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Catherine Millet

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
Pagine: 205 p.
  • EAN: 9788804509653
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Recensioni dei clienti

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    Cristiana

    17/06/2016 20.08.09

    Ho deciso di leggerlo dopo averlo visto citato ne Gli Anni dell'Ernaux come lettura imprescindibile per una donna francese. Dopo le prime 20 pagine sono stata fortemente tentata di abbandonarlo. Ho proseguito fidandomi delle recensioni degli altri lettori ma infine non ho trovato molto di interessante. Mi sembra che sia un documento di un'epoca in cui il fraitendere la liberazione sessuale potesse portare a un asservimento ancora peggiore, o almeno così mi è parsa questa vita sessuale così priva di gioia e così noiosamente ginnica. Di sesso ce n'è molto comunque, e tutto sommato non scritto male, ma assolutamente poco allettante a mio parere.

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    Saffo

    03/02/2008 10.40.36

    A dispetto di commenti e recensioni a dir poco scontate e verosimilmente ignoranti, reputo quest'opera di grande interesse sociale, nonchè psicologico. Ammetto che per certi aspetti l'opera può sembrare oscena e, allo stesso tempo, incomprensibile. Ma più si prosegue nella lettura, più si schiude l'intento dell'autrice: analizzare psicologicamente l'atto sessuale e cercare di svelarne le connessioni con quelle che sono le emozioni più autentiche dello spirito umano. Non a caso la nostra autrice è una critica d'arte e svela quali sono forse i princìpi, se così è possibile definirli, che legano l'arte a quello che è, senza dubbio alcuno, alla base della vita dell'uomo: il sesso. Questa è una vera e autentica rivelazione degli impulsi sessuali, rivelazione motivata da uno studio che l'autrice fa su un soggetto quanto meno attendibile: sè stessa. Forse in alcune pagine potrebbe peccare di presunzione, in quanto ho visto dei chiari riferimenti a tesi freudiane (un palese segno di emulazione). E a volte lo stile è appesantito da termini tecnici, che non hanno magari una chiara spiegazione. Ma ad un'analisi attenta e soprattutto che non si fermi a pregiudizi di bigotti che si scandalizzano nella lettura di parole volgari (che in quest'opera vengono utilizzate con l'intento di rendere meno pesante e magari più esplicativa la lettura), l'opera appare molto ben costruita e soprattutto rivelante. Un chiaro sinonimo in letteratura dell'opera di Gustave Courbet, "L'origine del mondo". Lettura consigliata solo a chi davvero voglia di LEGGERE PER CAPIRE!!!

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    Silvia

    29/08/2006 09.34.34

    Non sono andata oltre pagina 40 e dire che per passione della lettura arrivo sempre fino alla fine di ogni libro perchè qualche cosa di buono riesco sempre a trovare ...ma in questo no, non ce l'ho fatta.B-R-U-T-T-O !

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    lui

    13/01/2005 12.16.10

    Orribile. Zero erotismo. Evitatelo.

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    angelo

    03/07/2004 17.52.43

    chissà perché un libro è raramente vissuto dal lettore in modo ludico? in realtà la domanda dovrebbe essere: chissà perché il sesso non è mai visto come un gioco, nemmeno in letteratura? Il corpo ha motivi che la cultura attualmente diffusa in Italia cerca di sterilizzare. Ma la carne, però, è forte e offende i buoni propositi. Fabula de te narratur...

