Il visconte dimezzato

Italo Calvino

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Illustratore: Emanuele Luzzati
Editore: Mondadori
Collana: Oscar junior
Edizione: 2
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
In commercio dal: 13 aprile 2010
Pagine: 133 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788804598909

Età di lettura: Da 11 anni

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La strana storia di un uomo molto saggio.

La bizzarra storia del visconte Medardo di Terralba che, colpito al petto da una cannonata turca, torna a casa diviso in due metà (una cattiva, malvagia, prepotente, ma dotata di inaspettate doti di umorismo e realismo, l'altra gentile, altruista, buona, o meglio "buonista"). "Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti" disse Calvino in un'intervista "tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l'altra." Età di lettura: da 11 anni.
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    v.

    12/09/2019 21:46:21

    Indimenticabile e commovente. Lettura scorrevole, ricca e originale.

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    Acca

    24/07/2019 10:01:21

    Meraviglioso, un capolavoro

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    Francesca

    10/05/2019 20:26:17

    Consigliato ! Un libro sulla natura dell uomo divisa fra bene e male , su come per essere completo l uomo ha bisogno di entrambi sia del bene che del male , dosandoli bene , miscelandoli bene , evitando gli eccessi nell uno e nell altro senso, ma tuttavia non potra' mai fare a meno di entrambi .

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    Ades

    08/04/2019 21:38:16

    Il migliore romanzo della cosiddetta "Trilogia degli antenati" ricco di umorismo ma al tempo stesso molto profondo e ricco di spunti di riflessione, dove sia il Male ma anche il Bene se visti come valori assoluti conducono l'uomo a compiere azioni sconsiderate e sarà solo l'amore che riuscirà a riunire i due estremi,riportando il visconte alla normalità.

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    micol

    11/03/2019 10:31:12

    "Alle volte uno si crede incompleto ed invece è soltanto giovane". E' il primo libro di Calvino letto e non credo che ci lasceremo più.

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    Elena

    10/03/2019 18:43:34

    Medardo di Terralba viene colpito da una bomba durante la guerra contro i Turchi e il suo corpo viene diviso in due: la parte cattiva e vendicativa e quella buona e misericordiosa. Tornato al villaggio nessuno riesce a sopportarlo: sia la parte cattiva che quella buona alla lunga diventano insostenibili. Da ciò si può dedurre facilmente una delle morali nascoste nella storia di Calvino: il troppo stroppia. Non importa se la parte buona è mossa da nobili intenti, se non è vendicativa come quella cattiva e se cerca di aiutare tutti, alla fine le sue azioni non saranno più ben accette. Tutti odiano la parte cattiva perché semina trappole ovunque e uccide senza pensarci su, ma questa buona alla lunga potrebbe portare sul lastrico. E così il dottor Trelawney all’insaputa di tutti escogita un piano che forse potrebbe risolvere il problema. La seconda e più importante morale è che tutti siamo incompleti e dovremmo solo prenderne coscienza: è questa la marcia in più che hanno le due parti del protagonista. Medardo era incompleto anche prima, ma non lo sapeva, ora può trarne qualche insegnamento …

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    alessiar269@gmail.com

    10/03/2019 11:59:38

    Italo Calvino è una garanzia,uno dei miei autori preferiti nel panorama italiano. Ho letto questo libro anni e ho trovato interessante il tema affrontato dall'autore. Consigliato!

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    Andrea

    30/12/2018 00:31:42

    Uno dei tanti personaggi sciatti e inconsistenti di Calvino che purtroppo gode di ottima considerazione da parte della critica ma molta meno da parte dei lettori annoiati da prosa tanto barbosa. Forse lo scrittore italiano più sopravvalutato, dalla critica italiana

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    Lisa

    26/12/2018 15:27:17

    una parte buona e una cattiva, solitamente convivono nell'uomo ma in questo libro sono divise e questa divisione ci aiuta a capire la natura dell'uomo

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    Claudia

    23/09/2018 16:42:01

    "Così si potesse dimezzare ogni cosa intera, così ognuno potesse uscire dalla sua ottusa e ignorante interezza. Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l'aria; credevo di vedere tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai metà di te stesso capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso metà di te e del mondo, ma l'altra metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa." Esemplificativa è questa citazione, che sottolinea ancora una volta quanto per Calvino sia importante non assumere una prospettiva oggettiva, “vedere il labirinto dall’alto senza uscita”, quanto indagarlo, assumere diverse prospettive. Per Calvino è importante non uno sguardo d’insieme che fa perdere i dettagli, ma uno sguardo che accetti tutte le parti, sia della realtà che della propria personalità e del proprio io. Pur non offrendo un vero e proprio parere, com'è ovvio aspettarsi da Calvino, mostra una soluzione originale al tema del doppio nella letteratura e a quello della personalità freudiana, diffusisi in quegli anni.

