La via dello zucchero. La trilogia del Cairo. Vol. 3

Nagib Mahfuz

Traduttore: C. Sarnelli Cerqua
Editore: Tullio Pironti
Collana: Al-Hilal
Anno edizione: 2002
In commercio dal: 28 novembre 1996
Pagine: 454 p., Brossura
  • EAN: 9788879371810
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recensione di Turroni, G., L'Indice 1993, n. 5
(recensione pubblicata per l'edizione del 1992)

"La via dello zucchero" è il terzo volume della Trilogia del Cairo, l'opera alla quale Mahfuz deve la sua celebrità, e che lo ha portato nel 1988 al premio Nobel per la letteratura. Scritta tra il 1947 e il 1952 e pubblicata nel 1956-57, la Trilogia rappresenta nella letteratura egiziana il modello per il genere romanzesco e in particolare per il romanzo realista. Il merito di Mahfuz sta da un lato nell'aver introdotto il romanzo nella letteratura araba, dall'altro nell'aver contribuito alla modernizzazione dell'arabo scritto. In questo secolo infatti gli arabi hanno tentato di risolvere il problema della diglossia, vale a dire dell'esistenza di due livelli linguistici nettamente distinti. L 'arabo scritto, erede della tradizione classica, è una lingua che solo le persone colte sono in grado di comprendere; mentre la lingua parlata, con cui la gente comunica nella vita di tutti i giorni, è un insieme di dialetti che differiscono in maniera rilevante gli uni dagli altri. Oggi, soprattutto grazie alla pubblicistica, si sta affermando un arabo moderno basato sulla semplificazione dell'arabo classico e sull'assunzione dei termini più ricorrenti tra i vari dialetti. Lo scopo è quello di creare uno strumento di comunicazione che sia un reale veicolo di unificazione del mondo arabo. Mahfuz ha applicato questi principi alla letteratura, inventando un linguaggio moderno adeguato all'espressione della realtà popolare ch'egli descrive, senza con ciò cadere nell'uso del dialetto.
Nella Trilogia sono narrate le vicende di tre generazioni di una famiglia appartenente alla media borghesia. La storia è ambientata in un vecchio e popoloso quartiere del Cairo durante la prima metà del Novecento I titoli dei tre volumi prendono il nome dalle vie dove si svolge l'azione: "Tra i due palazzi", "Il palazzo del desiderio" e "La via dello zucchero". Accanto alla storia della famiglia, l'opera ripercorre mezzo secolo di storia egiziana dalle lotte per l'indipendenza, alle divisioni interne, a partire dal 1922, tra i diversi partiti, al corrotto regno di Fuad, fino al colpo di stato militare del 1952. La storia dei protagonisti è la storia di una società che evolve continuamente. All'inizio la famiglia è fortemente attaccata alle tradizioni: il padre è il padrone assoluto della casa e pretende la sottomissione totale dei figli e della moglie. Colpisce qui il contrasto tra la severità e l'irascibilità che il padre riserva alla famiglia, e il suo carattere aperto allo scherzo ed ai piaceri della vita quand'egli si trova all'esterno, soprattutto durante le veglie notturne in compagnia degli amici. I componenti della famiglia vivono nel terrore del padre, che non perdona il minimo errore e si fa arbitro del destino di tutti quanti. Per le donne le mura della casa costituiscono un limite invalicabile, poiché non è loro permesso di mostrarsi in pubblico, neppure velate.
Nel secondo volume la seconda generazione si apre alla modernità: le donne si comportano con i loro sposi in maniera paritaria, pranzano assieme a loro ed escono di casa senza trovare opposizioni. Infine, col declino e la morte del padre, la famiglia si libera dalle tradizioni più opprimenti. Tuttavia pare che l'oppressione si sposti dal piano familiare a quello politico. Ahamad e Abd el Moneim, i due giovani fratelli, l'uno comunista e l'altro integralista vengono alla fine incarcerati per ragioni politiche.