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Veleno. Una storia vera - Pablo Trincia - copertina

Veleno. Una storia vera

Pablo Trincia

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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 9 aprile 2019
Pagine: 296 p., Brossura
  • EAN: 9788806240066

22° nella classifica Bestseller di IBS Libri Società, politica e comunicazione - Reportage e raccolte giornalistiche

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Veleno. Una storia vera

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Vincitore Premio Estense 2020

Anche i bambini mentono. E una loro bugia può evocare l'inferno. Una vicenda giudiziaria che ha distrutto intere famiglie. Una storia toccante che si è rivelata un incredibile caso di contagio psicologico.

Alla fine degli anni Novanta, in due paesi della Bassa Modenese separati da una manciata di chilometri di campi, cascine e banchi di nebbia, sedici bambini vengono tolti alle loro famiglie e trasferiti in località protette. I genitori sono sospettati di appartenere a una setta di pedofili satanisti che compie rituali notturni nei cimiteri sotto la guida di un prete molto conosciuto nella zona. Sono gli stessi bambini che narrano a psicologi e assistenti sociali veri e propri racconti dell'orrore. La rete dei mostri che descrivono pare sterminata, e coinvolge padri, madri, fratelli, zii, conoscenti. Solo che non ci sono testimoni adulti. Nessuno ha mai visto né sentito nulla. Possibile che in quell'angolo di Emilia viga un'omertà tanto profonda da risultare inscalfibile? Quando la realtà dei fatti emergerà sotto una luce nuova, spaventosa almeno quanto la precedente, per molti sarà ormai troppo tardi. Ma qualcuno, forse, avrà una nuova occasione.

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    cecilia

    19/06/2021 16:58:06

    Nel risvolto di copertina si legge " Nota: niente di quello che è scritto in questo libro è stato in alcun modo romanzato dall'autore." Evviva! esattamente quello che io chiedo a una cronaca giudiziaria, a una inchiesta giornalistica, a un qualsiasi reportage. Questa affermazione trova la sua perfetta combinazione nello stile con cui è stata tratteggiata questa storia, permettendo una lettura coinvolgente pagina dopo pagina, senza svolazzamenti romanzeschi, in un' equilibrio mirabile tra fatti, svolgimenti e considerazioni.

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    silvana

    21/03/2021 13:18:12

    Allucinante, sconvolgente; non è fiction è realtà dove i veri mostri non sono le famiglie fragili, disadattate, povere da cui provengono questi poveri bambini, ma tutti coloro che avrebbero dovuto aiutarli, comprese le famiglie affidatarie. Penso che se ne dovrebbe parlare ancora e ancora perché questa vicenda ha distrutto esseri umani . Grazie al coraggioso autore che ha scavato a fondo in una vicenda così traumatica. Questo è vero giornalismo.

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    Olivia

    25/09/2020 11:22:41

    Forse l’unico libro che mi abbia fatto piangere per la rabbia. Mi ha toccato particolarmente dal momento che io stessa vivo in uno dei paesi nominati all’interno di questo racconto di cronaca. Molto cose non le sapevo, sono rimasta profondamente scioccata. Ne consiglio comunque la lettura perché è scritto molto bene

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    milu'

    08/09/2020 20:10:27

    Se fossimo a teatro, questo sarebbe uno spettacolo seppur drammatico intitolato"il paese dei bambini perduti", ma purtroppo è la storia vera, i cui attori sono sedici bambini sottratti, le loro famiglie, le assistenti sociali, i giornalisti Paolo Trincia e Alessia. La vicenda avviene alla fine degli anni 90 nella bassa modenese. Leggendolo sono rimasta scioccata e sgomenta, questa è una storia toccante dove ognuno va alla ricerca della propria Verità. C'è quella dei bambini che raccontano storie dell'orrore, di abusi, violenze, una rete di Mostri sterminata... Quella delle assistenti sociali che hanno la Presunzione psicologica di indiscutibile Verità. Quella dei genitori che hanno visto l'allontanamento in modo drammatico dei propri figli. Quel che resta è la Verità scomoda, ostica e immanipolabile. Questa è la storia di chi non si stanca mai di ricercare la Verità.

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    Sele18

    08/09/2020 18:58:37

    Tra il 1997 e il 1998, dopo la risonanza mediatica del caso del “ mostro di Marcinelle “e dopo l’entrata in vigore della nuova legge contro la pedofilia, le tranquille e brumose campagne della Bassa Padana sono sconvolte da una raccapricciante vicenda di pedofilia e satanismo. In seguito ai disagi manifestati da Dario - bimbo di sei anni dinoccolato, stralunato e sempre con la testa fra le nuvole, nato e cresciuto in una famiglia con forti problemi economici e in un contesto di “deprivazione culturale”, allontanato dal proprio nucleo di origine dai servizi sociali e dopo tre anni trascorsi in una comunità gestita da Suore, affidato ad una nuova famiglia - parte un indagine per pedofilia che si allarga a macchia d’olio. Una vera e propria caccia alle streghe che coinvolgerà un noto prete della zona e numerose famiglie i cui figli saranno allontanati su ordine delle autorità giudiziarie. Tutto parte da una semplice frase “ SCHERZI SOTTO LE COPERTE”. Una frase che ai più non direbbe nulla. Potrebbe semplicemente alludere a quelle coccole che normalmente i genitori elargiscono sul lettone ai propri figli senza implicare alcunché di morboso o perverso. Eppure alla giovane e zelante psicologa della Ausl che da poco aveva concluso un corso sui minori abusati, basterà questa frase per far partire una lunga e complessa indagine che coinvolgerà anche altri minori della zona e che porterà a tutta una serie di processi che si concluderanno con risultati inspiegabilmente altalenanti. Dario racconterà anche di riti satanici compiuti di notte nei cimiteri, di riesumazioni e di uccisioni sacrificali di animali e bambini. Gli altri minori confermeranno i suoi racconti, ma nessun adulto testimonierà mai sulla veridicità di questi avvenimenti ne’ si troveranno prove fisiche a suffragio degli stessi. Un libro che lascia sgomenti, preciso, ben scritto, puntuale, che analizza la vicenda sia dal punto di vista degli accusati che dal punto di vista delle presunte vittime. Ottimo!