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    Ron

    23/09/2018 13:42:33

    In ognuno di noi alberga la luce e l'ombra, una parte buona ed una cattiva. Con il suo modo di fare ironico e giocoso, Calvino ci racconta una storia che, se per i più piccoli è poco più di una favoletta, per chi ha qualche anno in più prende i connotati di una lezione di vita, un monito sul quale riflettere. Dunque, non è solo un libro destinato ai più giovani che sono in formazione, ma anche agli adulti. Da affiancarvi ci sono, ovviamente, gli altri due titoli della Trilogia degli Antenati.

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    Sara

    23/09/2018 09:54:50

    Il romanzo più divertente di Italo Calvino! Sotto la simpatia e l’assurdità del racconto, si nasconde il problema dell’uomo contemporaneo e, in particolare, dell’intellettuale, che deve fare i conti con la sua incompletezza e alienazione. Tutti, in qualche modo, ci sentiamo manchevoli o ci troviamo nel mezzo di un dilemma morale da cui non si può uscire. Per questo finiamo sempre per realizzare una parte di noi stessi piuttosto che un’altra. Calvino sceglie di dimezzare il suo personaggio nel modo più classico di sempre: bene e male. Da una parte perché ciò gli ha permesso una contrapposizione più forte ed evidente di immagini e dall’altra per agganciarsi ad una tradizione letteraria che vede da sempre il binomio parte buona-parte cattiva. Così, in una lettura metaforica del racconto, Medardo rappresenta l’incompletezza dell’essere umano, i lebbrosi sono gli artisti decadenti verso cui Calvino indirizza i suoi ammicchi moralistici, Trelawney e Pietrochiodo impersonano scienza e tecnica che si distaccano dal resto dell’umanità e gli ugonotti sono l’allegoria autobiografico-familiare dell’autore. Insomma, una favola che mette in evidenza i limiti dell’uomo, quello eccessivamente buono e quello molto cattivo, entrambi ugualmente insopportabili: il cattivo per ovvi motivi e il buono perché “alle volte i buoni, le persone troppo programmaticamente buone e piene di buone intenzioni possono essere dei terribili scocciatori”.

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    Dis

    21/09/2018 18:28:40

    L'ironia e questa sorta di "follia" è sempre stata un ingrediente di Italo Calvino che messo nei suoi racconti perle di fantasy che però possono essere vere ma che soprattutto hanno quella perla di saggezza e quella morale sotto che ti lasciano a bocca aperta, in questa storia un visconte che viene letteralmente diviso a metà, una storia ambientata nel medioevo ma che si identifica benissimo nella nostra società in quanto questa divisione non è solo corporale ma anche caratteriale e soprattutto emotiva, una metafora perfetta per farci e far capire che a volte sarebbe meglio essere più onesti con noi stessi, a me i libri di Calvino come questo lasciano sempre senza parole, mi aiutano a vedermi più chiaro e mi fanno andare avanti. Una lettura leggera ma molto precisa, l'autore è bravo a descrivere tra tutte le cose anche le vicende nel particolare.

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    anna

    20/09/2018 14:11:04

    Siamo negli anni '50 e Calvino decide di iniziare il suo romanzo come se fosse una fiaba, ma al posto del "C'era una volta.." decide di partire con "C'era una guerra". Infatti tutto comincia quando il visconte Medardo di Terralba decide di combattere contro i Turchi al servizio dell'Imperatore. La storia/fiaba ci viene raccontata dal nipote del visconte in cento pagine. L’intento di Calvino, a differenza di quanto si possa pensare ad una prima lettura, non è una semplicistica scissione tra bene e male con quest’ultimo che, come nelle migliori fiabe, ne esce sconfitto, bensì un’allusione alle componenti contrastanti della personalità umana, e l’idea di base che si può trarre una più profonda conoscenza della realtà solo attraverso la scissione. Di questo libro ricorderò sicuramente il messaggio, che si legge tra le righe delle pagine, di non limitarsi alla propria incompletezza, di non vedere ciò che ci si presenta catalogandolo come “bene” o” male”, non limitarsi ad un punto di vista, ma di valutarlo nella sua interezza, senza preconcetti e pregiudizi, e cercare ciascuno nelle proprie azioni di trovare un equilibrio, perché eccedere, sia nel "bene" che nel "male", ci rende incompleti.

