Editore: Garzanti Libri
Collana: I grandi libri
Edizione: 7
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
In commercio dal: 21 febbraio 2008
Pagine: XLVIII-356 p., Brossura
  • EAN: 9788811363545
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Recensioni dei clienti

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    vincenza

    17/09/2018 21:46:50

    Adoro Svevo per i luoghi angusti, male illuminati, soffocanti in cui sceglie di muovere i suoi personaggi, piccoli ometti guidati da piccole ambizioni, da malizie grossolane e da ripicche ridicole. Gli ambienti ricostruiscono in scala il mondo moderno, in tutto simile a un dedalo di corridoi ministeriali, di grigie stanze arredate senza cura in cui gli istinti, l’amore, la libertà, la fame di gloria o di comunicazione sono stritolati dalla mediocrità propria e altrui, dalle regole del decoro borghese e della produzione di massa e dall’impossibilità per il singolo di opporvisi. Bellissimo il contrasto tra il mondo interiore del protagonista, tutto tormenti, vendette sognate e successi immaginati e il mondo a lui circostante, la faccia giallognola dei suoi padroni di casa e il grigiore del posto di lavoro, dove il tempo è scandito dal susseguirsi banale delle incombenze in cui anche la morte di una persona assomiglia a una pratica da smaltire e presto dimenticare.

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    Cristiano Cant

    03/12/2015 09:12:09

    Un uomo dentro se stesso, continuamente assorto nel flusso delle proprie cadenze sensibili, di un mondo sociale e lavorativo che lo condiziona e lo affoga, di una solitudine che è comoda e insana al tempo. Lunghi richiami d'accidia e brevissime scosse sui torpori più impacciati, quasi a descrivere la paura della vita in un continuo ritorno nella propria anima, guscio nel quale e dal quale la parola naviga nei fondali della coscienza. Il vivere, quest'ingombro illeggibile da spartire con gli altri; la società, sovrana malata che detta mode e stimoli, friabili impegni e obbedienze del secolo nuovo ormai al balcone, mentre nulla calma e distende lo spirito meglio degli inetti rientri in se stesso dove la libertà può incespicare serena nelle siepi di un egoismo sognante. Alfonso è l'uomo ricettivo che sente e tocca nelle sue corde di dentro le biliose bassezze del mondano e insieme la necessità di sopportarlo (la vita di banca lo morde e lo assilla, ma è inevitavile). Tipica creatura sveviana, paradossale e illusa a rincorrere chimere salvifiche dentro ingranaggi terribili, un'innocenza, un desiderio d'amore che si fa carne e presa e che tuttavia, nel corso della storia, è destinato al naufragio di una povera barchetta, travolta da un intorno che stritola, divora, travolge. La seduzione, l'intesa, non bastano più, Annetta è l'uguale di un mondo in cui Alfonso non sa entrare, la taglia goffa di un abito sempre inadeguato, dunque fino all'addio. La madre morente lo richiamerà al paese d'origine, come in un mantello di crescenti astrazioni, fantasticherie personali che sono già il volto e la conferma della sua esclusione dal centro della vita, da ambizioni nutrite e perdute, da bussole malsane, dal proprio io smarrito del quale tuttavia egli sente i numeri, l'eccezione, il brillio, la resa che salva da ogni impurità e ogni contagio. Lo Svevo in assoluto che amo di più; romanzo di un carattere mancato e riuscito, un fragile meraviglioso disadattato che commuoverà sempre.

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    paolo

    15/07/2015 18:42:43

    Dico che ero fortemente tentato dal 5 ma non sono riuscito a perdonare al romanzo la lunga parte centrale che Svevo dedica, in modo secondo me troppo generoso, alla frequentazione tra l'eroe Alfonso, troppo sensibile, troppo intelligente, troppo ricettivo di ogni minima sfumatura della vita per poterla vivere, e la bella, ricca e leggera Annetta. La storia è banale e bellissima e per una volta mi sentirei di consigliarla anche al lettore da ombrellone, ma chi nei racconti scritti cerca qualcosa in più, qui troverà la bizzarra e zoppicante grammatica sveviana al servizio di una scrittura di stampo chiaramente naturalistico, meticolosa nel sondare l'animo travagliato di quel magnifico inadeguato, insicuro, cauto fino al condannarsi ad un'esistenza ai margini (che in realtà non saprà accettare) che è il memorabile protagonista Alfonso Nitti.

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    Davide Baretto

    15/09/2012 16:49:30

    Una vita è il romanzo di esordio di Aron Hector Schimitz, che per l'occasione adottò lo pseudonimo Italo Svevo, ed è il meno letto dei suoi romanzi. Il libro non è affatto pesante, anche nelle parti in cui viene descritto il lavoro monotono di Alfonso Nitti, il protagonista del romanzo e alter ego di Svevo. Per essere il romanzo d'esordio di un autodidatta è un testo scorrevole e piacevole, che si concentra sul desiderio di scalata sociale di Alfonso, un impiegato provinciale, timido e remissivo, che si sente diverso rispetto alla frenetica vita moderna (sogna spesso di tornare in campagna dove vive sua madre). Egli desidera sposare Annetta Maller, la figlia del suo capo, pur cogliendone la frivolezza, per poter migliorare la sua condizione sociale. L'oscillazione tra sogno e realtà condurranno Alfonso ad una tragica fine. Alfonso rappresenta l'inetto, figura tipica della letteratura decadente, che non riesce ad affermarsi socialmente a causa di profondi conflitti interiori, che saranno analizzati da Freud qualche anno dopo (Una vita è del 1892, L'interpretazione dei sogni è del 1900). Inizialmente la lettura dei primi capitoli non mi appassionava, ma poi col proseguire delle traversie di Alfonso non ho potuto fare a meno di immedesimarmi nelle sue paure e nei suoi dubbi, anche quando essi, negli ultimi capitoli, sfioraro il parossismo. Per tutti i motivi esposti sopra, ne consiglio la lettura.

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