte le storie. Il residuo secco. Le prime e le ultime cose, rivela Munro, il bandolo di un mondo realizzato in sessant'anni.

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    silvia

    01/08/2018 14:50:45

    Come sempre Alice Munroe insinua il sospetto e sospende il lettore tra agghiaccianti rivelazioni. In questa serie di racconti l'autrice interpone un considerevole lasso di tempo tra il verificarsi dei fatti descritti e la loro narrazione, tempo che agisce come un anestetico, congelando le emozioni, attutendone l'impatto. Gli eventi che lasciano tramortiti i protagonisti di queste tristi storie, sono osservati attraverso la lente salvifica del senno di poi, quasi a voler suggerire l'inutilità dell'amarezza provocata dalla disillusione, poiché quest'ultima è una imprescindibile costante dell'esistenza. Vengono riproposti temi analoghi a quelli di "Nemico, amico, amante..." (raccolta di racconti ben più incisiva e dinamica, scritta dieci anni prima), ma non si tratta della Alice Munroe a cui ero abituata, disincanto e distacco permeano oltre ai contenuti anche lo stile della prosa, che sembra solo abbozzata, ciò che resta è poco più di un condensato di tristezza.

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    Leonardo de Chanaz

    15/11/2017 07:40:34

    Sono tornato dalla Munro. Il libro mi ha fondamentalmente annoiato, ma l'ho finito. I personaggi sono avvolti nella nebbia e solo in pochi passaggi le figure hanno contorni netti. Le pagine finali, autobiografiche salvano il libro. Grande letterata e ottima la traduzione. Entrambe decorano il libro.

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    LAURA

    09/06/2016 09:24:47

    Grandissima Munro.Essenziale,profonda.Libro bellissimo che fa riflettere,perché c'è sempre qualcosa di universale nei suoi racconti.Finali sospesi,ma intuibili.Storie di fuga(Treno),di smarrimenti mentali(In vista del lago),di coppie anziane che meditano sulla morte,ma poi decidono di rimanere vivi.Per ultimo,l'autobiografico Finale in cui Alice racconta di sé. Da leggere assolutamente.Grande ammirazione per come Susanna Basso è riuscita a rendere intensa una prosa certamente non semplice da tradurre.

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    Daniele

    10/05/2015 17:41:57

    Questa raccolta, l'ultima (finora ?) pubblicata dal premio Nobel canadese, non la definirei tra le sue migliori. Alcuni racconti sembrano abbozzati, l'unico pericolo che la sua opera non ha mai rischiato nel passato, laddove è sempre stata la solidità della trama (unita alla perfezione dello stile) a differenziarla dai tristi venditori di parole à la Raymond Carver. Un libro modesto, allora ? Per rispondere, basta leggere solo pochi racconti ("Ghiaia", lo stupefacente "Treno" e l'emozionante raccolta autobiografica che conclude il libro) per verificare che il solco tra Munro e chi pensa che per essere definiti scrittori basti pubblicare un libro sia ancora incolmabile.

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    Rita

    07/04/2015 13:18:34

    La Munro non si discute:è grande! Premesso che non amo i racconti e normalmente li scarto a priori i suoi sono dei piccoli capolavori, un concentrato della sua abilità nel raccontare tutta una storia con poche stringate frasi. Quello che ti stupisce è che finito il libro ti rimangono dentro e non li dimentichi più. Confermo, grande scrittrice!

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    Carol

    23/07/2014 20:00:35

    Sono di parte perché Alice Munro è in assoluto la mia scrittrice di racconti preferita. Ancora una volta il 5 è tutto meritato. E non mi rassegno al fatto che sia la sua ultima raccolta. Speriamo Einaudi raschi il fondo di tutto quanto non è stato ancora pubblicato in Italia. Leggetela.

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