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    Francesca

    19/09/2018 09:37:46

    Amò Calvino ed amo questo libro che apre la Trilogia degli antenati;nell'opera si analizza con ironia estrema dovizia di particolari la natura umana,che è divisa in due parti quella buona e quella cattiva:il fico esistono e sono complementari ma il bene vince sempre sul male... consiglio vivamente la lettura di tutta la trilogia che ritengo ricca di spunti di riflessione

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    Nunzia

    18/09/2018 19:53:34

    “Il visconte dimezzato”, per il suo aspetto favolistico, viene molto spesso proposto ai bambini a partire dalle scuole medie. E’ per questo che (quasi) tutti si ricordano di questa storia come del conflitto tra la parte buona e quella cattiva di Medardo. Arrivati al liceo, poi, molto spesso i professori non arrivano a Calvino “perché il programma è troppo lungo”. Quello che resta è quindi un’idea quasi nulla (ricordo che all’esame di maturità di qualche anno fa, alcuni non conoscevano proprio Calvino) o, nel migliore dei casi, superficiale. Il visconte Medardo di Terralba viene colpito, durante la guerra tra Austria e Turchia, da una cannonata in pieno petto che lo divide in due. A ritornare a casa, è soltanto una metà, che si scopre essere quella completamente malvagia del visconte, mentre l’altra, quella buona, ritornerà soltanto dopo, in una sorta di Dottor Jekyll e Mr Hyde divisi e vaganti fisicamente. Nonostante forse risulti un po’ macabro, mentre si legge si sa che niente può succedere. Il finale, quindi, rivede le due parti di Medardo unite. Ma non è il solito happy ending. Medardo è comunque un soggetto diviso, e la sua divisione si estende anche al nostro narratore, il nipote di Medardo, che alle soglie dell’adolescenza si sente anche lui manchevole di qualcosa. Anche se poi "uno si crede incompleto ed è soltanto giovane". Attraverso uno stile semplice e un ritmo incalzante che non vanno mai a mancare nel corso dell’opera, Calvino si inserisce nel tema del doppio con una novità disarmante. Non è una semplicistica scissione tra bene e male, ma è la rappresentazione visiva di come l’uomo, attraverso i dubbi, le indecisioni, combatta l’eterna battaglia bene-male tutti i giorni. Soltanto avendo questa visione globale delle cose, possiamo decidere da che parte schierarci e, a seconda di come lo facciamo, capire noi chi siamo.

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    maria

    17/09/2018 21:19:35

    "Il visconte dimezzato" è un breve racconto, quasi una parabola, che descrive l'impossibilità, o il pericolo, di dividere il mondo in bene e male. Essi convivono entrambi dentro di noi e pensare di negare totalmente l'uno a favore dell'altro, o avere la presunzione di scegliere nettamente ed esclusivamente il bene, sarebbe solamente una degenerazione. Nessuno è perfetto, nel senso etimologico del termine: nessuno è perfectus, concluso, finito, definito, suscettibile di essere racchiuso nei confini di "buono" o "cattivo". Ogni personaggio è volto a dimostrare la nostra ipocrisia e l'ottusità con cui ci schieriamo dalla parte di ciò consideriamo "bene", mentre le nostre azioni sarebbero, se volessimo applicare il nostro falso metro, qualificabili come "male". Questa ipocrisia è evidente e immediatamente percepibile in ogni personaggio, con l'eccezione della voce narrante che, in quanto giovane, non ha avuto ancora modo di cristallizzarsi in uno dei due fissi schemi in cui dividiamo il mondo.

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    n.d.

    14/10/2017 10:33:26

    Ottimo

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    andreaber

    19/07/2015 07:42:04

    leggete le prime 3 pagine e vi parrà di essere appena scampati ad una battaglia medioevale..bella la scrittura...bella l'idea dell'uomo incredibilmente vivo e doppiamente seppur dimezzato...uscire dal proprio corpo per reimpossessarsene! offre tante chiavi di lettura

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    alice

    15/12/2013 01:25:36

    Questo libro me lo consiglió un compagno di classe e devo dire che mi é piaciuto. Trovo che sia leggero, ma nonostante ció tratti di una tematica importante, cioè del senso di separazione, scissione che l' uomo prova. "a volte ci si crede incompleti e si è solo giovani"

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  • Italo Calvino Cover

    Figlio di due scienziati (il padre è agronomo, la madre biologa) nasce a Cuba dove i genitori dirigevano l'orto botanico di Santiago de las Casas, vicino a L'Avana. Tornata in Italia la famiglia, a Sanremo, frequenta le scuole nella città ligure e, terminato il liceo si iscrive ad Agraria, ma interrompe l'Università per evitare l'arruolamento forzato e dopo l'8 settembre si unisce alle brigate partigiane nella Brigata Garibaldi. Nel 1944 entra nel Pci e alla fine della guerra ne diventa militante attivo e Quadro. Si iscrive e si laurea alla facoltà di lettere di Torino e nel frattempo inizia a collaborare a riviste (fondamentale il rapporto con il Politecnico di Vittorini) e quotidiani. Entra a lavorare all'Einaudi e nel 1950 ne viene assunto definitivamente come... Approfondisci
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