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La vendetta - Agota Kristof - copertina
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Descrizione

Personaggi senza identità, senza nessuna adesione al mondo in cui vivono, con una percezione distorta e allucinata che li induce a compiere gesti aberranti. Delitti poco esemplari, come quello del ragazzo che uccide i professori più amati per salvarli dalla crudeltà dei compagni, o quello della moglie che uccide il marito per farlo smettere di russare. I gesti estremi vengono compiuti senza alcuna estetizzazione, solo con estraneità, con la consapevolezza, o forse l'intuizione che le menzogne non possono essere perdonate, che le soluzioni arrivano e arriveranno sempre tardi. Vite alla deriva che cercano ostinatamente di tornare a casa, di rivedere in faccia il proprio passato. Schegge narrative che raccontano un mondo mostruosamente duro, di fronte al quale domina il senso di estraneità e di smarrimento.
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Dettagli

2009
Tascabile
10 marzo 2009
88 p., Brossura
9788806196394

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spaggio
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Questa raccolta di venticingue racconti brevi e brevissimi è come una scatola di ottimi cioccolatini che, qualsiasi di essi tu scelga, ti regalano un gusto di cioccolato tanto meraviglioso quanto amaro: come amara, spesso amarissima, sa essere Agota Kristof, con il suo stile inconfondibile, che, qualunque dei racconti tu legga, ti ragala una sorpresa tanto shoccante quanto originale. Consigliato per un regalo a sè stessi o ad altri (magari accompagnato a una scatola di cioccolatini amari).

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alida airaghi
Recensioni: 4/5

Venticinque racconti brevissimi, lapidari e inclementi, questi della scrittrice ungherese Agota Kristof; originariamente intitolati "C'est egal", a significare l'indifferenza imperturbabile con cui l'autrice racconta la sofferenza ("Fa lo stesso. In ogni caso si sta male ovunque"). Non propriamente di vendetta si tratta, infatti: quello che i protagonisti patiscono o infliggono in queste pagine non è desiderio di rivalsa, esigenza di giustizia riparatrice, esplicitazione di rancore insopprimibile. La cattiveria dei gesti e dei pensieri è vissuta ed espressa senza particolare emozione, senza effettiva partecipazione. Risiede immodificabile e irredimibile nella natura delle cose e degli animi: come nella moglie che uccide con una scure il marito che russa ("ci sono una quantità di cose che accadono così, stupidamente"), o nell'alunno che sevizia e impicca il professore di lettere per ammirazione e "immenso affetto", o nella crudeltà di numeri sbagliati al telefono. I personaggi sembrano tutti assolutamente spaesati, privi di riferimenti spazio-temporali: vagano in strade deserte, allucinate in un silenzio che le rende simili a paesaggi metafisici. Strade che non portano in nessun posto, oppure a case del passato distrutte, a treni che non partono, a incontri destabilizzanti, in un'atmosfera da incubo continuo: "Qualche giorno più tardi se ne andò senza dire nulla a nessuno. Da un posto all'altro, da una città all'altra, prendeva aerei, navi, treni. Sempre altrove, là dove niente gli assomigliava"; "è smarrito, non riconosce più i luoghi, non riesce a ritrovare la propria strada, la propria casa". Il destino della Kristof, esule politica costretta a reinventarsi un'esistenza e una lingua in Svizzera, balza prepotentemente accusatorio da ogni riga: "Come si può diventare ricchi con niente, quando si viene da altrove, da nessuna parte, e senza il desiderio di diventarlo?".

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Adriana
Recensioni: 4/5

'Spesso il male di vivere ho incontrato', raramente reso con l'efficacia della Kristof.

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Recensioni

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Agota Kristof

1935, Csikvánd (Ungheria)

Scrittrice ungherese. Nel 1956 è spettatrice dell’invasione del suo paese da parte dei carri armati sovietici. Fuggita con la famiglia in Svizzera, trova un impiego presso una fabbrica di orologi. Comincia a scrivere nella sua lingua di adozione, il francese, prima testi per il teatro, poi romanzi che la impongono all’attenzione del grande pubblico: Il grande quaderno (1987), La prova (1990), La terza menzogna (1992) – che nella traduzione italiana confluiscono a formare La trilogia della città di K (1998) – in cui le storie parallele di due gemelli, Klaus e Lucas, si dipanano in un labirinto di disperazione morale e bruciante dolcezza, sullo sfondo di una guerra divoratrice. Anche nelle opere successive (Ieri, 1995; L’analfabeta, 2004; Dove sei...

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