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La vita bugiarda degli adulti

Elena Ferrante

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Editore: E/O
Collana: Dal mondo
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 7 novembre 2019
Pagine: 336 p., Brossura
  • EAN: 9788833571683
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Crescere per diventare cosa, per assomigliare a chi?

«Mentre ci pare di star seduti, come Giovanna, sul sedile posteriore di una scalcagnata Cinquecento che sobbalza tra la polvere delle periferie e l'aria tersa di Posillipo, in una storia che sembra assolutamente privata, Ferrante riesce a raccontare non solo il presente ma anche l’infanzia della protagonista e la giovinezza dei suoi genitori, la fine degli anni Settanta, le illusioni, le pose, i miti di quegli anni con la stessa lucidità con cui, nell'Amica Geniale, ci aveva portato negli anni del boom e poi nei decenni successivi.»Lara Crinò, La Repubblica

«Un inizio fulminante che accende l’immaginazione, come è una costante nei libri dell’autrice»La Stampa

«"La vita bugiarda degli adulti” è un viaggio nelle fragilità dei suoi protagonisti, nelle debolezze e nei difetti di tutti noi. Con la consapevolezza, sempre presente, che 'in quello che è successo non c’è colpa, si fa del male senza volerlo'. Comprendere tutto vuol dire perdonare tutto. E, per favore, non mettetevi in testa che la giovinezza è l'età più bella della vita. - Riccardo De Palo, Il Messaggero

«Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto - gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole - è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione».

Il bel viso della bambina Giovanna si è trasformato, sta diventando quello di una brutta malvagia adolescente. Ma le cose stanno proprio così? E in quale specchio bisogna guardare per ritrovarsi e salvarsi? La ricerca di un nuovo volto, dopo quello felice dell’infanzia, oscilla tra due Napoli consanguinee che però si temono e si detestano: la Napoli di sopra, che s’è attribuita una maschera fine, e quella di sotto, che si finge smodata, triviale. Giovanna oscilla tra alto e basso, ora precipitando ora inerpicandosi, disorientata dal fatto che, su o giù, la città pare senza risposta e senza scampo.
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    Mercuzio76

    07/02/2021 13:37:25

    Serenamente abbandonato dopo 100 pagine. Qui non siamo nemmeno alla sceneggiatura pronta ma ad un canovaccio di situazioni pronte per essere drammatizzate, o parodiate poiché è quasi la stessa cosa. Il tanfo di marketing si sente dopo le prime 10 pagine. Per lettori disposti a farsi prendere in giro.

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    Luce95

    23/01/2021 08:17:39

    Primo libro che leggo della Ferrante. Non sono riuscita ad apprezzare la trama, la narrazione ed ad empatizzare con i personaggi. Non sono riuscita ad apprezzare neanche il "finale" aperto, che mi ha lasciata un po' interdetta.

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    Giovanni B.

    31/12/2020 11:26:22

    Primo libro che leggo della Ferrante, spinto dall'apprezzamento per la fiction "L'amica geniale", a mio sommesso avviso una delle meglio riuscite degli ultimi anni. La trama è ben svolta e mette in luce la meschinità, lo squallore e le contraddizioni che, variamente declinate, afflighono ogni famiglia, non solo medio-borghese. La narrazione è scorrevole, pur se non indenne da momenti di pura noia letteraria. Il disegno narrativo di fondo è ben tracciato ed è certamente apprezzabile ma la conclusione appare frettolosa e, per certi versi, incoerente rispetto alle premesse ed allo svolgimento, quasi l'Autrice, esaurita la vena creativa, abbia deciso di troncare la storia a tutti i costi. Libro non particolarmente entusiasmante, da leggere solo in mancanza di meglio.

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    menasol

    23/12/2020 15:05:03

    Dopo l'amica geniale è stato difficile riaccostarsi alla Ferrante; dopo un simile successo cos'altro poteva raccontarci? Invece un libro che, anche se per certi aspetti lo ricorda, se ne distacca profondamente. Uno stile di scrittura sempre efficace, soprattutto laddove si tratta di fare emergere i lati amari della vita.

