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Mario Desiati

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788804637387
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Recensioni dei clienti

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    Angela

    05/04/2017 15.13.44

    Il primo libro di Desiati che ho letto, il primo libro di Desiati che ho amato alla follia. Una storia commovente, una prosa ricercata, una perizia narrativa che mi ha tenuta incollata alla pagina e che mi ha spinta, anni dopo, a rileggerlo e apprezzarlo nuovamente con la stessa emozione e lo stesso trasporto di un tempo. Consigliatissimo.

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    Kine

    20/08/2016 17.57.57

    Noioso perché scritto da un presunto saccente..... sa già tutto lui, non c'è un dialogo..... PALLA AL PIEDE, sconsigliato

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    Marcello

    25/12/2007 22.56.02

    Non conoscevo l'autore e mi ha incuriosito, devo ammettere, il titolo...come conciliare amore eterno con una vita precaria?...può una vita precaria godere di amore eterno...Martino Bux vive in una Roma vera, spietata senza opportunità...conforta le sue tradite ambizioni nel sentimento più bello dell'amore eterno... Mi è piaciuto molto invita a riflettere e a godere di quello che si ha.....oggi.

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    Tiberio

    14/09/2007 12.42.52

    questo (indefinito) è un temino delle elementari scritto male e valutato 10+ perché chi lo ha concepito è il cocco della maestra, figlio del medico o del farmacista del paese (magari fanno entrambi parte di un club esclusivo dei "proteggete i figli di papà dal mercato del lavoro") che deve prendere tutti dieci sennò non può entrare alla Bocconi o alla Cattolica! Siamo nell'incongruo dilettantismo! Ma poi, mi spiegate perché ci dobbiamo sorbire i deliri di questo? Mi direte potevi anche non comprarlo, giusto. mhà, comunque se ci fosse -10 io voterei -11. Cià

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    Serena

    09/03/2007 11.30.56

    Bello, delicato, feroce, foggiato nella letteratura potente!

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    giulia

    07/02/2007 12.44.17

    noioso

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    laura

    20/01/2007 15.01.52

    finalmente un libro italiano interessante,spietato e bello. L'ambientazione romanna e la deriva del personaggio protagonista mi hanno fatto pensare a'Gli sfiorati di Veronesi.

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    vlad

    18/12/2006 20.23.24

    rispondo a patroclo. hai ragione, la consapevolezza letteraria è il difetto maggiore in desiati, qui come nel suo esordio. perchè aderisce a una visione, quella dell'impegno civile, che lo spinge a dar voce a personaggi di marginali: ma proprio la cultura libresca, la tentazione citazionista, il crinale tra vita e (inter)testo rendono questi marginali poco credibili. mi piace rimarcarlo perchè trovo desiati uno scrittore molto dotato. è indubbio che i suoi strumenti gli provengano anche da una certa cultura, ma ad oggi gli manca il coraggio, o la capacità di saperla nascondere, cioè nascondere dal livello "manifesto" dei suoi racconti. nel secondo romanzo, questo limite si dà più a vedere, essendo il protagonista un marginale tout court, che sta fuori, cioè, anche dalla letteratura. per questa ragione, e per l'artificio narrativo del finale, ho preferito il suo primo romanzo, "Neppure quando è notte". dove al contrario ho apprezzato la ricerca linguistica, viva e polemica. Sotto questo aspetto "Vita precaria", secondo libro di uno scrittore capace di esprimere contenuti, si normalizza persino troppo.

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    Marco Martinelli

    02/11/2006 13.05.34

    Questo libro è un piccolo gioiello letterario. Ho conosciuto Desiati su consiglio di un mio amico scrittore suo coetaneo e amico. Non sono riuscito a staccarmi dalle sue pagine. Letteratura che fa commuovere e anche divertire.

