La vita bugiarda degli adulti

Elena Ferrante

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Editore: E/O
Collana: Dal mondo
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 7 novembre 2019
Pagine: 336 p.
  • EAN: 9788833571683

nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Crescere per diventare cosa, per assomigliare a chi?

«Mentre ci pare di star seduti, come Giovanna, sul sedile posteriore di una scalcagnata Cinquecento che sobbalza tra la polvere delle periferie e l'aria tersa di Posillipo, in una storia che sembra assolutamente privata, Ferrante riesce a raccontare non solo il presente ma anche l’infanzia della protagonista e la giovinezza dei suoi genitori, la fine degli anni Settanta, le illusioni, le pose, i miti di quegli anni con la stessa lucidità con cui, nell'Amica Geniale, ci aveva portato negli anni del boom e poi nei decenni successivi.»Lara Crinò, La Repubblica

«Un inizio fulminante che accende l’immaginazione, come è una costante nei libri dell’autrice»La Stampa

«"La vita bugiarda degli adulti” è un viaggio nelle fragilità dei suoi protagonisti, nelle debolezze e nei difetti di tutti noi. Con la consapevolezza, sempre presente, che 'in quello che è successo non c’è colpa, si fa del male senza volerlo'. Comprendere tutto vuol dire perdonare tutto. E, per favore, non mettetevi in testa che la giovinezza è l'età più bella della vita. - Riccardo De Palo, Il Messaggero

«Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto - gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole - è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione».

Il bel viso della bambina Giovanna si è trasformato, sta diventando quello di una brutta malvagia adolescente. Ma le cose stanno proprio così? E in quale specchio bisogna guardare per ritrovarsi e salvarsi? La ricerca di un nuovo volto, dopo quello felice dell’infanzia, oscilla tra due Napoli consanguinee che però si temono e si detestano: la Napoli di sopra, che s’è attribuita una maschera fine, e quella di sotto, che si finge smodata, triviale. Giovanna oscilla tra alto e basso, ora precipitando ora inerpicandosi, disorientata dal fatto che, su o giù, la città pare senza risposta e senza scampo.
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    IRYNA

    15/03/2020 20:00:48

    Ottima lettura. Spedizione puntuale.

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    Giuseppe

    13/03/2020 09:45:36

    Diverso dall'amica geniale, ma lo consiglierei a chi ha amato i lavori passati dell'autrice . Molto profondo e spesso toccante. la vita degli adulti vista senza filtri dall'adolescenza. Si ritrova la descrizione di Napoli vista da una ragazza.

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    Lorenzo G.

    02/03/2020 17:23:50

    Questo libro non mi ha convinto. L'autrice si incaponisce nel volere raccontare ancora una volta la storia di un'adolescente napoletana (Giovanna) alle prese con i soliti e usurati tormenti giovanili, ma qui l'ambientazione, i personaggi principali e la stessa storia faticano decisamente a decollare "regalando" al lettore molte pagine noiose. Di tutto il libro, salvo solo la caratterizzazione di alcuni personaggi secondari della Napoli dei bassifondi, delineati con maestria dalla Ferrante.

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    erika

    27/02/2020 21:18:26

    Peccato. Peccato perché l'inizio di questa storia è intrigante, interessante, promettente. Poi si perde. Resta il poderoso linguaggio della Ferrante e la sua maestria, ma la storia diventa inverosimile e senza consistenza. I personaggi non hanno quello sviluppo in profondità che ci si aspetta e la trama si trascina. Fino ad un finale stomachevole. Difficile tenere alto il livello dopo la saga de L'amica geniale.