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    Alessandro

    23/11/2020 14:33:48

    Non avevo mai letto nulla della Ferrante; non amo le saghe, quindi l'Amica Geniale non mi ha mai fatto alcuna voglia e tuttora non penso lo leggerò, ma La vita bugiarda degli adulti è un piccolo gioiello. La storia dello sfacelo di una famiglia borghese raccontata dalla figlia unica, dall'infanzia all'adolescenza, sullo sfondo della Napoli del Vomero e poi anche della Napoli popolare. Bella e sensibile analisi dell'ipocrisia del ceto medio-alto, verso cui la protagonista sviluppa un rigetto. Sentimenti, sensazioni e psicologia dei protagonisti vengono resi con una grande efficacia, dipingendo un'atmosfera tristemente vera e comune a, credo, molte famiglie.

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    giuseppe giovannini

    13/11/2020 08:40:01

    Libro che è difficile lasciare, lo si vorrebbe leggere tutto d'un fiato. Storia costruita ad arte e interessante la narrazione dentro le dinamiche familiari e adolescenziali. Tuttavia a mio parere il finale poteva essere narrato differentemente.

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    Klaire

    06/11/2020 21:13:32

    Ho letto la Ferrante molto dopo rispetto all'uscita dell'amica geniale, per un pregiudizio personale. Una volta finita la saga dell'amica geniale mi sono approcciato a questo libro con sospetto, in virtù anche delle recensioni negative. In realtà io l'ho trovato ancora più coinvolgente dell'amica geniale. I personaggi sono sempre tridimensionali, le emozioni sono sempre vividissime. Poi la vicenda, per quanto abbastanza comune, viene raccontata dal punto di vista delle emozioni di Giovanna e dalla loro evoluzione nel corso del tempo, non viene filtrato mai niente. Lo schifo, quando c'è lo si percepisce in maniera fortissima. Anche qui c'è un oggetto maledetto. Anche qui l'amore degli altri non ci salva, se non ci amiamo noi per primi.

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    Agata

    24/10/2020 07:09:42

    San Genna', ti prego, fa che la storia del braccialetto non continui con altri tre libri. Mi fermo qui...grazie San Genna'!

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    GIUSEPPE

    16/10/2020 16:45:46

    Sarò una voce fuori dal coro, ma a me l'ultimo libro della Ferrante non ha entusiasmato, ho trovato la trama semplicistica, troppo circoscritta e spesso banale È un libro noioso, difficile da riassumere. Denso di personaggi della Napoli alta e di quella bassa, alla parola fine non resta impressa nessuna immagine o situazione. Non sembra della stessa autrice de "L'amica geniale".

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    laura

    12/10/2020 10:01:51

    Amo la scrittura della Ferrante, ma questo romanzo è deludente, banale e improbabile.

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    Debora

    01/10/2020 13:49:52

    Mi è piaciuto a livello di scrittura. Elena Ferrante è brava a tratteggiare la psicologia e l'animo dei personaggi.

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    consuelo

    18/09/2020 13:13:09

    Protagonista del romanzo è Giovanna, ella è figlia di due genitori insegnanti, borghesi e atei, tutti e tre vivono la vita in maniera ordinaria e tranquilla fino a quando una cruda realtà emerge, sgretolando numerosi rapporti interpersonali. Nella sua insofferenza, Giovanna si lega a zia Vittoria, una donna violenta e sgarbata. “La vita bugiarda degli adulti” è un romanzo ricco di personaggi forti e complessi che si reggono su ipocrisie e omissioni, queste ultime infatti sono il fulcro della narrazione e conducono il lettore in un viaggio interiore della protagonista, intenta a cercare la propria identità. Elena Ferrante scava nell’animo umano e ciò che emerge è un racconto introspettivo scritto in modo magnetico e scorrevole. Il finale sinceramente mi ha lasciata interdetta, tanto che sono propensa a immaginare che ci sarà un seguito. Voto 4/5⭐️