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    Berenice

    08/09/2020 16:33:59

    Cos'è il veleno di cui sono imbevute le storie raccolte in questa inchiesta? Cosa colpisce così tanto di questo saggio, dal cuore nero come le ombre avvolgono la foto di copertina? Sono modenese, e sono psicologa: ho quindi letto il libro di Trincia con una sorta di interesse tra il tecnico-sociologico e le immagini chiare di chi conosce la Pianura Emilana e quel suo "chiedere alla nebbia" di cui parla Claudio Parmiggiani: "Quelle ombre sono un simbolo, spiriti fluttuanti che hanno assunto nella mente l’immutabile aspetto dell’anima. Ombre così lontane da trasmutarsi in tutto e in nulla". Altro non ha fatto Pablo Trincia, nel corso degli anni, che cercare di dare un senso e un’immagine a quel nulla, di cercare di dare una "forma al veleno", che, come è nella natura dei liquidi, ha avvolto tragicamemte bambini, famiglie (naturali ed affidtarie), servizi per l'infanzia... Sì, perchè questo libro è anche un libro ossimorico, sull'innocenza colpevole: "Niveo denticulo atrum venenum ispirat" dicevano i latini.

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    FranLem

    08/09/2020 08:21:40

    Ripercorrendo la cronaca di una vicenda drammatica e dolorosa, ormai quasi dimenticata dai più, l’autore ci consegna un libro dolorosamente denso, in cui, grazie ad un’indagine durata anni e attraverso una scrittura serrata ed incalzante, viene puntualmente ridisegnata una nuova fisionomia dei fatti. Trincia riesce cosi a scardinare verità che si ritenevano consolidate, scuotendo dal torpore coscienze sopite, riabilitando genitori condannati e probabilmente innocenti, ricucendo, in alcuni casi, ferite familiari ancora non rimarginate e riaprendo vicende giudiziarie ormai chiuse. Il risultato è un libro capace di creare quasi un senso di vertigine, a tal punto che il lettore può trovarsi smarrito e perdere coscienza di cosa sia e dove si collochi esattamente la verità. È quella dei bambini che raccontano la loro storia di abusi e violenze? È quella dei professionisti che la ricercano ad ogni costo, sentendosi di essa i depositari? O è quella dei tanti genitori che, in questa vicenda, hanno visto recidere, talora in modo drammatico, il legame con i propri figli? Eppure, in una vicenda torbida come quella raccontataci, il dono più prezioso che ci viene offerto dal libro sta nel farci capire quanto sia importante dare voce al giornalismo di inchiesta, spesso relegato ad un ruolo secondario, giudicato dai più dispendioso e scomodo. Ma che è, invece, un giornalismo coraggioso, perché costretto a muoversi su terreni spesso insidiosi. Di qualità, perché richiede tempi di analisi. Nobile, perché mosso da un’instancabile ricerca della verità. È un dono inestimabile, che ci ricorda, in fondo, che il successo di un libro non debba misurarsi sul solo profitto, ma sulla qualità del lavoro e sulla capacità di risvegliare, in ciascuno di noi, uno spirito critico, che si interroghi di continuo, vagli incessantemente tutte le ipotesi, rifugga tutto ciò che è dato per scontato e rimanga, per quanto possibile, libero e non condizionato.

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    EmanuelaB

    07/09/2020 19:43:56

    Il libro di Pablo Trincia ricostruisce una delle vicende più controverse della storia giudiziaria italiana attraverso testimonianze, video e pagine dei fascicoli dei processi. Lo stile asciutto e l'impianto narrativo, caratterizzato dal susseguirsi di vari piani temporali, costituiscono la cifra stilistica del libro che, assumendo i contorni dell’inchiesta, affronta un tema molto delicato.