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    Egidio Marchese

    10/02/2004 01.54.16

    C. MILLET, "La vita sessuale di Catherine M" (*), P. ROTH, "L'animale morente" (***), J.M.COETZEE, "Elizabeth Costello" (*****). --- Catherine Millet è diversa dalla Turandot che cantava: "sono fiera di rimanere intatta". Ella ha conosciuto orge, sesso indiscriminato di gruppo, ecc. Ma le memorie erotiche della Millet (una borghese-anti-borghese, si sarebbe detto negli anni sessanta) sono cose sue, non sono didattiche, sono monotone. D'altra parte ho trovato un notevole parallelismo tra Philip Roth e John M. Coetzee, sempre sul tema del sesso. In "L'animale morente" di Roth c'è quel personaggio, George, semi-paralizzato, moribondo, che attira la moglie e la bacia avidamente con la metà della bocca non paralizzata e cerca di spogliarla con la mano ancora sana. In "Elizabeth Costello" (5, IX) di Coetzee c'è qualcosa del genere: un vecchio, operato di cancro e moribondo, che, non potendo parlare (rantola attraverso un foro alla gola), comunica con la sua assistente scrivendo: "Mi piacerebbe vederti nuda..." e lei si denuda e lo compiace. In questo stesso romanzo (lezioni o saggi romanzati, dove protagonista è una scrittrice che fa delle conferenze su vari soggetti) c'è anche un capitolo intitolato "Eros", dove spregiudicatamente si mette la Madonna e lo Spirito Santo insieme ai miti greci dell'amore tra umani e dei, Psyche, Anchise, Afrodite, ecc. In questi tre scrittori vedo il tema dell'eros in relazione all'ethos nell'arte. Roth separa l'eros dall'ethos (basta con il sentimentalismo delle donne mamme...) e risulta impoverito, arido e monotono quasi quanto la Millet tutto-solo-fisico. Entrambi sono addirittura "convenzionali", ora che il sesso ci viene bombardato in ogni media. In Coetzee, invece, ci sono molte dimensioni di ordine intellettuale. Il suo episodio del moribondo erotico si inserisce nel contesto di una discussione tra un cristianesimo intransigente trascendente e la cultura ellenica di armonia e bellezza umanista. Riguardo al tema dell'eros in sé, conosciamo le scoperte rivoluzionarie che risalgono a

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    Ale

    08/01/2004 16.03.16

    In mezzo a tante situazioni che, dopo la prima eccitazione, diventano un po' ripetitive, ho colto qua e là dei momenti di introspezione e delle valutazioni sociologiche molto interessanti. Non sono femminista ma dubito che un uomo in quanto maschio possa coglierle appieno.

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    Paola

    07/11/2003 21.57.09

    Non sono neanche riuscita a finirlo...

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    Valeria

    25/09/2003 15.36.45

    Arrivata al termine del libro con somma noia, ho capito che di "eros" l'autrice ne capisce o ne ha conosciuto ben poco!

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    alessandro

    30/08/2003 01.04.03

    mm ragazzi, meglio se lo evitate... dal punto di vista strettamente "porno/erotico" se inizialmente può (in qualche maniera) conquistare più si prosegue nella lettura più mi lasciava indifferente per arrivare verso la fine che non ne potevo più... le pagine le scorrevo a fatica, le cinquanta finali non ce la facevo più a terminarle... lento, lento... una pizza! personalmente (ma può essere benissimo colpa mia) i periodi della Millet mi davano persino un certo mal di testa ed erano da rileggere... Un libro del genere può senz'altro servire ad alimentare la mia convinzione (e ne ho assai poche) secondo cui buona parte del mondo culturale altro non sia che un insieme di porci sfaticati senza alcuna arte, genio, industria, parte. preciso ai più libertini che son tutt'altro che bigotto. questo è un libro per me assai brutto. Dò due, semplicemente perché è un libro di vita vissuta (vera davvero??), scritto da una donna (a parità di schifezze quelle femminili le prediligo) e che nelle prime pagine ha in qualche alimentato la mia curiosità morbosa e mi ha fornito una visione della sessualità al femminile comunque molto più plausibile di certa letteratura erotica scritta da ragazze ma chiaramente rivolta ad un pubblico maschile. una sola lettura, faticosa per giunta, ma nulla più... da impachettare nello scatolone sul solaio o al peggio imboscato nella libreria dietro file e file di volumi... (perché i libri non si buttano, mai!)