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    Alce67

    31/08/2020 07:25:51

    L'opera ripropone alcuni temi tipici della Ferrante, così come la sua grande capacità nel rappresentarli: la formazione di una giovane donna nella Napoli degli anni '80, le sue amicize profonde controverse, conflittuali, la tensione verso un'emancipazione rispetto al proprio punto di partenza, rispetto a Napoli stessa, quella alta del Vomero, quella bassa dei quartieri industriali, la lingua italiana e il dialetto. La Ferrante descrive con la solità incisività queste dinamiche. A queste si aggiunge il tradimento: quello tra i genitori della protagonista e quello verso la figlia stessa, che vede inabissarsi entrambe le figure genitoriali, insieme al sistemi di valori che hanno tentato di trasmetterle. Le bugie degli adulti aprono in lei un confronto tra brutto e bello, tra buono e cattivo, che non riuscirà a ricomporsi. La lettura è molto coinvolgente, il finale mi ha lasciato un pò interdetto. Arriva improvviso e porta con sè l'amara catarsi di questa dicotomia che forse meritava un maggiore approfondimento.

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    ale

    18/08/2020 11:00:51

    La fortuna di questo libro, secondo me, è di essere successivo all'uscita della versione televisiva della serie "L'amica geniale", di coneguenza ci siamo tutti precipitati ad acquistarlo visto il grande successo riscosso dalla serie. Condivido l'opinione di chi non lo ha apprezzato, rimanendone deluso, sia con riferimento alla trama sia in relazione al finale.

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    MariaMan91

    18/08/2020 09:16:44

    Il mio primo approccio con la scrittura della Ferrante. Un libro dolorosamente vero. Il realismo della Ferrante è come un faro che illumina la vita, non solo di Napoli, ma dell'Italia degli anni '80. Parla delle bugie degli adulti che condizionano, irrimediabilmente, le scelte ambigue di una adolescente. Adolescente, Giovanna, che condensa in sé il bene e il male; il bello e il brutto; che ricerca il bene e persegue il male. Lo pratica fino a farsi risucchiare a sua volta dalle sue bugie. Bugie e male che si riflettono in quello specchio che diventa la sua ossessione; in quella madre dal cuore spezzato, in quel padre bugiardo e meschino.

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    Carla

    02/08/2020 15:48:21

    Mi piace molto come scrive la Ferrante. Però mi ha lasciato la sensazione di sospeso. Volesse proseguire con un’altra quadrilogia?

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    silvia

    30/07/2020 09:26:36

    Invece di puntare il dito su cosa manca in questo romanzo, onesto e coinvolgente, preferisco mettere a fuoco quel che ci ho trovato. Elena Ferrante l'ho sempre letta senza aspettative preconcette, forse è la chiave per non restarne delusi. Leggendo "La vita bugiarda degli adulti” si ha l’impressione di sbirciare in un diario scritto nell'adolescenza, fase della vita in cui si enfatizzano le polarizzazioni, dissacrando i valori instillati dalle generazioni precedenti e idealizzando ciò che giova a rafforzare l’identità. Dopo le tante imposizioni subite nell'infanzia, finalmente si può iniziare a scegliere chi mettere su un piedistallo e chi gettare alle ortiche, contrapponendo al già noto ambienti e persone con cui non si è stati abituati a crescere, che assumono un fascino inspiegabile: "È una persona normale, pensai, o forse tra le sue tante qualità c’è proprio quella di saper essere normale.” Come l’autrice premette già a partire dal titolo ingombrante, durante l’adolescenza si riesce a discernere con nitidezza l’ipocrisia, o forse non si tratta di ipocrisia ma solo di sana diplomazia, di uno dei tanti compromessi tra cui si resterà invischiati nell'età adulta, quando la visione a forti contrasti va opacizzandosi.

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    Isa

    27/07/2020 08:32:56

    "Il tempo passò molto lentmente, controllai l'orologio di continuo. Ida si divertiva con Giuliana, Tonino pareva del tutto a suo agio con Angela, mi sentii malriuscita come una torta con ingredienti sbagliati"

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    cristina

    20/07/2020 13:47:23

    Credo che dopo la lunga e appassionante vicenda dell'Amica geniale la Ferrante abbia esaurito il suo pozzo di ispirazione. La storia di questo nuovo romanzo sarebbe potuto essere benissimo uno stralcio della quadrilogia, recuperato e reso autonomo. I temi, i personaggi ele ambientazioni sono sempre gli stessi. Ci vorrebbe qualcosa di nuovo e più sorprendente per apprezzare ancora questa scrittrice.

