Il verbale

Jean-Marie Le Clézio

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Traduttore: F. Belviso, S. Baroni
Editore: :duepunti
Collana: Terrain vaugue
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 5 maggio 2005
Pagine: 320 p., Brossura
  • EAN: 9788890140334
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Gaia la libraia

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Il protagonista, Adam Pollo, è un nuovo primo uomo che riscopre la condizione animale del folle/saggio come unica possibilità di sopravvivenza nel mondo contemporaneo della città e della società consumistica. Impadronitosi di una villa disabitata in una Costa Azzurra bruciata dal sole e invasa dai turisti, si abbandona alla solitudine delle folle della città. Gli eventi sembrano precipitare al nascere di una storia d'amore inquieta e conturbante, ultimo legame di Adam con il mondo "normale". Un verbale, misterioso, o forse soltanto laconico, sarà il segno estremo di questa esperienza.
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    C.Matar

    07/11/2018 09:24:40

    Un giovane uomo girovaga come fosse un barbone per strade e spiagge d’una località della costa francese. Ragiona, parla ed agisce in modo anomalo, tanto da lasciarsi additare come persona affetta da forme di disturbo mentale, così finendo ricoverato sotto stretta osservazione medica. Le Clézio arriva alla pubblicazione di questa sua prima prova nel 1963, in una Francia dove Sartre, Camus e de Beauvir, solo per citarne alcuni, imponevano la loro lacrimevole estetica esistenzialista. Ed infatti, se si guarda tra le righe di questo libro, ci si imbatte (troppo) spesso nella parola “esistenza”, usata nel vano tentativo di riuscirne a dare una spiegazione confusamente diversa e, al contempo, per un utile ammiccare alla moda letteraria dei tempi; pur di raggiungere la facile pubblicazione. Testo banale, noioso, stiracchiato, presuntuoso e pretestuoso. La grammatica del libro è piena d’effetti speciali che non lo migliorano. Un esercizio che, per fortuna, l’autore non ripeterà a lungo, successivamente prodigandosi in lavori più rigorosi, concreti, descrittivi e profondi; trasformandosi pure in un narratore da Nobel. Al di là dell’affermazione d’epoca è incomprensibile porre questo suo primo romanzo alla stessa stregua d’un capolavoro. C. Matar

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    Luca

    13/10/2018 14:51:31

    Per il modo di raccontare, e i dettagli su cui la narrazione si concentra.

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    Lina

    03/07/2013 22:55:56

    supponente, autocompiaciuto, di una noia mortale. l'ennesima cantonata della commissione che assegna i premi Nobel!

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    Pino Chisari

    22/11/2010 20:15:12

    Non l'ho finito. Indubbiamente si tratta di un grande scrittore. Ma mi annoia da morire, non posso farci nulla.

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    gianni

    22/07/2010 12:38:13

    Questo libro è molto strano, e forse proprio in questo consiste la sua bellezza. Non sono sicuro di averlo capito fino in fondo. Apparentemente il libro non parla di niente, si limita a narrare alcuni giorni della vita di Adam Pollo che ha deciso di vivere isolato dal resto delle persone. L’autore segue Adam nelle sue vicende assolutamente prive di significato, nel senso di una qualche sostanza per la trama del libro. Eppure mi è risultato difficile staccarmi dalla lettura delle parole contenute in queste bellissime pagine. Forse il tema di fondo del libro sono proprio le parole, il loro vero significato, la loro potenza evocativa. Adam torna dal servizio militare ed abbandona casa, familiari, lavoro, tutto per vivere isolato da tutto e da tutti. Comincia a manifestarsi un lui una forma di disadattamento alla vita “convenzionale”, tanto da poter essere definito malato di mente ed essere rinchiuso in un manicomio. Ma tutto questo senza un apparente motivo scatenante. I reale significato del libro (se sono riuscito a coglierlo) lo si percepisce nel finale, nell’esame a cui viene sottoposto Adam dagli studenti e dal Professore, e da una frase, che non a caso viene riportata anche nel risvolto di copertina, che recita: “ L’importante è parlare come se tutto dovesse essere trascritto. Così si può avere la sensazione di come non si è liberi. Non si è liberi di parlare come se si fosse sé stessi.” Questo libro mi è piaciuto tanto quanto mi aveva deluso invece un altro libro di Le Clézio, “Stella errante”.

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    Cristiana

    04/05/2009 14:19:28

    Datato...risente pesantemente degli sperimentalismi degli anni '60 ma l'autore non è Robbe-Grillet e quando ha scritto "Il verbale" quasi sicuramente non meritava ancora il Nobel. Dalle 300 pagine un buon editor di oggi potrebbe trarre un buon racconto breve... è per questo motivo che non do il minimo.

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    gianluca

    19/04/2009 13:24:22

    un libro originale e ben scritto,da leggere.

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    Ruychi

    21/06/2006 09:52:29

    Ho provato un'emozione strana e inquieta nel leggere e recitarmi ad alta voce le pagine di questo libro perfetto. Non so se sia il modo più corretto di raccontare la storia, ma di sicuro è stata l'esperienza più coinvolgente che abbia mai provato: qualcosa di simile mi è capitato solo a teatro. Quello che si nasconde dietro il nome in copertina non è di queste parti, è un marziano, un occhio meccanico che registra tanti piccoli dati così per come si presentano, la sua ironia grottesca è data dalla nostra grottesca storia del XX secolo, che ovviamente non poteva che essere breve e insensata.

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  • Jean Marie Le Clézio Cover

    Jean-Marie Gustave Le Clézio è uno scrittore francese. Il suo primo libro (Il verbale, 1963) cerca di tradurre le percezioni più tenui d’un personaggio senza passato, né avvenire, che vive un’«estasi materiale» in accordo con un tempo cosmico. Proprio al tema dell’Estasi e materia (Extase matérielle) Le Clézio ha dedicato un saggio nel 1967. Ha quindi avviato una serie di opere che si presentano come fantasticherie tragiche sulla scissione tra l’uomo e uno spazio urbano vetrificato e aggressore: La febbre (1965), Il diluvio (1966), Le fughe (1969). Terra amata (1967) canta, pur sullo sfondo di un senso tragico dell’esistere, l’immediatezza irresistibile della vita. In difesa di questo senso del primordiale,... Approfondisci
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