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    Stefania

    11/07/2003 12.43.27

    Non è un romanzo, non è un diario, non è nemmeno la cronaca di svariati incontri sessuali. Francamente noioso e dopo un po' ripetitivo. Bocciatura assoluta.

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    Sara

    03/07/2003 22.33.37

    Bel libro! Brava l'autrice ci vuole coraggio scrivere tutti i particolari delle sue esperienze sessuali, senza nemmeno far cadere nella noia il lettore! Complimenti!

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    Maurizio Crispi

    11/05/2003 09.13.58

    Il mio punteggio, tengo a precisare, è riservato soprattutto all'interesse sociologico del testo, più che alla rilevanza letteraria del testo. Questo libro della Millet si potrebbe definire un romanzo non-romanzo, un romanzo che è insieme tante cose e che sfugge ad una precisa e circostanziata definizione (libro di memorie? Diario? Saggio? Un manifesto su di una sessualità libera e non convenzionale? Un documento del nostro tempo che esprime la dolorosa perdita dell’intimità e, allo stesso tempo, il percorso doloroso di un suo recupero e della sua valorizzazione attraverso il cammino della promiscuità? Dunque, decisamente, incollocabile all’interno di un genere preciso, l’opera di Catherine Millet, nota critica d’arte francese, l’ho acquistata sulla base di un’attrazione improvvisa ed irresistibile nella boutique dei libri dell’aeroporto di Roma: devo dire, molto francamente, avvertendo il sorgere in me di un’attrazione eccitata, perché dopo aver sfogliato a caso il libro, mi sono soffermato a leggerne alcune pagine a caso, pagine che – forse proprio perché lette in pubblico, in una situazione in cui chiunque sbirciando sopra la mia spalla avrebbe potuto cogliere il contenuto della mia attenzione – hanno attivato in me uno stato d’animo di colpevole eccitazione, analogo a quello che sperimentavo da piccolo quando in segreto andavo a leggere avidamente alcuni passaggi de L’amante di Lady Chatterley o de La noia di Moravia, alcuni dei testi alla base della mia iniziazione sessuale pre-adolescenziale. Poi, il libro della Millet, ad una lettura meno precaria e soprattutto non pubblica, mi si è rivelato per la sua natura più che di romanzo, così come un romanzo lo si può comunemente intendere, di testo che contiene una serie di minuziose descrizioni, quasi entomografiche, delle più svariate performance sessuali dell’autrice, in coppia, in situazioni multiple, con conosciuti e con sconosciuti, all’aperto, al chiuso, in luoghi stimol

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    Maurizio

    12/12/2002 22.47.45

    Pessimo libro

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    silvia

    15/10/2002 08.30.39

    non si puo' dare zero? un libro cosi' ridicolo non mi era mai capitato di leggerlo.Abissalmente brutto, totalmente inutile, la cosa peggiore e' che una tale schifezza e' stata anche pubblicizzata. Mortalmente noioso,per nulla erotico ma esclusivamente assurdo.

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    Gieffe

    02/10/2002 23.02.20

    Un vero bidone. Di una noia, una piattezza, una ripetitività irraggiungibili. Un libro così ti azzera il desiderio, viene la voglia di essere asessuate. Si può sapere chi ha deciso che una tale paccottiglia meritava di essere oggetto di promozione? Lettrice ribellati, e abbraccia Busi.

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    Gabry

    09/09/2002 17.39.26

    Dopo le prime pagine mi sono "arenata", colta dalla noia e dalla monotonia di racconti di amori promiscui e conquiste effimere consumate una dopo l'altra come caramelle. Nulla che "prenda" davvero...

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    Luigi

    25/07/2002 11.27.31

    Un libro francamente brutto, scritto in modo pedestre, pretestuoso ed inconcludente. Il tentativo di razionalizzare o di "giustificare" la propria attività sessuale basata sul sesso di gruppo. Manca la freschezza di una Reyes, la descrizione nitida di un Miller, la sana volgarità senza giustificazioni o mezzi termini di Bukowski.

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