Categorie

G. Piero Brunetta

Editore: Marsilio
Collana: Biblioteca
Edizione: 2
Anno edizione: 2009
Pagine: VIII-517 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788831766999

recensione di Bertozzi, M., L'Indice 1998, n. 4

Il crescente interesse per i tempi antichi del cinema ha segnato l'ultimo ventennio di una storiografia in piena evoluzione. Al rilevante ampliamento delle fonti ha corrisposto un approccio al testo mutuato dalla filologia, rinnovate pratiche di restauro hanno consentito di salvare e di mostrare in appositi festival - Pordenone, Bologna, Parigi - quanto gli "scavi cinetecari" stavano portando a nuova luce, l'organizzazione di grandi esposizioni, quelle recenti, legate al centenario, ha rinnovato il dialogo, non sempre felice, fra istituzioni della conservazione museale e protagonisti dell'elaborazione culturale del cinema. "Il viaggio dell'icononauta" parte da questa inversione di rotta, dal riconoscimento di inusitati e plurisecolari giacimenti del vedere, per condurci alla scoperta di territori dal nome ancora incerto, lande segnate dall'accostamento di discipline eterogenee - antropologia visuale, geografia antropica, arti dello spettacolo, storia dell'immaginario e delle mentalità - attraversate senza soluzione di continuità dal desiderio vorace dell'uomo di nutrirsi di immagini, poi di farne spettacolo, scienza, religione.
È un viaggio che precede il cinema ma non è finalizzato all'arrivo del "cinématographe" Lumière: un viaggio tutt'altro che teleologico, viaggio autonomo e poroso ai racconti dei cantastorie e dei ciarlatani, alle scene teatrali e carnevalesche, alle pitture di vedute e alle riflessioni sull'ottica, al senso della fede e alla fiducia nella scienza, all'espansione degli immaginari urbani come alle anamnesi dei Milordi o dei Touristi in "Grand voyage".
"Il viaggio dell'icononauta" è un libro delle meraviglie, il cui valore sta nel correre il rischio dell'interpretazione. La riflessione storica, come quella teorica ed estetica, non si sviluppa "naturalmente" alla proliferazione dei dati: spingersi oltre la superficie documentata, valicare l'orizzonte semplice, neopositivistico di altri studi di campo è il costante tentativo di Gian Piero Brunetta, sino all'elaborazione e alla proposta del suo modello. Compulsando un'estesa e quanto mai variegata molteplicità di fonti, "Il viaggio dell'icononauta" ci accompagna in lussureggianti selve ermeneutiche; senza reti di protezione disciplinare, Brunetta valica la tradizionale storia del precinema - storia semplice di apparecchi, dispositivi, brevetti, tentativi fallimentari - per compierne una raffinata traduzione in termini iconologici e socioculturali.
Qual è la tesi del libro? Esiste una storia della visione strumentale che prima dell'avvento del cinema inaugura un mercato comune delle immagini e degli immaginari: un enorme giacimento di segni attraversato da sguardi appassionati, inusitate mappazioni per geografie sentimentali in espansione. Il protagonista di questa storia è l'"icononauta", i cui "poteri" sono illustrati in dodici punti; fra il primo, "quello di muoversi nell'iconosfera (...) facendone un habitat e una fonte primaria di alimentazione emotiva e culturale" e l'ultimo, che consente all'icononauta di "diventare un punto di riferimento fondamentale per qualsiasi processo di secolarizzazione del sapere", emergono l'assimilazione di forme di cultura diverse, la sovranazionalità del "culto", la colonizzazione del tempo e dello spazio, la disposizione alla meraviglia e all'invasione interiore di immagini archetipiche, l'apprendimento di un nuovo linguaggio, l'aspirazione alla totalità della visione. Brunetta parla di "occhi come remi" per navigare al di là delle apparenze.
Il battesimo dell'icononauta avviene con un gesto semplice. In diverse vedute d'ottica una premurosa madre solleva il figlio sino al foro del "pantascopio", consentendogli l'osservazione in scatola: un'iniziazione senza scampo, per un imprinting che richiama miti platonici e antichi riti sacrificali. Da questa "Mater imaginum" il piccolo viaggiatore di sguardi diparte "iconofago, iconodipendente e iconolatra, affamato e assetato di spettacoli, desideroso di elevarsi e andare alla conquista del mondo grazie alle immagini".
Non si tratta di una vera e propria teoria della ricezione, quanto di una feconda e contaminata storia del vedere "incantato". Qui le macchine: "camera oscura"," mondo niovo"," lanterna magica"," panorama", "stereovisore"," cinematografo": là le esperienze, le sensazioni, i racconti difficili da raccogliere, le passioni indegne di memoria o i lacerti di memorie ormai evanescenti; da una parte i modelli della cultura alta, le derivazioni pittoriche dal vedutismo di Canaletto, Zocchi, Carlevarijs, Guardi, Piranesi: dall'altra la cultura popolare, le urla di un mestierante girovago e senza terra, il sudore e la paura, lo stupore, l'enfasi, la magia... Ma tutto è unito, mischiato, benevolmente confuso, in un'elegante composizione letteraria che elabora tecniche e modalità di fruizione, percorsi di senso e ricostruzioni sinestetiche, stupori spettatoriali e geografie degli errabondi imbonitori trentini e savoiardi. I luoghi della memoria emergono quali tracce costitutive di una grande mitologia collettiva, capace di sospingere gli atteggiamenti normativi legati al "visus" verso l'affermazione di quel privilegio dello sguardo alla base del secolo del cinema e della società delle immagini.
Brunetta valica gli angusti anditi della cronologia, individuando piuttosto un percorso di "resistenza". L'appassionante idea del "mirare in scatola" - ecco il vedere espanso o inquadrato, dinamico o profondo - si accresce seguendo modelli compositivi in qualche modo indipendenti dall'avvento di nuovi dispositivi: non sarà neppure la messa a punto del cinematografo, ancora vedutista nei suoi primissimi anni, a scardinare le antiche guide di viaggio dell'icononauta. Eppure, congiuntamente, anche di una frattura si tratta: non è compito del testo affrontarla, ma al termine della lettura si pone, imperativo, il quesito sul rapporto fra questa avventura dell'immaginazione popolare europea e il viaggio che gli spettatori del XX secolo condurranno nelle oscure sale del più grande dispositivo immaginifico della modernità. Lì, a cavallo fra due secoli, i termini del confronto si pongono maestosi e riaprono il dibattito sulle origini, sui diversi modi d'intendere la storia e, in ultima analisi, sulla stessa essenza filosofica dell'arte del cinema.