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    Patroclo

    28/08/2006 12.31.05

    uno dei romanzi piú brutti degli ultimi anni. era tempo che non mi imbattevo in una cosa cosí. prendi una storia esile esile con tanto di sorpresa finale stratelefonata,una "voce" di personaggio tra le piú odiosamente cupe e negative in cui mi sia mai capitato di imbattermi in un romanzo. un personaggio che odia il lavoro ai call centre, schifa la Sicilia natia, detesta il Laurentino, ma non gli piace neppure San Lorenzo perché ci sono i radical-chic e cosí via. non so se la cosa sia stata inconsapevole o voluta. se voluta - ovvero se l´autore si immaginava il suo personaggio proprio cosí - direi che la cosa é forse piú grave. capisco poi la volontá nel rappresentare un individuo squallido e chiuso in se stesso, ma su, questo ragazzo chiama un nero "Bingo Bongo" o "Ghanaboy", per sentire simili banalitá dovremmo riprendere una di quelle commediacce estive con il mitico Zampetti (l´attore Guido Nicheli) che apostrofava il domestico africano. prendete poi una scrittura sciatta, banale, da De Carlo in pre-pensionamento, con amenitá varie tipo "lui comunista, lei democristiana, poi arrivó Berlusconi e mise d´accordo tutti", o retorica da quattro soldi, da tema di medie inferiori sulla ragazza-brava e innocente-ma si droga e poi muore-perché lo zio la ha stuprata. o una parte dove ho dovuto veramente smettere di leggere per la repulsione, quando il protagonista e la sua ragazza si sputano in bocca a vicenda il cibo. last but not least, varie incongruenze davvero dilettantesche, ad es. una per tutte, il protagonista studia lettere, cita Buzzati, legge Petrarca, puó permettersi insipidi scherzetti su Philip Roth (e l´attore Tim Roth) ma non ha idea che Lolita sia un romanzo contemporaneo scritto da Nabokov. anche qui: se la cosa é voluta per qualche motivo, tanto peggio.mi stupisco non tanto che si pubblichino cose simili (ci mancherebbe, gli editori possono sbagliare), quanto che il libr(acci)o abbia parzialmente goduto di buona stampa.

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    roberta

    06/07/2006 11.09.04

    non mi è piaciuto. mi dispiace. la sensazione forte è che questo giovane scrittore sia pericolosamente autoreferenziale. senza una linea di ironia.stritolato da una composizione a tesi.noioso. roberta

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    Eleonora

    13/06/2006 18.27.40

    Una fine che non si può definire positiva o negativa..semplicemente un colpo di scena,è una storia che ti prende, che ti fa vivere il dolore,ma ancor di più l'amore profondo di Martin Bux per Toni.Compie un viaggio verso il proprio cuore e i propri sentimenti per arrivare all'essenza di un amore morboso,ma appunto eterno.è quell'amore che ha fatto scendere una lacrima sull'ultima pagina, quell'amore che ti fa rivalutare la tua vita, il tuo tempo e anche quello che mi ha fatto scrivere un pensiero d'amore intenso superato il momento"shock" che provoca il finale.Ancora una volta Martino Bux è l'antieroe del nostro tempo,che odia essere precario, odia l'andamento occidentale ma contemporaneamente non può non esserlo,non può non vivere in Italia.Toni invece bilancia la sua negatività,,è l'ottimismo, la speranza il coraggio, il saper guardare verso il futuro ed è così che si sente realizzata nell'angolo più povero del mondo. Martino Bux lo riconosce per questo se ne innamora perdutamente facend della sua donna la sua icona che ogni tanto è però tentato ad infrangere. Chiusa la copertina, posato il libro sulla scrivania inizialmente ti avvolge la malinconia(a parte convincersi ancora una volta del talento di Mario Desiati e della passione con cui scrive)poi i sentimenti positivi di Toni prevalgono."Vita precaria e amore eterno" mi ha spinta a non perdere tempo, a credere in me, ad esprimere il mio amore prima che sia trppo tardi, mi ha fatto venir voglia di realizzare i miei sogni, di urlare ciò che nn mi va di sentire e di vedere, anche di prendere cnscenza della nostra società schifosa che,però,forse,possiamo ancora cambiare. Complimenti davvero..x la seconda volta.E spero ci sia una terza!Aossolutamente da leggere!