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    andrea

    26/02/2020 13:47:52

    Bel romanzo, dallo stile scorrevole nel quale si riprendendo alcuni dei temi propri della tetralogia dell'amica geniale (in particolare i primi capitoli, come il rapporto complicato tra giovani/figli e adulti/genitori)

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    alessia

    23/02/2020 14:05:24

    Elena Ferrante sa indubbiamente scrivere, è bravissima a descrivere situazioni e sentimenti, sa arrivare dritto allo stomaco con energia e violenza, stupendo e lasciando l'amaro in bocca. Lei è una grande scrittrice ma la storia non è all'altezza dei suoi precedenti bellissimi romanzi, i personaggi sono poco caratterizzati, la storia, a tratti inverosimile, non ha spessore.

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    Cri

    16/02/2020 11:44:17

    Un libro scritto magistralmente, con iun lessico straordinariamente forbito e colto, che racconta una storia davvero brutta, con personaggi senza possibilità di riscatto, senza coerenza, per i quali non nasce né affetto né empatia. Un finale davvero lurido.

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    GIOVANNA

    07/02/2020 19:22:01

    Credo si tratti di una nuova eccellente "saga". Il talento indiscutibile di Ferrante, per fortuna, è a nostra disposizione

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    Berta

    07/02/2020 06:15:58

    Non sapevo come fare ad arrivare alla fine di questo libro, non mi è piaciuto

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    paola

    02/02/2020 20:15:48

    a differenza della saga dell'amica geniale, di cui avevo letto con molto piacere tutti e 4 i libri, speciali e stupendi, queso l'ho trovato prolisso,, tedioso e poco significativo

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    n.d.

    29/01/2020 22:15:10

    Libro intrigante di una scrittrice che si legge sempre volentieri

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    ztl

    26/01/2020 10:46:08

    Il primo libro che leggo della Ferrante. Non mi ha deluso. Mi è piaciuto molto il ritmo degli eventi e la descrizione dei personaggi che rendono il romanzo mai noioso. Letto in due giorni. Consigliato.

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    Giuseppe1940

    24/01/2020 12:35:28

    Non sono riuscito ad entrare in sintonia con il racconto ed, in particolare, con la protagonista che si riscatta in parte negli ultimi capitoli

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    floriana

    21/01/2020 10:34:44

    Un altro capolavoro di Elena Ferrante!ormai li ho letti tutti perchè è unica!non mi delude mai!tanto patos,tanto lessico,tanta storia!

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    chiarapao

    21/01/2020 08:38:03

    Lontano anni luce dalle belle descrizioni della Napoli popolare de L’Amica Geniale , il libro vuole far emergere tutte le brutalità del mondo odierno senza possibilità di riscatto. Tradimenti continui, affetti inesistenti, trama inconsistente. Un racconto simil Harmony che purtroppo è arrivato in testa alle classifiche perché IL BRUTTO PIACE

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    Nick

    19/01/2020 07:50:52

    Anni luce dall'Elena Ferrante dei primi tre libri, che ho amato e riletto chissà quante volte. La vicenda qui si fa un po' confusa (a mio parere) ma è un libro che consiglio.

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    Leonardo de Chanaz

    14/01/2020 13:30:54

    Mi è piaciuto molto, ma meno degli altri. L'esplorazione delle emozioni delle adolescenti è sempre un punto di forza della Ferrante. L'ambientazione non varia di molto. Il grande mestiere riappare, e qua e là diventa un torrente in piena.Continuerò a leggerla, perché mi dà piacere!

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    enza

    14/01/2020 12:36:25

    concordo pienamente con chi ha scritto che trattasi di un libro scritto magistralmente da chi sa scrivere esprimendosi con un linguaggio colto, elegante e raffinato.

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    Raffale

    10/01/2020 12:22:36

    Un libro coraggioso questo della Ferrante. Da leggere e apprezzare per la sua assenza di filtri e la sua forza comunicativa.

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    Erica

    10/01/2020 10:17:59

    Non vedevo l'ora di leggere un nuovo libro della Ferrante, dopo i meravigliosi romanzi dell'Amica Geniale, ma è stata una totale delusione! Ho letto fino alla fine questo romanzo nella speranza che almeno un po' mi appassionasse ed invece assolutamente nulla, veramente non lo consiglierei!

