Veleno. Una storia vera - Pablo Trincia - ebook

Veleno. Una storia vera

Pablo Trincia

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Editore: Einaudi
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Dimensioni: 526,96 KB
Pagine della versione a stampa: 296 p.
  • EAN: 9788858430781

18° nella classifica Bestseller di IBS Ebook eBook - Società, politica e comunicazione - Servizi sociali e criminologia - Reati e criminologia

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Alla fine degli anni Novanta, in due paesi della Bassa Modenese separati da una manciata di chilometri di campi, cascine e banchi di nebbia, sedici bambini vengono tolti alle loro famiglie e trasferiti in località protette. I genitori sono sospettati di appartenere a una setta di pedofili satanisti che compie rituali notturni nei cimiteri sotto la guida di un prete molto conosciuto nella zona. Sono gli stessi bambini che narrano a psicologi e assistenti sociali veri e propri racconti dell'orrore. La rete dei mostri che descrivono pare sterminata, e coinvolge padri, madri, fratelli, zii, conoscenti. Solo che non ci sono testimoni adulti. Nessuno ha mai visto né sentito nulla. Possibile che in quell'angolo di Emilia viga un'omertà tanto profonda da risultare inscalfibile? Quando la realtà dei fatti emergerà sotto una luce nuova, spaventosa almeno quanto la precedente, per molti sarà ormai troppo tardi. Ma qualcuno, forse, avrà una nuova occasione. Nota: niente di quello che è scritto in questo libro è stato in alcun modo romanzato dall'autore.
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    Olivia

    25/09/2020 11:22:41

    Forse l’unico libro che mi abbia fatto piangere per la rabbia. Mi ha toccato particolarmente dal momento che io stessa vivo in uno dei paesi nominati all’interno di questo racconto di cronaca. Molto cose non le sapevo, sono rimasta profondamente scioccata. Ne consiglio comunque la lettura perché è scritto molto bene

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    milu'

    08/09/2020 20:10:27

    Se fossimo a teatro, questo sarebbe uno spettacolo seppur drammatico intitolato"il paese dei bambini perduti", ma purtroppo è la storia vera, i cui attori sono sedici bambini sottratti, le loro famiglie, le assistenti sociali, i giornalisti Paolo Trincia e Alessia. La vicenda avviene alla fine degli anni 90 nella bassa modenese. Leggendolo sono rimasta scioccata e sgomenta, questa è una storia toccante dove ognuno va alla ricerca della propria Verità. C'è quella dei bambini che raccontano storie dell'orrore, di abusi, violenze, una rete di Mostri sterminata... Quella delle assistenti sociali che hanno la Presunzione psicologica di indiscutibile Verità. Quella dei genitori che hanno visto l'allontanamento in modo drammatico dei propri figli. Quel che resta è la Verità scomoda, ostica e immanipolabile. Questa è la storia di chi non si stanca mai di ricercare la Verità.

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    Sele18

    08/09/2020 18:58:37

    Tra il 1997 e il 1998, dopo la risonanza mediatica del caso del “ mostro di Marcinelle “e dopo l’entrata in vigore della nuova legge contro la pedofilia, le tranquille e brumose campagne della Bassa Padana sono sconvolte da una raccapricciante vicenda di pedofilia e satanismo. In seguito ai disagi manifestati da Dario - bimbo di sei anni dinoccolato, stralunato e sempre con la testa fra le nuvole, nato e cresciuto in una famiglia con forti problemi economici e in un contesto di “deprivazione culturale”, allontanato dal proprio nucleo di origine dai servizi sociali e dopo tre anni trascorsi in una comunità gestita da Suore, affidato ad una nuova famiglia - parte un indagine per pedofilia che si allarga a macchia d’olio. Una vera e propria caccia alle streghe che coinvolgerà un noto prete della zona e numerose famiglie i cui figli saranno allontanati su ordine delle autorità giudiziarie. Tutto parte da una semplice frase “ SCHERZI SOTTO LE COPERTE”. Una frase che ai più non direbbe nulla. Potrebbe semplicemente alludere a quelle coccole che normalmente i genitori elargiscono sul lettone ai propri figli senza implicare alcunché di morboso o perverso. Eppure alla giovane e zelante psicologa della Ausl che da poco aveva concluso un corso sui minori abusati, basterà questa frase per far partire una lunga e complessa indagine che coinvolgerà anche altri minori della zona e che porterà a tutta una serie di processi che si concluderanno con risultati inspiegabilmente altalenanti. Dario racconterà anche di riti satanici compiuti di notte nei cimiteri, di riesumazioni e di uccisioni sacrificali di animali e bambini. Gli altri minori confermeranno i suoi racconti, ma nessun adulto testimonierà mai sulla veridicità di questi avvenimenti ne’ si troveranno prove fisiche a suffragio degli stessi. Un libro che lascia sgomenti, preciso, ben scritto, puntuale, che analizza la vicenda sia dal punto di vista degli accusati che dal punto di vista delle presunte vittime. Ottimo!

