Venezia porta d'Oriente

M. Pia Pedani

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 8 aprile 2010
Pagine: 334 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788815137128
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Descrizione
In arabo Venezia si dice al-bunduqiyya. Venezia è l'unica città europea ad avere un nome arabo e questo semplice fatto dice quanto la Serenissima sia stata per lunghi secoli la principale cerniera di raccordo fra l'Europa e l'Oriente, fra la Cristianità e il vasto mondo musulmano affacciato sul Mediterraneo. Quella raccontata in questo libro è una storia millenaria di rapporti e scambi tra mondi antagonisti, ma comunque in contatto e solo ogni tanto in guerra. Dal Mille alla fine dello Stato veneziano (1797), l'autrice racconta l'evoluzione del rapporto fra Venezia e il mondo arabo e turco, sul filo dei commerci della Serenissima, dei pellegrinaggi e delle crociate, degli scontri ma anche delle alleanze, delle peripezie degli schiavi e dei convertiti. Tracciata dalle più lontane origini l'evoluzione complessiva di questo rapporto, l'autrice racconta poi dettagliatamente chi e come, da una parte e dall'altra, lo tesseva: gli ambasciatori con i loro cerimoniali, i dragomanni e i consoli, i mercanti con i loro fondachi, i marinai e gli schiavi, i pirati e le spie. Un viavai di persone e merci che disegna, un secolo dopo l'altro, un quadro vivido di contiguità, di familiarità, di relazioni tra mondi diversi ma non necessariamente ostili.

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Il lavoro di Maria Pia Pedani, docente di storia dell'impero ottomano all'Università Ca' Foscari, analizza da molteplici prospettive le connessioni esistenti, ben prima dell'anno mille, tra Venezia e l'Oriente. Non manca nulla. C'è la leggenda della traslazione delle reliquie di san Marco nascoste sotto un carretto di carne di maiale per ingannare i musulmani; Venezia come "nuova Alessandria" che assume il simbolo dell'apostolo, il leone. Ci sono, inoltre, i tanti contatti con la civiltà arabo-islamica prima e dopo l'anno mille, già nel 711 in al-Andalus, poi con i califfi omayyadi, con l'espansione islamica del IX secolo nel Mediterraneo; un mare islamizzato attraversato da mamlūk (schiavi), da scapoli, cioè da marinai liberi, da pellegrini e crociati; un mare con le sue regole, nel quale vigono tregue d'armi (hunda), salvacondotti (amān), alleanze e guerre, ma anche relazioni diplomatiche. Venezia e i luoghi d'accoglienza dell'altro: il fondaco e la casa bailaggia. Si dedica, inoltre, una parte ai dragomanni e al servizio postale, allo spionaggio. Il settimo capitolo affronta le posizioni di quei soggetti sospesi o che hanno compiuto una trasformazione tra due identità: sono i convertiti (i musulmani nell'Europa cristiana e i veneziani entrati a far parte della classe dirigente ottomana), le donne, le spie. Viene inoltre dato spazio alla comparsa e all'incremento dei mercanti turchi a Rialto, alla creazione del primo Fondaco per turchi a Venezia; ai sensali, intermediari sia veneziani sia stranieri, dediti alle transizioni nei mercati; ai percorsi commerciali nel Mediterraneo infestati dalla presenza di pirati; al contrabbando per evitare dazi. Infine, si affronta il concetto di altro: Venezia in arabo, ovvero al-bunduquiyya, raccontata da scrittori ottomani e dall'idea dinamica di turco che si smarca dalla retorica cristiana sostenuta dalla chiesa di Roma.
Gabriele Proglio