Venezia porta d'Oriente

M. Pia Pedani

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 8 aprile 2010
Pagine: 334 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788815137128
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:

€ 22,10

€ 26,00

Risparmi € 3,90 (15%)

Venduto e spedito da IBS

22 punti Premium

Attualmente non disponibile Inserisci la tua email
ti avviseremo quando sarà disponibile
 
 
 

Il lavoro di Maria Pia Pedani, docente di storia dell'impero ottomano all'Università Ca' Foscari, analizza da molteplici prospettive le connessioni esistenti, ben prima dell'anno mille, tra Venezia e l'Oriente. Non manca nulla. C'è la leggenda della traslazione delle reliquie di san Marco nascoste sotto un carretto di carne di maiale per ingannare i musulmani; Venezia come "nuova Alessandria" che assume il simbolo dell'apostolo, il leone. Ci sono, inoltre, i tanti contatti con la civiltà arabo-islamica prima e dopo l'anno mille, già nel 711 in al-Andalus, poi con i califfi omayyadi, con l'espansione islamica del IX secolo nel Mediterraneo; un mare islamizzato attraversato da mamlūk (schiavi), da scapoli, cioè da marinai liberi, da pellegrini e crociati; un mare con le sue regole, nel quale vigono tregue d'armi (hunda), salvacondotti (amān), alleanze e guerre, ma anche relazioni diplomatiche. Venezia e i luoghi d'accoglienza dell'altro: il fondaco e la casa bailaggia. Si dedica, inoltre, una parte ai dragomanni e al servizio postale, allo spionaggio. Il settimo capitolo affronta le posizioni di quei soggetti sospesi o che hanno compiuto una trasformazione tra due identità: sono i convertiti (i musulmani nell'Europa cristiana e i veneziani entrati a far parte della classe dirigente ottomana), le donne, le spie. Viene inoltre dato spazio alla comparsa e all'incremento dei mercanti turchi a Rialto, alla creazione del primo Fondaco per turchi a Venezia; ai sensali, intermediari sia veneziani sia stranieri, dediti alle transizioni nei mercati; ai percorsi commerciali nel Mediterraneo infestati dalla presenza di pirati; al contrabbando per evitare dazi. Infine, si affronta il concetto di altro: Venezia in arabo, ovvero al-bunduquiyya, raccontata da scrittori ottomani e dall'idea dinamica di turco che si smarca dalla retorica cristiana sostenuta dalla chiesa di Roma.
Gabriele Proglio