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    Berenice

    08/09/2020 16:33:59

    Cos'è il veleno di cui sono imbevute le storie raccolte in questa inchiesta? Cosa colpisce così tanto di questo saggio, dal cuore nero come le ombre avvolgono la foto di copertina? Sono modenese, e sono psicologa: ho quindi letto il libro di Trincia con una sorta di interesse tra il tecnico-sociologico e le immagini chiare di chi conosce la Pianura Emilana e quel suo "chiedere alla nebbia" di cui parla Claudio Parmiggiani: "Quelle ombre sono un simbolo, spiriti fluttuanti che hanno assunto nella mente l’immutabile aspetto dell’anima. Ombre così lontane da trasmutarsi in tutto e in nulla". Altro non ha fatto Pablo Trincia, nel corso degli anni, che cercare di dare un senso e un’immagine a quel nulla, di cercare di dare una "forma al veleno", che, come è nella natura dei liquidi, ha avvolto tragicamemte bambini, famiglie (naturali ed affidtarie), servizi per l'infanzia... Sì, perchè questo libro è anche un libro ossimorico, sull'innocenza colpevole: "Niveo denticulo atrum venenum ispirat" dicevano i latini.

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    FranLem

    08/09/2020 08:21:40

    Ripercorrendo la cronaca di una vicenda drammatica e dolorosa, ormai quasi dimenticata dai più, l’autore ci consegna un libro dolorosamente denso, in cui, grazie ad un’indagine durata anni e attraverso una scrittura serrata ed incalzante, viene puntualmente ridisegnata una nuova fisionomia dei fatti. Trincia riesce cosi a scardinare verità che si ritenevano consolidate, scuotendo dal torpore coscienze sopite, riabilitando genitori condannati e probabilmente innocenti, ricucendo, in alcuni casi, ferite familiari ancora non rimarginate e riaprendo vicende giudiziarie ormai chiuse. Il risultato è un libro capace di creare quasi un senso di vertigine, a tal punto che il lettore può trovarsi smarrito e perdere coscienza di cosa sia e dove si collochi esattamente la verità. È quella dei bambini che raccontano la loro storia di abusi e violenze? È quella dei professionisti che la ricercano ad ogni costo, sentendosi di essa i depositari? O è quella dei tanti genitori che, in questa vicenda, hanno visto recidere, talora in modo drammatico, il legame con i propri figli? Eppure, in una vicenda torbida come quella raccontataci, il dono più prezioso che ci viene offerto dal libro sta nel farci capire quanto sia importante dare voce al giornalismo di inchiesta, spesso relegato ad un ruolo secondario, giudicato dai più dispendioso e scomodo. Ma che è, invece, un giornalismo coraggioso, perché costretto a muoversi su terreni spesso insidiosi. Di qualità, perché richiede tempi di analisi. Nobile, perché mosso da un’instancabile ricerca della verità. È un dono inestimabile, che ci ricorda, in fondo, che il successo di un libro non debba misurarsi sul solo profitto, ma sulla qualità del lavoro e sulla capacità di risvegliare, in ciascuno di noi, uno spirito critico, che si interroghi di continuo, vagli incessantemente tutte le ipotesi, rifugga tutto ciò che è dato per scontato e rimanga, per quanto possibile, libero e non condizionato.

