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Domenico Starnone

Editore: Feltrinelli
Edizione: 5
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 389 p., Brossura
  • EAN: 9788807888588
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Recensioni dei clienti

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    Framaremilano

    29/08/2016 10.26.35

    Uno dei libri più indigesti che abbia letto negli ultimi anni, prolisso, verboso, a tratti insopportabile. Un padre detestabile, prepotente al punto da risultarmi disgustoso, soggetto che ha bisogno di un corollario di vittime per stare al mondo. L'ho finito per sfida non senza fatica.

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    Silvana

    01/02/2006 23.07.20

    Un capolavoro. Intimista al punto giusto, ma, allo stesso tempo, un perfetto ritratto di una certa Napoli, anche a me così familiare. Chi è cresciuto qui non può che immedesimarsi, commuoversi, a tratti indignarsi..E chi ha altre origini geografiche, se legge tra le righe, può capire molte cose della "napoletanità", sfatare dei miti, trovare delle spiegazioni. Mi ha fatto venir voglia di scrivere!

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    enrico

    02/07/2005 10.09.16

    Scritto divinamente, ma, in alcuni passaggi, fin troppo ripetitivo...ho "rischiato" di non finirlo. non è un romanzo avvincente, di quelli che ti tengono incollati alle pagine. è piuttosto un libro interessante in relazione al tema trattato. è un romanzo che si può leggere "a caso": non importa la pagina da cui si parte, nè quella in cui si decide di smettere; si può leggere anche a ritroso! ogni parte costituisce una sintesi del tutto. non c'è il rischio di perdere il filo! dipende dalla vostra pazienza.

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    francesco mastellone

    11/04/2005 10.01.02

    splendido

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    lucia castellini

    08/04/2005 11.59.18

    Ho letto il romanzo di Starnone qualche anno fa. ricordo ancora perfettamente l'atmosfera, lo scenario. è un romanzo molto ben riuscito, che riprende il tema comunque ampiamente trattato dalle arti (anche nel cinema) del rapporto maschile col paterno, spesso sentito come invadente, e l'istintiva sintonia col materno. Mi è giunta intatta l'impossibilità del giudizio, pur nell'evidenza della sofferenza. anche la scena finale del libro, freschissima, commovente, ribalta un po' tutto il tono del libro, perché riafferma l'esistenza dell'amore fra i genitori, e l'impossibilità di pensare al loro rapporto nel senso di vittima e carnefice. Sono arrivata a Via Gemito attraverso Denti. E' un romanzo straordinario anche quello, solo completamente diverso: surreale, straniato, però anche lui imperniato sull'impossibilità del giudizio, pur nell'evidenza in questo caso della sofferenza non provata ma provocata. anche la trasposizione cinematografica è stata efficace. Starnone mi piace molto anche come sceneggiatore. Mi accingo a leggere un suo libro, di cui ahimé non rimembro il titolo. Vi farò sapere!

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    bianco

    01/03/2005 12.09.27

    Inevitabile che ti faccia venire in testa la ''lettera al padre'' scritta (e mai consegnata al destinatario) da Kafka. Ovviamente (e non me ne voglia Starnone) non intendo paragonare i 2 autori. Ma uguale rimane il sapore in bocca: pietà per tutti, padri e figli, un senso di meraviglia nel guardare cose conosciute, addirittura visute, ma che leggendo cambiano quasi profilo. Starnone evita accuratamente le napoletanerie, come moltissime autobiografie penetra meglio in epoche storiche, cambiamenti di una città, di mentalità. Alcune pagine rimangono davvero nella memoria. Mica poco. Ancora oggi, anni dopo aver letto 'sto libro, urlo a mia moglie: ''Vanesia!''. Bravo Starnone. Davvero mi sei piaciuto.

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    giuliana

    17/02/2005 13.43.11

    E' un libro bellissimo. Mi ha riportato a mio Padre, non per il personaggio di Federì, ma per il periodo in cui è ambientato, per quella Napoli che non c'è più. Ho avuto la sensazione, per tutto il tempo che l'ho letto, di poter respirare, vedere, sentire il mondo vissuto da mio padre. Grazie. Davvero. Una curiosità: mia madre leggendolo ha avuto la certezza di aver conosciuto la famiglia di Rusinè; lei, gli zii, le zie, il fratello.

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    SergioPicariello

    15/12/2004 12.09.58

    Starnone evoca la sua infanzia, descrive il ricordo della sua infanzia e ci consegna il ritratto di una Napoli laboriosa ed orgogliosa, quella che forse non c'è più. Il libro si lascia leggere ed appassiona, forse stona qualche ripetizione evitabile, ma nel complesso l'autore dà prova di grande sagacia letteraria. Dopo "Via Gemito" ho letto "Denti" rimanendo molto deluso. Inutile la polemica sulla presunta capacità della sinistra di riuscire a pubblicare libri del genere: "Via Gemito" ha meritato il premio Strega e il grosso successo editoriale che ne è seguito. (Sbaglio o la giuria dello Strega non è propriamente un Soviet?!?).

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    ant

    23/10/2004 14.27.20

    Un libro che regala emozioni(per chi le sa percepire) dall'inizio alla fine, complimenti a Starnone! Ho letto "Denti" e non vi trovo nulla di particolare, quest'ultimo libro è degno del premio strega, e si inserisce splendidamente nel panorama narrativo italiano

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    Michele Gargiulo

    17/04/2004 06.07.50

    E' il primo libro che leggo di Starnone e trovo che si tratta di un libro intenso e triste, che commuove. Il riferimento a critici e pittori contemporanei cosi' vivo fa quasi pensare a uno sfondo in qualche modo autobiografico e di questo mi piacerebbe saperne di piu'. Non capisco perche' c'e' chi invece di limitarsi ad una valutazione "mi piace/non mi piace", "interessante/non interessante" tirino fuori idiozie su sinistra (o magari destra). Che c'entra? Quando si imparera' a valutare le cose per quello che sono e non secondo il punto da cui si guarda? Saluti Michele Gargiulo

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    costantino

    25/02/2004 11.00.38

    Un libro fantastico.Mi ha rapito dalle prime pagine.Lo consiglio a tutti.

