Le vite e la storia. Autobiografie nell'Italia dell'Ottocento

Luisa Tasca

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 14 ottobre 2010
Pagine: 2020 p., Brossura
  • EAN: 9788815138095
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Descrizione
A lungo le autobiografie sono state guardate con sospetto dagli storici. Eppure la memoria autobiografica è uno strumento capace di rendere conto della molteplicità delle esperienze e della singolarità di ogni destino individuale. Il volume propone una lettura della società italiana dell'Ottocento a partire dalle narrazioni autobiografiche. Come si definiva il rapporto tra racconti autobiografici, percorsi individuali e spazio sociale? Quali caratteristiche doveva avere una vita per poter diventare oggetto di un'autobiografia? In che modo gli autori selezionavano tra ciò che era importante e ciò che non era importante scrivere di una vita? Tenendo presente un problema centrale per la storiografia, quello del rapporto tra individuo e società, si analizzano i modi con cui gli individui hanno raccontato le loro traiettorie geografiche, sociali e culturali attraverso le vicende di un Paese in formazione. La materia di questo libro è la straordinaria ricchezza delle risposte che le autobiografie italiane dell'Ottocento hanno cercato di dare ai problemi generali del vivere: il rapporto fra interiorità e riconoscimento pubblico, l'intreccio fra eventi biografici ed eventi storici, il fluire del tempo, gli affetti, il valore individuale, il significato del proprio essere passati nel mondo.

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Studiare "il rapporto tra individuo e società nell'Italia dell'Ottocento, visto attraverso la narrazione autobiografica", significa aprire la ricerca storiografica alla soggettività e alla psicologia, "mettere in crisi i confini tra storia e letteratura", contaminare la dimensione collettiva con quella individuale e privata. Questa sfida è raccolta dagli storici con frequenza sempre maggiore negli ultimi anni, come dimostra il libro di Luisa Tasca, che traccia una vera e propria tipologia della scrittura autobiografica italiana. Esaminando la dislocazione geografica, l'estrazione familiare, il profilo professionale e le reti relazionali degli autori, è infatti possibile individuare alcune "figure" del racconto autobiografico che non sono semplici temi letterari, ma veri e propri marcatori collettivi. In tal modo si delinea il "perimetro dello spettro sociale e storico del 'raccontabile' nell'Italia dell'Ottocento", senza chiudersi però in metodi puramente statistici e con un'attenzione alla concreta "presenza di uomini e donne" che conferisce alla ricerca particolare efficacia. L'analisi condotta sul repertorio così individuato, anche se a volte un po' frammentaria e costruita come un catalogo (peraltro utilissimo), permette di concludere che "gli italiani delle autobiografie ottocentesche sono individui moderati, ragionevoli, poco poliedrici, mossi da una forte ambizione lavorativa, sufficientemente adeguati alle norme sociali e con una buona presa sul reale". È una diagnosi che si aggiunge all'altra, sulla limitata presenza della "cornice storica" contemporanea in questi scritti, e ben corrisponde a una società che progressivamente si chiude su se stessa dopo gli entusiasmi risorgimentali: l'italiano dell'Ottocento è sovente un "animal laborans", ma è anche tormentato da un "bisogno inappagato di riconoscimento".
Rinaldo Rinaldi