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    EmanuelaB

    07/09/2020 19:43:56

    Il libro di Pablo Trincia ricostruisce una delle vicende più controverse della storia giudiziaria italiana attraverso testimonianze, video e pagine dei fascicoli dei processi. Lo stile asciutto e l'impianto narrativo, caratterizzato dal susseguirsi di vari piani temporali, costituiscono la cifra stilistica del libro che, assumendo i contorni dell’inchiesta, affronta un tema molto delicato.

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    GiuliaD

    07/09/2020 14:09:53

    Si può raccontare la storia vera di una storia senza verità? Pablo Trincia ci è riuscito. Veleno racconta lo scandalo della Bassa Modenese che, negli anni Novanta, ha sottratto decine di bambini alle proprie famiglie. Il motivo? La presunta appartenenza dei genitori a una setta di pedofili satanisti. Trincia, con la collega giornalista Alessia Rafanelli, ha condotto un’inchiesta sulla vicenda, diventata prima un podcast e poi un libro. Ma Veleno è molto più di un libro in cui nulla è stato romanzato; è il racconto di infanzie interrotte e famiglie mutilate, di vite cancellate da una spirale di menzogne non si sa quanto consapevoli. Ma è anche una storia di professionisti che, nella foga di trovare risposte, hanno dimenticato di cercare le domande giuste. Trincia non accusa nessuno. Trincia racconta, creando nel lettore smarrimento prima, dolore e indignazione poi. Riporta in modo crudo e dolente una vicenda torbida, in cui la verità non sembra un punto d’arrivo ma un punto di partenza; in cui gli assiomi sono troppi e le ipotesi troppo poche. L’autore dà spazio a lettere scritte dai genitori ai figli lontani, piene di errori di ortografia, di rassicurazioni e di promesse mai mantenute; piene di paura e, al contempo, di tentativi vani di celarla. Le pagine di Veleno provano a rinsaldare famiglie smembrate per sempre, e a rendere un tributo a chi per questa storia si è tolto la vita. Al centro di tutto restano loro, i bambini sradicati oggi adulti ammaccati; gli unici testimoni di un massacro avvenuto solo in menti troppo giovani, ancora troppo plasmabili. In questa tragedia Trincia si immerge fino in fondo, a costo di uscirne ammaccato anche lui. La sua voce di padre, pregna della storia e dei suoi protagonisti, intensifica la potenza del libro; e quando si arriva all’ultima pagina, si vorrebbe tanto che la storia fosse stata romanzata. Per riuscire, forse, a soffrirne un po’ meno.

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    Giodemu

    07/09/2020 09:19:00

    All’apparenza, la vicenda narrata presentava tutti i caratteri del classico “caso” da dare in pasto all’opinione pubblica assetata di vendetta e di giustizia sommaria, seppure in epoca pre-social. Una vicenda terribile, a base di pedofilia e violenze (morali e fisiche) assortite, con spruzzate di satanismo e necrofilia. Mirandola e Massa Finalese, piccoli centri della Bassa modenese, tra il 1997 e il 1998 furono teatro dell’allontanamento di ben 16 minori dalle proprie famiglie perché era emersa una serie di violenze a cui venivano sottoposti da parte di una banda di pervertiti mascherata da setta satanica e composta in buona parte da genitori e parenti delle vittime, con la partecipazione di alcuni sacerdoti. Una storia raccontata da Trincia con grande equilibrio, dribblando i rischi del voyeurismo morboso e della retorica consolatoria. Però, a un certo punto, la narrazione effettua una vera e propria inversione a U, ripercorrendo i capitoli della storia sotto una nuova luce, arrivando a una sorprendente versione dei fatti, non meno agghiacciante della precedente. Superficialità, leggerezza, cinismo, con il corollario inevitabile di rilevanti interessi economici: tutto ciò emerge con chiarezza dall’analisi accurata dell’operato di forze dell’ordine e magistrati e, soprattutto, delle consulenze tecniche di medici e psicologi. Una serie di confessioni indotte, atte a confermare tesi precostituite. I bambini, se sottoposti a simili pressioni, sono capaci di mentire e purtroppo il contagio della menzogna si estende come un veleno, appunto. Pablo Trincia, con la collaborazione di Alessia Rafanelli, rinnova la grande tradizione del “giornalismo letterario”, e con una scrittura limpida e scevra da facili effetti speciali, ma tenendo sempre ben presente i dilemmi etici di cui storie come questa sono disseminate, squaderna una serie di lati oscuri della natura umana (e cioè di tutti noi) inoculando nei nostri pensieri dubbi e riflessioni, come la vera letteratura deve fare.

