Verso l'ultima città

Colin Thubron

Traduttore: L. Corbetta
Editore: TEA
Collana: Teadue
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
In commercio dal: 28 settembre 2006
Pagine: 163 p., Brossura
  • EAN: 9788850211425
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Descrizione
Un gruppo eterogeneo di cinque turisti affronta un difficile trekking nel cuore delle Ande peruviane con meta Vilcabamba, l'ultima città in cui gli incas si erano asserragliati per resistere ai conquistadores, un luogo abbandonato alla giungla da oltre quattro secoli. Alla guida della spedizione c'è un uomo del posto, un uomo di poche parole che mal sopporta questa gente così ignorante dei valori della sua terra. La fatica e il pericolo esasperano le attese dei cinque partecipanti, nascono attrazioni e antipatie, uno di loro si ammala. Giorno dopo giorno, quel viaggio estremo fra gli impervi paesaggi peruviani si trasforma in un penetrante cammino nelle profondità dell'animo umano. Qualcuno ne uscirà temprato, qualcun altro distrutto.

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    Astio_k

    23/07/2018 07:59:02

    Di Colin Thubron lessi ''Il cuore perduto dell'Asia'' e ''In SIberia'' : diari di viaggio dal Vero, di uno stile crudo e senza fronzoli, zeppi di immagini e situazioni che ti s'imprimono nella memoria. Fu pertanto con entusiasmo ed ottimismo, che acquistai ''Verso l'ultima città'' nella prima e più costosa ( ahia ) edizione, quella di Ponte alle Grazie. Un gesto generoso punito dalla bassa qualità dello scritto : un canovaccio scontato, una storia già letta ( e vista al cinema ) innumerevoli volte, agito da personaggi stereotipati, banali, senza profondità, di cui a distanza di anni ricordo proprio nulla ( per fortuna ! ). La ricerca di una città mitica e perduta, nell'America Latina. Sbadigli, noia e disappunto fino alla rabbia, dalla prima all'ultima pagina, e la voglia, al termine della lettura, di gettare il libro nell'immondizia. Una roba degna di un compito da scuola di scrittura serale, scritto da uno studente poco ispirato. Si salva solo l'incipit, curato nella forma e suadente, pur non essendo originalissimo ( echeggia certi passaggi descrittivi ne ''Il Signore degli Anelli'' di J. R. R. Tolkien ) : ''Mentre scendevano verso la gola, le montagne si alzarono per accoglierli. Stavano entrando in un luogo più solitario di quanto avessero potuto immaginare, e si sentivano a poco a poco esclusi dalla luce. La foresta delle nuvole andava diradandosi, e da sotto salivano folate di aria calda. Gli zoccoli dei cavalli scagliavano pietre sibilanti nel baratro. Sopra di loro la cerchia delle cime innevate - una meta inimmaginabile - occupava metà del cielo.'' Il resto è noia fonda. Come ha già scritto un altro recensore : è qui dimostrato che un bravo viaggiatore e scrittore di diari-di-viaggio può essere un romanziere scadente. ===

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    Mara

    23/10/2008 19:03:46

    Concordo ampiamente con la critica di Domenico. Un brutto libro. ma non deve scoraggiare gli appassionati di Thubron, tutti gli altri libri sono splendidi!

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    domenico

    13/10/2008 10:56:38

    Dopo aver letto in Siberia è stato una delusione. La prova che uno scrittore di viaggi non necessariamente è un buon romanziere. Trama forzata, personaggi scontati e finti come in un romanzetto qualsiasi scritto in una settimana da un artigiano della scrittura.

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    crispi maurizio

    13/09/2003 15:36:35

    Un manipolo di personaggi eterogenei ciascuno con motivazioni diverse si trova a compiere un viaggio estremo nel cuore della foresta amazzonica alla ricerca dell' "ultima città", la "mitica" Vilcabamba, cioè quella città in cui gli Incas incalzati dagli Spagnuoli si erano rifugiati come in un ultimo baluardo, una città costruita ex-novo situata in un luogo recondito nel cuore della foresta amazzonica. Il viaggio, aspro e privo di qualsiasi comodità, mette a dura prova i viaggiatori sicchè ciascuno deve confrontarsi con i propri limiti, ma anche con la complessità delle motivazioni che lo hanno sospinto in questa direzione. Non c'è solidarietà tra i cinque viaggiatori, se non la temporanea comunanza dell'essere impegnati assieme in un viaggio verso una comune meta. La città, Vilcabamba, li attende, per alcuni versi eguale, ma nello stesso tempo, nell'immaginario e nella fantasia di ciascuno, diversa. Non tutti riusciranno nel loro intento. Per alcuni, avrà la meglio l'impassibilità di un mondo millenario che è rimasto sepolto nella giungla e nei cui confronti gli Europei (gli occidentali) hanno contratto un debito di sangue e di sofferenza. Le pietre antiche ricoperte di muschio, le antiche sepolture, i resti di possenti edifici semisepolti nella vegetazione, per quanto interrogati dallo sguardo carico di apprensione dei visitatori, non danno risposte; rimangono muti ed impassibili ad osservano le tragedie e le sofferenze che si consumano tra di essi. E' come se ciascuno dei viaggiatori dovesse pagare un tributo per sanare, in qualche misura, i torti disseminati a piene mani dai Conquistadores e da tutti gli sfruttatori ed avventurieri giunti nei decenni e nei secoli dopo di loro; è come se ciascuno penetrasse sempre più in profondità nel cuore della selva amazzonica, portando su di sé un fardello ineliminabile di colpe: è emblematica la figura del giovane prete che, essendo tormentato da atavici sensi di colpa, deve riportare indietro una preziosa reliquia (una sorta di specchio) sottratta dai Conquista

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