  • User Icon

    Stefania

    20/07/2020 11:47:17

    Personalmente l'ho trovato molto deludente. La trama troppo simile ad una soap opera (a partire dalla storia dei genitori della protagonista) , a tratti semplicistico, elementare e decisamente poco elegante nello stile e nel linguaggio. Avevo letto tutta la saga di 'L'amica geniale', l'avevo trovata gradevole ma quest'ultimo romanzo, decisamente mi ha lasciata parecchio perplessa.

Vedi tutte le 185 recensioni cliente

Napoli. Fine inverno 1992 – fine primavera 1995. Giovanna Trada è nata il 3 giugno 1979, quando i genitori Andrea e Nella avevano lui 32 e lei 30 anni. L’esile padre è professore di storia e filosofia nel liceo più prestigioso di Napoli, intellettuale abbastanza noto in città, disponibile a molto richieste lezioni private per arrotondare il modesto stipendio; la madre insegna latino e greco in un altro liceo, corregge bozze di storie e romanzetti rosa, e talora ne scrive, per arrotondare a sua volta. Vivono nei quartieri benestanti, in cima a San Giovanni dei Capri al Rione Alto (sopra il Vomero); le hanno spiegato tutto sulla sincerità e sul sesso, leggono tantissimo, fanno spesso riunioni importanti fuori e dentro casa, sono legati ai colti benestanti coetanei Mariano e Costanza con le due figlie Angela e Ida, pensano con cura se devono dire qualcosa, cercando di mantenere sempre gentilezza e proprietà di linguaggio.

Una sera di febbraio 1992, Giovanna, che è in terza media e non va molto bene a scuola pur studiando molto, ascolta per caso una frase che nella loro camera il padre (due anni prima di andarsene poi di casa) dice sottovoce alla madre a commento dell’informazione sul deludente risultato dei colloqui con gli insegnanti. «L’adolescenza non c’entra», Giovanna «sta facendo la faccia di Vittoria», ovvero della brutta e malvagia sorella minore (quasi 40enne). La dodicenne si sente sconvolta e ferita in un periodo di fragilità e svogliatezza: da un anno ha avuto le prime mestruazioni, si vergogna per come si sente cambiare dentro e fuori (odori e languori, seno in crescita, capelli e peli in trasformazione), adora i genitori e soprattutto il padre che le hanno dipinto una zia pessima povera sciatta, infrequentabile, tenendola dunque a distanza, nei quartieri bassi con gli altri parenti. Impara a dire bugie, decide di conoscere Vittoria e diventa Giannina, per la zia e per un po’. Vittoria, in realtà, è alta e bella, vive nel ricordo del grande amore Enzo insieme alla di lui moglie vedova Margherita e ai figli del matrimonio, Tonino, Corrado e la splendida Giuliana fidanzata con il mitico Roberto di cui s’invaghisce, primo vero amore.

Chiunque sia, Elena Ferrante è napoletana di fatto e diritto, forse; nata nella prima metà degli anni cinquanta, forse; oggi probabilmente la più brava scrittrice italiana, certo quella di maggior meritato successo, nazionale e internazionale. I suoi romanzi sono ruvidi e trasudano lividi, slabbrature, smargini. Ne La vita bugiarda degli adulti, pubblicato dalla sua casa editrice di sempre, la e/o, Ferrante narra meravigliosamente in prima, un continuo flusso di coscienza momentanea e retrospettiva, in questo caso in parte un filo di un racconto adolescenziale reinterpretato, in parte un dolore arruffato e senza redenzione. Affronta i momenti essenziali di tre anni importanti, individueremo poco del prima e sapremo nulla del dopo, solo che Giovanna è viva e pensa ancora molto. Con acume e interesse incontreremo alcune di quelle persone che la circondarono allora, non i compagni di classe e i docenti al liceo del Vomero, non altri amici e conoscenti inevitabilmente frequentati, solo le relazioni essenziali e funzionali.

