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Curatore: M. Onofri
Editore: Garzanti Libri
Collana: I grandi libri
Edizione: 4
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: LXXX-473 p., Brossura
  • EAN: 9788811365112
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    gianni

    06/09/2014 13.31.40

    Non è il miglior libro di Pirandello e non è neppure fra i migliori libri delle patrie lettere: lentissimo, a tratti farraginoso, difficile da seguire. Tuttavia, ci sono alcune pagine mirabili che scandagliano con arte sopraffina lo sfondo storico su cui la storia si dipana: le solfatare, lo scandalo della Banca Romana, il trasformismo, il faticoso avvento del socialismo, la retorica del Risorgimento, la Sicilia tradita dai Savoia, il conservatorismo cieco, avido e meschino, i vizi eterni della società italiana. Per questi elementi rimane un romanzo attuale. Da leggere con molta calma.

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    Alberto

    28/05/2011 17.33.34

    Leggendo questo libro sono incorso in una profonda delusione. Non riesco infatti a capacitarmi di come uno scrittore tanto brillante come Pirandello, autore di meraviglie letterarie quali "Il fu Mattia Pascal" e "Uno, nessuno e centomila", sia potuto cadere tanto in basso. Certamente, come sostengono critici quali Spinazzola, l'opera deriva da "I viceré" di De Roberto. Avendo sfortunatamente letto anche quest'altra macchia della nostra letteratura, posso almeno concedere al Pirandello di essere stato un poco più interessante di De Roberto o, se non altro, di aver parlato di qualcosa, quando "I vicerè" non parlano sostanzialmente di nulla. Siamo comunque ben lontani dai romanzi più famosi di Pirandello, i quali agiscono come calamita, capaci di attrarre il lettore tanto da non concedergli di posare il libro prima di averlo finito. Qui invece avviene il contrario: la lettura di quest'opera è faticosa, stancante, noiosa. Manca la figura del narratore, invece molto presente nelle altre opere pirandelliane. Come in De Roberto, anche qui i personaggi sono troppi e troppo poco connotati. Leggendo determinati passaggi può capitare che appaia un personaggio quasi dal nulla, costringendo il lettore a chiedersi: "E questo chi è?". Almeno però Pirandello, a differenza di De Roberto, ha voluto scegliere di avvalersi di un protagonista, senza il quale non oso immaginare cosa sarebbe successo all'impianto del romanzo. Secondo della filiera derobertiana, questo libro rappresenta certo un miglioramento rispetto a De Roberto, ma si tratta, comunque, di una prova letteraria deludente. Bisognerà aspettare il terzo libro della filiera "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa per leggere qualcosa di decente se non proprio appassionante? Ve lo dirò quando l'avrò letto.

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    Rita Coltellese

    09/06/2010 16.34.24

    Di Pirandello avevo letto quasi tutto, questo romanzo l'ho letto ora e l'ho trovato bellissimo. La critica ufficiale lo ha, in maggioranza, definito non perfetto nella scrittura, nella costruzione ed i personaggi "bozzettistici": non sono d'accordo. Alla luce della mia lunga esperienza di vita posso valutare il romanzo in modo diverso che se lo avessi letto da giovane: lo trovo di un'attualità sorprendente. Persone che si erano battute per fare l'Italia, ricche di ideali, ignorate da chi vota, per lasciare il posto in Parlamento ad affaristi in cerca di poltrone e senza ideale alcuno. Le psicologie dei personaggi sono perfette, invece, ben inquadrate e, a mio avviso, Pirandello ha osservato personaggi della realtà e ad essa si è ispirato. I costumi, anche privati, fanno capire che i tempi cambiano ma non gli uomini: nonostante l'apparente diversa morale comune del tempo, le donne e gli uomini si comportavano nel loro privato come quelli di oggi. In fondo da questa lettura mi rendo conto che tutto cambia solo in apparenza ed è una riflessione desolante per il presente.

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    chiara77

    05/10/2004 17.53.20

    questo è uno dei tanti romanzi storici italiani relegati nell'ombra dall'immensa mole di "Promessi sposi",ma è anche il più bel romanzo di Pirandello...

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    AoxomoxoA

    26/11/2003 12.51.40

    Bella rappresentazione del clima di fine ottocento che evidenzia la crisi e le delusioni del dopo Risorgimento. E' forse il romazo piu' politico di Pirandello dal quale, estrapolando, puo' anche essere compresa (anche se non condivisa) la sua adesione al fascismo. Il romazo forse e' un po' lento e non riesce a decollare nel ritmo. Piu' bello I VICERE' di De Roberto.

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