Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo

Giorgio De Maria

Editore: Frassinelli
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 19 settembre 2017
Pagine: 156 p., Rilegato
  • EAN: 9788893420259
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Descrizione
Pubblicato la prima volta nel 1977, Le venti giornate di Torino fu sostanzialmente ignorato: torna dopo quarant'anni in libreria. Come se avesse voluto aspettare il momento giusto.

«Ci voleva una città magica, e i portentosi, terribili eventi di quelle venti giornate, per immaginare l'arrivo di Mark Zuckerberg e di Facebook con quarant'anni di anticipo, svelando persino il lato oscuro dei social media con un'intuizione che sa proprio di chiaroveggenza.» - La Stampa

«Le venti giornate di Torino è l'unico, autentico romanzo maledetto italiano. Non è una boutade a casaccio, ma astabilirlo sono trama, atmosfera, vita dell'autore, legami, connessioni, effetti sui lettori» - Giovanni Arduino

Le venti giornate di Torino erano iniziate il 3 luglio di dieci anni prima: la siccità, l'insonnia collettiva, i cittadini che vagavano come fantasmi per le strade del centro storico, le grida misteriose, le statue che sembravano aver preso vita, e soprattutto una orribile catena di omicidi. Poi, dopo venti giorni, tutto era finito, all'improvviso, come era cominciato. E nessuno aveva più voluto parlare di quella storia. Dieci anni dopo, un anonimo investigatore dilettante decide di indagare per scrivere un libro su quella vicenda. Perché l'insonnia di massa? E chi erano, e da dove venivano, le mostruose figure di cui troppe testimonianze raccontano? E soprattutto, che nesso c'era tra quanto accadde e la biblioteca che era stata aperta presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza? Una biblioteca assai strana, dove non si trovavano i testi pubblicati dagli editori, ma scritti di privati cittadini, che rivelavano i loro pensieri più intimi e profondi, molto spesso terribili, e li mettevano in condivisione con altri cittadini come loro. Non passerà molto prima che il protagonista si renda conto che quella orribile stagione si è conclusa solo in apparenza, e che le forze oscure che avevano scatenato quei drammatici giorni di violenza cieca sono ancora presenti e vigili. Un romanzo inquietante, profetico in modo inspiegabile, principale opera di un autore ingiustamente dimenticato.

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    Christian

    22/09/2018 08:13:01

    Dopo ben quarant’anni dalla sua uscita (Edizioni Il Formichiere, 1977), l’editore Frassinelli riesuma il romanzo di Giorgio De Maria (1924 – 2009) “Le venti giornate di Torino”, riscoperto con successo anche negli Stati Uniti. Stavolta l’etichetta di libro maledetto non è un’esca di tendenza, bensì un tangibile decadimento che marchia sia l’atmosfera del romanzo che la vita dell’autore. "Le venti giornate di Torino" è un libro che travalica i generi e i tempi. Narra di un burrascoso passato che guarda con apprensione a un futuro altrettanto angoscioso. Dal punto di vista squisitamente letterario ci troviamo al cospetto di un giallo che trasuda orrore cosmico, cospirazionismo e follia allo stato puro. Statue che sembrano prendere vita, civili inebetiti che vagano di notte per le vie cittadine facendosi sfracellare il cranio sui monumenti, poteri occulti che trascendono la normale percezione dell’esistenza e condannano chi vi si accosta a un oblio senza ritorno. Questo romanzo non vi lascerà indifferenti, è troppo malato e delirante per darvene modo. Ingiustamente dimenticato, "Le venti giornate di Torino" risorge in una nuova e più curata veste editoriale per riprendersi prepotentemente la riconoscenza che merita. Una prestigiosa perla nera del nostro patrimonio letterario.

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La cosa incredibile dei libri è che hanno una vita a sé, e arrivano (o ritornano) quando è proprio il momento giusto. Epifanie senza scrupoli, le definirei, perché quando si manifestano, certi libri, lasciano il segno. E così, direttamente dal 1977, ecco tornare Le venti giornate di Torino, un thriller (forse, forse sì) di Giorgio De Maria (autore dimenticato quanto la sua opera).

Breve premessa: adoro Torino e tutti i libri che parlano o sono ambientati in questa città (da Diario di Zona e Quello che l’acqua nasconde, tra i più recenti e amati). Quindi Le venti giornate di Torino mi intrigava a prescindere. Ma poi ho scoperto altro, molto altro.

La trama del romanzo ruota intorno a un’indagine su fatti inspiegabili avvenuti, anni prima, nella città sabauda e circoscritti a venti lunghi e terribili giorni. Un’indagine che si svolge in un clima di tensione, di paura, di cose inspiegabili come quelle che erano accadute precedentemente. Un’indagine senza soluzione apparente.

Perché la strada che conduce alla risoluzione del caso (ammesso che ci sia) ce l’ha il lettore e non lo scrittore. La voce narrante espone fatti (inspiegabili, allucinanti, macabri) e fa un passo indietro. Il collante della storia è fuori dalla storia stessa e sta nella testa di un lettore caparbio che mette in discussione se stesso e il suo presente per comprendere il mondo. Ammesso che ci riesca. Perché alcuni libri (quelli che lasciano il segno) non danno soluzioni ma aprono (senza mai chiuderle) inquietanti parentesi.

Prendete il libro di Giorgio De Maria e leggetelo con gli occhi di un lettore del 1977 (il clima politico teso, il cinema impegnato, gli scrittori schierati): vivrete una sorta di stordimento dovuto alla grande quantità di elementi narrativi (onirici, a volte splatter, visionari) e spunti di riflessione. Leggetelo poi con gli occhi di un lettore di oggi e vi sorprenderete per l’attualità di alcune parti (come la biblioteca che profetizza un luogo social, che ricorda moltoFacebook). Leggetelo per criticarlo, ma vi troverete a riflettere su un lessico ormai perso, su un modo di raccontare che poteva essere di genere ma mai schiavo del genere stesso. È un libro strano perché è profondamente diverso da quelli a cui siamo abituati. Ed è un libro bello perché ci restituisce l’immagine di passato recente che aveva grandi occhi spalancati sul futuro, tanto grandi da immaginarlo quale poi sarebbe stato.

Recensione di Beatrice De Carli