Non è e non ha un’amica geniale, impara sola a non essere più bambina. Scopre il chiacchiericcio supponente dei colti, gli amori molesti, i giorni dell’abbandono, la genitorialità e la figliolanza oscure, le frantumaglie della coscienza adulta in cui sta entrando, chi fugge e chi resta, i mille modi di stare (male) al mondo, la vita bugiarda a tratti di tutti i grandi piccoli uomini (e donne), da cui il titolo. A ogni nitido ricordo delle scoperte di quegli anni, accenna a quel che “oggi” potrebbe forse aggiungere, da donna, 25 anni dopo. Non fa sconti: lei e ogni personaggio risultano ovviamente “impuri”, doppi o plurivalenti nei comportamenti concreti e nella comunicazione affettiva. L’autrice è stata capace di inventare un genere letterario proprio, al confine di tanti e questa è la forte continuità con i quattro volumi che l’hanno resa famosa nel mondo. Così non manca nemmeno un filo noir, un “falcone maltese” luogo tutto il racconto, il braccialetto d’oro, di origine e influsso contrastanti. Si fanno azioni che sembrano azioni e invece sono simboli. E alcuni pensieri sprigionano a volte una forza latente, afferrano immagini contro la tua volontà, te le spingono per una frazione di secondo sotto gli occhi. Da leggere!

Recensione di Valerio Calzolaio

 

 

Giovanna, voce narrante dell’ultimo romanzo di Elena Ferrante, è una ragazzina di tredici anni, figlia unica di Andrea e Nella entrambi insegnanti, genitori colti, di sinistra e decisamente progressisti. Ci racconta la sua vita dai tredici ai sedici anni, tre anni sofferti e confusi come solo riesce a essere questa età per un’adolescente che d’improvviso scopre di quante e quali menzogne sia fatta la vita degli adulti che la circondano. Non solo quella dei genitori, ma anche dei loro amici più cari, Costanza e Mariano delle cui figlie, Angela e Ida, Giovanna è amica intima, fin troppo forse.

Amatissima dal padre Andrea, che Giovanna considera una specie di divinità ultraterrena, un giorno in cui ha riportato un cattivo voto dalla scuola, lo sente pronunciare una strana frase: Giovanna sta facendo la faccia di Vittoria. Colpita più dal tono di disprezzo che dalle parole in sé, la ragazzina vuol sapere chi è Vittoria e perché venga nominata con tanto astio da suo padre. Scoprirà che Vittoria è la sorella di Andrea, che non si parlano da anni e si detestano nel profondo, che si accusano l’un l’altra di aver avuto la vita rovinata da comportamenti sbagliati e cattivi. È vero? Giovanna vuole la verità, ma in questa disperata ricerca si perderà e rischierà di non ritrovarsi più.

L’incontro con Vittoria le cambierà la vita permettendole però di venire in contatto con un mondo, fino a quel momento, a lei ignoto: quello dei quartieri disagiati e periferici della città di Napoli, la zona industriale e il quartiere di Poggioreale. Conoscerà così la famiglia di Margherita, amica di Vittoria e vedova dell’uomo che entrambe hanno amato molti anni prima; i suoi figli Giuliana, Corrado e Tonino; Roberto, fidanzato di Giuliana, che viene da quel brutto quartiere, ma ha studiato e vive a Milano dove insegna con successo ed è stimato da molti; Rosario, amico di Corrado e figlio di un avvocato di camorra.

Vittoria, a cui Giovanna si convince di assomigliare – quasi volesse a tutti i costi dar ragione alla triste frase pronunciata da suo padre – nei lati più sgradevoli dell’aspetto e del carattere, è una donna violenta e malmostosa, avvelenata dalle sconfitte che l’esistenza le ha apparecchiato e delle quali incolpa il fratello Andrea, colto forse, ma falso e traditore nel profondo. Giovanna è combattuta: a chi credere? Ai racconti di Vittoria sulle malefatte del fratello Andrea pronunciati con livore e volgarità, o a quello che le dicono i suoi genitori con parole calme e razionali? È vero che Vittoria vuole strapparla alla sua famiglia per vendicarsi di Andrea? Difficile per una ragazzina di quell’età capire cosa si nasconda dietro questo teatro degli specchi. Finché anche Nella e Andrea le dimostreranno di averle mentito, sebbene non su Vittoria, ma sul loro matrimonio. Si lasceranno e Andrea andrà a vivere con Costanza e le sue figlie mentre il marito di lei, Mariano, inizierà una relazione con Nella. Un nuovo baratro si apre nella vita di Giovanna che intanto deve fare i conti con la sensualità e i desideri profondi dell’adolescenza.