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    GiuliaD

    07/09/2020 14:09:53

    Si può raccontare la storia vera di una storia senza verità? Pablo Trincia ci è riuscito. Veleno racconta lo scandalo della Bassa Modenese che, negli anni Novanta, ha sottratto decine di bambini alle proprie famiglie. Il motivo? La presunta appartenenza dei genitori a una setta di pedofili satanisti. Trincia, con la collega giornalista Alessia Rafanelli, ha condotto un’inchiesta sulla vicenda, diventata prima un podcast e poi un libro. Ma Veleno è molto più di un libro in cui nulla è stato romanzato; è il racconto di infanzie interrotte e famiglie mutilate, di vite cancellate da una spirale di menzogne non si sa quanto consapevoli. Ma è anche una storia di professionisti che, nella foga di trovare risposte, hanno dimenticato di cercare le domande giuste. Trincia non accusa nessuno. Trincia racconta, creando nel lettore smarrimento prima, dolore e indignazione poi. Riporta in modo crudo e dolente una vicenda torbida, in cui la verità non sembra un punto d’arrivo ma un punto di partenza; in cui gli assiomi sono troppi e le ipotesi troppo poche. L’autore dà spazio a lettere scritte dai genitori ai figli lontani, piene di errori di ortografia, di rassicurazioni e di promesse mai mantenute; piene di paura e, al contempo, di tentativi vani di celarla. Le pagine di Veleno provano a rinsaldare famiglie smembrate per sempre, e a rendere un tributo a chi per questa storia si è tolto la vita. Al centro di tutto restano loro, i bambini sradicati oggi adulti ammaccati; gli unici testimoni di un massacro avvenuto solo in menti troppo giovani, ancora troppo plasmabili. In questa tragedia Trincia si immerge fino in fondo, a costo di uscirne ammaccato anche lui. La sua voce di padre, pregna della storia e dei suoi protagonisti, intensifica la potenza del libro; e quando si arriva all’ultima pagina, si vorrebbe tanto che la storia fosse stata romanzata. Per riuscire, forse, a soffrirne un po’ meno.

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    Giodemu

    07/09/2020 09:19:00

    All’apparenza, la vicenda narrata presentava tutti i caratteri del classico “caso” da dare in pasto all’opinione pubblica assetata di vendetta e di giustizia sommaria, seppure in epoca pre-social. Una vicenda terribile, a base di pedofilia e violenze (morali e fisiche) assortite, con spruzzate di satanismo e necrofilia. Mirandola e Massa Finalese, piccoli centri della Bassa modenese, tra il 1997 e il 1998 furono teatro dell’allontanamento di ben 16 minori dalle proprie famiglie perché era emersa una serie di violenze a cui venivano sottoposti da parte di una banda di pervertiti mascherata da setta satanica e composta in buona parte da genitori e parenti delle vittime, con la partecipazione di alcuni sacerdoti. Una storia raccontata da Trincia con grande equilibrio, dribblando i rischi del voyeurismo morboso e della retorica consolatoria. Però, a un certo punto, la narrazione effettua una vera e propria inversione a U, ripercorrendo i capitoli della storia sotto una nuova luce, arrivando a una sorprendente versione dei fatti, non meno agghiacciante della precedente. Superficialità, leggerezza, cinismo, con il corollario inevitabile di rilevanti interessi economici: tutto ciò emerge con chiarezza dall’analisi accurata dell’operato di forze dell’ordine e magistrati e, soprattutto, delle consulenze tecniche di medici e psicologi. Una serie di confessioni indotte, atte a confermare tesi precostituite. I bambini, se sottoposti a simili pressioni, sono capaci di mentire e purtroppo il contagio della menzogna si estende come un veleno, appunto. Pablo Trincia, con la collaborazione di Alessia Rafanelli, rinnova la grande tradizione del “giornalismo letterario”, e con una scrittura limpida e scevra da facili effetti speciali, ma tenendo sempre ben presente i dilemmi etici di cui storie come questa sono disseminate, squaderna una serie di lati oscuri della natura umana (e cioè di tutti noi) inoculando nei nostri pensieri dubbi e riflessioni, come la vera letteratura deve fare.

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    Agnese

    04/09/2020 14:23:38

    Osserviamo quella piccola goccia corrompere e infine distruggere: una goccia di veleno. Poche frasi di un bambino, alcuni comportamenti ritenuti strani ed ecco delinearsi una storia nerissima fatta di accuse di pedofilia, riti satanici notturni ed anche uccisioni. Quasi irreale; eppure tra il 1997 e il 1998 in due paesi della Bassa Modenese questa tragica vicenda ha devastato intere famiglie. Nessuno poteva ritenersi al sicuro, né familiari né conoscenti, mentre il numero dei bambini coinvolti cresceva e cresceva. Domande e sospetti e dubbi, gli stessi che abbiamo noi oggi. Cerchiamo quindi di capire chi ha davvero versato la prima goccia di veleno, lasciandoci guidare nell'indagine dal giornalista Pablo Trincia che è coraggiosamente sprofondato nell'orrore e nel dolore di questo caso giudiziario italiano.