recensione di Carluccio, G., L'Indice 1998, n. 4

"Il viaggio dell'icononauta" raccoglie i risultati di una ricerca ampia e singolarmente generosa sulla visione e l'immaginazione legate agli spettacoli ottici che precedono il cinema, contribuendo significativamente e prepotentemente a quella svolta storiografica che, nell'ultimo ventennio, ha trovato proprio nello studio del precinema e nella questione delle origini nuove necessità metodologiche e nuove ipotesi storico-teoriche. Tuttavia il valore di questo saggio non riguarda soltanto la sua portata euristica oggettiva per l'ambito storiografico di partenza.
Il libro di Brunetta, infatti, non ha solo il merito di offrire un modello storiografico ed ermeneutico prezioso nella sua apertura e vastità (di fonti consultate, di ambiti disciplinari tenuti presenti, di idee elaborate), ma anche quello di raggiungere una forma di scrittura e, si potrebbe dire, di narrazione storica aperta a una libertà letteraria di movimento tra spazi geografici e spazi interiori, dati documentari e interpretazioni di immagini, immaginazioni, dispositivi ottici e dispositivi mentali. Proprio questa peculiare libertà, e la ricchezza di suggestioni offerte, allargano i confini della trattazione a un ampio sfondo di storia socioculturale capace di ricostruire diversi strati (oggettivi e soggettivi) dell'avventura europea dell'immaginazione popolare, da Leonardo ai Lumière.
Questo percorso, attraverso alcuni secoli, sfugge alla linearità di un'idea evoluzionistica di un mero sviluppo teleologico, proprio nella prospettiva molteplice di una storia pluridisciplinare fatta di nessi e concrezioni socioculturali. Ne deriva una riflessione profonda sulle modalità, le ragioni e i bisogni connessi alla storia dei dispositivi di visione strumentale, fino al 1895, l'"annus mirabilis" del "cinématographe" Lumière, cioè fino a uno (tra gli altri) degli atti ufficiali di nascita del cinema. Ma se è vero che "tra tutte le arti il cinema è stata la prima e la sola a aver goduto dell'iscrizione in un registro anagrafico", è anche vero che "eredita luoghi, modi, forme dello spettacolo anteriore". Vale a dire, se, abbandonata la prospettiva teleologica, è inevitabile notare come l'invenzione del cinema costituisca una soglia, un momento di raccolta ma anche di frattura nei confronti del passato, è pur vero che l'"homo cinematographicus" viene a realizzare a livello più pieno gli orizzonti di attese dei secoli precedenti, come quello, dal Sette e Ottocento, dell'esigenza di conoscere virtualmente il mondo, e cioè di quel "voyage immense que l'on fait avec les yeux sans bouger de sa loge", per usare la parole di Gautier ricordate da Brunetta. La grande conquista dell'icononauta divenuto "homo cinematographicus", allora, è proprio quella di poter viaggiare nello spazio e nel tempo senza limiti, nel rito collettivo del "buio in sala", il più grande rito collettivo della modernità.
Il libro si conclude con il riferimento alla nuova soglia, quella del passaggio dall'icononauta al cybernauta che stiamo vivendo ora, in cui la realtà virtuale sta modificando nuovamente il nostro senso di habitat visivo e di immaginario, per cui, come dice Brunetta, "il villaggio globale di cui parlava McLuhan è ormai alle nostre spalle". Si tratterà di capire se la passione che per secoli ha caratterizzato la storia dei dispositivi di immaginazione rimarrà viva.