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    Emiliano Schember

    05/09/2020 17:49:01

    “Una storia vera”, è questa la cosa più sconvolgente del libro. Con Veleno, Pablo Trincia, ricostruisce avvenimenti che apparirebbero esagerati per qualsiasi fiction: indipendentemente dai singoli protagonisti delle terribili vicende dei diavoli della Bassa modenese, i meccanismi stessi interni alla realtà si rivelano spaventosi e inquietanti. Le fantasie orrorifiche contenute in tanti film e romanzi di genere appaiono come riposanti o rassicuranti di fronte alla realtà mostruosa e deforme raccontata in questo libro. Ed è proprio nello svelare, con una scrittura “pulita” e “rapida”, i meccanismi di questa perversione che Trincia mostra la sua abilità di giornalista e di scrittore. La vicenda accaduta nella seconda metà degli anni Novanta evidenzia come l’infanzia sia ciclicamente preda del mondo adulto, che si tratti di abusi reali o di manipolazioni attuate da chi si sente investito di un potere salvifico che, spesso, diventa una manifestazione di narcisismo e di sentimenti di onnipotenza. Quello che resta alla fine di questa terribile tragedia, egregiamente narrata dall’autore del libro, sono cocci di vite distrutte e la flebile speranza che qualcosa possa ancora essere rimesso assieme.

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    Agnese

    04/09/2020 14:23:38

    Osserviamo quella piccola goccia corrompere e infine distruggere: una goccia di veleno. Poche frasi di un bambino, alcuni comportamenti ritenuti strani ed ecco delinearsi una storia nerissima fatta di accuse di pedofilia, riti satanici notturni ed anche uccisioni. Quasi irreale; eppure tra il 1997 e il 1998 in due paesi della Bassa Modenese questa tragica vicenda ha devastato intere famiglie. Nessuno poteva ritenersi al sicuro, né familiari né conoscenti, mentre il numero dei bambini coinvolti cresceva e cresceva. Domande e sospetti e dubbi, gli stessi che abbiamo noi oggi. Cerchiamo quindi di capire chi ha davvero versato la prima goccia di veleno, lasciandoci guidare nell'indagine dal giornalista Pablo Trincia che è coraggiosamente sprofondato nell'orrore e nel dolore di questo caso giudiziario italiano.

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    Beatrice

    03/09/2020 17:05:54

    “Veleno” è un esempio di giornalismo nella sua accezione più nobile, quello volto a smuovere le coscienze e a incidere nella società in cui viviamo. Grazie al suo meticoloso lavoro di indagine tra testimoni, video e carte giudiziarie, Pablo Trincia è riuscito a riportare alla luce una vicenda sconosciuta ai più, a ristabilire la verità dei fatti restituendo l’onore alle persone ingiustamente accusate di crimini odiosi, a far riaprire i processi che hanno visto condannati individui quasi certamente innocenti e in alcuni casi a permettere la riunificazione di famiglie distrutte. “Veleno” è un libro che tutti dovrebbero leggere e tenere a mente, affinché non riaccadano mai più simili ingiustizie. È un testo interessante anche perché pone importanti interrogativi su diverse questioni cruciali, come la memoria e il falso ricordo, l’effetto plagio che può scatenarsi in soggetti fragili e suggestionabili, la facilità con cui si innescano psicosi di massa e cacce alle streghe, la necessità di rapportarsi all’imputato non come se fosse colpevole fino a prova contraria, ma innocente. Con uno stile diretto e coinvolgente, capace di tenere il lettore attaccato alle pagine fino alla fine, il racconto dei fatti si dipana in tutto il suo orrore, provocando sentimenti che vanno dalla rabbia allo sgomento alla compassione per le tante vittime rimaste indelebilmente segnate da quei tristi eventi. Il libro, però, nel finale lascia baluginare uno spiraglio di luce in mezzo alle tenebre fitte di una vicenda caratterizzata da famiglie distrutte, suicidi, condanne di innocenti, bambini con falsi ricordi di esperienze terribili mai vissute. Trincia chiude la sua inchiesta con una nota di speranza. Per tutto il tempo delle sue indagini la domanda più pressante che tornava sempre era: davvero è tanto facile spezzare un legame così profondo come quello tra genitore e figlio o tra fratelli? La risposta la si trova nel commovente finale, che farà piangere più di un animo sensibile.