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    Beatrice

    03/09/2020 17:05:54

    “Veleno” è un esempio di giornalismo nella sua accezione più nobile, quello volto a smuovere le coscienze e a incidere nella società in cui viviamo. Grazie al suo meticoloso lavoro di indagine tra testimoni, video e carte giudiziarie, Pablo Trincia è riuscito a riportare alla luce una vicenda sconosciuta ai più, a ristabilire la verità dei fatti restituendo l’onore alle persone ingiustamente accusate di crimini odiosi, a far riaprire i processi che hanno visto condannati individui quasi certamente innocenti e in alcuni casi a permettere la riunificazione di famiglie distrutte. “Veleno” è un libro che tutti dovrebbero leggere e tenere a mente, affinché non riaccadano mai più simili ingiustizie. È un testo interessante anche perché pone importanti interrogativi su diverse questioni cruciali, come la memoria e il falso ricordo, l’effetto plagio che può scatenarsi in soggetti fragili e suggestionabili, la facilità con cui si innescano psicosi di massa e cacce alle streghe, la necessità di rapportarsi all’imputato non come se fosse colpevole fino a prova contraria, ma innocente. Con uno stile diretto e coinvolgente, capace di tenere il lettore attaccato alle pagine fino alla fine, il racconto dei fatti si dipana in tutto il suo orrore, provocando sentimenti che vanno dalla rabbia allo sgomento alla compassione per le tante vittime rimaste indelebilmente segnate da quei tristi eventi. Il libro, però, nel finale lascia baluginare uno spiraglio di luce in mezzo alle tenebre fitte di una vicenda caratterizzata da famiglie distrutte, suicidi, condanne di innocenti, bambini con falsi ricordi di esperienze terribili mai vissute. Trincia chiude la sua inchiesta con una nota di speranza. Per tutto il tempo delle sue indagini la domanda più pressante che tornava sempre era: davvero è tanto facile spezzare un legame così profondo come quello tra genitore e figlio o tra fratelli? La risposta la si trova nel commovente finale, che farà piangere più di un animo sensibile.

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    Andrea Turco

    03/09/2020 10:53:34

    Non si può cominciare a recensire questo libro senza fare riferimento all'omonimo podcast che ha rivoluzionato il genere in Italia e ha finalmente portato, anche da noi, attenzione e cura professionale per il formato audio. Pare di sentirlo, Trincia, mentre legge i passaggi più intricati di una vicenda sconvolgente e sconfortante, come spesso è la cronaca nera. E in questi tempi senza memoria è davvero lodevole il notevole sfarzo fatto - tra atti giudiziari,interrogatori, interviste, esplorazioni dei luoghi - che ha consentito di riesumare (è proprio il caso di dirlo) una vicenda che è ambientata nel Modenese ma potrebbe tranquillamente provenire da una qualsiasi provincia. Di bambini strappati ai genitori naturali, di controversi affidamenti, di presunti riti satanici si è a lungo discusso - non solo nel nostro Paese ma anche negli Usa, ad esempio - tra talk show col gusto del sangue e spettatori con la bava alla bocca. C'è tutto, nella storia dei presunti Diavoli della bassa Emilia, per attirare le più morbosi attenzioni: ci sono bambini, spesso poveri, che descrivono dettagliamente macabri riti avvenuti nei cimiteri della zona; ci sono insospettabili orchi con la tonaca e oscure logge che manovrano l'orrore quotidiano, all'insaputa di tutti; ci sono vite spezzate, ferite mai rimarginate, domande senza risposta. Pablo Trincia, invece, si muove con cautela e passione, maneggia il dolore con grazia, riesce a indirizzare l'inevitabile indignazione in un racconto corale e analitico, sempre lucido, potente. Mette a confronto le varie versioni che si succedono in un arco temporale lungo 20 anni, sottoponendole al più rigoroso fat-checking. Soprattutto, si immerge e immerge il lettore in un mare putrido dove l'obiettivo in fondo non è giudicare ma capire. Perché quel che conta è che sia una storia vera, come recita il sottotitolo del libro. Un tuffo "a sangue freddo", per citare il capolavoro di Truman Capote che Veleno richiama, per stile e compattezza narrativa.

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    Francescacenerelli

    03/09/2020 10:40:19

    Adoro lo stile asciutto e senza fronzoli di Trincia. Raccontare una storia complicata (e delicata) senza cadere nel pietismo, senza l'esagerazione del macabro, è difficilissimo. Il libro è utile per comprendere le vicende oscure di bambini e di classi sociali deboli, di assistenti sociali e di famiglie normali, accadute nel basso modenese, ma anche per sapere che il giornalismo sincero, scritto con talento, esiste ancora.

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    Allievo 1

    03/09/2020 07:05:13

    Questo libro mi ha molto colpito, un fatto di cronaca che assume le vesti di un romanzo e tocca i più intimi pensieri e le più grosse paure di una persona. La fragilità, la psiche di bambini in formazione per sempre portata via da agenti esterni che tolgono la vita pur senza uccidere. Il libro lascia l'amaro in bocca e non si può spiegare se non con le parole dell'autore. Consigliatissimo Utile anche per ricostruire un pezzo di storia degli anni 90 che non deve essere dimenticata. Copertina voto 7

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    Inquietante!

    02/09/2020 13:54:46

    E' difficile parlare di "Veleno", perché qualsiasi cosa uno potrebbe scrivere su un romanzo, in questo caso svanisce miseramente, scontrandosi col muro della realtà. Sapere che si parla di una storia vera, un'inchiesta e - cosa ancora peggiore - che non tutto è stato chiarito, rende difficile qualunque giudizio. Dopo averlo finito, ho cercato di parlarne con diverse amiche, ma dopo qualche riflessione, il mio unico commento è stato “Devi leggerlo, non riesco a spiegarti. Posso solo dirti che lascia con l’amaro in bocca”. Ho esagerato? Non credo; leggo da sempre ed ho letto molte altre storie vere (più o meno romanzate) che mi hanno colpito; ma l’inquietudine lasciatami da “Veleno” non l’avevo mai provata (e torna ogni volta che ripenso alla vicenda). Cos’è che fa più male? Che certe cose, orribili, possano essere davvero accadute e che siano state perpetrate proprio da genitori, che avrebbero dovuto proteggere i figli? O, al contrario, che nulla sia davvero successo e che tante persone si siano ritrovate con la vita distrutta ed i figli allontanati e mai più rivisti, solo per una sorta di follia collettiva? Anche a distanza di qualche mese dalla lettura, ogni volta che ne parlo o mi chiedono un parere, il mio commento – sempre uguale – è “Inquietante! Ti lascia con l’amaro in bocca. Devi leggerlo per capire”.

