La verità negata. La mia battaglia in tribunale contro chi ha negato l'Olocausto

Deborah E. Lipstadt

Traduttore: G. Lupi
Editore: Mondadori
Collana: Le scie
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 15 novembre 2016
Pagine: 420 p., Rilegato
  • EAN: 9788804673651
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Descrizione


Il libro da cui è stato tratto il film «La verità negata» di Mick Jackson con protagonista Rachel Weisz

«Il racconto di un evento che ha avuto un'eco in tutto il mondo: le future generazioni lo leggeranno con interesse e gratitudine.» - Elie Wiesel

«Sconvolgente. Angosciante. Una lettura imprescindibile.» - Maurice Sendak

La verità va continuamente ripetuta, non va messa a tacere. Per il silenzio su una questione così cruciale non ci sono scuse".

La verità negata
ricostruisce il celebre processo che, all'inizio del 2000, vide contrapporsi nell'aula di un tribunale britannico lo storico David Irving e Deborah Lipstadt, studiosa dell'Olocausto e docente presso la Emory University di Atlanta. Sulla base di prove incontestabili, Lipstadt aveva definito Irving un «negazionista» e per questo era stata chiamata a difendersi dall'accusa di diffamazione. Eppure, nei suoi libri Irving aveva più volte messo in dubbio l'esistenza di un qualsivoglia progetto di sterminio: a suo dire, gli ebrei morti nei campi di concentramento erano stati uccisi dal tifo o da qualche altra malattia, Hitler non era il responsabile della Soluzione finale e, soprattutto, non esistevano camere a gas ad Auschwitz. Nonostante questo, Irving godeva di grande rispetto e gli storici, anche autorevoli, elogiavano la serietà delle sue ricerche. Ben presto l'opinione pubblica ebbe la possibilità di cogliere la vera portata del processo. Infatti, lungi dall'essere una banale querelle ira storici, lo scontro tra Irving e Lipstadt non solo smascherava le deliberate falsificazioni di Irving in merito all'Olocausto e il suo tentativo di occultare l'operato di Hitler, così come non si limitava a rivelare lo stretto legame esistente fra le sue convinzioni ideologiche e la continua manipolazione delle fonti, ma poneva questioni fondamentali sotto il profilo morale prima ancora che storiografico: è giusto affidare a un'aula di tribunale l'onere di dimostrare la verità delle testimonianze dei sopravvissuti? Dove passa il confine tra la libertà di parola e l'immunità concessa ai divulgatori di menzogne? Quale compito attende tutti coloro che si battono per difendere la Memoria e impedire che i sei milioni di vittime della Shoah muoiano una seconda volta per mano delle falsificazioni negazioniste? Perché di questo si tratta. Il negazionismo affonda le sue radici nell'antisemitismo, e, come scrive Deborah Lipstadt, «l'antisemitismo in sé non può essere sconfitto ... perché resiste alla ragione, non lo si può confutare, ma va combattuto di generazione in generazione».

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Indice

Introduzione

Nota per il lettore

Prologo. La lettera

Preludio
I. Un'odissea personale e accademica
II. La strategia difensiva
III. Auschwitz: un viaggio investigativo
IV. Il nostro obiettivo cambia

Il processo
V. «In piedi!»
VI. Irving sul banco dei testimoni: non un negazionista ma una vittima
VII. La catena di documenti
VIII. L'Olocausto: uccisioni casuali o genocidio sistematico?
IX. Code e controversie sulle camere a gas
X. Un professore americano
XI. Giustificazioni per Hitler, aspre critiche agli alleati
XII. Parole bellicose
XIII. Calcoli disgustosi
XIV. Mentire su Hitler
XV. Il diario di Anne Frank: un romanzo?
XVI. Il nostro contingente tedesco
XVII. Cattive amicizie o colpevole per associazione?
XVIII. Camera a gas individuale e bianchi che ballano la polka
XIX. La scena finale

L'Epilogo
XX. Il giorno del giudizio: telefonate, salmi e sopravvissuti insonni
XXI. Immensa gratitudine
XXII. Il «costume da giullare»

Postfazione

Note

Ringraziamenti

Indice dei nomi