La verità della poesia. «Il meridiano» e altre prose

Paul Celan

Curatore: G. Bevilacqua
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 11/04/2008
Pagine: XXXV-58 p., Brossura
  • EAN: 9788806179045

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    Cristiano Cant

    09/02/2018 09:08:16

    Cosa saremmo senza il Male? Forse manichini affannati in cerca di qualche pena da coltivare, tristi fiorai di una bellissima serra unicamente cartacea, senza neanche un grano di profumo che dica la vita, miseri figuranti dal sorriso forzato. E' il gigantesco paradosso su cui poggia l'interezza di questo testo, prolusione splendida che abbraccia e interroga vita e creazione, destino e memoria, e che arriva dalla voce di un poeta al cui cospetto le parole sapevano inchinarsi quasi in ogni lingua: "Quando la maestà dell'Umano testimonia la maestà dell'Assurdo, tutto ciò, Signore e Signori, non ha un nome stabilito una volta per tutte, ma io credo che sia...la poesia". Da dove arriva questa dolorosa affermazione? Celan risponde senza esitazioni: dalla mutevolezza a cui si presta il discorso artistico, da questo sguardo di Medusa che incatena e affascina insieme e getta il poeta dentro arcani quasi indicibili che sono e restano la sua sorte quaggiù, un mandato trascendente, contentezza mai doma, declamata necessità del sofferto. L'arte chiede distanza per farsi verbo sincero, ma se è fedele al proprio compito primo, ci riesce: "Chi porta Arte negli occhi e nella mente, costui è dimentico di sé". Dunque una presa attraverso un cammino, una ricerca, un comprendere amaro e stentato giunto da una vera discesa agli inferi; solo così, da un lontano che pian piano riconosce se stesso nel fuoco a cui si accosta, sgorga la parola, quel dolore che può farsi carezza di pagina, e incidere una tacca di memoria sopra la scorticata biografia di un testimone. Molto altro riserva questa raccolta di saggi e interventi, dove si esaltano Mandelstam e Buchner, dove coriandoli di stupendi aforismi viaggiano sul cielo della lettura simili a ferite di paradosso che non potranno dimenticarsi: "L'ora balzò fuori dall'orologio, gli si piantò di fronte e gli ordinò di andar giusto". Un trattato di poetica uguale al senso del bisogno, da custodire come uno scrigno non comune.

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    antonio d'agostino

    17/10/2008 10:17:32

    0pera illuminante di un poeta fondamentale del 900 europeo . è una raccolta di prose , ma con all'interno un continuo emergere di luminose scintille di poesia.

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