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    Andrea Turco

    03/09/2020 10:53:34

    Non si può cominciare a recensire questo libro senza fare riferimento all'omonimo podcast che ha rivoluzionato il genere in Italia e ha finalmente portato, anche da noi, attenzione e cura professionale per il formato audio. Pare di sentirlo, Trincia, mentre legge i passaggi più intricati di una vicenda sconvolgente e sconfortante, come spesso è la cronaca nera. E in questi tempi senza memoria è davvero lodevole il notevole sfarzo fatto - tra atti giudiziari,interrogatori, interviste, esplorazioni dei luoghi - che ha consentito di riesumare (è proprio il caso di dirlo) una vicenda che è ambientata nel Modenese ma potrebbe tranquillamente provenire da una qualsiasi provincia. Di bambini strappati ai genitori naturali, di controversi affidamenti, di presunti riti satanici si è a lungo discusso - non solo nel nostro Paese ma anche negli Usa, ad esempio - tra talk show col gusto del sangue e spettatori con la bava alla bocca. C'è tutto, nella storia dei presunti Diavoli della bassa Emilia, per attirare le più morbosi attenzioni: ci sono bambini, spesso poveri, che descrivono dettagliamente macabri riti avvenuti nei cimiteri della zona; ci sono insospettabili orchi con la tonaca e oscure logge che manovrano l'orrore quotidiano, all'insaputa di tutti; ci sono vite spezzate, ferite mai rimarginate, domande senza risposta. Pablo Trincia, invece, si muove con cautela e passione, maneggia il dolore con grazia, riesce a indirizzare l'inevitabile indignazione in un racconto corale e analitico, sempre lucido, potente. Mette a confronto le varie versioni che si succedono in un arco temporale lungo 20 anni, sottoponendole al più rigoroso fat-checking. Soprattutto, si immerge e immerge il lettore in un mare putrido dove l'obiettivo in fondo non è giudicare ma capire. Perché quel che conta è che sia una storia vera, come recita il sottotitolo del libro. Un tuffo "a sangue freddo", per citare il capolavoro di Truman Capote che Veleno richiama, per stile e compattezza narrativa.

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    Francescacenerelli

    03/09/2020 10:40:19

    Adoro lo stile asciutto e senza fronzoli di Trincia. Raccontare una storia complicata (e delicata) senza cadere nel pietismo, senza l'esagerazione del macabro, è difficilissimo. Il libro è utile per comprendere le vicende oscure di bambini e di classi sociali deboli, di assistenti sociali e di famiglie normali, accadute nel basso modenese, ma anche per sapere che il giornalismo sincero, scritto con talento, esiste ancora.

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    Allievo 1

    03/09/2020 07:05:13

    Questo libro mi ha molto colpito, un fatto di cronaca che assume le vesti di un romanzo e tocca i più intimi pensieri e le più grosse paure di una persona. La fragilità, la psiche di bambini in formazione per sempre portata via da agenti esterni che tolgono la vita pur senza uccidere. Il libro lascia l'amaro in bocca e non si può spiegare se non con le parole dell'autore. Consigliatissimo Utile anche per ricostruire un pezzo di storia degli anni 90 che non deve essere dimenticata. Copertina voto 7

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    Inquietante!

    02/09/2020 13:54:46

    E' difficile parlare di "Veleno", perché qualsiasi cosa uno potrebbe scrivere su un romanzo, in questo caso svanisce miseramente, scontrandosi col muro della realtà. Sapere che si parla di una storia vera, un'inchiesta e - cosa ancora peggiore - che non tutto è stato chiarito, rende difficile qualunque giudizio. Dopo averlo finito, ho cercato di parlarne con diverse amiche, ma dopo qualche riflessione, il mio unico commento è stato “Devi leggerlo, non riesco a spiegarti. Posso solo dirti che lascia con l’amaro in bocca”. Ho esagerato? Non credo; leggo da sempre ed ho letto molte altre storie vere (più o meno romanzate) che mi hanno colpito; ma l’inquietudine lasciatami da “Veleno” non l’avevo mai provata (e torna ogni volta che ripenso alla vicenda). Cos’è che fa più male? Che certe cose, orribili, possano essere davvero accadute e che siano state perpetrate proprio da genitori, che avrebbero dovuto proteggere i figli? O, al contrario, che nulla sia davvero successo e che tante persone si siano ritrovate con la vita distrutta ed i figli allontanati e mai più rivisti, solo per una sorta di follia collettiva? Anche a distanza di qualche mese dalla lettura, ogni volta che ne parlo o mi chiedono un parere, il mio commento – sempre uguale – è “Inquietante! Ti lascia con l’amaro in bocca. Devi leggerlo per capire”.