Con la quadrilogia de L’amica geniale, e prima ancora con L’amore molesto e I giorni dell’abbandono, la Ferrante ci ha abituati ai grandi drammi che toccano il corpo e la mente delle donne giovani e adulte, senza distinzione. Il senso di perdita e abbandono, lo smarrimento e la confusione di fronte a eventi difficili da comprendere o per i quali le protagoniste non hanno strumenti di elaborazione e risoluzione, formano l’essenza profonda dei suoi romanzi.

Anche in questa Vita bugiarda l’autrice tiene il lettore costantemente in bilico sul ciglio di un baratro che pare spalancarsi a ogni pagina precipitando protagonista e comprimari nel disastro finale. Un libro duro e scabro, spietato nel descrivere l’animo contorto, le gelosie, le passioni e le falsità mascherate e giustificate malamente da ciascuno degli attori in gioco, dal quale solo Giovanna, nel finale, sembra risorgere e riscattarsi.

 

Ho cominciato a leggere l’ultimo romanzo di Elena Ferrante con una certa difficoltà.
Certo, appena ho saputo che era in libreria ho dovuto procurarmi una copia de La vita bugiarda degli adulti, e ho resistito appena poche ore prima di iniziare a sfogliarlo. La quadrilogia dell’Amica geniale è stata una delle saghe letterarie più rivelatrici della mia vita, tra quelle pochissime opere che negli ultimi anni è riuscita a unire in me il sincero gusto per la lettura, quello che impedisce di spegnere la luce la notte pur di sapere come continua la storia, alla consapevolezza di avere tra le mani un prodotto letterario importante.
Proprio per questo la notizia che l’autrice ha scritto un libro nuovo ha suscitato in me, che non ho letto le sue opere precedenti proprio per paura di rovinarmi in qualche modo la storia di Lila e Lenù, sentimenti contrastanti.