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    giuseppe tondinelli

    08/06/2006 12.43.21

    Bellissimo romanzo. Analisi prima che denuncia di una società malata ma anche struggente racconto di un amore che nasce in un contesto sociale ben definito e ne condivide la tendenza all'impazzimento. Una struttura complessa, molto abile, e uno stile nervoso con immagini ricorrenti che assumono via via un significato più intenso assicurano una salda unità artistica senza sfibrature. Nessun tentativo di suscitare facile commozione nel lettore ma bisturi tagliente nel corpo sociale dell'Italia e degli italiani che siamo. Personaggi indimenticabili come i genitori del protagonista e i capetti del call centre. Immagini indimenticabili come gli aeroplani che sorvolano Sigonella e Roma con il loro rombo minaccioso che sembra articolare una minaccia sociale e personale insieme.

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    simonetta

    13/05/2006 10.58.07

    La storia è cruda, morbosa. E' narrata in maniera secca. Il romanzo mi ha commossa, mi ha fatto sentire in ogni momento della lettura come la povera Toni.

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    agostino

    05/05/2006 09.41.30

    Ho letto questo romanzo senza convinzione, ci ho messo un po' a finirlo perché non riuscivo a ricostruire la trama, i frammenti e le storie che venivano man mano scomposte. Poi dopo essere arrivato alla fine si è tutto riannodato quasi per miracolo. Struttura sperimentale pienamente riuscita, molto superiore alle mie aspettative.

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    renzo

    11/04/2006 17.32.28

    Alla fine ce l'hai fatta Mario! Non so se ti ricordi di me, ero con te al complementare di Diritto Pubblico. Ho comprato il libro il giorno in cui ho visto l'articolo sul corriere. Lo sto leggendo e ho ripensato a quando eravamo all'università. Ah quasi dimenticavo: questo libro è bellissimo!

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    iceberg

    06/04/2006 19.12.52

    Scrittura densa, sinuosa, emozionante. Plot sapiente che conduce a uno svelamento finale del tutto inaspettato. "Vita precaria e amore eterno" è un romanzo che si apre all'ignoto della vita di oggi e all'amore di due giovani tenerissimi e disperati, Martin e Toni (cioè Martino e Antonia). Un fascio di nervi che si distendono in baci, pagine corpose sull'Italia più precaria che c'è. Perché si possono anche imparare le leggi della scrittura, ma non si può diventare normatore narrativo. E Mario Desiati, con questo libro, si conferma legislatore dal piglio sicuro e autorevole. Desiati usa le parole come reagente chimico, lasciando decantare sula fondo della pagina il buono e il marcio, il salato e i cristalli di zucchero della vita e dell'amore, precari ed eterni. Da leggere.

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    Wrangler

    04/04/2006 18.41.15

    Un bellissimo romanzo. Desiati scrive una prosa elegantissima e leggibile. Una contaminazione tra letteratura e cultura pop, tra cronaca e deformazione romanzesca. Una storia d'amore rara, un intreccio che lascia galleggiare l'infamia del vivere nel nostro tempo. Uno dei più bei romanzi degli ultimi anni.

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    Luca

    03/04/2006 15.55.11

    Un buon libro. Buono ma non Ottimo. Alla faccia di Colombati che ne tratteggiò l'avvento su "Il Giornale" come di un'alba dorata, di un Manifesto programmatico per la gioventù romana non (nanni)morettiana. La gioventù cioè e non "i cciovani". Purtroppo la precarietà del protagonista si traduce in esornativo espediente narrativo e la caduta a precipizio nel vortice dell'intolleranza e del pregiudizio che avrebbe dovuto/potuto condurre Martin a militanze neofasciste e quindi a ben più dirompenti ed ardite soluzioni e svolgimenti viene solo lambita. Questo sì sarebbe stato uno sviluppo tematico tanto più inatteso quanto prevedibile eppure estraneo al profluvio nutelloso/veltroniano dei romanzi generazionali sulla nostra (anche mia certo) quotidianità da generazione milleuro o giovinezza happyhour. In ultima analisi un libro che avrebbe dovuto/potuto essere ben più scomodo ed illuminante nonostante il finale ne riscatti il banalizzante ripiegarsi ed impigrirsi sui canoni dell'amore folle e disperato.

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