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    Carla

    02/09/2020 12:30:06

    Credi di leggere un romanzo, ma poi sobbalzi sul divano perché sai che è la cronaca di fatti realmente accaduti, iniziati molti anni fa, e del loro drammatico svolgimento. Metà anni '90, Bassa modenese. A una famiglia disagiata viene dato lo sfratto, i due genitori vanno a dormire nell’automobile, i due figli più grandi dai nonni e il piccolo Dario, di 5 anni, andrà per qualche mese dai vicini per poi essere dato in affido ad una famiglia. Dario continua a vedere i genitori nei fine settimana, ma un giorno la madre affidataria gli chiede perché è particolarmente taciturno e la risposta la stordisce: Ivan, fratello maggiore, gli ha fatto 'delle brutte cose'. A questo punto medici, psicologi infantili, assistenti sociali, poliziotti, si tuffano in questa triste storia. Dario parla addirittura di violenze di gruppo da parte di adulti e con la presenza di altri bambini, di un padre - il suo - che riscuote i soldi per averlo “dato” a delle persone grandi, di un uomo tutto vestito di nero che celebra riti satanici e costringe lui ed altri bambini ad uccidere animali e bambini durante questi rituali. Nel giro di qualche anno, 16 bambini verranno tolti ai genitori e questi ultimi arrestati o indagati insieme a maestre e preti. Le indagini e i processi dureranno oltre dieci anni, senza alcun riscontro. Tutti gli indagati verranno assolti. Sicuramente qualcuno ha sbagliato, qualcuno ci ha guadagnato, nessuno dei bambini è più tornato dai genitori naturali.

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    Da leggere e su cui riflettere

    02/09/2020 11:45:14

    Questa è la storia di un doppio tormento, di un duplice incubo, di una molteplice violenza: quella fisica e quella mentale. La prima avviene per mano di genitori (sui figli) che vendono per dolcezza la violenza e l’amore per veleno e turpi rituali. La seconda è perpetrata dalla giustizia che sonda e lacera la ferita aperta per cercare di capirne la vastità e la profondità. Certo quest’ultima non si muove con cattive intenzioni, ma è fonte di dolore in egual maniera. I bambini, le vittime vere ed effettive di questo romanzo sono essere umani feriti, indifesi e soli che vien voglia di portar lontano e far credere loro che il mondo non dovrebbe essere così e che può essere migliore, anche se purtroppo per loro non è incominciata nel migliore dei modi. Rabbia, dolore, dolcezza, amore, amarezza e rimpianto si mescolano a ogni riga, ogni mossa, ogni evento e sensazione. La storia è un pugno nello stomaco che rimane impresso in modo indelebile. Ho apprezzato moltissimo lo stile dell’autore, il taglio profondo e toccante che viene conferito alla storia e le riflessione a cui si viene condotti, direi inevitabilmente. Da leggere.

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    Elena8573

    02/09/2020 10:08:27

    Veleno di Pablo Trincia Ed.Einaudi Riuscire a leggere questo reportage senza provare un senso profondo di rabbia e di incredulità è impossibile. Un moderno processo alle streghe stile Salem a pochi km da Bologna, nella bassa modenese, 20 anni fa 16 famiglie furono distrutte, ci furono morti e tanti bambini allontanati dai loro affetti per incompetenze e motivazioni economiche, leggetelo e se pensate che la verità sia qualcosa che prima o poi esce fuori, non è detto che avvenga in tempi brevi e men che meno che chi sbaglio’ per inesperienza o peggio paghi...