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    Carla

    02/09/2020 12:30:06

    Credi di leggere un romanzo, ma poi sobbalzi sul divano perché sai che è la cronaca di fatti realmente accaduti, iniziati molti anni fa, e del loro drammatico svolgimento. Metà anni '90, Bassa modenese. A una famiglia disagiata viene dato lo sfratto, i due genitori vanno a dormire nell’automobile, i due figli più grandi dai nonni e il piccolo Dario, di 5 anni, andrà per qualche mese dai vicini per poi essere dato in affido ad una famiglia. Dario continua a vedere i genitori nei fine settimana, ma un giorno la madre affidataria gli chiede perché è particolarmente taciturno e la risposta la stordisce: Ivan, fratello maggiore, gli ha fatto 'delle brutte cose'. A questo punto medici, psicologi infantili, assistenti sociali, poliziotti, si tuffano in questa triste storia. Dario parla addirittura di violenze di gruppo da parte di adulti e con la presenza di altri bambini, di un padre - il suo - che riscuote i soldi per averlo “dato” a delle persone grandi, di un uomo tutto vestito di nero che celebra riti satanici e costringe lui ed altri bambini ad uccidere animali e bambini durante questi rituali. Nel giro di qualche anno, 16 bambini verranno tolti ai genitori e questi ultimi arrestati o indagati insieme a maestre e preti. Le indagini e i processi dureranno oltre dieci anni, senza alcun riscontro. Tutti gli indagati verranno assolti. Sicuramente qualcuno ha sbagliato, qualcuno ci ha guadagnato, nessuno dei bambini è più tornato dai genitori naturali.

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    Da leggere e su cui riflettere

    02/09/2020 11:45:14

    Questa è la storia di un doppio tormento, di un duplice incubo, di una molteplice violenza: quella fisica e quella mentale. La prima avviene per mano di genitori (sui figli) che vendono per dolcezza la violenza e l’amore per veleno e turpi rituali. La seconda è perpetrata dalla giustizia che sonda e lacera la ferita aperta per cercare di capirne la vastità e la profondità. Certo quest’ultima non si muove con cattive intenzioni, ma è fonte di dolore in egual maniera. I bambini, le vittime vere ed effettive di questo romanzo sono essere umani feriti, indifesi e soli che vien voglia di portar lontano e far credere loro che il mondo non dovrebbe essere così e che può essere migliore, anche se purtroppo per loro non è incominciata nel migliore dei modi. Rabbia, dolore, dolcezza, amore, amarezza e rimpianto si mescolano a ogni riga, ogni mossa, ogni evento e sensazione. La storia è un pugno nello stomaco che rimane impresso in modo indelebile. Ho apprezzato moltissimo lo stile dell’autore, il taglio profondo e toccante che viene conferito alla storia e le riflessione a cui si viene condotti, direi inevitabilmente. Da leggere.

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    Elena8573

    02/09/2020 10:08:27

    Veleno di Pablo Trincia Ed.Einaudi Riuscire a leggere questo reportage senza provare un senso profondo di rabbia e di incredulità è impossibile. Un moderno processo alle streghe stile Salem a pochi km da Bologna, nella bassa modenese, 20 anni fa 16 famiglie furono distrutte, ci furono morti e tanti bambini allontanati dai loro affetti per incompetenze e motivazioni economiche, leggetelo e se pensate che la verità sia qualcosa che prima o poi esce fuori, non è detto che avvenga in tempi brevi e men che meno che chi sbaglio’ per inesperienza o peggio paghi...

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    valentina bianchini

    01/09/2020 07:55:14

    Ho dovuto aspettare qualche giorno prima di scrivere queste parole, le emozioni erano forti ed avevano bisogno di placarsi un po'. A volte il destino ti mette nelle mani un libro del quale non avevi mai sentito parlare e che altrimenti non avresti mai letto, e sarebbe stato un peccato. Veleno parla della vicenda giudiziaria di pedofilia verificatasi alla fine degli anni Novanta nella Bassa Modenese, sedici bambini tolti ai genitori, vite e famiglie distrutte, salvo poi rivelarsi dopo vent'anni un terribile caso di contagio psicologico dove i fatti pare non siano mai avvenuti realmente. Erano gli anni in cui la parola pedofilia era esplosa e le istituzioni dovevano dimostrare di fare qualcosa, gli anni in cui c'era da guadagnare molto con questa parola. La tematica terrificante ed i fatti surreali narrati mi facevano presagire ad un libro molto crudo, invece quello che mi ha colpita di più è la delicatezza ed il rispetto per questi bambini, quasi la paura di sfiorarli, i toni e le parole non sono mai aggressivi. Delicatezza che si trasforma in coraggio per i bambini ormai adulti, ormai in nuove vite, in balia di ricordi sfocati e bisogno di capire. Allo stesso modo l'autore non si pone a giudice delle istituzioni che hanno montato il caso, assistenti sociali, psicologici, medici, giudici, non esprime rabbia, racconta i fatti con lo sgomento di padre. "E per la prima volta, dopo parecchio tempo, ho pianto anch'io" il libro si chiude con queste parole e anch'io stavo piangevo mentre le leggevo.