Vedi tutte le 69 recensioni cliente

Napoli. Fine inverno 1992 – fine primavera 1995. Giovanna Trada è nata il 3 giugno 1979, quando i genitori Andrea e Nella avevano lui 32 e lei 30 anni. L’esile padre è professore di storia e filosofia nel liceo più prestigioso di Napoli, intellettuale abbastanza noto in città, disponibile a molto richieste lezioni private per arrotondare il modesto stipendio; la madre insegna latino e greco in un altro liceo, corregge bozze di storie e romanzetti rosa, e talora ne scrive, per arrotondare a sua volta. Vivono nei quartieri benestanti, in cima a San Giovanni dei Capri al Rione Alto (sopra il Vomero); le hanno spiegato tutto sulla sincerità e sul sesso, leggono tantissimo, fanno spesso riunioni importanti fuori e dentro casa, sono legati ai colti benestanti coetanei Mariano e Costanza con le due figlie Angela e Ida, pensano con cura se devono dire qualcosa, cercando di mantenere sempre gentilezza e proprietà di linguaggio.

Una sera di febbraio 1992, Giovanna, che è in terza media e non va molto bene a scuola pur studiando molto, ascolta per caso una frase che nella loro camera il padre (due anni prima di andarsene poi di casa) dice sottovoce alla madre a commento dell’informazione sul deludente risultato dei colloqui con gli insegnanti. «L’adolescenza non c’entra», Giovanna «sta facendo la faccia di Vittoria», ovvero della brutta e malvagia sorella minore (quasi 40enne). La dodicenne si sente sconvolta e ferita in un periodo di fragilità e svogliatezza: da un anno ha avuto le prime mestruazioni, si vergogna per come si sente cambiare dentro e fuori (odori e languori, seno in crescita, capelli e peli in trasformazione), adora i genitori e soprattutto il padre che le hanno dipinto una zia pessima povera sciatta, infrequentabile, tenendola dunque a distanza, nei quartieri bassi con gli altri parenti. Impara a dire bugie, decide di conoscere Vittoria e diventa Giannina, per la zia e per un po’. Vittoria, in realtà, è alta e bella, vive nel ricordo del grande amore Enzo insieme alla di lui moglie vedova Margherita e ai figli del matrimonio, Tonino, Corrado e la splendida Giuliana fidanzata con il mitico Roberto di cui s’invaghisce, primo vero amore.

Chiunque sia, Elena Ferrante è napoletana di fatto e diritto, forse; nata nella prima metà degli anni cinquanta, forse; oggi probabilmente la più brava scrittrice italiana, certo quella di maggior meritato successo, nazionale e internazionale. I suoi romanzi sono ruvidi e trasudano lividi, slabbrature, smargini. Ne La vita bugiarda degli adulti, pubblicato dalla sua casa editrice di sempre, la e/o, Ferrante narra meravigliosamente in prima, un continuo flusso di coscienza momentanea e retrospettiva, in questo caso in parte un filo di un racconto adolescenziale reinterpretato, in parte un dolore arruffato e senza redenzione. Affronta i momenti essenziali di tre anni importanti, individueremo poco del prima e sapremo nulla del dopo, solo che Giovanna è viva e pensa ancora molto. Con acume e interesse incontreremo alcune di quelle persone che la circondarono allora, non i compagni di classe e i docenti al liceo del Vomero, non altri amici e conoscenti inevitabilmente frequentati, solo le relazioni essenziali e funzionali.