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    valentina bianchini

    01/09/2020 07:55:14

    Ho dovuto aspettare qualche giorno prima di scrivere queste parole, le emozioni erano forti ed avevano bisogno di placarsi un po'. A volte il destino ti mette nelle mani un libro del quale non avevi mai sentito parlare e che altrimenti non avresti mai letto, e sarebbe stato un peccato. Veleno parla della vicenda giudiziaria di pedofilia verificatasi alla fine degli anni Novanta nella Bassa Modenese, sedici bambini tolti ai genitori, vite e famiglie distrutte, salvo poi rivelarsi dopo vent'anni un terribile caso di contagio psicologico dove i fatti pare non siano mai avvenuti realmente. Erano gli anni in cui la parola pedofilia era esplosa e le istituzioni dovevano dimostrare di fare qualcosa, gli anni in cui c'era da guadagnare molto con questa parola. La tematica terrificante ed i fatti surreali narrati mi facevano presagire ad un libro molto crudo, invece quello che mi ha colpita di più è la delicatezza ed il rispetto per questi bambini, quasi la paura di sfiorarli, i toni e le parole non sono mai aggressivi. Delicatezza che si trasforma in coraggio per i bambini ormai adulti, ormai in nuove vite, in balia di ricordi sfocati e bisogno di capire. Allo stesso modo l'autore non si pone a giudice delle istituzioni che hanno montato il caso, assistenti sociali, psicologici, medici, giudici, non esprime rabbia, racconta i fatti con lo sgomento di padre. "E per la prima volta, dopo parecchio tempo, ho pianto anch'io" il libro si chiude con queste parole e anch'io stavo piangevo mentre le leggevo.

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    Chiara Lo Re

    27/08/2020 12:40:48

    La psicologia umana è un labirinto infinito senza vie di fuga: tu sei Teseo, un giovane scaltro volto a scovare l'autenticità dei fatti, nonché quella veridicità che spesso l'individuo esterno plasma a proprio favore, inducendo menti fragili ed innocenti al così detto “falso ricordo”. Dicono che gli uomini siano dotati di intelligenza superiore agli animali, chi lo mette in dubbio? Io certamente no. Tuttavia è opportuno sottolineare come questo maestoso razionalismo spesso conduca gli individui ad abbracciare un collettivo egoismo, una comune presunzione, che sfociando nell'annullamento radicale “dell'altruismo”, concetto tanto banale quanto essenziale, genera automi spogliati di un qualsiasi sentimento, privi di cuore, che perseguono a passo deciso, testa alta e sicura, unicamente il proprio profitto. A questo punto è ancora opportuno parlare di intelligenza umana? Beh, io non ne sarei così sicura. La storia che l'autore riporta diligentemente, seguendo una saggistica ai miei occhi maestrale e fluente, mi ha rapita: mille dubbi solo allora emersi nella mia mente, mille riflessioni hanno inondato il mio cervello, e se prima pensavo di conoscere il mondo, insomma, questo libro ha palesemente annullato questa certezza. Come può la crudeltà essere incarnata nell'animo di così tante persone? Non me lo so spiegare. Come si può distruggere intere famiglie al solo fine di trarne profitto economico? Non mi do pace, un interrogativo aperto, che penso tale resterà per sempre. Fragile è la mente umana: pensi di sapere quando non sai, ti convinci che sia vero, e vero nella fantasia rimane, soprattutto in quella dei bambini. Più cerco di convincermi dell'autenticità di questa storia, più l'incredulità cresce. Più comprendo che il mondo faccia schifo, più razionalizzo che nessuno basta a nessuno se non a sé stesso: perché alla fine quei bambini, privati di ogni affetto, hanno trovato la speranza nella propria anima, proprio quando il buio li costringeva ad un dolore perpetuo.

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  • Pablo Trincia Cover

    Ha lavorato come inviato e autore per la carta stampata, la tv e il web. Nel 2017 assieme alla collega Alessia Rafanelli ha scritto il podcast Veleno, un'audio-serie investigativa di enorme successo, pubblicata in otto puntate su «la Repubblica.it». L'inchiesta ha riaperto il caso dei Diavoli della Bassa Modenese, uno dei piú oscuri e controversi della cronaca giudiziaria italiana. Veleno, una storia vera (Einaudi, 2019) è il suo primo libro. Approfondisci
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