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    Chiara Lo Re

    27/08/2020 12:40:48

    La psicologia umana è un labirinto infinito senza vie di fuga: tu sei Teseo, un giovane scaltro volto a scovare l'autenticità dei fatti, nonché quella veridicità che spesso l'individuo esterno plasma a proprio favore, inducendo menti fragili ed innocenti al così detto “falso ricordo”. Dicono che gli uomini siano dotati di intelligenza superiore agli animali, chi lo mette in dubbio? Io certamente no. Tuttavia è opportuno sottolineare come questo maestoso razionalismo spesso conduca gli individui ad abbracciare un collettivo egoismo, una comune presunzione, che sfociando nell'annullamento radicale “dell'altruismo”, concetto tanto banale quanto essenziale, genera automi spogliati di un qualsiasi sentimento, privi di cuore, che perseguono a passo deciso, testa alta e sicura, unicamente il proprio profitto. A questo punto è ancora opportuno parlare di intelligenza umana? Beh, io non ne sarei così sicura. La storia che l'autore riporta diligentemente, seguendo una saggistica ai miei occhi maestrale e fluente, mi ha rapita: mille dubbi solo allora emersi nella mia mente, mille riflessioni hanno inondato il mio cervello, e se prima pensavo di conoscere il mondo, insomma, questo libro ha palesemente annullato questa certezza. Come può la crudeltà essere incarnata nell'animo di così tante persone? Non me lo so spiegare. Come si può distruggere intere famiglie al solo fine di trarne profitto economico? Non mi do pace, un interrogativo aperto, che penso tale resterà per sempre. Fragile è la mente umana: pensi di sapere quando non sai, ti convinci che sia vero, e vero nella fantasia rimane, soprattutto in quella dei bambini. Più cerco di convincermi dell'autenticità di questa storia, più l'incredulità cresce. Più comprendo che il mondo faccia schifo, più razionalizzo che nessuno basta a nessuno se non a sé stesso: perché alla fine quei bambini, privati di ogni affetto, hanno trovato la speranza nella propria anima, proprio quando il buio li costringeva ad un dolore perpetuo.

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    salaele89

    10/08/2020 12:24:51

    Questo libro tocca a vicino il lettore per due motivi. Il primo è che tratta vicende realmente accadute nelle nostre terre. Il secondo è che i protagonisti sono i bambini, e le loro famiglie al seguito. In alcuni tratti l'autore, anch'egli padre, si dice preoccupato e come lui tanti genitori lo sono, io tra questi. L'angoscia generata dal libro, ma ancor prima dal caso, porta i genitori a porsi domande sul loro comportamento nei confronti dei figli, soprattutto nella quotidianità, che può essere frainteso e ne altera la naturalità. Ma li lascia con la paura che delle menti così innocenti possano essere manipolate con facilità. È un periodo buio della storia italiana che viene portato alla ribalta. Si spera che con questa "denuncia" le persone che si trovano a lavorare coi bambini pongano la massima attenzione a non aggravare una situazione di danno. Un ottimo lavoro, quello svolto dall'autore. Un libro emozionante, coinvolgente e angosciante insieme. Merita di essere letto e si fa leggere bene tenendo il lettore attaccato alle sue pagine.

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    Michele

    09/08/2020 17:48:31

    Ho letto questo libro dopo aver sentito l’anonimo podcast, scritto e interpretato sempre da lui. Ripercorre passo passo le vicende descritte nel podcast aggiungendo, molto spesso, nuovi dettagli per completare la storia. Consigliato a tutti coloro che hanno divorato la versione audio, succederà lo stesso con la versione e cartacea. In più gli ultimi capitoli sono “inediti”, raccontano nuove testimonianze o aggiornano il lettore sulle vite di quei bambini ormai diventati adulti. In genere consiglio il libro a tutti, un momento buio della storia italiana che va ricordato e che non deve ricadere nel dimenticatoio.

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    Tiziana Granata

    02/08/2020 13:22:23

    Questo è un libro oscuro e, come dice il titolo, velenoso. La storia è assolutamente vera e comincia nel 1997 in un paesino della bassa quando un problematico bambino di pochi anni, incalzato da assistenti sociali e psicologhe, accusa un gruppo di adulti dei più efferati delitti: stupro, torture, pedofilia, omicidio, necrofilia, satanismo...a queste famiglie vengono immediatamente sottratti i figli (che non riavranno mai più) e questi stessi piccoli -sottoposti ad interrogatori pressanti - confermeranno ed anzi arricchiranno di particolari sempre più grotteschi le storie allucinanti che sconvolgono una intera comunità, basandosi sull'assunto che "i bambini non mentono". A distanza di anni l'autore torna in quei luoghi, dove tutti sembrano aver dimenticato quelle esistenze stravolte, e cerca di rintracciare i protagonisti superstiti fra suicidi e bambini scomparsi nel nulla scoprendo una verità terribile per la quale nessuno ha pagato. Questa agghiacciante inchiesta ci interessa perché porta allo scoperto il meccanismo di diffusione di paranoia e fobia che ha caratterizzato altri episodi simili in passato, come la caccia alle streghe (segnatamente il processo di Salem) ed il panico satanista degli anni '80 -  fenomeni infatti opportunamente trattati nel volume. La lettura lascia un vuoto oscuro, appicicaticcio, la paura che possa succedere a chiunque. E proprio per questo merita.