Non è e non ha un’amica geniale, impara sola a non essere più bambina. Scopre il chiacchiericcio supponente dei colti, gli amori molesti, i giorni dell’abbandono, la genitorialità e la figliolanza oscure, le frantumaglie della coscienza adulta in cui sta entrando, chi fugge e chi resta, i mille modi di stare (male) al mondo, la vita bugiarda a tratti di tutti i grandi piccoli uomini (e donne), da cui il titolo. A ogni nitido ricordo delle scoperte di quegli anni, accenna a quel che “oggi” potrebbe forse aggiungere, da donna, 25 anni dopo. Non fa sconti: lei e ogni personaggio risultano ovviamente “impuri”, doppi o plurivalenti nei comportamenti concreti e nella comunicazione affettiva. L’autrice è stata capace di inventare un genere letterario proprio, al confine di tanti e questa è la forte continuità con i quattro volumi che l’hanno resa famosa nel mondo. Così non manca nemmeno un filo noir, un “falcone maltese” luogo tutto il racconto, il braccialetto d’oro, di origine e influsso contrastanti. Si fanno azioni che sembrano azioni e invece sono simboli. E alcuni pensieri sprigionano a volte una forza latente, afferrano immagini contro la tua volontà, te le spingono per una frazione di secondo sotto gli occhi. Da leggere!

Recensione di Valerio Calzolaio

 

 

Ho cominciato a leggere l’ultimo romanzo di Elena Ferrante con una certa difficoltà.
Certo, appena ho saputo che era in libreria ho dovuto procurarmi una copia de La vita bugiarda degli adulti, e ho resistito appena poche ore prima di iniziare a sfogliarlo. La quadrilogia dell’Amica geniale è stata una delle saghe letterarie più rivelatrici della mia vita, tra quelle pochissime opere che negli ultimi anni è riuscita a unire in me il sincero gusto per la lettura, quello che impedisce di spegnere la luce la notte pur di sapere come continua la storia, alla consapevolezza di avere tra le mani un prodotto letterario importante.
Proprio per questo la notizia che l’autrice ha scritto un libro nuovo ha suscitato in me, che non ho letto le sue opere precedenti proprio per paura di rovinarmi in qualche modo la storia di Lila e Lenù, sentimenti contrastanti.

