Traduttore: G. Lupi
Edizione: 3
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 1 gennaio 2011
Pagine: 242 p., Brossura
  • EAN: 9788876060694
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Recensioni dei clienti

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    Renzo Montagnoli

    30/08/2007 17:46:08

    Juliana è una bella ragazza che vive con la madre e con il figlio Daglis, avuto da un marito tanto desiderato prima, quanto odiato poi per la sua violenza e da cui è fuggita. Una situazione, quindi, quasi normale, se non fosse per il fatto che, per vivere, fa la jinetera, né più né meno che la nostra prostituta. Ovviamente, non è una vocazione, ma una necessità quella di esercitare il mestiere più vecchio del mondo per poter mantenere la famiglia, per crescere il figlio, per farlo studiare nella speranza che un giorno, lui, si trovi in una Cuba diversa dall’attuale, dove un popolo è costretto ad arrangiarsi per mettere qualche cosa in tavola. In pratica il romanzo è costituito dal racconto che fa Juliana della sua vita, fra episodi passati e presenti, ed è lei a parlare in prima persona, a narrare fatti e vicende all’autore che si è messo in testa di scrivere la sua storia. L’escamotage dell’io narrante del protagonista e della presenza dello scrittore quale personaggio non è nuovo, ma nel caso specifico è reso con straordinaria abilità, conferendo alla vicenda un realismo quasi palpabile. Ma Juliana è anche una donna viva, che ama il figlio, che saprebbe anche amare un uomo che non c’è, che sa accontentarsi di quelle piccole gioie che la vita, quella vita, può dare. Fra queste ci sono anche i colloqui con Alejandro, lo scrittore, quasi una sorta di confessione liberatoria, perché lei ama parlare, ma soprattutto ama essere ascoltata, desidera che le sue parole assumano il significato di una piccola ribellione a un potere che la sovrasta e che solo pretende da lei, sia che si tratti del regime, sia che siano gli uomini dei suoi incontri, perché ha ancora una dignità, svilita certamente, ma non tanto da comprendere che gli inermi, gli indifesi sono sempre in balia dei più forti. In questo senso penso che l’autore sia ben riuscito a rendere la rassegnata desolazione di un popolo che, perdendo l’oggi, non vede il domani.

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    Francesco Ricciardi

    19/05/2005 17:37:49

    Un romanzo che ti fa conoscere la vera Cuba. Per chi (come me) ne ha nostalgia è la medicina per guarire dal mal del Caribe....

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