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    Giulia

    31/07/2020 15:56:29

    Storia kafkiana cruda e angosciante nella sua narrazione, che si legge tutto d'un fiato e lascia a dir poco esterrefatti nello scoprire quanto possa essere distruttivo, per la vita altrui, il pensiero di chi crede d'agire in nome di una giustizia superiore senza curarsi affatto delle enormi sofferenze causate a tante persone innocenti ma perse, ormai, nella disperazione di non veder più tornare a casa i propri figli. Storia agghiacciante ma consigliata, scritta magistralmente e con dovizia di particolari.

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    mirco

    29/07/2020 21:02:44

    Partendo dal presupposto che sono Emiliano e, data l'ambientazione, gioco in casa, questo è un libro che mi ha incuriosito parecchio. Libro magari da leggere tutto d'un fiato, magari in una o due notti insonni, con tanto di misteri per questi bambini strappati dalle loro famiglie e che hanno raccontato a psicologi storie da brivido... E ti chiedi... Nel cuore della notte... Immerso nella lettura... Possibile tanta violenza gratuita, mai verificata, né testimoniata da nessun adulto? Il brivido scorre sottile nelle vene e la lettura... Lascia spazio all'immaginazione e arrivi a fine libro senza accorgertene con tante risposte e forse... Ancora qualche dubbio!

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    elide apice

    24/07/2020 08:52:36

    Un saggio spietato e duro dallo stile incalzante, facilmente fruibile dal lettore, intorno ad una storia indicibilmente dolorosa. I bambini al centro di una tragedia che nasce dall'operato perverso di medici, assistenti sociali, probabilmente magistrati in una connivenza perversa di affidi illegali di minori sottratti alle famiglia in base ad accuse infamanti e false di pedofilia. Testimonianze degli stessi bambini, facilmente influenzabili da menti perverse, che hanno finito per raccontare mancate verità e menzogne assolute. Una vicenda sulla quale ancora si sta provando a fare chiarezza che l'autore affronta con taglio giornalisico e con profonde riflessioni che invogliano i lettori ad approfiondire il tema e a meditare su quanto il silenzio e l'omertà siano a volte i maggiori pericoli

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    n,d.

    22/07/2020 16:01:29

    Come al solito l'autore non si smentisce mai, davvero un libro stupendo!

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    Xhensila

    21/07/2020 21:53:16

    Credo che il fascino di una storia reale sia quello di non riuscire mai a prevedere il finale. Libro da leggere tutto d’un fiato. Da studentessa di Legge ed amante del genere. Molto spesso la memoria può essere influenzata da molti fattori, ma trovo essenziale, se non necessario, ricordare ciò che può essere dimenticato.

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    francy

    21/07/2020 10:04:03

    Ho letto questa inchiesta giornalistica tutta d’un fiato! Si concentra su un fatto di cronaca che assume però risvolti thriller. Non voglio spoilerare nulla, ma è davvero un libro che ti prende, sia per il fatti raccontati che per la bravura dell’autore! Lo consiglio!

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Ad un certo punto, leggendo Veleno. Una storia vera (296 pagine, 18,50 euro), edito da Einaudi, mi è venuto in mente José Saramago. Nessun paragone stilistico con un mostro sacro del calibro di Saramago, non me voglia il pur bravissimo Pablo Trincia. Mi è semplicemente venuto in mente il seguente passo de Il Vangelo secondo Gesù Cristo: «Questa faccenda del mentire e del dire la verità è una lunga storia, è meglio non azzardare giudizi morali assoluti perché, se daremo tempo al tempo, arriverà sempre il giorno in cui la verità diventerà menzogna e la menzogna si trasformerà in verità». Forse per qualcuno quel giorno è arrivato. La storia che Trincia ricostruisce, a distanza di vent’anni, non è una fiction: è una storia vera, come recita il sottotitolo. Una storia vera così assurda da superare i limiti dell’incredibile. «Niente di quello che è scritto in questo libro è stato in alcun modo romanzato dall’autore», si legge a chiusura del testo, giusto per sgomberare ulteriormente il campo da equivoci.

Siamo alla fine degli anni Novanta, in provincia di Modena, tra i paesi di Mirandola e Massa Finalese. È in questo lembo nebbioso dell’Emilia che nell’arco di poche settimane sedici bambini vengono strappati alle loro famiglie e trasferiti in località segrete e protette, lontano da genitori e parenti sospettati di far parte di una setta di pedofili satanici che avrebbe compiuto macabri rituali notturni nei cimiteri della zona. I giornali li bollano come i Diavoli della Bassa modenese. Si racconta di messe nere, presunti delitti, violenze di gruppo, stupri, bambini molestati, costretti a uccidere e a bere sangue di animali sacrificati. Una rete di mostri al cui vertice ci sarebbe un prete molto conosciuto da quelle parti. Sono gli stessi bambini a parlare, a raccontare agli inquirenti dettagli così raccapriccianti da far impallidire Dario Argento o Stephen King. Tutto nasce dalle rivelazioni di Dario, un bambino (problematico) figlio di una coppia indigente. E all’inizio sembra tutto vero. Sembra. Perché un bambino dovrebbe mentire, ci si chiede. Perché dovrebbe inventarsi storie così contorte e violente?