Volevo esser parte del dibattito che inevitabilmente sarebbe nato intorno a questo romanzo, ma temevo che non l’avrei letto con il dovuto distacco: la tentazione di fare confronti sarebbe stata sempre dietro l’angolo, e dare un giudizio oggettivo sull’opera mi avrebbe messa in seria difficoltà.
Così, per prima cosa ho azzerato le mie aspettative: ho cominciato a leggere senza aspettarmi assolutamente niente, quasi partendo dal presupposto che sarei rimasta delusa. Per le prime dieci, quindici pagine ho mantenuto un certo distacco: leggevo e mi dicevo che tutto sommato non c’era nessuna magia in quelle parole incastrate una dietro l’altra, che erano solo parole qualsiasi che raccontavano una storia qualunque.
Poi ad un certo punto, più o meno nel momento in cui entra teatralmente in scena zia Vittoria, ho visto ripetersi lo strano incanto de L’amica geniale: quando avevo cominciato a leggere ero tutta intera e quelle parole mi stavano lentamente aprendo la pancia, svelandomi com’ero fatta dentro e dove si trovavano pezzi di cui non sapevo neanche di essere composta.
La vita bugiarda degli adulti è la storia dell’adolescenza di Giovanna, la voce narrante, una ragazzina di buona famiglia cresciuta nella parte alta di Napoli, a San Giacomo dei Capri. All’inizio del romanzo Giovanna ha dodici anni, vive ancora nel clima ovattato dell’infanzia in cui i suoi genitori, entrambi insegnanti e intellettuali, sono i punti di riferimento più importanti e l’obiettivo di ogni giornata è renderli fieri e non scontentarli.
In particolare, Giovanna vive nel culto del padre, Andrea Trada, che si è impegnato a farla crescere in un ambiente privilegiato, stimolante, moderno, in cui non c’è niente di proibito o di censurato, praticamente nella famiglia del Mulino Bianco.  Tutto cambia quando Giovanna sente l’amato padre dire di lei che somiglia a sua sorella Vittoria, un fantasma di bruttezza e cattiveria con cui la famiglia ha da tempo tagliato tutti i ponti. In questo modo la bambina scopre all’improvviso di essere brutta e nasce in lei una nuova ossessione: vedere la zia Vittoria per scontrarsi con lo spettro del suo futuro.
Inizia così il viaggio metaforico e letterale di Giovanna tra una Napoli di sopra, che è quella dei suoi genitori e si rivela presto una facciata vuota e finta, e una Napoli di sotto, su cui domina zia Vittoria, non meno insidiosa ma per lo meno vera e viva. La prima cosa che la protagonista scopre sul mondo degli adulti è la loro abitudine a mentire. I suoi genitori non sono perfetti come se li è sempre immaginati, la loro vita tranquilla e ordinata è una costruzione a tavolino, ma anche zia Vittoria non è il personaggio assoluto che appare all’inizio e Giovanna deve imparare ad avere senso critico, a vedere le persone senza filtri, così come sono. L’unico modo per farsi strada in questa nuova realtà è, come capirà presto, diventare a sua volta bugiarda.
Come ne L’amica geniale, individuare i cattivi nell’universo minuzioso creato dall’autrice è relativamente facile: Andrea Trada, l’uomo perfetto, buono e generoso che Giovanna venera durante l’infanzia, si svela come il villain della vicenda prima di perdere totalmente significato. Capire chi sono i buoni è invece più difficile: man mano che Giovanna cresce le persone e le cose intorno a lei si svuotano di qualsiasi tratto positivo. La salvezza e la pace sembrano possibili per lei solo tramite la ratifica e l’approvazione di un uomo: la ragazza stessa percepisce l’assurdità di questa situazione, ma non riesce ad impedirla.
La vita bugiarda degli adulti presenta tutti i tratti fondamentali di un buon romanzo di formazione. La complessità della prosa e della storia cresce insieme a Giovanna, la banalità degli adulti viene rappresentata senza pietà e sullo sfondo emerge una Napoli contraddittoria, bieca e intellettuale allo stesso tempo. È impossibile rifiutare una delle due facce di questa città complessa senza scivolare nella più atroce mediocrità, come è accaduto al padre della protagonista.
Manca la catarsi conclusiva, probabilmente perché il finale aperto lascia presagire un seguito. Non ho apprezzato questo spiraglio verso pubblicazioni future, che rischia di rendere inutilmente aggrovigliata una storia che avrebbe potuto bastare a se stessa. Le trame di Elena Ferrante hanno la tendenza a diventare molto complicate e a svolgersi in mondi dove sembra che i soliti dieci, quindici personaggi non facciano altro che incontrarsi per caso e intrecciare le proprie vite in un disegno senza scampo. Questa caratteristica ricalcava abbastanza fedelmente la vita reale e l’impossibilità di una redenzione ne L’amica geniale e bisogna augurarsi che non diventi un limite nell’ipotetico sequel de La vita bugiarda degli adulti.

Se un prossimo romanzo ci sarà, in ogni caso, io sono pronta a leggerlo senza aspettative e ad essere nuovamente contraddetta.

Recensione di Loreta Minutilli

  • Elena Ferrante Cover

    Scrittrice italiana. È nata a Napoli, città che ha abbandonato presto per vivere a lungo all’estero. Dal suo primo romanzo, L’amore molesto, è stato tratto l’omonimo film di Mario Martone; dal romanzo successivo, I giorni dell’abbandono, è stata realizzata la pellicola di Roberto Faenza.L'elusività che circonda l'autrice ha alimentato un piccolo, ma tenace mistero nella comunità letteraria. Nel corso del tempo Ferrante è infatti stata identificata con Goffredo Fofi, autore delle sole due interviste che le siano state fatte; con Domenico Starnone, scrittore napoletano, soprattutto a seguito delle analogie che alcuni critici hanno ravvisato fra L'amore molesto e un romanzo dello stesso Starnone, Via Gemito; infine di Ferrante... Approfondisci
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