Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Pagine: 237 p., Rilegato
  • EAN: 9788806192457
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Il 26 giugno di quest'anno, mentre nuotava nel mare di Formia, Fabrizia Ramondino è stata colpita da un ictus che l'ha uccisa. Questo romanzo è uscito in libreria il giorno dopo e forse non è, fra i suoi, il più riuscito da un punto di vista letterario. Il talento per il racconto –– espresso in prove di rara intensità nelle raccolte Il calore (nottetempo, 2004; cfr. "L'Indice", 2004, n. 7) e Arcangelo (Einaudi, 2005) – dà luogo tuttavia, anche nell'assenza di una sistematicità strutturale, a un intreccio complesso di storie e di casi.
Lo spazio che raccoglie e tiene insieme tutto è quello di Acraia, cioè il paese di Itri, in cui la scrittrice viveva da molti anni, tagliato a metà dalla via Appia. Vi giunge un forestiero destinato a cogliere il senso di riti arcaici, ma anche l'appiattimento dettato dai media, la tensione verso il lusso della città, il gusto del pettegolezzo e della malignità. Il segno delle molte contraddizioni è la via piena di traffici che divide in due parti il paese, ma anche i tre generali studiosi di Montecassino e, soprattutto, la figura mitologica di donna Rosita. Un'irregolare, che sfugge a ogni classificazione e a ogni stereotipo, come spiega bene un personaggio, Teodosio: "Lei si è sempre comportata a suo modo. Quello che ha fatto da giovane, e forse quello che sta facendo ancora, è sempre stato fuori da ogni regola, anche dei ricchi e dei padroni di qui, e poi… chi lo sa davvero quello che ha fatto… Tutto quanto riguardava, non solo le sue avventure amorose, diciamo così, ma anche i suoi soldi, i suoi figli, i suoi amici, la sua casa… si sapeva e non si sapeva, si diceva e non si diceva… Né si sapeva mai se c'era o non c'era… Chi l'aveva vista qui, chi a Formura o addirittura a Roma o a Napoli. Insomma, un mistero. Un mistero sempre glorioso però".
Il mistero di irregolare che aleggia intorno a donna Rosita richiama in modo diretto la forte complessità della scrittrice. Direttamente collegata al magistero di altre irregolari, come Elsa Morante e Anna Maria Ortese, a cui la legavano relazioni personali e affinità profonde, Fabrizia Ramondino aveva una cultura vastissima, che si era formata attraverso le vicende biografiche (la Spagna nell'infanzia, in tempo di guerra, al seguito del padre diplomatico, la Germania in giovinezza) e attraverso una conoscenza fortemente interiorizzata della letteratura francese e angloamericana. Non amava le luci della ribalta, era appartata e rigorosa. Ma, a differenza di donna Rosita, si sapeva sempre "se c'era o non c'era", non si sottraeva mai a una presenza militante e operativa. Nel '68 aveva fondato a Napoli il Centro di coordinamento campano, con il torinese Giovanni Mottura e il calabrese Giovanni Pugliese. La matrice politica socialista (un suo riferimento fu Vera Lombardi, nota organizzatrice di interventi politici e pedagogici nei quartieri di Napoli) virava fortemente in una direzione anarchica (e dell'anarchismo si occupò in modo profondo, attraverso i classici e la conoscenza diretta delle figure contemporanee che sentiva più vicine, da Armando Borghi a Cesare Zaccaria e Carlo Doglio). Diversa e sofferente, Fabrizia Ramondino rovesciava il suo anarchismo in un impegno straordinario (che traspare anche in quest'ultimo romanzo) per comprendere i mutamenti del mondo e schierarsi dalla parte dei deboli. Educatrice instancabile (esperienza per la quale non si può non pensare al bellissimo testo L'isola dei bambini sulla storia dell'Associazione risveglio Napoli o Arn, recentemente pubblicato a cura dello "Straniero"), esordì nel 1977 con un'inchiesta sui disoccupati che pubblicò presso Feltrinelli, e cercò sempre di portare nella scrittura il valore della testimonianza.
Tuttavia, nell'opera creativa valevano fortemente le spinte della curiosità e dell'immaginazione, dall'esordio, nel 1981, con Althénopis (un ritratto di Napoli, città amatissima per la quale la scrittrice respingeva ogni clichè, affermando: "Ma quanta forza e realtà deve avere Napoli per sostenere con leggerezza tanta mole di kitsch!"), fino all'Isola riflessa, del 1998 (forse il romanzo più denso; cfr. "L'Indice", 1998, n. 5), e all'opera di gruppo Passaggio a Trieste, del 2000 (cfr. "L'Indice", 2000, n. 7). Ogni sua opera è una porta aperta al lettore, disponibile e flessibile. Forma di interlocuzione, nel dialogo con la propria generazione (si ricordi a questo proposito Un giorno e mezzo, romanzo che andrebbe riletto in questo periodo di riflessioni sulla fine degli anni sessanta) e con le altre. Per queste caratteristiche della produzione in prosa colpiscono con forza i momenti di ripiegamento e di intimità che Fabrizia Ramondino ha affidato alle poesie, pubblicate qualche anno fa da Einaudi con il titolo Per un sentiero chiaro (cfr. "L'Indice", 2004, n. 7) e in cui si trovano gli echi della sofferenza della malattia (l'alcolismo in cui era caduta e da cui era più volte risorta), i ricordi legati agli affetti e anche una sorta di agghiacciante premonizione della fine: "Sono come una terra devastata. / Naviga fra i relitti, intriso d'acqua, / il mio guanciale".
Monica Bardi