A pagarne le conseguenze saranno gli adulti tirati in ballo uno dopo l’altro. I sedici bambini saranno allontanati dalle loro famiglie e non vi faranno mai più ritorno. E in tribunale fioccheranno le condanne (in primo grado). Qualcosa però non quadra. Perché a parte i racconti dei bambini, non esistono testimonianze di adulti. È mai possibile che in uno spazio di pochi chilometri quadrati nessuno abbia mai visto o sentito nulla? Nessuno. Mai. Neppure chi abitava a poche decine di metri dai luoghi interessati? Cimiteri, fabbriche dismesse, complessi di case popolari. Tutti complici dei pedofili di stampo satanico? E se, invece, si fosse trattato di un falso ricordo collettivo? Se i bambini fossero stati indotti a certe confessioni? Se fossero state fatte valutazioni frettolose ed errate? Magari con uno scopo ben preciso?

Pablo Trincia, avvalendosi della collaborazione di Alessia Rafanelli, ha rimesso assieme i pezzi, uno dopo l’altro. Col fiuto di un segugio, lavorando con pazienza e in maniera equilibrata, adottando un registro stilistico asciutto, tipico di chi non vuole aggiungere nulla ai fatti narrati. Si procurerà gli atti giudiziari dei processi, rileggerà le carte, ascolterà nastri per ore e ore, guarderà attentamente i video dell’epoca con gli interrogatori dei bambini, messi sotto torchio da psicologi e assistenti sociali. Intervisterà alcuni dei protagonisti della storia, chi li conosceva da vicino, chi aveva cercato di dar loro aiuto prima che scoppiasse lo scandalo. Toccherà le ferite con mano. Sentirà numerosi esperti che manifesteranno tutta la loro perplessità per come si sono svolte le cose, per i metodi adoperati da chi avrebbe dovuto tutelare soprattutto i bambini. Indagherà a 360 gradi, fino a illuminare la dolorosa vicenda da un’angolazione diversa. Molti degli accusati finiranno per essere assolti in appello, ma nel frattempo avranno perso tutto: famiglia, affetti, lavoro. Prima del libro, Pablo Trincia ha fatto di Veleno una audioserie di straordinario successo, pubblicata in podcast nel 2017 dal sito del quotidiano La Repubblica in sette puntate. Fare giustizia ormai non è più possibile. Interi nuclei famigliari sono andati distrutti. Ma forse, se per qualcuno di quei Diavoli della Bassa modenese è arrivato il giorno in cui «la verità diventa menzogna e la menzogna si trasforma in verità», un po’ del merito è anche di Pablo Trincia e del suo eccellente lavoro da documentarista.

Recensione di Giovanni Di Marco

RECENSIONE VINCITRICE DEL PREMIO ESTENSE DIGITAL PIAZZA NOVA 2020

Andrea Turco
Non si può cominciare a recensire questo libro senza fare riferimento all'omonimo podcast che ha rivoluzionato il genere in Italia e ha finalmente portato, anche da noi, attenzione e cura professionale per il formato audio. Pare di sentirlo, Trincia, mentre legge i passaggi più intricati di una vicenda sconvolgente e sconfortante, come spesso è la cronaca nera. E in questi tempi senza memoria è davvero lodevole il notevole sfarzo fatto - tra atti giudiziari, interrogatori, interviste, esplorazioni dei luoghi - che ha consentito di riesumare (è proprio il caso di dirlo) una vicenda che è ambientata nel Modenese ma potrebbe tranquillamente provenire da una qualsiasi provincia. Di bambini strappati ai genitori naturali, di controversi affidamenti, di presunti riti satanici si è a lungo discusso - non solo nel nostro Paese ma anche negli Usa, ad esempio - tra talk show col gusto del sangue e spettatori con la bava alla bocca. C'è tutto, nella storia dei presunti Diavoli della bassa Emilia, per attirare le più morbose attenzioni: ci sono bambini, spesso poveri, che descrivono dettagliatamente macabri riti avvenuti nei cimiteri della zona; ci sono insospettabili orchi con la tonaca e oscure logge che manovrano l'orrore quotidiano, all'insaputa di tutti; ci sono vite spezzate, ferite mai rimarginate, domande senza risposta. Pablo Trincia, invece, si muove con cautela e passione, maneggia il dolore con grazia, riesce a indirizzare l'inevitabile indignazione in un racconto corale e analitico, sempre lucido, potente. Mette a confronto le varie versioni che si succedono in un arco temporale lungo 20 anni, sottoponendole al più rigoroso fat-checking. Soprattutto, si immerge e immerge il lettore in un mare putrido dove l'obiettivo in fondo non è giudicare ma capire. Perché quel che conta è che sia una storia vera, come recita il sottotitolo del libro. Un tuffo "a sangue freddo", per citare il capolavoro di Truman Capote che Veleno richiama, per stile e compattezza narrativa.

  • Pablo Trincia Cover

    Ha lavorato come inviato e autore per la carta stampata, la tv e il web. Nel 2017 assieme alla collega Alessia Rafanelli ha scritto il podcast Veleno, un'audio-serie investigativa di enorme successo, pubblicata in otto puntate su «la Repubblica.it». L'inchiesta ha riaperto il caso dei Diavoli della Bassa Modenese, uno dei piú oscuri e controversi della cronaca giudiziaria italiana. Veleno, una storia vera (Einaudi, 2019) è il suo primo libro. Approfondisci
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