Via da Sparta. Il sogno del ragno

Carlo Menzinger

Editore: PSEditore
Anno edizione: 2017
Pagine: Brossura
  • EAN: 9788899993603
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    Nadia Bertolani

    04/12/2017 20:06:28

    Se la misura di una civiltà è data dalla condizione delle donne che la vivono, che questa civiltà appartenga al presente o al passato o, ancora, a un tempo che “non ha luogo”, ecco che le magnifiche protagoniste di “Il sogno del ragno”, primo di una promettente trilogia intitolata “Via da Sparta”, ci dicono molto di questa misura. Aracne, Cliternestra e Nimphodora sono le tre figure femminili che costituiscono il perno di questa storia avvincente; l’unico elemento che hanno in comune è l’appartenenza al grande Impero di Sparta, ma mentre Aracne è una schiava, Cliternestra è una donna potente e sua figlia Nimphodora una studentessa sognatrice. La prima vive a Neapolis, le seconde a Lacedemone. Il loro inevitabile incontro avverrà solo nelle ultime pagine e instillerà nel lettore il desiderio di conoscere il seguito della storia, ma è soprattutto la fuga di Aracne e la serie incredibile di avventure e disavventure che la riguardano a regalarci quelli che sono i veri “temi” di questo racconto molto particolare: non si tratta, infatti, di un romanzo storico, ma di un’ucronia cioè di un’invenzione, di una fantasia, di una costruzione di un mondo che non c’è che ci fa riflettere, ci fa capire e ci dice molte cose anche sul nostro presente. Durante la lettura ho provato empatia per la giovane Aracne, bellissima e misteriosa, ho trepidato durante la sua fuga per i boschi degli Appennini, nei suoi incontri con le Menadi antropofaghe, con lupi e briganti, ho sorriso della sua concezione dei rapporti sessuali legati a una semplicità istintiva e naturale ma in realtà privi di una reale capacità di amare; dall’altra parte ho solidarizzato con la giovane anticonformista Nimphodora che insegue il sogno di una nuova architettura in un mondo che disprezza la bellezza; ho riconosciuto in sua madre Cliternestra la volontà ferrea di mantenere una “posizione” sociale in un mondo che azzera qualsiasi individualità purché la macchina dello Stato, questo Moloch terribile, funzioni.

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    Silvio Donà

    28/11/2017 16:23:45

    Carlo Menzinger è uno di quegli autori cui è mancata finora la fortuna di incrociare una casa editrice “importante” che decida di investire su di lui dandogli maggiore visibilità; nonostante ciò, ha alle spalle un gran numero di pubblicazioni con varie case editrici. Autore con una spiccata predilezione per il “fantastico”, Carlo è specializzato soprattutto in “ucronie” e cioè di quella branca della fantascienza che immagina che la storia dell’umanità ad un certo punto non si sia sviluppata nei modi che conosciamo, ma in una forma alternativa, che ha dato vita a un futuro differente e imprevedibile. In questo alveo si colloca anche l’ultima fatica di Carlo, il romanzo VIA DA SPARTA, primo di una trilogia di tre romanzi ucronici che partono dell’idea che Sparta, nel V secolo avanti Cristo, si sia imposta nella guerra con le altre città-stato del Peloponneso, diventando progressivamente la massima potenza mondiale. Una società fondata sulla rigida separazione dei sessi e delle caste, in cui chi non è spartano di nascita è destinato a una vita da essere inferiore, se non addirittura da schiavo. In questo primo capitolo della trilogia, che illustra la realtà alternativa (ucronica, appunto) del mondo dominato da Sparta, facciamo la conoscenza coi protagonisti della saga: assistiamo al tentativo di fuga verso i liberi regni del nord della schiava Aracne e al tentativo di Nymphodora di affrancarsi dal suo destino di donna spartana, che la vorrebbe esclusivamente madre e amministratrice delle ricchezze conquistate dal marito soldato che ci si attende debba sposare. Giocando con i riferimenti storici e culturali classici, impastando con creatività elementi reali con l’invenzione fantastica, Carlo ci consegna un romanzo non banale, che si legge con facilità.