Volevo esser parte del dibattito che inevitabilmente sarebbe nato intorno a questo romanzo, ma temevo che non l’avrei letto con il dovuto distacco: la tentazione di fare confronti sarebbe stata sempre dietro l’angolo, e dare un giudizio oggettivo sull’opera mi avrebbe messa in seria difficoltà.
Così, per prima cosa ho azzerato le mie aspettative: ho cominciato a leggere senza aspettarmi assolutamente niente, quasi partendo dal presupposto che sarei rimasta delusa. Per le prime dieci, quindici pagine ho mantenuto un certo distacco: leggevo e mi dicevo che tutto sommato non c’era nessuna magia in quelle parole incastrate una dietro l’altra, che erano solo parole qualsiasi che raccontavano una storia qualunque.
Poi ad un certo punto, più o meno nel momento in cui entra teatralmente in scena zia Vittoria, ho visto ripetersi lo strano incanto de L’amica geniale: quando avevo cominciato a leggere ero tutta intera e quelle parole mi stavano lentamente aprendo la pancia, svelandomi com’ero fatta dentro e dove si trovavano pezzi di cui non sapevo neanche di essere composta.
La vita bugiarda degli adulti è la storia dell’adolescenza di Giovanna, la voce narrante, una ragazzina di buona famiglia cresciuta nella parte alta di Napoli, a San Giacomo dei Capri. All’inizio del romanzo Giovanna ha dodici anni, vive ancora nel clima ovattato dell’infanzia in cui i suoi genitori, entrambi insegnanti e intellettuali, sono i punti di riferimento più importanti e l’obiettivo di ogni giornata è renderli fieri e non scontentarli.
In particolare, Giovanna vive nel culto del padre, Andrea Trada, che si è impegnato a farla crescere in un ambiente privilegiato, stimolante, moderno, in cui non c’è niente di proibito o di censurato, praticamente nella famiglia del Mulino Bianco.  Tutto cambia quando Giovanna sente l’amato padre dire di lei che somiglia a sua sorella Vittoria, un fantasma di bruttezza e cattiveria con cui la famiglia ha da tempo tagliato tutti i ponti. In questo modo la bambina scopre all’improvviso di essere brutta e nasce in lei una nuova ossessione: vedere la zia Vittoria per scontrarsi con lo spettro del suo futuro.
Inizia così il viaggio metaforico e letterale di Giovanna tra una Napoli di sopra, che è quella dei suoi genitori e si rivela presto una facciata vuota e finta, e una Napoli di sotto, su cui domina zia Vittoria, non meno insidiosa ma per lo meno vera e viva. La prima cosa che la protagonista scopre sul mondo degli adulti è la loro abitudine a mentire. I suoi genitori non sono perfetti come se li è sempre immaginati, la loro vita tranquilla e ordinata è una costruzione a tavolino, ma anche zia Vittoria non è il personaggio assoluto che appare all’inizio e Giovanna deve imparare ad avere senso critico, a vedere le persone senza filtri, così come sono. L’unico modo per farsi strada in questa nuova realtà è, come capirà presto, diventare a sua volta bugiarda.
Come ne L’amica geniale, individuare i cattivi nell’universo minuzioso creato dall’autrice è relativamente facile: Andrea Trada, l’uomo perfetto, buono e generoso che Giovanna venera durante l’infanzia, si svela come il villain della vicenda prima di perdere totalmente significato. Capire chi sono i buoni è invece più difficile: man mano che Giovanna cresce le persone e le cose intorno a lei si svuotano di qualsiasi tratto positivo. La salvezza e la pace sembrano possibili per lei solo tramite la ratifica e l’approvazione di un uomo: la ragazza stessa percepisce l’assurdità di questa situazione, ma non riesce ad impedirla.
La vita bugiarda degli adulti presenta tutti i tratti fondamentali di un buon romanzo di formazione. La complessità della prosa e della storia cresce insieme a Giovanna, la banalità degli adulti viene rappresentata senza pietà e sullo sfondo emerge una Napoli contraddittoria, bieca e intellettuale allo stesso tempo. È impossibile rifiutare una delle due facce di questa città complessa senza scivolare nella più atroce mediocrità, come è accaduto al padre della protagonista.
Manca la catarsi conclusiva, probabilmente perché il finale aperto lascia presagire un seguito. Non ho apprezzato questo spiraglio verso pubblicazioni future, che rischia di rendere inutilmente aggrovigliata una storia che avrebbe potuto bastare a se stessa. Le trame di Elena Ferrante hanno la tendenza a diventare molto complicate e a svolgersi in mondi dove sembra che i soliti dieci, quindici personaggi non facciano altro che incontrarsi per caso e intrecciare le proprie vite in un disegno senza scampo. Questa caratteristica ricalcava abbastanza fedelmente la vita reale e l’impossibilità di una redenzione ne L’amica geniale e bisogna augurarsi che non diventi un limite nell’ipotetico sequel de La vita bugiarda degli adulti.

Se un prossimo romanzo ci sarà, in ogni caso, io sono pronta a leggerlo senza aspettative e ad essere nuovamente contraddetta.

Recensione di Loreta Minutilli

  • Elena Ferrante Cover

    Elena Ferrante è autrice dell’Amore molesto, da cui Mario Martone ha tratto il film omonimo. Dal romanzo successivo, I giorni dell’abbandono, è stata realizzata la pellicola di Roberto Faenza. Nel volume La frantumaglia racconta la sua esperienza di scrittrice. Nel 2006 le Edizioni E/O hanno pubblicato il romanzo La figlia oscura, da cui verrà tratto un film diretto da Maggie Gyllenhaal e con protagonista Olivia Colman, nel 2007 il racconto per bambini La spiaggia di notte illustrato da Mara Cerri e nel 2011 il primo capitolo dell’Amica geniale, seguito nel 2012 dal secondo, Storia del nuovo cognome, nel 2013 dal terzo, Storia di chi fugge e di chi resta e nel 2014 dal quarto e ultimo, Storia della bambina perduta, finalista al Man Booker International... Approfondisci
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