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    Fabiola

    26/01/2003 19.14.07

    Splendido affresco del padre. Bravo Starnone.

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    Lucia Imbesi, New York

    25/12/2002 19.19.08

    Questo e'uno dei pochi libri di memorie che ho letto e che mi e' piaciuto di piu': per il suo stile letterario; per il ritratto ricchissimo e perceptive del protagonista; per l'intuito psicologico dell'autore che, forse senza saperlo, e' riuscito cosi' bene a dismostrare come i nostri genitori, la nostra storia familiare e sociale ci condiziona non solo la vita ma anche la personalita',il carattere, le nostre difese. Bravo.

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    Ivan Federico

    03/09/2002 16.29.54

    Non vorrei esagerare, il libro mi è piaciuto senza farmi gridare al miracolo (ma mica è sempre obbligatorio, o no?), abbiamo letto di peggio e di meglio, l'unica cosa che mi ha spinto a scrivere è l'intervento di AM (starebbe per Alleanza Mediocre?): no caro AM, non facciamone una questione di politica, non ti è piaciuto?!, nessun problema, ma non buttarla sempre sulla "sinistra" che pubblica, che dirige, che filma, che gira, che dipinge... Forse devo andare in libreria con la tessera di partito ed acquistare solamente quanto mi consiglia il MinCulPop? E poi viene il sospetto che se la sinistra è in grado di farsi pubblicare una cosa brutta (è un tuo giudizio e lo rispetto pienamente), la destra forse non è capace nemmeno di scriverle, certe cose (e questa è una stupida risposta ad una stupida affermazione). E non tirarmi fuori la storia che le case editrici sono comuniste, perché basta che butti un occhio al mercato. Dai, parliamo di libri senza infilarci sempre in mezzo 'sta politica, è sempre la vecchia storia, ha pure stufato... ;-)

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    AM

    21/08/2002 19.26.54

    Per carita', bello stile, ma del tutto inconcludente. Beata la sinistra, se sa farsi pubblicare cose cosi'...

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    Gaspare Amoroso

    02/06/2002 18.46.57

    "Federì", così si chiama il protagonista, ama i suoi dipinti, sostiene di vedere cose riservate solo ad un grande artista. E'convinto però, di essere sfortunato, di non essere nel posto giusto, di non aver sposato la donna giusta ecc. ecc. Tutto quì? Potrebbe sembrare. In realtà il vero tema dominante non è l'amore per l'arte o le incomprensioni di una critica sempre più avanguardista, capace di svincolare l'autore dal quadro realizzato, gettarlo nell'arena inconprensibile di un periodo in cui dell'arte si è detto proprio di tutto, ma il rapporto fra un padre e un figlio. Questo libro ci fa riflettere su una violenza di cui non siamo abituati a parlare, quella fatta di gesti quotidiani, di imbarazzi, di sguardi, di convinzoni pericolose e fuorvianti. Ho trovato le ultime pagine, in cui l'autore descrive la morte della moglie del protagonista, di grande effetto.

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    Marina

    29/04/2002 22.54.45

    Non è vero che quando si parla di Napoli sia sempre al negativo. Qui il negativo sta nel periodo storico, un periodo di guerra, di povertà e fame ovunque (non solo Napoli). Attraverso i suoi ricordi Starnone è stato capace, pur senza fare sconti a questo padre "duro da vivere" anche nel corso dei suoi anni maturi, di comunicare quella freschezza di immagine che si ritrova nella cinematografia neorealista del dopoguerra. E' vero a volte è triste come "Sciuscià", ma a volte è comico come "I soliti ignoti".

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    leo

    30/03/2002 10.58.35

    Favoloso! Fa venir voglia di trasferirsi a Napoli e imparare il dialetto locale tanto ci si immedesima! Io di Starnone ho letto quasi tutto, questo libro è la ciliegina sulla torta!

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    Andrea

    20/01/2002 16.47.13

    Mi dispiace per Sonia e Elisabetta, per me via Gemito è stato una compagnia intelligente, leggera nel tono, dolorosamente acuta nella sostanza. Credo che con questo libro Starnone saldi un conto, che questo sia per lui il punto di arrivo di una ricerca, e ho paura che non tornerà tanto presto a farci compagnia. Peccato, perché alla fine di via Gemito mi sono separato dal suo mondo, da Federico e Rosa, con malinconia, come se li avessi conosciuti davvero.

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    elisabetta rizzo

    04/11/2001 18.45.30

    Non sono riuscita ad andare oltre le prima settanta pagine circa.Devo dire che con Starnone ho ceduto alla tentazione di comprare un libro con tanto di Premio (lo Strega, credo) e ho fatto male: grande delusione e tristi considerazioni di ordine letterario-sociologico: quando si parla di Napoli ci si deve sempre rattristare o è possibile una narrazione solare e ottimista?? E' Napoli a tirarsi dietro la malinconia di un mancato riscatto dell'intero Sud??? Comunque un romanzo noioso, nella migliore tradizione dei nostri scrittori (italiani) contemporanei... Avrei voluto qualcosa di meglio, peccato!!! E' giusto anche avere il coraggio di non arrivare alla fine del romanzo: non vi pare??? Cordialità, Elisabetta. Taranto, primi di novembre 2001.

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