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    Alberto Pestelli

    26/11/2017 09:44:15

    Via da Sparta. Il sogno del Ragno non è il primo romanzo di Carlo che ho letto ma credo che quest’ultimo segni un passo davvero importante (senza nulla togliere al Colombo divergente, a Giovanna e l’Angelo, al Settimo Plenilunio - scritto insieme a Simonetta Bumbi – che sono dei bellissimi lavori) nel suo “modo di scrivere”. La prima cosa che ho notato in questo romanzo è la ricerca. Carlo, da appassionato di Storia, non raccoglie la superficie del nostro passato, ma vi si addentra cercando di comprendere e riportare alla luce i “reperti” utili per la sua conoscenza. È a quel punto che interviene la mano dell’ucronia, stravolgendo completamente il vero corso della storia senza mai perdere di vista alcuni elementi che l’hanno caratterizzata. E per far questo ci vogliono delle solide basi e, per creare un romanzo in questo contesto allostorico, tanta fantasia. Via da Sparta. Il Sogno del Ragno ci proietta nel mondo di un oggi diviso in due blocchi di potere: uno è dominato dagli Spartani con le leggi dell’antichità. Un impero senza strade dove la tecnologia si basa prevalentemente sull’industria della guerra e sul miglioramento della specie guerriera. L’altro blocco è dominato dall’impero Nipponico. Una saga ben ideata e quindi ben scritta da Carlo dove s’intrecciano, nel finale di questo primo volume – sì, perché so che ci sarà un seguito – le vicende di Aracne, una ragazza ilota della provincia Vitellia (in parole povere l’Italia), e di Nymphodora una ragazza spartiate di Sparta ribattezzata Lacedemone che costituiscono entrambe il seme di una certa ribellione alle regole ferree dell’impero. La lettura del romanzo scorre piacevole e avvincente dall’inizio al termine di questo che costituisce la prima parte della saga di Via da Sparta. Un romanzo che io consiglio a tutti.

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    Svegliarsi spartani

    28/10/2017 18:25:42

    Una scrittura scorrevole e avvincente per un romanzo mai banale. Carlo Menzinger non solo ha una brillante idea ( cosa che non si può dire della maggior parte dei libri pubblicati, che a volte sembrano fotocopiarsi), ma la sa anche ben sviluppare: immaginate di vivere da spartani, non nell'antica Grecia , ma oggi. Un romanzo distopico a più chiavi di lettura . Consigliato.

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    Carlo M

    13/10/2017 20:07:06

    Un romsporta in un altro mondo. Non un mondo alieno attorno a qualche pianeta lontano, ma il nostro, la nostra vecchia Terra. Eppure questa Terra, oggi, ne “IL SOGNO DEL RAGNO” appare davvero molto diversa da come la conosciamo. Che cosa le è accaduto? Sparta, sconfitta Tebe, distrutta Atene e soggiogata Roma, domina ormai Europa, Asia e gran parte dell’Africa e dell’America. La storia si svolge dal 16/04/2009 al 14/07/2018. Inizia in parallelo a Napoli e in Grecia, a Sparta, con le due protagoniste che, ciascuna a modo suo combatte contro l’Impero di Sparta, che come un ragno ha allargato ovunque la sua tela. “Sparta ovunque” è una delle forme di saluto ora in voga. A Napoli, anzi, a Neapolis, Aracne, una schiava ilota di diciassette anni, violentata in strada per l’ennesima volta e rimasta incinta, sebbene le leggi di Sparta non lo permettano, fugge per non essere punita per questa gravidanza e per cercare un nuovo mondo, un nuovo modo di vivere e la libertà. È questo il sogno di Aracne (“ragno” in greco). È questo “IL SOGNO DEL RAGNO”. Aracne si chiama così perché sin dalla nascita ha un ragno tatuato sulla fronte. Non sa perché, ma un grande mistero che la riguarda da vicino è celato in quel tatuaggio. Al centro dell’Impero, a Sparta, che ora si chiama Lacedemone, un’altra ragazza, Nymphodora, poco più grande di lei, ma appartenente alla nobiltà, agli spartiati, e figlia di due delle persone più importanti dell’Impero, sogna di cambiare la città e studia una disciplina nuova, osteggiata da tutti: l’architettura. Sogna di costruire città diverse, perché Lacedemone è una grande metropoli del tutto sotterranea e lei sogna di costruire palazzi che si ergano verso il cielo. Non solo questo è diverso a Sparta, rispetto al nostro mondo. Uomini e donne vivono separati, non esistono le famiglie, sesso e amore sono diversi da come li conosciamo, la gente va in giro nuda, considerando i vestiti un deprecabile spreco, i malati e i vecchi vengono uccisi.

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