Verso un'ecologia della mente

Gregory Bateson

Traduttore: G. Longo
Editore: Adelphi
Edizione: 23
Anno edizione: 1977
In commercio dal: 5 aprile 2000
Pagine: 604 p.
  • EAN: 9788845915352
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    L’ecologia della mente» scrive Bateson in apertura di questo volume, che contiene i suoi più importanti scritti teorici, «è una scienza che ancora non esiste come corpus organico di teoria o conoscenza». Ma questa scienza in formazione è nondimeno essenziale. Essa sola permette di capire, ricorrendo alle stesse categorie, questioni come «la simmetria bilaterale di un animale, la disposizione strutturata delle foglie in una pianta, l’amplificazione successiva della corsa agli armamenti, le pratiche del corteggiamento, la natura del gioco, la grammatica di una frase, il mistero dell’evoluzione biologica, e la crisi in cui oggi si trovano i rapporti tra l’uomo e l’ambiente». Non ci si lasci sviare dalla voluta paradossalità della formulazione: Bateson non è soltanto uno straordinario suscitatore di idee, ma l’autore di alcune capitali scoperte concrete. Basti pensare a quella del «doppio vincolo», che ha permesso di impostare in termini del tutto nuovi la questione della schizofrenia (influenzando in modo decisivo tutto il movimento antipsichiatrico) ed è diventata un punto di riferimento prezioso anche per gli epistemologi e i teorici della comunicazione. Ma questa pluralità dei livelli di applicazione vale in genere per le scoperte di Bateson, la cui prima caratteristica è di essere «spostabili» entro àmbiti molto distanti, accostando perciò realtà apparentemente irrelate, come varianti e manifestazioni locali di uno stesso ecosistema di idee. È uno dei presupposti di Bateson, infatti, che le idee siano in certo modo esseri viventi, soggette a una peculiare selezione naturale e a leggi economiche che regolano e limitano il loro moltiplicarsi entro certe regioni della mente. Un tale approccio sembra richiedere le qualità di uno scienziato rigoroso, che sia familiare con molte discipline, e quelle di una sorta di maestro Zen. Bateson, curiosamente, risponde appunto a questa descrizione.

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